Provato Habitat: A Thousand Generations in Orbit

A metà fra survival e 4X spaziale, il progetto di 4Agency arriva in accesso anticipato

provato Habitat: A Thousand Generations in Orbit
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    Disponibile per:
  • Pc
  • Xbox One
Angelo De Martini Angelo De Martini è un famelico appassionato di videogiochi, dategliene uno di qualsiasi genere e ne farà un boccone in compagnia del suo fidato PC. Se potesse scapperebbe con lui in Giappone, continuando ad amare la scrittura e a videogiocare come un matto. Lo potete trovare su Facebook.

Habitat: A Thousand Generations in Orbit, è un progetto della piccola software house 4gency, sul cui curriculum figurano solo piccoli progetti per mobile device, ma il cui fondatore, Charles Cox, esce direttamente dai Microsoft Studios (Counter-Strike) ed ha collaborato a SWAT 3, titolo che non ha bisogno di presentazioni.
Dopo una campagna crowdfunding su Kickstarter, il cui obiettivo è stato raggiunto con successo due mesi dopo il reveal, arriva uno strategico ambientato nello spazio aperto e “liberamente ispirato” al genere 4X, da cui attinge i concetti di base, sviluppando però idee nuove, più immediate per quel che riguarda la componente strategica ma altrettanto interessanti, legate in una certa misura persino ad una componente da survival game.

In orbita

Habitat: A Thousand Generations in Orbit ci lascia subito in balia dell'assenza di gravità, con una navicella spaziale e due astronauti dotati di Jet pack. L’inizio della partita ci lascerà spaesati, senza alcun tutorial o struttura narrativa e con le vacue vastità del cosmo aperte di fronte ai nostri occhi.
Lo scopo di questo strategico in tempo reale, appena arrivato in accesso anticipato su Steam, consiste nel raccogliere materiale dall’infinito ammasso di immondizia spaziale disseminato appena al di là dell’atmosfera terrestre, ed assemblarlo a nostro piacimento per costruire un habitat vivibile, sempre più solido e autosufficiente.
La particolarità più lampante è che l’ammasso galleggiante di detriti è composto da quello che resta della civiltà umana, distrutta da un non precisato evento che ha spinto i pochi sopravvissuti a cercare speranza nello spazio infinito. Tra i resti della nostra tecnologia possiamo trovare la testa della iconica Statua della Libertà, lo Space Shuttle, il modulo lunare LEM, sezioni di aeroplani, navi da crociera, vagoni della metropolitana, fast food e persino le teste di t-rex meccanici.
Costruire un habitat sempre più grande (e bizzarro) ci permetterà di produrre più risorse e garantire quindi la sopravvivenza della nostra specie nell’ostile ambiente di gioco.
Gli obiettivi della partita ci spingeranno a difenderci dagli assalti di altri sopravvissuti ostili e ad attaccare, armando le nostri costruzioni galleggianti con enormi fucili laser alla Gundam, calamite capaci di attrarre magneticamente gli oggetti vaganti e generatori di campi cinetici in grado di scagliare indietro qualsiasi oggetto diretto verso di noi.

Fondamento assoluto del gioco è la fisica, e l’analisi delle traiettorie da prendere per guidare il nostro habitat e i vari oggetti attraverso il pericoloso mare di rifiuti. È qui che entrano in gioco i più importanti e vitali oggetti che possiate recuperare, i razzi vettori, presenti in grande quantità e di diversa dimensione e potenza. Essi potranno essere montati dai nostri ingegneri su qualsiasi oggetto e la difficoltà più grande sarà quella di doverli attivare a turno, con il click del mouse, per riuscire a dare le giuste imbardate e raggiungere i luoghi che ci siamo prefissati. Collegando per esempio due razzi vettori ai lati di un gigante container carico di gas, potremmo creare un’arma micidiale da scagliare contro le stazioni spaziale nemiche o contro le nano-nuvole, gli unici avversari più stravaganti che popolano attualmente la mappa di gioco.
Purtroppo, data la natura ancora molto embrionale del titolo, ci ritroveremo presto a vagare meccanicamente senza altri scopi, e con la nostra stazione spaziale poco stabile a livello strutturale e incapace di accogliere nuovi moduli. Naturalmente ci sarà possibile stazionare l’habitat principale nello spazio e concentrarci invece sulla creazione di altre unità più piccole o di agili navicelle da combattimento.

Importantissima nell'economia di gioco è la fase di costruzione della propria base. Ogni oggetto ha un layout con dei punti di connessione, da sfruttare per collegarlo agli altri attraverso l'uso di connettori rigidi.
Dovrete stare attenti però alle angolazioni dei connettori, che verranno sollecitati brutalmente durante gli spostamenti della base, e che potrebbero causare il distaccamento dei moduli o il danneggiamento di uno dei razzi vettori, causando nella maggior parte dei casi l’esplosione disastrosa del combustibile e lo spaccamento di tutto il vostro habitat, sancendo il game over se non dovesse salvarsi alcun ingegnere.
Il comodo editor punta e clicca ci permetterà di gestire i connettori e di ricostruirli a nostro piacimento.
Buona parte del divertimento, in Habitat, sarà appunto legata al “montaggio” della base spaziale con i pezzi più disparati, per dare vita a costruzioni totalmente insensate, ma sicuramente utili al conseguimento dei traguardi della partita. Alcuni oggetti, soprattutto le armi, avranno delle loro abilità peculiari attivabili con il click del mouse; citiamo ad esempio gli enormi prismi gravitazionali in grado di estendere e dividere in più parte i raggi laser: sarà nostro compito rotearli per reindirizzare il raggio secondo le nostre necessità.
Utilizzare le armi, attivare gli oggetti speciali, costruire i connettori o assoldare nuovi ingegneri ci costerà una diversa quantità di risorse, che si genereranno in maniera proporzionale alla grandezza e alla complessità del nostro habitat.
Raggiunti tutti gli obiettivi richiesti, supereremo il livello e verremo subito lanciati in una nuova mappa randomica, con nemici più agguerriti e stazioni spaziali più attrezzate. Manca insomma una progressione un po' più strutturata, magari organizzata come una campagna che possa svelare qualche retroscena in più sull'ambientazione sci-fi. E', questo aspetto, assieme ai limiti legati alla crescita dell'Habitat, ciò che rende l'Early Access meno intrigante di quello che si potrebbe pensare. L'accesso anticipato è consigliato insomma solo ai curiosi ed ai passionisti della strategia spaziale.

Dal punto di vista tecnico, al di là della fisica comunque interessante, il titolo offre ben poco: texture slavate e poco dettagliate, aliasing notevole ed effetti particellari un po’ poveri. Le campionature sono tremende, a parte le brevi e concise comunicazioni degli astronauti, ed è assente una colonna sonora durante le fasi in-game. Ricordiamo che Habitat, sviluppato con budget sicuramente contenuti, è appena entrato in fase alpha, e gli sviluppatori sono in cerca di fondi per raggiungere i vari stretch-goal. Oltre all'aggiunta di un albero di sviluppo tecnologico che possa incrementare la presenza strategica del prodotto, insomma, ci aspettiamo che pure il comparto tecnico e artistico possa uscire rinvigorito dai lavori dei prossimi mesi.

Habitat: A Thousand Generations in Orbit Habitat: A Thousand Generations in Orbit è un progetto sicuramente interessante, che potrebbe stuzzicare chi apprezza le simulazioni spaziali e gli strategici in tempo reale immediati e poco complessi. Pur abbracciando il “dogmatismo” tipico del genere 4x (esplora, costruisci, combatti e commercia), il titotlo sviluppa meccaniche originali, basati sulla capacità di costruire una struttura funzionale e sull'accumulo di risorse in un ambiente ostile, che di fatto ricorda da lontano la progressione tipica di qualche survival game. Dal punto di vista tecnico siamo ancora molto indietro e non si può fare altro che migliorare nel prossimo futuro, sperando anche nell’aggiunta di una campagna in grado di dare quella marcia in più alla progressione. Sicuramente 4gency ha ancora moltissimo lavoro da fare, su un titolo ben lontano dall'avere una forma completa e potendo contare su pochi fondi. Speriamo che la situazione migliori in tempo per la release, fissata sulla tabella di marcia intorno a Natale di quest’anno.

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