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Provato How to Survive 2

Abbiamo messo le mani sulla versione Early Access di How to Survive 2, nuovo capitolo della serie a base di zombie e crafting. Il titolo, purtroppo, mostra dinamiche di gioco troppo acerbe e ripetitive.

provato How to Survive 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Angelo De Martini Angelo De Martini è un famelico appassionato di videogiochi, dategliene uno di qualsiasi genere e ne farà un boccone in compagnia del suo fidato PC. Se potesse scapperebbe con lui in Giappone, continuando ad amare la scrittura e a videogiocare come un matto. Lo potete trovare su Facebook.

Riproposto in tutte le salse ed in un numero spropositato di edizioni speciali, il primo How to Survive è proponeva un'esperienza a cavallo tra il survival post-apocalittico (con qualche spunto da RPG) e l'action game isometrico. Pur con i suoi evidenti difetti, il titolo riuscì a catturare il consenso della stampa e dei giocatori, ergendosi come uno dei migliori indie a base di zombie degli ultimi tempi. Proprio da pochi giorni è stata resa disponibile la versione Early Access di How to Survive 2, e noi ci siamo subito fiondati su Steam per provarla con mano.

Sopravvivere, nei videogiochi, non è sempre divertente

How to Survive 2 comincerà proprio laddove abbiamo lasciato il primo capitolo della serie: il letale virus capace di tramutare gli uomini in zombie si è ormai diffuso oltre i confini dell'arcipelago di Los Riscos, dando luogo ad una pandemia globale che ha messo alle strette l'intera razza umana. In molti cercano di sopravvivere realizzando strumenti di fortuna con le poche risorse recuperate nel nuovo, caotico mondo che li circonda. Anche noi, nei panni di uno dei sopravvissuti della Louisiana,dovremo procurarci acqua e cibo per mantenere gli indicatori della sete e della fame ad un livello accettabile, e sfruttare ogni risorsa che ci capiterà a tiro per migliorare la nostra dotazione e realizzare un accampamento sicuro dove accogliere i vari superstiti che incontreremo sul nostro cammino. Al nostro fianco troveremo l'eccentrico Kovac (già presente nel primo How to Survive), che con il suo bizzarro accento russo ci guiderà attraverso tutte le missioni della campagna single player, fornendoci i preziosi aiuti che via via forgeranno il nostro spirito.
Selezionata una nuova partita verremo subito catapultati in gioco, senza che ci venga offerta alcuna opzione di personalizzazione per il nostro avatar digitale (probabilmente questa mancanza verrà colmata con le prossime patch). Proprio per questo motivo che ci siamo ritrovati alla guida di un omaccione ambiguo con la faccia pitturata di bianco e nero, che vagamente ci ha ricordato uno dei bizzarri abitanti delle Wasteland di Mad Max; salvo indossare dei bermuda e una t-shirt piuttosto colorati. Superato questo piccolo scoglio estetico, verremo immediatamente accolti da Kovac nel suo bunker sotterraneo, che fin da subito fungerà da hub attorno al quale potremo costruire progressivamente il nostro campo base, e da cui verremo teletrasportati direttamente verso le aree destinate allo svolgimento delle missioni offerte dal gioco. Queste zone, che varieranno dalle spietate paludi del delta del Mississippi alle strade abbandonate del quartiere francese di New Orleans, saranno riempite con decine di zombie sempre pronti a sbarrarci la strada per il raggiungimento degli obiettivi di missione. Saranno proprio questi ultimi a mettere in mostra i limiti più evidenti di How to Survive 2: che sia per recuperare una determinata risorsa o per salvare un NPC in difficoltà, lo svolgimento di ogni missione restituirà quasi sempre il medesimo retrogusto insipido, a causa di un gameplay poco profondo e dinamiche di gioco che andranno ripetute fino allo sfinimento per l'intera durata dell'avventura. In qualsiasi area approderemo, nel mezzo di una foresta o in piena città, dovremo procedere attirando in combattimento solo un paio di zombie alla volta per poi massacrarli con un singolo attacco ripetuto e proseguire con quelli immediatamente successivi. Le uniche variazioni saranno offerte dai pattern d'attacco di alcune creature speciali, come i cervi infetti o gli zombie "boomer", che richiederanno lo sfruttamento oculato dello sprint per mandarne a vuoto gli attacchi frontali e guadagnare una piccola finestra di tempo per attaccare. La maggior parte delle problematiche, comunque, saranno causate da un sistema di combattimento troppo debole e poco articolato. Nonostante il titolo cerchi, esattamente come il suo predecessore, di offrire la possibilità di craftare un arsenale di armi melee molto vasto e diversificato nelle statistiche d'attacco (divise fra danni e potenza d'arresto), il combattimento corpo a corpo non riesce mai a restituire un buon feeling dei colpi, anche a causa di un numero davvero troppo risicato di animazioni. Leggermente migliori saranno le sensazioni avvertibili una volta che saremo entrati in possesso di un arco o di una balestra, grazie ad un sistema di combattimento dalla distanza leggermente più divertente ed efficace. Il tutto funzionerà come in un tipico shooter twin-stick: con lo stick sinistro dovremo gestire i movimenti del personaggio, mentre per prendere la mira dovremo orientare lo stick destro verso la direzione in cui vorremo scoccare la freccia. Inoltre, una volta messo nel mirino uno zombie, su di esso apparirà un indicatore circolare con la classica asticella semovente da fermare con tempismo all'interno di una piccola porzione colorata, così da sferrare il colpo con il danno più alto. Per aggiungere qualche ulteriore stimolo all'incedere, potremo ripetere ogni missione con un livello di difficoltà più alto, così da doverci confrontare con un maggior numero di zombie leggermente più veloci e che ci faranno ottenere, a fine missione, una ricompensa in punti esperienza superiore


Early Access, nel bene e nel male

Dopo avervi svelato la maggior parte delle problematiche che minano l'anima più action di How to Survive 2, possiamo finalmente concentrarci sul sistema di progressione e crafting. Così come il combat system, anche le abilità da sbloccare difficilmente potranno dare un tocco di brio alle dinamiche di gioco. Potremo sbloccare unicamente abilità passive, i cui effetti, se pur innegabilmente vantaggiosi (come quelli che rallenteranno il consumo degli indicatori della fame e della sete), non contribuiranno a vivacizzare il gameplay. Inoltre, le modalità e i requisiti con cui potremo spendere i punti esperienza ci sono parsi inutilmente complicati. Per aumentare il livello di una qualsiasi skill non solo dovremo spendere per quattro volte una quantità predefinita di punti esperienza, ma prima dovremo necessariamente aumentare il livello del personaggio (sempre investendo punti esperienza), che a sua volta richiederà di aumentare il livello del campo base. Insomma, ci siamo dovuti scontrare con una catena di requisiti che, a conti fatti, sembra essere stata introdotta semplicemente per costringere il giocatore ad accumulare esperienza ripetendo fino allo sfinimento le missioni già completate.
Va un po' meglio per il sistema di crafting, che come abbiamo accennato precedentemente sarà ricco e ben variegato, con tante combinazioni da scoprire (tramite la creazione di nuove strutture per l'accampamento) e svariati oggetti offensivi e difensivi da creare per migliorare la nostra efficienza in combattimento. Nel campo base, sempre investendo le risorse accumulate durante le missioni, potremo realizzare delle strutture che ci permetteranno di produrre in autonomia i vari consumabili e di accogliere nuovi superstiti. Purtroppo, tutti i nostri tentativi di unirci ad una partita co-op online con altri 3 giocatori, dove avremmo potuto testare con più efficacia la validità della progressione e l'utilità del campo base, si sono sempre risolti con un buco dell'acqua, probabilmente a causa della mancanza di utenti sui server di gioco.

Anche dal punto di vista tecnico il titolo è ancora molto acerbo, con un aliasing evidente in ogni scenario (soprattutto in quelli con una ricca vegetazione) e una qualità globale delle texture e della mole poligonale ancora molto deludente. Inoltre, il design degli scenari è troppo scialbo e riciclato, incapace persino di differenziare una camera da letto da un negozio di armi da fuoco (non è uno scherzo!).

How to Survive 2 Negli anni, giocando ad innumerevoli titoli appartenenti al genere survival, c'è una cosa che ho imparato più di ogni altra: non basta un sistema di crafting ricco e profondo per riuscire a dare forma ad un survival post-apocalittico in grado di reggersi da solo sulle sue gambe. Ci vogliono un contesto verosimile e un sistema di combattimento gratificante, che sappiano trasmettere la sensazione attanagliante di una sopravvivenza messa alle strette, ma anche trasmettere la soddisfazione nel superare indenni i momenti di particolare difficoltà. Ci vuole una progressione che, attraverso le piccole sfumature del contesto e i giusti dettagli sparsi per l'ambientazione, sappia raccontare gli aspetti più drammatici o quelli più bizzarri dell'apocalisse zombie. Ecco, tutti questi aspetti in How to Survive 2 al momento mancano quasi completamente, a causa anche di una ripetitività di fondo che finisce per asfissiare persino le poche buone potenzialità del titolo. Non ci resta che attendere le prossime patch sperando in nuove aggiunte e profondi miglioramenti al combat system, con un occhio di riguardo alla modalità co-op a 4 giocatori, la quale, a detta degli sviluppatori, garantirà l'esperienza di gioco più interessante e appagante.

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