PS Experience 2015

Provato Hob

Runic Games cambia genere: accantonato l'hack 'n' slash e messa da parte la serie di Torchlight, il team tenta la via dell'action adventure, inseguendo da vicino la saga di Zelda. Stile ispirato, e tante potenzialità.

provato Hob
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il cell shading rigoglioso ed espressivo che caratterizza con efficacia i panorami dei due Torchlight è diventato il "marchio di fabbrica" di Runic Games, tocco inconfondibile del team di sviluppo. Lo stesso stile si riscopre nel nuovo progetto della compagnia, Hob, presentato ufficialmente durante lo show inaugurale della PlayStation Experience. Qui, tuttavia, la direzione artistica vira bruscamente verso scorci più bucolici, mondi fantasy intrisi di una poesia quasi magnetica. Enormi totem di pietra sorgono in boschi verdeggianti: sono i resti di architetture antichissime, frammenti di città meccaniche ormai distrutte dallo scorrere del tempo. È un mondo remoto, quello di Hob, percorso da una magia quasi sotterranea, che sembra animarne i meccanismi e le creature: il contesto perfetto per supportare un cambiamento ludico importante, persino coraggioso per una compagnia specializzata negli hack'n'slash. Hob, infatti, abbandonerà la formula di gioco degli RPG alla Diablo, per avvicinarsi invece al canone degli action/adventure così come l'ha scolpito la saga di Zelda.
E, ve lo anticipiamo, oltre ad un colpo d'occhio piacevolissimo, la nuova creatura di Runic Games sembra avere anche un gameplay con ottime potenzialità.

Sulle tracce di Link?

Tracciare un parallelo fra Hob e la celeberrima saga di Nintendo è quasi inevitabile, nei primi minuti di gioco. Se non altro perché, agitando la sua piccola spada a destra e a manca, lo strambo protagonista dell'avventura tagliuzza le erbacce che si trova davanti rivelando dei piccoli globi rossi che hanno la stessa funzione dei cuori raccolti da Link. La visuale di gioco è però isometrica, con una telecamera fissa che si allontana e si avvicina dal protagonista per inquadrare gli spazi che lo circondano, ora soffermandosi su qualche nemico in agguato, ora invece cercando di valorizzare la vastità delle aree di gioco, e soffermandosi magari sulle strutture naturali o meccaniche che si stagliano in lontananza.
Il protagonista di Hob, una sorta di agile golem di pietra animato da chissà quale forza, è dotato di un'agilità fuori dal comune: salta, si arrampica con il suo enorme braccio meccanico, e soprattutto corre all'impazzata, arrampicandosi su crepacci e scalinate per trovare la strada giusta. Quando un nemico si avvicina, può concentrarsi esclusivamente su di lui, cominciando quindi a giragli intorno: il combattimento è rapido e incalzante, e richiede di usare con attenzione la classica schivata, per mandare a vuoto gli attacchi dei nemici e ribattere con qualche schietto fendente. In caso di emergenza, basterà comunque sollevare a mo' di scudo la grossa mano di pietra per proteggersi da un assalto, al costo di un po' della resistenza fisica dell'eroe, indicata chiaramente dalla relativa barra.
Oltre a strane bestie ostili in giro per il mondo si trova qualche collectible che prolunga permanentemente la barra della vita e della stamina, e alcuni puzzle di facile risoluzione: perlopiù si tratta di blocchi da spostare per riattivare i motori dei marchingegni antichi, spesso e volentieri in grado di modificare attivamente la geografia dell'intera regione, svelando strade e sentieri prima irraggiungibili.

Proprio nel bel mezzo della demo il nostro eroe entra poi in possesso di una sorta di guanto magnetico, che gli permette di aggrapparsi a distanza su speciali sporgenze per superare crepacci e burroni, ma anche di tirare verso di sé oggetti utili alla risoluzione di qualche enigma. Come da tradizione per il genere, ogni gadget ha una sua funzione non solo nelle fasi esplorative, ma anche in combattimento: ed è proprio lo scontro con uno dei primi boss che ci chiede di fare uso del nuovo gingillo. Il mostro che affrontiamo è un gigante dinoccolato e grottesco, uscito da una piaga gorgogliante e violacea che infesta i boschi e divora gli alberi. La sua statura impedisce di poterlo colpire al corpo, e tutti i fendenti del protagonista si infrangono sui paramenti che il grosso avversario indossa sulle gambe. Sarà proprio grazie al guanto magnetico che dovremo strapparglieli via, per colpirlo agli stinchi e vederlo crollare a terra.
Così come per i primi enigmi affrontati, lo scontro predente nella demo era tutt'altro che elaborato, eppure sufficiente a darci un'idea di come il team di sviluppo vuole strutturare la progressione. Alternando azione ed esplorazione, e puntando sull'utilizzo dei gadget ritrovati dal protagonista, Hob assomiglia un po' a Zelda e - nella marcata attenzione per il backtracking e nello svolgimento generalmente lineare - un po' a Metroid. Se la varietà di situazioni dovesse essere sufficiente a supportare un buon numero di ore di gioco, Runic potrebbe avere per le mani un prodotto davvero interessante.

Hob I giochi di un telecamera che si spinge, curiosa e indiscreta, ad esplorare gli anfratti del mondo di gioco, un cell-shading pieno ed espressivo, uno stile fiabesco ed un'atmosfera trasognata. Ma soprattutto un gameplay che insegue i grandi classici dell'action adventure, collocandosi in un settore di mercato ultimamente tutt'altro che affollato. Sono queste le caratteristiche di Hob, nuovo progetto dei creatori di Torchlight: un titolo coraggioso, che sa farsi notare immediatamente. Il primo contatto è più che positivo, la speranza è che l'avventura sia longeva, varia e duratura.

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