Provato Halo 5: Guardians

Il nuovo Halo 5 somiglia ad una versione "espansa" e potenziata del predecessore: questo gli permette di restare lontano dalle soluzioni adottate da DICE, Treyarch e Infinity Ward per i loro shooter.

Halo 5: Guardians

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Halo 5: Guardians
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  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Halo 5 dovrà essere perfetto. Dopo la prova più che discreta con il quarto capitolo, 343 Industries è "inciampata" un po' goffamente con la Master Chief Collection, scontentando una larga parte della fanbase ereditata da Bungie. Funestata dai problemi di server e ancora oggi snobbata dai team storici, che proprio non riescono a sostenere le lungaggini di un matchmaking rimasto zoppicante, la raccolta aveva -se non altro- il merito di dimostrare l'enorme amore del team per la saga che gli è stata affidata. Un amore davvero morboso, a giudicare dall'utilizzo che persino in Halo 4 si faceva dell'iconografia della serie, pronta a ripescare personaggi ed eventi non solo dai videogiochi precedenti, ma anche dalla mole smisurata di romanzi, racconti, fumetti e web series che hanno allargato i confini dell'universo di Master Chief. Questa passione per la crossmedialità non sparisce con Guardians: anzi, uno dei protagonisti arriva proprio dalla mini-serie in live action "Nightfall", per affiancare lo storico Master Chief in un'avventura "bifronte". Al di là di questo aggancio, tuttavia, il plot promette di avere una sua autonomia, pronto a stuzzicare l'attenzione dei fan di lungo corso con il fantasma inaspettato di Cortana e con una nuova minaccia da cui salvare l'universo. Dopo aver visto una sequenza di gameplay alla Gamescom di Colonia, è arrivato anche per Everyeye il momento di provare con mano lo Story Mode cooperativo di Halo 5: Guardians. Lo abbiamo fatto nel corso di un evento londinese in cui siamo tornati anche nell'Arena, e nelle più vaste e chiassose Warzones. Nei prossimi giorni potrete leggere quindi le impressioni aggiornate sulle modalità competitive: ma intanto proseguite la lettura per scoprire come Halo 5 se la cava lontano dai server del multiplayer.

Halo 5: Two Souls

Lo Story Mode di Halo 5 sarà sostanzialmente "bipartito": nelle intenzioni del team di sviluppo questo capitolo farà da cerniera fra il nuovo corso della serie e la sua tradizione, alternandoci al controllo di due distinte squadre di Spartan.

Play Together

La struttura della campagna e delle singole missioni è stata progettata con in mente la cooperativa a 4 giocatori. Anche quando non sarete connessi alla rete avrete tre Spartan che cercheranno di supportarvi, controllati dall'intelligenza artificiale. Le funzionalità Drop-In/Drop-Out permetteranno agli amici di raggiungervi online anche "in corso d'opera", velocizzando quindi le operazioni di matchmaking e riducendo al minimo i tempi morti. Si tratta di una scelta coraggiosa, che ribadisce quanto distante sia la filosofia di Halo 5 da quella dei moderni sparatutto alla Call of Duty. E tuttavia è una scelta che rischia di scontentare gli utenti solitari. Il sistema che regola gli ordini contestuali con cui indirizzare i compagni controllati dalla CPU ci sembra ad oggi l'aspetto più debole della produzione. Alla pressione di un tasto è possibile indirizzare le attenzioni dei compagni verso un bersaglio, vedendoli subito scattare verso il nemico ad armi spianate. Le situazioni che si creano sono un po' strane, con nemici che vengono trucidati dai compagni senza che l'utente spari un singolo colpo. Persino la difficoltà complessiva del gioco sembra essere attutita dalla presenza dei compagni. Nel corso della nostra prova siamo stati salvati più volte da una Spartan attentissima alle nostre condizioni di salute, pronta a farci rientrare in gioco anche quando siamo caduti sotto i colpi dei nemici. Sarebbe bello poter disattivare questa opzione, e speriamo di trovare un Teschio apposito, pronto a rendere più tangibile la sfida. Considerando anche il design dei livelli, resta inteso che il modo migliore per godersi lo story mode di Halo 5: Guardians sarà quello di accettare una volta per tutte la sua natura cooperativa, recuperando un drappello di amici con cui affrontare l'impresa.

Da una parte c'è il gruppo capitanato da Master Chief, con le loro armature squadrate e poco appariscenti, arrivate da una generazione di Spartan poco attenti all'apparenza e forgiati direttamente sul campo; dall'altra troviamo invece il manipolo fedele all'Agente Locke, composto da soldati che indossano un'armatura più moderna, futuristica e quasi "barocca", che per cromatismi e linee di design ricorda alla lontana le Exo-Suit di Warframe. Per dare un carattere peculiare alle due squadre il team ha lavorato in maniera molto meticolosa sull'interfaccia di gioco, differenziando così l'HUD delle tute moderne da quello delle armature classiche. Si tratta di piccoli accorgimenti piacevoli da osservare, ma che solo marginalmente influiscono sul gameplay. L'unica differenza degna di nota è che la tecnologia a disposizione dell'agente Locke segnala direttamente sul visore la posizione delle armi e dei veicoli disseminati sul campo, invece che indicare soltanto l'obiettivo di missione. La presenza di due team di Spartan, insomma, finisce per essere solo una trovata narrativa, senza modificare in maniera avvertibile il gunplay. Che, per inciso, resta una versione ammodernata e accelerata di quello classico, capace di premiare soprattutto l'abilità del giocatore, la precisione delle raffiche e la mobilità. L'introduzione di quel timido Iron Sight già testato in fase beta non cambia il feeling complessivo, che rimane molto familiare agli appassionati, ma ancora più ritmato, ipercinetico, sublimato dalla fluidità incrollabile ed ancorata ai 60fps.

Red & Blue

La prima missione che abbiamo giocato è la stessa che avevamo visto in quel di Colonia: una rapida incursione del team capitanato da Master Chief all'interno di una nave di ricerca Covenant. Halo 5, in questo frangente, esibisce ottime qualità soprattutto sul fronte del level design. Quando le aree di gioco si aprono, infatti, ribadiscono un'estensione veramente impressionante, ben sviluppate anche in verticale. L'introduzione del Jetpack e la riscrittura delle meccaniche di salto ha permesso al team di lavorare molto sulla verticalità, e questo si riflette in arene traboccanti di spunti tattici per la squadra, i cui membri possono coprirsi le spalle a vicenda nel caso in cui riescano a raggiungere posizioni soprelevate. Le nuove introduzioni del gameplay sembrano integrarsi in maniera convincente con il ritmo di gioco e con le novità "architettoniche". La carica Spartan, ad esempio, permette di spaccare alcune pareti dello scenario: alle volte si tratta di un'operazione un po' fine a sé stessa e senza conseguenze importanti sull'azione di gioco; in altri casi distruggere una parete apre nuove opzioni strategiche per il team, permettendoci magari di cogliere di sorpresa un gruppo di avversari.

Il cervello dei Covenant

Ad incalzare i membri dei due team, poi, troviamo la solita IA avversaria, che sembra competente e aggressiva. Gli Elite sfruttano ottimamente le coperture e i loro scudi, i Grunt si lanciano a testa bassa contro gli Spartan. Le reazioni dell'Intelligenza Artificiale andranno ovviamente saggiate quando in campo scenderanno quattro giocatori, per capire se i nemici saranno sufficientemente scaltri da gestire diversi bersagli senza andare in confusione.

Anche lo schianto aereo regala enormi soddisfazioni, violentissimo e risolutivo, soprattutto in quei casi in cui si riesce a piombare addosso ai nemici da altezze vertiginose. L'interazione ambientale resta in ogni caso molto limitata: un peccato che Halo 5 condivide con tanti altri sparatutto, e che comincia a farsi quantomeno avvertibile, due anni dopo il lancio delle console attuali. Crediamo che la strada per innovare veramente nel campo degli shooter possa passare, oltre che dallo studio di Intelligenze Artificiali più elaborate, anche dalla riscoperta di un ambiente più dinamico, distruttibile, pronto a cedere sotto i colpi della battaglia. Bisognerà forse aspettare un altro po': magari l'arrivo delle DirectX 12 e la conseguente possibilità di ripartire più agilmente il carico computazionale. In termini di situazioni di gioco la prova di Halo 5 ci ha generalmente soddisfatto, ma senza risultare davvero stupefacente. Nel corso della seconda missione, in cui ci veniva chiesto di recuperare un Costruttore dei Precursori, abbiamo affrontato l'enorme mole di un Leviatano, assaltandolo con le Bashee rubate ai Covenant per raggiungere il suo nucleo energetico e farlo saltare in aria. Le missioni cercano in tutti i modi, insomma, di sostenere una discreta varietà, alternando sparatorie in interni, spezzoni da giocare a bordo dei veicoli, ed intervallando corridoi più stretti a prospettive più ampie.

È un incedere costruito con molta competenza ed un buon rigore, anche se per il momento mancano grosse sorprese o guizzi particolarmente notevoli, davvero da tutti i punti di vista. L'architettura multilivello delle aree aperte è ad oggi il risultato più impressionante di Halo 5: Guardians, importante conquista sul fronte del design; ma dal nuovo capitolo delle gesta di Master Chief ci aspettiamo battaglie corali, inseguimenti rombanti, ed un'epicità incalzante come quella di Halo 3 (ancora oggi apice inarrivabile della saga?). Speriamo il team sappia accontentarci. Sul fronte tecnico Halo 5: Guardians convince grazie ad un framerate solidissimo ed alle architetture fieramente troneggianti. Mettendo in conto i miglioramenti sul fronte della risoluzione, delle texture e degli effetti di post-produzione, che compongono quindi una scena che trae beneficio dalle capacità dell'hardware, lo stile artistico non è cambiato troppo dai tempi di Halo 4, e si incarna in un universo Sci-Fi dal fascino fluorescente e asettico. Forse la scelta di puntare sui 60fps ha imposto al team di sviluppo di trattenersi un po': in molti casi mancano mappe superficiali per le texture e, complessivamente, la mole poligonale non è esuberante. Probabilmente Halo 5 non replicherà l'effetto meraviglia del suo predecessore, galvanizzando però i puristi di gameplay con la sua fluidità magnetica.

Halo 5: Guardians La campagna di Halo 5 prosegue nel solco tracciato dai suoi predecessori, in termini di Gameplay e struttura. Abbracciando un'impostazione esplicitamente cooperativa si trova ad attraversare spazi più aperti, e riesce al contempo ad integrare le novità ludiche già viste nella beta, senza cambiare il sapore degli scontri ma sostenendo una maggiore varietà di situazioni. Il nuovo capitolo assomiglia ad una versione "espansa" e potenziata del predecessore: questo gli permette di restare lontanissimo dalle soluzioni adottate da DICE, Treyarch e Infinity Ward per i loro sparatutto: una fortuna per i fan della saga e per la vivacità del mercato. Per ora manca il guizzo creativo, il momento magico, l'idea che trasforma un sequel in una ripartenza: in un nuovo punto di riferimento per la saga. Potrebbe arrivare comunque nel corso dello Story Mode, che abbiamo appena assaggiato. Oppure, più probabilmente, potrebbe arrivare nei campi di battaglia online.

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