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Horror Night in compagnia del nuovo survival horror Capcom

TGS 2014

Provato Godzilla

GHRWAAAAAAAH!

provato Godzilla
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Aiutatemi a dire brutto.
Anzi no: di più. Io non so se si può scrivere "aborto videoludico" in una anteprima di Everyeye.it ma, se si potesse, su quella di Godzilla lo scriverei.
L'ultima avventura digitale dell'immenso lucertolone arriva da Namco-Bandai in esclusiva PlayStation 3, e arriva solo in Giappone. Per fortuna. Quello di Godzilla è un gioco così tremendo che merita di restare confinato a chilometri di distanza dalle nostre console, protetto da quest'aura di mistero che può renderlo in qualche modo affascinante: lontano e irraggiungibile, strano figlio delle stranezze della cultura popolare nipponica, Godzilla può aspirare ad entrare nella lista dei "vorrei ma non posso" di qualche incauto giocatore che ammira sospirando il Paese del Sol Levante.
Oppure no: forse sarebbe meglio che Godzilla arrivasse anche da noi, nuovo profeta del trash, anticristo del decoro, messia di una pacchianità tracotante e aggressiva. E per questo preziosa. Lì, a fianco di Rambo the Videogame ed alle cartucce sepolte dell'ET, in una teca che conserva a futura memoria le preziose scelleratezze degli uomini, Godzilla può trovare il suo posto nel mondo.

L'ira funesta del Kaiju

Godzilla spacca. Tutto quanto.
Nel caso specifico, un impianto di produzione energetica situato su una piattaforma nel bel mezzo del'oceano. Ed eccolo lì, come un gargantuesco bimbo squamoso, che distrugge ogni cosa a manate. E' un po' impacciato, Godzilla, poverino, perchè ha le braccine corte tipo tirannosauro ipetrofico, quindi si muove come si muoverebbe un attore sottopagato con addosso un pesantissimo costume di scena. Forse è solo per rendere il tutto più vicino alle esperienze cinematografiche degli esordi, chissà.
Fatto sta che Godzilla spacca i reattori, spacca i silos, spacca ogni cosa, arrivando addirittura a roteare la coda, che attraversa poligoni a casaccio, producendo esplosioni che sembrano uscite dall'epoca in cui ancora si contavano i bit delle console.
Ogni tanto s'arrabbia, Godzilla. E sputa questo raggio laser bluastro dalla bocca, dopo che tutte le squame della schiena gli si sono illuminate ben bene. Intanto ci sono degli elicotteri che tentano di sparargli, e non gli fanno nulla.
Alle volte cade, Godzilla. Ma non c'è un'animazione. E' come se il modello poligonale venisse preso e ruotato brutalmente di novanta gradi: fermo, inteccherito, rigido come se fosse morto, Godzilla si trova pancia terra. Allora si alza e - sapete che fa? Spacca tutto.
E via così, per i dieci minuti della demo, senza sosta, impastato nel cielo plumbeo di un'ambientazione avvolta da una nebbia che nemmeno a Silent Hill, circondata da un orizzonte che sfuma nel grigio indistinto. E Godzilla ci mette tanta foga che il framerate inciampa sempre di più. E' come un conto alla rovescia dei frame al secondo, una discesa che sembra voler protendere agli inferi del freeze. 15fps. 10 fps. 5 fps. Godzillaaaaaa!

Poi arriva lui: King Ghidorah.
Con la sua pelle dorata e le tre teste che si agitano come quelle di un'idra mitologica, antagonista di sempre, pronto a vomitare raggi gravitazionali dalle sue fauci mostruose.
E allora giù schiaffi, in uno scontro di quelli violentissimi. Così violenti che le teste di Ghidorah entrano direttamente dentro al modello di Godzilla, lo trapassano da parte a parte, facendo capolino da quella gabbia poligonale che ora sembra così fragile. Godzilla si arrabbia. Riesce addirittura ad afferrare il suo nemico, lo solleva, lo scaraventa. Anche Ghidorah, in questo frangente, è tutto rigido e con le braccia secche mentre viene sollevato e scagliato indietro.
E' una scena di quelle indimenticabili, e qui si chiude purtroppo la battaglia e la demo del TGS, in un tripudio di aliasing e lacrime.

Godzilla Per provare Godzilla al TGS c'era la fila. Una fila composta, di gente ordinata, che ordinatamente guardava i giocatori completare la demo, e restava lì ad aspettare. Una, due, cinque, dieci volte: stavano lì a guardare Godzilla che spaccava i reattori nell'attesa di poter essi stessi spaccare i reattori con Godzilla. Anche io ho fatto la fila. Ho capito il perchè solo quando ho giocato. Godzilla è un gioco così brutto che "fa il giro", diventa fondamentale esperienza di vita, lezione formativa sul senso stesso del videogaming. Brutto di una bruttezza ancestrale, sbagliato dall'inizio alla fine come sono "sbagliati" i film del Kaiju più conosciuto al mondo, Godzilla è senza mezzi termini una meraviglia nipponica di quelle che ti segnano. A manate. Importatelo, su.