PS Experience 2015

Provato Headlander

Mentre si prepara a sviluppare un nuovo Psychonauts, Double Fine presenta alla PlayStation Experience un nuovo progetto. Un Metroidvania un po' bislacco, in un contesco da Science-fiction anni '70.

provato Headlander
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  • Pc
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Oltre ad aver ufficializzato i lavori sul seguito di Psychonauts, Tim Schafer è salito sul palco della PlayStation Experience di San Francisco per ribadire il supporto alla Realtà Virtuale made in Sony ed annunciare Headlander, action/platform a scorrimento bidimensionale sviluppato in collaborazione con Adult Swim Games.
Mentre il progetto per PlayStation VR (Psychonauts: Rhombus of Ruin) resta ancora avvolto nel mistero, sullo showfloor dell'evento abbiamo avuto modo di provare una breve demo di Headlander, trovandoci di fronte ad un titolo molto più divertente e ben concepito di quanto il trailer visionato in conferenza non lasciasse intendere. Catapultati in una stazione spaziale che sembrava uscita dai lisergici anni '70, ci siamo presi cura di un insolito protagonista con tanto cervello ma senza un corpo tutto suo.

Ma che testa grande che hai!

Il protagonista di Headlander si sveglia di soprassalto in un futuro di cui non ricorda nulla, uscito da un sonno criogenico che gli ha annebbiato la memoria. Il primo istinto sarebbe quello di urlare, ma dalla bocca aperta in una smorfia di terrore non esce alcun suono: del resto -gli spiega una rassicurante voce robotica- il nostro eroe non ha più i polmoni. Avete presente le ormai celebri teste che spuntavano in ogni dove nel meraviglioso Futurama? Più o meno una cosa del genere, solo che il caschetto protettivo che circonda il nostro capoccione ha un sistema di propulsori per svolazzare liberamente in giro. E sarà bene usarlo in fretta, ci informa la voce misteriosa, dal momento che la base spaziale su cui ci troviamo sta per esplodere.
La nuova, surreale avventura di Double Fine comincia così, accogliendo l'utente con una sceneggiatura molto divertita (alcune soluzioni narrative ci hanno ricordato quelle di The Cave) ed un look da "retro science-fiction". I colori acidissimi, gli enormi elaboratori sempre in funzione e i corridoi asettici, sembrano usciti dalla prima serie di Star Trek o da qualche misconosciuto film di fantascienza uscito prima della rivoluzione di Lucas. La grafica di gioco non particolarmente elaborata si sposa in maniera efficace con questo stile da sci-fi a basso budget che Headlander sembra condividere con l'italianissimo Albedo (dategli un'occhiata se ancora non l'avete fatto); anche se in questo caso -e in pieno stile Double Fine- tutto è attraversato da una vena d'ironia e di nonsense.
Per quel che riguarda il gameplay, Headlander alterna enigmi ambientali, azione e sparatorie alla maniera di un Metroidvania. Tutto ruota attorno alla possibilità di "appropriarsi" di uno dei corpi delle guardie robotiche che pattugliano la nave. Letteralmente "atterrando" sul collo mozzato di un androide se ne prende immediatamente il controllo, ereditando anche la dotazione bellica del poveretto. I raggi laser sparati dai robot permettono di aprire porte o liberare la strada da altri ostili: e basta un colpo preciso al collo per far saltare la testa di un nemico, casomai si decidesse di "cambiare ospite", magari nel caso avessimo maltrattato un po' troppo quello attuale.

A complicare l'esplorazione abbiamo trovato qualche enigma per il momento non troppo elaborato, un sistema di livelli d'accesso suddiviso in diversi colori (che costringe a preservare i droidi del colore che ci serve), ed una strenua resistenza armata che in certi momenti sembrava sembrava voler incentivare un approccio da shoot'em up.
Una volta penetrati con il caschetto nelle strette condutture elettriche della nave, siamo riusciti ad aggiornare il software del nostro equipaggiamento, guadagnando l'abilità supplementare di generare un potente vortice d'aria capace di staccare la testa ad un nemico. Anche per i meriti di un ben dosato backtracking, questa nuova capacità di ha permesso di visitare nuove parti della nave. L'avanzamento di Headlander è molto classico per il genere (simile a quello del recente Axiom Verge o di Shadow Complex), con scontri ed enigmi che si evolvono progressivamente per mettere alla prova i gadget appena recuperati.

Saranno proprio la varietà di situazioni e la capacità di strutturare una progressione duratura ma non trita a decretare il successo di Headlander. La demo non può ovviamente dare un'idea precisa di questo aspetto, ma al momento il gioco sembra promettente: grazie soprattutto alle strampalate premesse su cui si basa, che rendono quantomeno peculiari sia gli scontri che l'esplorazione. Mettendo in conto poi la possibilità di controllare diverse tipologie di robot, come ampiamente suggerito dal primo trailer, siamo quasi certi che pure Headlander tornerà a ribadire le ottime doti creative del team di sviluppo.

Headlander La nuova proposta di Double Fine e Adult Swim Games è, in buona sostanza, un Metroidvania... fuori di testa. Colpisce fin da subito lo stile ispirato alla fantascienza degli anni '70, che si accompagna ad una divertita ironia di fondo. Il setting, ben studiato e tutto sommato non abusato, fa da cornice ad un gameplay che schizza tra enigmi e sparatorie. La verve inesauribile della software house di Shafer, insomma, sembra aver trovato un nuovo sfogo: speriamo che le buone idee reggano fino in fondo.