I Pilastri della Terra Provato

I Pilastri della Terra, best seller dell'autore britannico Ken Follett diventa un'avventura punta e clicca ad episodi firmata Daedalic

provato I Pilastri della Terra
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  • Xbox One
Enrico Spadavecchia Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Tradotta in 30 lingue diverse, con 14 milioni di copie vendute in tutto il mondo, divenuta ispirazione per una miniserie prodotta da Ridley Scott e persino un musical in lingua danese, l'opera più celebre di Ken Follet era tuttavia l'ultimo libro che ci si aspettava di veder tradotto in pixel.
È sempre un piacere quando la letteratura incontra il videogioco, soprattutto quando si tratta di avventure grafiche: stavolta il merito è di Daedalic, che di avventure grafiche ne sa qualcosa.

Costruisci la tua cattedrale in sole 3 uscite. Da Hobby & Work.

Inghilterra, XII secolo: Enrico I muore senza aver dato alla luce eredi maschi, e il trono è conteso dalla figlia Matilde e il nipote Stefano; il popolo nell'immaginaria cittadina di Kingsbridge, piegato dalla miseria, assiste inerme alla crisi dinastica, mentre nobili assetati di potere e ambiziosi uomini di chiesa cercano di assicurarsi un posto privilegiato nel regno che verrà; nel frattempo Tom Builder, un mastro costruttore, è in viaggio per i boschi in cerca di lavoro che gli permetta di sfamare la moglie Agnes, i due figli, e il terzo pargolo in arrivo, e nello stesso tempo onorare il suo cognome costruendo una maestosa cattedrale. Queste le premesse della vicenda narrata, operando una semplificazione estrema della mastodontica opera di Follett.
Il punta e clicca proposto da Daedalic sembra un canonico adventure, almeno sulle prime battute, abbastanza familiare a chi al genere è affezionato. Tuttavia gli sviluppatori tedeschi ci tengono a sottolineare quanto questo rappresenti il titolo della svolta, la grande scommessa che si spera permetta loro di fare il salto di qualità, e lo fanno principalmente affinando il disegno, ma anche inserendo variazioni al gameplay classico dei punta e clicca precedentemente offerti.
Pillars of the Earth, oltre ad essere l'adventure graficamente meglio realizzato da Daedalic, è infatti anche il più atipico. Quando approcciamo un punta e clicca è scontato aspettarsi la presenza del tasto "guarda", quello che fa parlare il personaggio fra sé e sé, indirizzando il giocatore verso le giuste interazioni; qui la feature scompare, lasciando il posto ad un sistema che meglio si mescola con la costante narrazione: un testo in grigio, non ripetuto dal doppiatore, rivela i pensieri del personaggio riguardo l'oggetto scelto, senza interrompere il flusso narrativo, sostenuto da un parlato piuttosto presente. Ci siamo imbattuti anche in qualche QTE, mentre eravamo intenti a cacciare con una fionda, ad accendere un fuoco nel bosco, o a sottrarre di soppiatto un oggetto, e tutte le volte ci è stato chiesto di cliccare nel momento giusto, mentre un cursore oscillava ad una certa velocità su una barra colorata. La vera novità è rappresentata però dalle scelte, elemento che in fase di sviluppo ha destato più di una perplessità, fino a diventare un vero incubo per chi temeva per la fedeltà al libro. Come promesso dagli sviluppatori, però, gli eventi chiave rimangono pressochè invariati, ma è data la libertà al giocatore di cambiare alcuni eventi secondari legati ai personaggi principali e plasmare le sottotrame in maniera più o meno consapevole. Qualche perplessità resta, perchè nella prima parte dell'avventura, che abbiamo divorato in sole 5 ore, non è stato possibile valutare l'efficacia degli effetti a lungo termine delle decisioni prese, nè valutare complessivamente la validità dell'intero sistema di scelte.

Il cambio di medium necessita, per forza di cose, di una riscrittura, e in questo caso il lavoro svolto è eccellente, sia nei dialoghi che nella caratterizzazione dei personaggi. A supporto dell'ottima scrittura vi è un'altrettanto valida direzione artistica, che è riuscita nel migliore dei modi a donare la giusta profondità ai fondali e un'adeguata espressività ai volti dei protagonisti, pur non abbandonando un tratto morbido e quasi cartoonesco. L'adattamento proposto da Daedalic sorprende anche per un comparto sonoro una spanna sopra rispetto alle precedenti produzioni del team tedesco, con una colonna sonora più che godibile e un'opera di doppiaggio ben curata, che coinvolge persino un ospite d'eccezione quale lo stesso Ken Follett. L'esperienza di gioco in questa prima parte del gioco, che rappresenta solo un terzo dell'opera completa, sembra quasi un lungo prologo ai fatti che seguiranno, una pacata anticipazione delle violente e sanguinose vicende (come la grossa M nell'ESRB sta a testimoniare) alle quali il giocatore si troverà ad assistere negli aggiornamenti a seguire. Intriga e affascina, con la stessa forza del romanzo storico, quella capace di inghiottire chiunque gli si avvicini, anche se tanto estraneo alle tematiche trattate e ai luoghi in cui si svolgono.

Basta qualche scambio ben scritto, il rivelarsi di qualche oscura macchinazione politica o l'immancabile storia d'amore ostacolata dai potenti, perchè ci si ritrovi presto schiavi di un racconto il cui fulcro narrativo principale ruota attorno all'architettura sacra nel XII secolo.
Seppur godibile, I Pilastri della Terra, al termine del primo capitolo, lascia alcune grosse perplessità, oltre a quelle già citate, per lo più riguardanti un'eccessiva flemma nelle fasi esplorative/investigative e in alcuni dialoghi, e alla pressochè totale assenza di vere sfide per il giocatore. Non abbiamo incontrato enigmi ambientali, nè interazioni degne di nota che coinvolgessero gli oggetti nell'inventario: l'interazione è quasi tutta circoscritta alle scelte nelle linee di dialogo e ad un investigare sin troppo pilotato; tutto ciò che faremo sarà giusto, quindi, ai fini della mera progressione, e ciò spinge la nuova fatica di Daedalic pericolosamente vicina al confine che separa l'avventura grafica dal racconto interattivo, scontentando sin da subito chi sperava in un approccio meno passivo da parte del giocatore. Con queste doverose premesse, non possiamo che rimandare un giudizio più lucido sul sistema di gioco, almeno finchè non sarà chiara l'entità delle conseguenze delle nostre azioni sul lungo termine.

I Pilastri della Terra Pillars of the Earth è senza dubbio l’opera più raffinata di Daedalic. È anche la più ambiziosa e la più bella da vedere. Il team tedesco ha scelto la via della pubblicazione ad episodi, promettendo di fare il possibile perchè i tempi fra le 3 uscite non si dilatino più di tanto. Al termine del primo “libro”, ci ritroviamo di fronte ad un’avventura grafica punta e clicca ben scritta, ben disegnata, e anche piuttosto coraggiosa. La scelta di circoscrivere le interazioni quasi esclusivamente alle scelte nei dialoghi rischia di scontentare più di un amante delle avventure di stampo classico, ma se le promesse dagli sviluppatori verranno mantenute, potremmo essere di fronte ad un punto di svolta nell’altalenante rapporto fra letteratura e videogiochi, un nuovo modo di riscrivere i best seller attraverso il videogioco. Peccato che allo stato attuale non si abbiano abbastanza parametri per valutare gli effetti delle scelte del giocatore sulla trama, e in che modo ne risentirà la riscrittura.

CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

  • CPU: Intel Core i7 7700K
  • RAM: 32 GB DDR4
  • GPU: NVIDIA GeForce GTX 1080 Ti

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