Provato Jotun

Seguendo le orme di Shadow of the Colossus (o forse sarebbe meglio citare il più recente Titan Souls), Thunder Lotus Games prova ad assemblare un action game d'altri tempi, intriso del fascino della mitologia norrena.

provato Jotun
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    Disponibile per:
  • Wii U
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Domenico Musicò Domenico Musicò ha un motto: "È più facile spegnere la luce dentro se stessi che disperdere le tenebre tutt'intorno". Col tempo ha capito di avere ragione, ma è disponibile a cambiare ancora idea. Chiedetegli consigli sulla musica prog, l'horror e tutto ciò che vi passa per la testa su Facebook e Google Plus.

Le terre ghiacciate del Niflheim sono desolate, nebbiose e spietate. Nella "Regione Invernale" ad esse ispirata, messa a disposizione nell'alpha di Jotun, l'atmosfera di vuoto perenne è avvertibile e opprimente, e non sembra esserci alcuna forma di vita che possa mitigare questa straziante vacuità. Secondo la mitologia norrena il Niflheim è suddiviso in diversi livelli, uno dei quali è dedicato a coloro ai quali non è stato possibile accedere al Valhalla per via di una morte ingloriosa. Thora è una guerriera vichinga perita in battaglia con disonore, e per ascendere al Valhalla deve dimostrare tutto il suo valore agli dei, cinici e difficilmente impressionabili. Galleggiando in questo limbo glaciale, Thora cerca di compiere il proprio destino ancora nebuloso e in divenire, al quale è legato il superamento di ardue battaglie contro gli Jötunn, giganti che rappresentano le forze selvagge e distruttive del caos primordiale.

Conquer the cold

La storia di Thora, che racconterà la vita e l'ignominiosa morte della guerriera, verrà tracciata con attenzione solo nella versione finale del titolo. L'idea della "caduta" non sarà l'unico leitmotiv dell'opera di Thunder Lotus Games, che darà invece ampio spazio anche ad una storia di rivincita e di rivalsa verso i propri fallimenti. E si svilupperà durante il percorso di affannosa ricerca dei Jötunn, insolenti oppositori degli dei. In questo senso, non è difficile né azzardato accostare la progressione di gioco a quella già vista nel sontuoso Shadow of the Colossus, che alternava le fasi di esplorazione a cavallo di Agro con le battaglie titaniche e indelebili contro i colossi. In Jotun però non avrete alcun tipo di compagnia, ed esteticamente la realizzazione del mondo di gioco è parecchio differente, visto che gli scenari e i personaggi sono interamente disegnati a mano. Oltretutto, bisogna considerare che la visuale è una via di mezzo tra le inquadrature dinamiche a volo d'uccello e quelle isometriche.
Durante la nostra prova, nella mastodontica piattaforma di ghiaccio galleggiante che fungeva da hub, erano state sbloccate solo due macro aree da dover esplorare a fondo per trovare le due rune di Isa, utili ad aprire la via che portava all'arena presenziata dal primo boss: il Gigante dell'Inverno.

La prima zona, interamente dedicata all'esplorazione, era composta da una sconfinata lastra gelata con dislivelli e asperità della superficie. Di tanto in tanto un immenso mostro marino emergeva lentamente dal basso, sfondando il terreno con forza inaudita. L'ascia da guerra in dotazione a Thora, in queste fasi, è stata completamente inutile; bisognava solo perlustrare uno scenario tutto sommato vuoto e giungere infine sulla piattaforma in cui si trovava la prima runa, potendo scegliere poi se fare la stessa strada a ritroso o teletrasportarsi all'hub centrale.
La seconda area, sebbene priva di nemici e sulla falsariga della prima, presentava delle sporadiche raffiche di vento capaci di far calare rapidamente la barra dell'energia; bisognava pertanto muoversi con grande rapidità mentre cercando disperatamente un riparo, e ripetere le stesse azioni fino ad arrivare alla seconda e ultima runa.
Niente di troppo complicato o esaltante, in verità. Ma una volta varcato il grande portone ed essere entrati nell'arena che ospitava il Gigante dell'Inverno, Jotun si è trasformato in qualcosa di completamente diverso.

Il ruggito del colosso

L'ultimo spezzone di gioco è stato indubbiamente quello che ha mostrato la parte migliore di Jotun. A differenza delle fasi esplorative tormentose e vuote, la prima boss fight è quanto di meglio ci si potesse aspettare, sia per la buona calibrazione della difficoltà, sia per il bilanciamento generale del combattimento. Da quanto visto in questa versione preliminare, Thora non è capace di effettuare alcun tipo di combo, dovendosi limitare dunque a un attacco leggero e uno pesante che richiede un tempo di caricamento variabile. Non c'è alcun modo di parare i colpi ricevuti ma è sempre possibile effettuare una capriola, mossa che si è rivelata molto utile durante lo scontro, soprattutto quando il gigante stordito sta per crollare rovinosamente addosso alla protagonista, o quando bisogna giocoforza evitare i pericolosi attacchi ad area che si espandono a gran velocità. Per abbattere il Gigante dell'Inverno, ben animato e disegnato in modo da non risultare mai fuori contesto rispetto allo scenario, non è bastato di certo un solo tentativo.

Studiare i pattern di attacco è un sacrificio al quale bisogna sottostare obbligatoriamente, prima di capire in quale modo è possibile avere la meglio, in special modo perché il combattimento prevede una seconda fase che cambia radicalmente le carte in tavola. Basti considerare che il terreno diventa incredibilmente scivoloso e che l'ira del gigante, ormai in pieno stato di berserk, lo spinge a ripetere in modo quasi convulso gli attacchi più pericolosi. Il buio calato d'improvviso nella zona, inoltre, non permette di scorgere le ombre che delimitano le aree d'attacco; diventa quindi consigliabile causare danni al boss colpendo grosse stalagmiti che si staccano dal terreno per arrivare addosso al gigante, a cui bastano un paio di colpi per infrangere i sogni di gloria di Thora. C'è insomma un gran bel senso di sfida durante le boss fight, che bilanciano il sostanziale anonimato delle sezioni di esplorazione.
La versione finale di Jotun avrà altre quattro regioni, ciascuna delle quali conterrà diversi livelli da esplorare e un boss da abbattere. Il numero ci sembra tutt'altro che cospicuo, e visto che la Regione Invernale ci ha portato via - boss escluso - una mezzoretta scarsa, bisogna verificare se il resto sarà sufficientemente articolato o se tutto si ridurrà a una sorta di caccia alle rune, che limiterebbe di molto quel senso di scoperta graduale che Jotun tenta di costruire.

Jotun Seguendo le orme di Shadow of the Colossus (o forse sarebbe meglio citare il più recente Titan Souls), Thunder Lotus Games prova ad assemblare un action game d'altri tempi, intriso del fascino della mitologia norrena. A dispetto delle ottime boss fight, Jotun ha delle sezioni interamente votate all'esplorazione che proprio non convincono. Gli sviluppatori devono lavorare maggiormente sulla densità degli scenari, ancora troppo scarni e anonimi, e renderli più interattivi di quanto siano apparsi in quest'alpha. Buono il lavoro svolto finora su Unity, che dimostra di essere un motore molto versatile anche per progetti particolari e artisticamente ispirati come Jotun.