Provato Harvest Moon: The Lost Valley

Rising Star Games e Natsume decidono di ripartire con il loro Harvest Moon. Il nuovo capitolo ha un nuovo look, certi tratti recuperati da Minecraft, e dei guizzi paranormali. Purtroppo.

provato Harvest Moon: The Lost Valley
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  • 3DS
Matteo Mangoni Matteo Mangoni è un grande amante della tecnologia e, soprattutto, del medium videoludico. Programmatore di giorno e gamer incallito di notte (o viceversa), ha avuto fra le mani la sua prima console all'età di 6 anni, e da allora per lui niente è più stato lo stesso. Soprattutto le bollette della luce. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Harvest Moon fece la sua prima, timida apparizione sul finire della generazione a 16-bit targata Nintendo. Era un titolo diverso, insolitamente pacifico e rilassato. Qualcosa di completamente innovativo, per l'epoca; un gioco senza livelli da completare o nemici da sconfiggere. Anziché salvare il mondo o la principessa di turno, in Bokuj? Monogatari (questo il nome giapponese della serie) il giocatore doveva prendere in mano una fattoria dismessa e riportarla al suo antico splendore. Da allora, il titolo ha accompagnato tutte le console della grande N (in realtà ha fatto qualche fugace apparizione anche su PSP e PS2, con risultati tutt'altro che lusinghieri) e ha saputo catturare un considerevole numero di giocatori. Un altro tratto distintivo della serie, originariamente prodotta da Victor Interactive Software, è sicuramente l'intreccio di publisher e software house che hanno lavorato sul brand nel corso dei suoi 19 anni di vita. Di fatto, Harvest Moon: The Lost Valley non è lo stesso Harvest Moon di allora, ma un progetto parallelo nato dopo la scissione della serie. Il vero Harvest Moon, quello più classico, ora è conosciuto in occidente come Story of Seasons ed è prodotto da XSEED, mentre il capitolo di cui andiamo a parlare oggi è qualcosa di completamente nuovo, una revisione sperimentale del "simulatore di fattoria" voluta fortemente da Natsume, attualmente detentrice dei diritti per l'utilizzo esclusivo del nome Harvest Moon.

Un nuovo Harvest Moon

I vecchi capitoli di Harvest Moon partivano tutti da premesse banali, che spesso si limitavano a fornire al giocatore una scusa per prendere in mano una fattoria abbandonata con lo scopo di riportarla ai fasti di una volta. Questo capitolo, invece, è completamente diverso. Ha anche una sorta di trama, con tanto di pseudo-quest da completare. Questo però non cambia le dinamiche e le tematiche di base del gioco, che restano incentrate sulla coltivazione dei campi e sulla gestione del raccolto. E a dirla tutta, gli elementi migliori dell'impianto ludico di The Lost Valley sono proprio quelli mutuati dai capitoli storici: quella sorta di "trama" che dovrebbe accompagnare il giocatore, per il momento ci è sembrata uno degli elementi più deboli e peggio progettati della produzione. Ci siamo rimasti abbastanza male, quando ad inizio gioco abbiamo dovuto assistere a strani sogni premonitori, folletti che ci avvicinavano per introdurci alle meccaniche di gioco e riferimenti diffusi alla dea del raccolto, una misteriosa divinità che avrà un ruolo fondamentale nel proseguo del gioco. L'incipit, in particolare, ci ha spiazzati notevolmente. Perché questo nuovo tipo di approccio, teoricamente più elaborato e - per gli standard della serie - innovativo, si perde per strada ancor prima dell'inizio del gioco vero e proprio. Paradossalmente, la premessa è ancora meno credibile del solito. Ci troviamo in un luogo innevato, al freddo e in balia di una tempesta. Dobbiamo trovare un posto in cui passare la notte, ed una "visione" ci suggerisce di ripararci dentro una sorta di baita poco distante. Da quel momento, quella sarà la nostra casa. Così, senza motivo e senza fornire alcuna spiegazione plausibile.

Tipo Minecraft, ma peggio

Inizieremo con i pochi strumenti classici della serie, tra cui l'immancabile vanga e un annaffiatoio. Anche questi, tanto per cambiare, appariranno nella "nostra" casa dopo la prima notte, senza alcuna spiegazione. Una volta superato lo shock per la svolta "paranormale" subita dal brand, iniziamo il nostro bel tutorial. Una serie di compiti standard, che proseguono tranquilli e senza momenti di particolare interesse. Per qualche motivo, a farci da insegnante - come già detto in precedenza - troviamo uno strano folletto giallo particolarmente loquace, che ci spiegherà la storia della valle e farà finalmente luce sulle motivazioni che l'hanno ridotta in quello stato. Il luogo in cui ci troviamo, in effetti, è angusto e completamente innevato: quelle terre sono ormai abbandonate al loro destino, e vivono un inverno permanente. Anche la dea del raccolto, incaricata di vegliare sulla valle, è ormai troppo debole per riuscire a garantire stabilità al suo amato territorio. Il nostro primo compito sarà quello di ripristinarne i poteri, facendo sì che sulla valle tornino a susseguirsi regolarmente le stagioni. Ed è proprio questo il momento in cui veniamo introdotti alla più grande novità del gioco: la possibilità di plasmare a nostro piacimento l'intera area circostante. Oltre a coltivare e curare le nostre piantagioni, ci troveremo, tra le altre cose, a spalare la neve e rimuovere gli alberi in eccesso.

Potremo distruggere blocchi di terreno, riposizionarli altrove e al tempo stesso creare spiazzi accoglienti per le nostre coltivazioni. Inizialmente può sicuramente sembrare divertente, e non neghiamo che - almeno concettualmente - la cosa aveva stuzzicato non poco anche noi. Per un attimo avevamo anche pensato di poter passare sopra alla strana - e mal realizzata - virata verso uno stile poco gradevole. In queste prime ore di gioco, però, non possiamo negare di esser rimasti molto delusi anche sotto questo punto di vista. L'esperienza di gioco, in buona sostanza, dovrebbe ricordare in parte quella dei sandbox in stile Minecraft, sebbene continui a mantenere pressoché inalterate le varie peculiarità della serie e ci permetta di controllare un'area di terreno molto più ridotta rispetto al gioco targato Mojang. E ci riuscirebbe in pieno, se il sistema di controllo non fosse tremendamente macchinoso e poco preciso. I nuovi comandi, che si prefiggevano come scopo principale quello di semplificare le nostre azioni attraverso un pratico menu contestuale, per il momento non ci hanno convinto pienamente. L'idea è buona, ma sembra realizzata un po' troppo frettolosamente. A causa dell'evidente imprecisione del sistema di controllo, selezionare i blocchi risulta dannatamente frustrante e complesso: il tutto si basa esclusivamente sul posizionamento del personaggio, e più di una volta ci è capitato di perdere anche un minuto buono prima che il gioco si decidesse ad evidenziare il blocco da noi desiderato.
Harvest Moon: The Lost Valley presenta anche un ciclo delle stagioni, che influenzeranno notevolmente il nostro raccolto. Ma come già detto in precedenza, durante le prime fasi di gioco saremo intrappolati in un inverno senza fine. Non proprio il massimo del divertimento, essendo il gioco incentrato sulla coltivazione. Se dal punto di vista della trama l'inverno era senza ombra di dubbio la stagione più sensata da scegliere, questa decisione rischia di limitare drammaticamente - e per svariate ore - il gameplay del titolo ed il divertimento da esso derivante.

Finalmente, anche Harvest Moon potrà godere dei benefici di una grafica tridimensionale vera e propria. Sembra quasi impossibile, ma questo sarà il primo capitolo della serie a consentire una rotazione completa della telecamera (affidata in questo caso solo ed esclusivamente ai dorsali, anche su New Nintendo 3DS). Il look è generalmente spoglio e non troppo ispirato, ma tutto sommato non ci possiamo lamentare: l'area è piuttosto grande e completamente modificabile, e il gioco sembra estremamente fluido. A differenza di quelli visti in Minecraft, i "blocchi" presenti in questo Harvest Moon molto più larghi e schiacciati, caratteristica che rende più difficoltoso il compito di creare qualcosa di topograficamente rilevante all'interno della valle. Ma del resto, non è certo quello il focus della produzione, che continua a basare buona parte del gameplay sulle dinamiche da "simulatore di fattoria".

Harvest Moon: The Lost Valley Il gioco di Rising Star Games e Natsume porta con sé numerosi spunti interessanti, e si basa su trovate intelligenti. L'idea di proporre una sorta di Harvest Moon fatto su misura per la nuova generazione di videogiocatori, quelli cresciuti a pane e Minecraft, poteva funzionare, se il tutto fosse stato realizzato con criterio e buon senso. Purtroppo, forse anche per colpa della volontà degli sviluppatori di cambiare tutto e subito senza scendere a compromessi, quasi tutte le componenti principali del gioco ci sono sembrate piuttosto deboli e poco curate. L'interessante introduzione di un pratico menu contestuale, che ci aveva davvero fatto sperare in un passo avanti per l'intera serie, si scontra quindi con la fastidiosissima imprecisione del sistema di controllo, mentre la rinnovata libertà deve fare i conti con pesanti limitazioni che hanno immediatamente smorzato il nostro iniziale entusiasmo. Anche l'introduzione di elementi paranormali e magici non ci è piaciuta più di tanto, ma quello è soltanto uno dei difetti minori di una produzione che sembra faticare sotto ogni punto di vista.