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Provato Grand Theft Auto 5

Il free-roaming Rockstar si appresta a tornare in versione Next-Gen. Lo abbiamo provato per voi.

provato Grand Theft Auto 5
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

Cos’è GTA 5 se non una coraggiosa apologia del ritorno? E attenzione all’aggettivo, stranamente non buttato a caso. Sì perché tornare a casa, tra i posti di sempre, imboccando vie già battute, trangugiando fatti che si ritenevano conclusi, può comportare, talvolta, degli scompensi fisiologici non trascurabili. In sostanza, le operazioni remastered di basso profilo, morale ancor prima che creativo, hanno davvero rotto le palle al videogiocatore medio, e in più punti. Come se ne esce? Collaborando, aiutandosi a vicenda, facendo gioco di squadra. Placcando l’amico che si vuole ributtare, urlante e recalcitrante e con gli occhi pieni di odio, sulla riedizione a prezzo pieno di un gioco sviscerato l’anno prima. Tramortendo il compagno pronto a sganciare 70 bombe su uno Spleeping Dogs DE a caso. All’inizio si soffre, i sudori freddi ti segano le gambe, poi scatta la poesia. Perché capisci che a volte ne vale davvero la pena. Riabbracciare luoghi, persone, gli affetti più cari è e deve essere una cosa bellissima, di quelle capaci di scuoterti da dentro, con filotti emotivi imbeccati dalla splendida carica dei ricordi. Insomma, 34 milioni di ragioni dopo, c’è ancora un sacco di gente là fuori che scalpita per tornare a Los Santos, e tantissimi altri si sono videoludicamente immolati per un più di un anno in attesa delle versioni PS4, Xbox One e PC. Abbracciamo questi ultimi squadrandoli in tralice, poiché l’invidia è tanta e pulsante. Ciò che li aspetta è, di fatto, un Grand Theft Auto 5 talmente bello da scivolare nell’erotico. Prestazioni a parte, questo è il primo rampollo del franchise -dai tempi dei pipponi filosofici del third place di Playstation 2- a cambiare, stravolgere e scompaginare il benedetto punto di vista. Perché vivere GTA è ben diverso dal giocare a GTA.

NOTA BENE: Everyeye si conferma giovane e pronto a raccogliere il guanto di sfida lanciato dai nuovi critici, youtuber e minorenni vari che gridano in video: per questo abbiamo deciso di affrontare subito la questione, non demandandola a chissà quale inutile punto dell’articolo. Pronti? 1080p e 30fps, su entrambe le console. Un fatto tragico, che ci esimiamo dal commentare, e che davvero confidiamo possa accadere mai più.

Il giorno della marmotta

Il lavoro autoriale di Rockstar sui personaggi è emblematico. Protagonisti in grado di entrarti dentro, e di restarci per un bel po’. La ciliegina è stata posta con il quinto capitolo, che ha tripartito il lavoro confezionando tre character da incorniciare. La prima volta però che mettiamo piede nella Vinewood in salsa next gen, lo facciamo in prima persona. E in un lampo, ci dimentichiamo del caro vecchio Franklin. Di fatto, stiamo giocando ad un gioco diverso, perché in primis è il nostro approccio a cambiare, più personale, intimo, curioso. Svincolati dalla parete rappresentata dalla terza persona, la voglia di esplorare da vicino ciò che prima davamo per scontato, scardina un bel po’ di certezze. Il cassetto dei ricordi schizza subito al terzo capitolo, il più incline all’immersione totale, al connubio giocatore-avatar, data la voluta asciuttezza di quell’indimenticabile protagonista. Come ribadito dal portavoce Rockstar in sede di hands on, è presto per saltare alle conclusioni. Ovvero, non è scritto da nessuna parte che i prossimi GTA abbracceranno il first person style come un mantra ineludibile, né è possibile presagire le intenzioni di un team di sviluppo brillante come pochi sul versante artistico. Ciò ribadito, toccare con mano un mondo così vivido è una ragione sufficiente per riconsiderare l’utilità di certe rimasterizzazioni videoludiche.
A maggior ragione quando inserite in maniera tanto efficace: migliaia le nuove animazioni (più di tremila solo per le interazioni con le armi) che acuiscono il feeling da Mirror’s Edge, rapportando le azioni in maniera coerente con la nuova prospettiva. Saltare, schivare (rotolamento laterale da applausi), scalare o semplicemente rubare una vettura denunciano un lavoro di ottimizzazione e comprensione della dinamica superlativi. A calmierare il relativo spaesamento (e ferma restando la possibilità di giocare a GTA V come originariamente concepito e dunque totalmente in terza persona), Rockstar North ha lavorato di cesello alle voci “opzioni”: potremo dunque optare fra più configurazioni, mixando le varie possibilità per ottenere una linea di condotta in accordo con i nostri bisogni. Camminare o correre in prima persona, con il testone pronto a oscillare ad ogni sobbalzo, e guidare in terza? Fatto. Sparare in prima persona ma entrare in copertura come sempre? Perché no. Il gioco di equilibri aperto da Rockstar North pone dunque il giocatore a suo agio, scaraventandolo sì all’interno di un mondo che appare, sulle prime ma anche molto, molto dopo, tutto nuovo, ma con sicuri appigli cui aggrapparsi alla bisogna. Da qui anche la presenza di 4 opzioni di targeting, attivabili in entrambe le visuali.

Ancora una volta, ciò che preme sottolineare è l’assoluta rottura con le consuetudini che il solo passaggio di prospettiva ha provocato. Passeggiare a Vinewood, all’ombra del Crastenburg, mentre una pioggia fitta imbratta strade e vestiti, dileguandosi tra le conche di un asfalto imperfetto e luccicante di neon, è qualcosa di diverso. I personaggi non giocanti sono aumentati in maniera considerevole, così come la densità dei veicoli (retaggi graditi di GTA Online), e la sensazione di non conoscere fino in fondo il prodotto, aumenta proporzionalmente. Nondimeno, la soddisfazione è difficilmente descrivibile, e il solo pensiero di arrivare ai titoli di coda, con i nostri occhi e magari senza l’ausilio della mappa (dolce insania) è qualcosa che non può non stuzzicare chi si professa un giocatore dotato di attributi come di deve. Paradossalmente, l’effetto cinematografico fin qui raggiunto dalla serie trova il suo apice in un semplice ribaltamento di prospettiva, in grado di chiudere il discorso sull’immersività con tanto di pacche sulle spalle e lunghi baci sulle guance. Per certi versi, l’apoteosi della nuova filosofia non necessita di cut scene studiate a regola d’arte, o dialoghi pungenti. Saliamo in macchina, una a caso. Studiamo senza attenzione il cockpit, che si illumina come un alberello di natale. E partiamo. Niente sbattimenti: solo noi, la strada e 5 minuti buoni di una notte che sembra aver trasfigurato in pieno una città che pensavamo di conoscere. Stupidi idioti. Non investiamo nessuno, rispettiamo i limiti. In un certo senso, ricominciamo da capo. E scusate se è poco.

Embé?

Se siete fra quelli a cui la semantica videoludica, qualsiasi cosa significhi, interessa poco o niente, ed il passaggio opzionale dalla terza alla prima persona vi stimola come un Danone Danette, siete tipi pragmatici e ci piacete così. Ecco, GTA V in versione next gen non presenta nuove missioni, non ha dlc narrativi aggiuntivi, non gioca sulle quantità. Più che altro, se la gioca sulla densità, fattore critico che distingue un free roaming, da un gioco da avere a tutti i costi. Come detto, nuovi veicoli, vetture, moto, imbarcazioni, aerei, elicotteri. 150 canzoni aggiuntive, nuove stazioni radio, NPC a manetta, nuove tipologie di animali ed armi, utili upgrade durante il puntamento dell’arma mentre si è alla guida di un veicolo, ma anche diverse nuove side quest, declinate sui tre protagonisti. Dalle prove che Micheal deve raccogliere per risolvere un brutale omicidio, a nuove gare fotografiche, così come eventi sportivi diversificati. Tutto tace per ciò che concerne, ufficialmente, GTA Online: se ne riparlerà diffusamente nelle prossime settimane.


1080 era un bel gioco per N64

30fps e 1080p sono un bel risultato. Ma è davvero tutto qui? Quando ti porti sulla collinetta giusta e getti lo sguardo lontano, lì inizia il vero spettacolo, quello fatto di emozioni e non di numeri, quello che giustifica il numero 4 dopo il logo Playstation. La draw distance, letteralmente, spacca, riconciliandoci con il lavoro di ottimizzazione di un team che sa sempre il fatto suo. I dettagli esplodono, gli effetti particellari e volumetrici disintegrano quello che poco più di un anno fa veniva definito come “next generation software”. Texture rinate, sorgenti luminose triplicate rispetto al recente passato e la presenza di un numero sconfinato di dettagli aggiuntivi (le flora che punteggia Blane County, per esempio, mai tanto rigogliosa) chiudono a chiave un quadro estetico di assoluto valore. Migliorate anche le espressioni facciali, mentre pollice verso per la mancanza di coraggio dimostrata sui modelli poligonali. Per quello, dovremo aspettare GTA 6. Gradevole poi l’utilizzo del pad di PS4, con il pieno sfruttamento del touchpad e del microfono interno, da cui spesso riecheggeranno gli echi della polizia. Confermato infine il supporto ai 4k per la versione PC, in uscita il 27 Gennaio e alla quale dedicheremo uno speciale apposito.


Grand Theft Auto 5 GTA 5 è molto più di un’edizione rimasterizzata. Gli utenti di PS4 e Xbox One (e più avanti, PC) potranno di godere di un capolavoro indiscusso della scorsa generazione al suo massimo livello, con l’aggiunta per certi versi epocale di un cambio di prospettiva che fagocita qualsiasi considerazione. Giocato in prima persona, GTA V regala emozioni del tutto diverse a livello ludico, con un approccio mentale che deve settarsi in fretta su, non nuove, quanto inusuali meccaniche; ritmi e dinamiche ne escono arricchite, anche grazie ad un dualismo sempre richiamabile tramite le abbondanti opzioni. Non si torna però indietro sul fattore immersivo, e sulle dinamiche che un simile mondo, ricco di attrazioni, ora molto più vicine, può esercitare sulla nostra voglia di esplorarlo, di riscoprirlo, se non proprio di scoprirlo, con occhi del tutto nuovi. Grand Theft Auto 5 sarà disponibile il prossimo 18 Novembre 2014 su PS4 e Xbox One.

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