Provato Jotun

L’action-adventure di Thunder Lotus Games varca le soglie della fase beta, compiendo un altro passo decisivo verso l’agognato - ma forse ancor troppo distante - Valhalla videoludico.

provato Jotun
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii U
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

Poco più di un mese fa abbiamo accolto all'interno delle nostre pagine Jotun, action esplorativo ammantato del fascino mitologico scandinavo che fa leva sul medesimo conflitto tra uomo ed esseri soprannaturali reso così ludicamente efficace da opere quali Titan Souls e, per chi ama partire da lontano, dal mai troppo osannato Shadow of the Colossus. In quel primo hands-on abbiamo dato il via al viaggio di Thora, vichinga caduta in battaglia con disonore, ora anima penitente forzata al Ginnungagap, il purgatorio cosmico dove chi immeritevole di varcare le soglie del Valhalla è suo malgrado costretto a stazionare. Per impressionare gli dei e sperare in un'ascesa definitiva, la guerriera ha in principio percorso le fredde e disabitate lande del Niflheim e poi affrontato lo jötunn dei ghiacci, uno dei giganteschi demoni che, secondo il folklore popolare nordico, si oppongono con insolenza alle divinità fin dall'alba dei tempi. L'entrata recente del titolo in closed beta ci ha svelato un'ulteriore porzione geografica di questo limbo dalle atmosfere squisitamente fantasy: il Nidavellir, un underworld abitato da creature maestose e, soprattutto, custodito da nani minatori pronti a far gruppo per ostacolare in tutti i modi la nostra incessante avanzata.

Viaggio al centro della terra

Lasciandosi alle spalle le spoglie del glaciale colosso Isa e la desolazione del suo regno innevato, il secondo mondo di gioco si sposta su tinte cromatiche assai più smorzate, laddove è la cupezza del sottosuolo a espandersi dalle cavità rocciose delle profonde caverne qui rappresentate. Proprio come durante l'esplorazione del Niflheim, l'utente è chiamato a perlustrare le due sub-location che compongono la nuova regione alla ricerca delle portentose rune in grado di aprire l'ingresso all'arena del jötunn di turno, in questo caso Fé, la spettrale regina delle spelonche. La prima prova ci ha condotto tra i resti di quella che ha tutta l'aria d'essere un'antica cittadella distrutta, presa d'assedio da frotte di burberi scavatori evidentemente attratti dai tanti tesori celati dai tunnel incavati nella pietra; la seconda, che si è svolta sullo sfondo della tana di un'elegante dragonessa, ha visto invece Thora fare surf sopra le fronde massicce di piante secolari, in una discesa resa ardua dalla caduta ricorrente di massi dal soffitto. Se l'alpha di Jotun era già stata sufficientemente esaustiva nel dimostrare le meraviglie audiovisive di cui il gioco è capace allorché messo in moto, questa nuova build è stata semplicemente una bellissima conferma. L'opera, lo ricordiamo, è anzitutto prezioso lavoro d'artigianato videoludico, con personaggi e scenografie totalmente disegnati a mano. Non di rado, nel corso del nostro girovagare, ci siamo sentiti quasi in dovere di soffermarci ad ammirare gli sbalorditivi scorci animati in lontananza, di tanto in tanto favoriti dalla stessa camera virtuale con adeguate carrellate all'indietro, espediente che mostra altresì il nostro personaggio piccolissimo e solo dinanzi a scenari particolareggiati e all'apparenza fuori scala. Un espediente, appunto, poiché ogni ambientazione è in realtà sempre ben delimitata da confini invalicabili, lontana da quella parvenza di open world che i fantastici sfondi potrebbero lasciare ad intendere. I livelli sono comunque discretamente estesi, il che, purtroppo, stride parecchio con la sostanziale assenza di compiti da adempiere all'interno degli stessi. Della caccia alle rune abbiamo già accennato, ed è inoltre d'uopo cogliere alcuni pomi dorati per allungare la barra della vita di Thora e scovare le mastodontiche statue delle divinità, nei pressi delle quali è possibile acquisire speciali poteri sovrumani dagli usi ed effetti limitati nel tempo. Per il resto, il lato adventure della produzione si riduce a un viavai perlopiù fine a se stesso, dove l'incedere lento della vichinga, appesantita dalla grossa ascia che si porta sempre appresso, non aiuta a vivacizzare un ritmo di gioco che ci è parso fin troppo compassato.

Non sembrano giovare alla giocabilità nemmeno i pochissimi puzzle intercettati lungo gli stage, costretti a un'interazione con l'ambiente pressoché nulla, dove quasi nessun oggetto sul percorso è distruttibile e tutto dà l'idea di un bellissimo affresco che non vuole però esser sfregiato in alcun modo dalle nostre azioni. Rispetto alla location delle nevi, scevra di scontri con gli NPC fino al faccia a faccia con Isa, il setting sotterraneo si è mostrato invece piuttosto affollato, spingendoci a fare i conti con i summenzionati minatori, dai quali siamo stati attaccati in mischia in non più di un paio d'occasioni. A proposito del corpo a corpo, comunque, siamo rimasti ben più soddisfatti dalla consueta boss fight finale con il gigante. Rispetto al primo jötunn, però, Fé si è dimostrata avversaria realmente temibile, essendo tra l'altro in grado di evocare decine di alleati barbuti direttamente dal terreno, innocui quando isolati ma letali se chiamati all'adunata dalla feroce sovrana. Diversamente da Titan Souls, suo giovane e ideale consanguineo, Jotun prevede più punti ferita sia per la protagonista che in favore del gargantuesco avversario, sebbene i colpi inflitti dalla divinità malevola saranno sempre assai più incisivi rispetto a quelli che il giocatore saprà mandare a segno. Nondimeno, la lotta è sempre fondata sullo studio attento dei pattern del nemico, sullo sfruttamento del campo di battaglia e sul corretto impiego dell'elementare sistema d'input a disposizione del nostro avatar, di base comprensivo di un attacco orizzontale leggero e uno verticale più possente, da caricare alla bisogna. Le sopraccitate abilità speciali diventano altresì rilevanti per sottomettere l'antagonista con sforzi leggermente più contenuti; la loro ricerca e acquisizione dà quindi minima giustificazione ludica al vacuo peregrinare di Thora, pur non diminuendone, purtroppo, il tangibile tedio diffuso.

Jotun La beta di Jotun ci ha infine congedato comunicandoci le principali feature con cui la versione finale verrà arricchita -tre regioni aggiuntive, altrettanti jötunn e il racconto completo del passato di Thora- nonché il periodo fissato per la definitiva release, un generico settembre 2015. Un lasso di tempo che temiamo essere insufficiente per ovviare ai problemi alla base della formula di gameplay, la quale, in estrema sintesi, pecca di un eccessivo sbilanciamento a favore delle intense ma brevi sfide coi boss, laddove l’esplorazione - rappresentante i due terzi dell’intera esperienza - pare costretta a setting sì artisticamente fascinosi, ma troppo poveri in termini di gioco nudo e crudo. Il Valhalla digitale, dunque, è un traguardo ancora lontano, che Thunder Lotus Games dovrà sudarsi nell’arco del prossimo -speriamo intenso- mese di sviluppo. E l’utenza, si sa, è un giudice ben più difficile da impressionare rispetto al solito manipolo di dei altezzosi.

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