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Provato Just Cause 3

Più grosso, più bello, più esplosivo. Avalanche cambia arcipelago ma la distruzione è ancora al centro delle avventure di mr. Rodriguez, in un ritorno che sembra voler ribadire i punti di forza del predecessore.

provato Just Cause 3
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

È stato proprio con Just Cause 2 che i ragazzi di Avalanche Studios si sono resi conto di avere tra le mani un brand potenzialmente (e letteralmente) esplosivo. Ben prima che gli youtuber e lo streaming cambiassero per sempre il modo in cui una buona parte dell'utenza si rapporta ai videogiochi, le pirotecniche imprese di Rico Rodriguez già facevano scuola in tal senso, consegnando nelle mani dei giocatori una "piattaforma" con cui tentare le acrobazie e le imprese più assurde, per poi mostrarle al mondo dicendo "hey, questo l'ho fatto io". Su PC poi, il gioco ha addirittura avuto una vera e propria seconda vita, espandendosi con diverse mod, tra cui una - apprezzatissima - in grado di permettere la condivisione online dell'esperienza. Insomma, il brand creato da Avalanche è riuscito a trasformare la sua apparente mancanza di personalità (protagonista da medio action movie, storia inesistente, ambientazioni già viste) in un punto di forza straordinario, invitando i giocatori a ignorare quasi del tutto i contenuti principali e a dedicarsi solo ed esclusivamente a generare caos in un mondo senza regole, sempre con l'aiuto del geniale rampino. Accompagnati dai ricordi di macchine attaccate alla coda di jet supersonici siamo volati ad Amburgo grazie ad un invito di Koch Media, intenzionati a scoprire come i cinque anni che ci separano dal secondo capitolo siano stati investiti dagli sviluppatori svedesi, e di che pasta sia davvero fatto Just Cause 3.

Altro giro, altra isola

Questa volta, la vicenda è strettamente personale. Dopo aver accumulato sufficiente addestramento e risorse durante la liberazione di Panau, Rico si sente finalmente pronto per fare strada verso un altro arcipelago, quello di Medici (gli anglofoni si ostinano a pronunciarlo con l'accento sulla prima "i", ma non ci facciamo convincere), un ritorno che sente come molto personale. Non solo infatti tra le isole di Medici Rico è nato, ma proprio lì ha fatto per la prima volta esperienza della dittatura, e di tutto quello che essa porta con sé. Il gruppo paramilitare guidato dal malvagio Di Ravello (sì, avete capito che gli Avalanche hanno deciso di utilizzare "nomi italiani a caso", non senza un pizzico d'ironia) stringe le bellissime isole in una morsa che contrasta con le meraviglie naturali. Se infatti l'arcipelago di Panau si ispirava in parte all'Indonesia e alla Malesia, questa volta i ragazzi di Avalanche hanno deciso di farci fare un giro vicino casa, dando alla nuova ambientazione un sapore decisamente mediterraneo, con deja vu a dire il vero molto ampi, che passano in un batter d'occhio dalle colline toscane ai campi di lavanda della Provenza. Un panorama che ci ha ricordato a tratti quello proposto dal recente Forza Horizon 2, sebbene qui l'intrattenimento sia di tutt'altro genere. Per quanto il tema della vendetta possa infatti riservare qualche interessante sorpresa, non abbiamo dubbi sul fatto che Just Cause 3 non sarà un'esperienza devota alla qualità narrativa, quanto piuttosto attentissima a dare al giocatore il maggior numero di strumenti per scatenare il caos. E proprio di quest'ultimo è stata fatta la nostra prova di circa un'ora: tutte e tre le grandi isole sbloccate e liberamente esplorabili, nessuna missione principale tra i piedi, e una gran voglia di mettere al prova i nuovi giocattoli di mr. Rodriguez.


Al lavoro ci vado in tuta. Alare.

La combinazione rampino/paracadute rappresentava il vero tocco di genio di Just Cause 2, capace di trasformare un apparente ed ennesimo "clone di GTA" in un'esperienza unica nel suo genere, animata quasi da uno spirito da videogame sportivo, in grado di spingere il giocatore a compiere folli acrobazie solo per il gusto di farlo (e mostrarlo). Proprio da qui riparte Just Cause 3, abbracciando senza vergogna la classica antifona del "più grosso, più bello, più esplosivo". Si comincia con un tris di novità che riguardano sia i due strumenti più rappresentativi del precedente episodio, sia una completa new entry. Il paracadute è stato rivisto in maniera piuttosto sottile, a dire il vero, ma comunque importante per il gameplay: basta ondeggiare per qualche secondo appesi ad esso per rendersi conto di come la discesa sia ora molto più stabile e controllata, e prendere la mira con le armi risulti decisamente più comodo. A presentare vere novità è comunque il rampino. Al di là di alcuni aspetti cosmetici (come una rappresentazione nettamente più convincente della corda - sebbene ancora non dotata di una simulazione della fisica dedicata - e del suo punto di aggancio sul gilet tattico di Rico), il dato più importante è la possibilità di collegare fino a tre oggetti contemporaneamente, utilizzando altrettante sezioni di fune. Considerando il modo molto rapido ed intuitivo con cui è possibile legare tra loro i vari elementi dello scenario (e parliamo proprio di qualunque cosa, dai veicoli, ai nemici, agli inermi cittadini, passando per bidoni pieni di carburante e detriti), questo apre ad uno scenario molto ampio di possibilità, e, ancora una volta, si tratta di uno strumento che starà ai giocatori più creativi mettere a frutto nel migliore dei modi. Non manca, naturalmente, la possibilità di controllare la tensione della corda da remoto, all'occasione tendendola e riavvicinando violentemente gli oggetti tra loro collegati.

Anche in questo caso, i risultati possono essere sorprendentemente esplosivi, e non abbiamo dubbi sul fatto che scateneranno la creatività dei giocatori. Arriviamo infine alla vera new entry, che prende le forme di una tuta alare integrata nell'abbigliamento tattico di Rico, e attivabile alla semplice pressione di un tasto. Se già utilizzata da sola questa può aumentare notevolmente la mobilità e accorciare le distanze, il suo vero potenziale si esprime quando la si utilizza in combinazione con rampino e paracadute, sfruttando l'elevazione e la spinta per planare a grande velocità. Così come valeva per il secondo capitolo, l'eccezionale mobilità di Rico giunge ad un prezzo, che si traduce in una curva d'apprendimento non proprio immediata. Chiunque abbia familiarità con il predecessore dovrà semplicemente abituarsi alla tuta alare, mentre per i nuovi arrivati occorrerà più tempo per trarre il meglio dagli strumenti offerti. D'altro canto, proprio questa necessità di acquisire dimestichezza con i controlli rappresenta uno dei punti di forza del gameplay, destinato a spronare i giocatori a migliorarsi di continuo, a creare combo perfette con i tre strumenti principali, e a spostarsi senza mai toccare terra. Se, come vedremo a breve, la componente shooter e - apparentemente - la progressione non hanno subito particolari modifiche rispetto al passato, possiamo affermare con relativa certezza che ancora una volta la saga di Just Cause sta puntando tutto sulla creatività dei giocatori e sulla voglia di scatenare il caos, migliorando a lato il sistema di Sfide, che sembra essere destinato ad occupare un ruolo importantissimo nell'offerta ludica.

My name is Rodriguez, Rico Rodriguez

Come già accennato, la nostra prova diretta si è svolta sulla quasi totalità della (grandissima) mappa, priva però delle missioni legate alla trama, sulle quali gli sviluppatori preferiscono ancora mantenere il riserbo. Abbiamo tuttavia avuto modo di intuire come i progressi in Just Cause 3 non saranno poi così dissimili da quelli del predecessore: ancora una volta, il compito principale di Rico sarà quello di liberare progressivamente le varie regioni in cui è diviso l'arcipelago di Medici, distruggendo gli strumenti di oppressione posti ovunque da Di Ravello. Altoparlanti di propaganda, statue, ma anche intere basi militari: ogni volta che si attaccheranno un numero sufficiente di questi mezzi di controllo, l'esercito del dittatore risponderà in forze, e solo eliminando un certo numero di ondate si otterrà nuovamente il controllo della regione. Una volta liberata, l'area cambierà anche nell'aspetto: i negozi riapriranno, e molte più persone si aggireranno per le strade. Le basi militari, naturalmente, presentano un tasso di sfida più elevato rispetto alle cittadine, in quanto costellate di difese anti aeree e gremite di militari. Fortunatamente, gli strumenti a disposizione di Rico non sono pochi, e durante le nostre prove abbiamo avuto modo di vedere in azione la nuova versione del Mercato Nero del secondo episodio, ora molto più efficiente che in passato. Con una sola telefonata al fornitore sarà possibile farsi recapitare un grosso container contenente un veicolo e un intero loadout di armi, che si aprirà in una pioggia di coriandoli, tanto per ricordarci che le avventure di mr. Rodriguez viaggiano sempre sul filo della satira. In misura probabilmente maggiore rispetto alle missioni legate alla trama, una componente fondamentale del gameplay di Just Cause 3 sono le Sfide, sparse a decine su tutta la mappa e suddivise in un gran numero di categorie. Ci saranno dei percorsi da compiere con la tuta alare, prove legate ai veicoli, e molte altre che ancora non abbiamo avuto modo di provare. A seconda delle prestazioni, ognuna assegnerà al giocatore un certo punteggio espresso in "ingranaggi" (da uno a sette), i quali potranno poi essere spesi per migliorare le abilità e l'equipaggiamento del buon Rico.

Ancora non ci è chiaro se anche la campagna singolo giocatore andrà affrontata per sbloccare alcuni upgrade, ma appare già chiaro come il focus principale in questo senso sia stato affidato proprio alle Sfide. Abbiamo potuto provarne un certo numero, e ci è parso da subito evidente come Avalanche le consideri non solo un elemento fondamentale della progressione in Just Cause 3, ma anche un espediente volto a compensare, almeno in parte, l'assenza di una modalità multigiocatore. Già durante l'evento di presentazione, una particolare sfida legata ad un percorso da completare con la tuta alare ha generato una competizione accesissima tra i giornalisti, e grazie alle leaderboard online non abbiamo dubbi sul fatto che le Sfide giocheranno un ruolo molto importante nell'offerta ludica. A conti fatti, Just Cause 3 ci è parso effettivamente più bello, più grosso e più esplosivo del suo predecessore: soprattutto, i ragazzi di Avalanche sembrano aver compreso perfettamente quali siano le unicità della produzione, e il lavoro svolto ha mirato proprio su questi punti. Maggiore immediatezza nel procurarsi strumenti di distruzione, mobilità aumentata, chance acrobatiche ampliate, un maggior numero di segmenti di corda per scatenare il caos e, nel caso ve lo fosse chiesti, anche un incremento del numero di esplosivi che è possibile piazzare e poi far detonare da remoto, ora portati a quattro (e presenti in scorta sostanzialmente infinita). Tutto questo parla chiaro relativamente a un open world nient'affato guidato, dove lo scopo è ancora una volta il puro divertimento. Dove invece non abbiamo notato particolari novità è negli scontri a fuoco, ancora caratterizzati da un feeling molto "leggero" dell'arsenale e da un'intelligenza artificiale nemica oltremodo basilare, sebbene i nemici non siano da prendere mai sottogamba, principalmente a causa dell'enorme potenza di fuoco di cui dispongono. Chi cerca un'esperienza sparatutto solida, dovrà ancora una volta rivolgersi altrove. Leggermente migliorato è invece il modello di guida dei molti veicoli terrestri a disposizione (affiancati anche da barche, aerei ed elicotteri), sebbene anche in questo caso non ci sia da aspettarsi un'esperienza al volante di per sé soddisfacente.


Watch the world burn

La nostra prova diretta si è svolta interamente su PC, e per il momento Avalanche non è ancora pronta a mostrare Just Cause 3 su console della corrente generazione. Qualunque considerazione in merito al comparto grafico dunque va al momento all'unica versione disponibile per le prove dirette. Ciò detto, il lavoro svolto dal punto di vista tecnico è notevole. Rispetto al predecessore si nota immediatamente un arricchimento dei modelli poligonali (lo stesso Rico appare ora molto meglio caratterizzato e dotato di animazioni più convincenti) e un aumento della draw distance, con il pop up presente ma ben mascherato grazie all'effetto Level of Detail, che riesce ad aggiornare i filtri e le texture dello sfondo senza rovinare la visione d'insieme.

A risultare davvero impressionante è comunque il lavoro svolto sulla resa delle esplosioni (ben consci che ve ne saranno molte, gli sviluppatori hanno posto particolare cura nella loro realizzazione) e sulla distruttibilità delle strutture complesse: piazzare un buon numero di esplosivi su un ponte lungo mezzo chilometro e poi godersi lo spettacolo della devastazione rimane un'esperienza da ricordare. Considerata la buona resa su PC, al netto di qualche incertezza perdonabile dato lo sviluppo ancora in corso, siamo onestamente curiosi di vedere cosa i ragazzi di Avalanhce riusciranno a fare sulla corrente generazione di console. I PC su cui abbiamo provato il gioco erano dotati di schede Nvidia 980 o Titan, dunque di fascia decisamente alta, e non abbiamo dubbi sul fatto che le versioni per current gen vedranno in primis una riduzione della draw distance e un aumento degli effetti di LOD. Anche i 60 frame per secondo ci appaiono molto difficili da raggiungere, data soprattutto l'assenza di caricamenti intermedi durante l'esplorazione. La speranza è che per mantenere i 30 stabili le rinunce non debbano essere troppe. Per il momento, gli sviluppatori non si espongono più di tanto, affermando di aver lavorato sin dall'inizio con le attuali console come obbiettivo principale, e di essere soddisfatti dei risultati finora raggiunti. Del resto, a suo tempo Just Cause 2 aveva regalato un rendering ottimo su Playstation 3, facendoci ben sperare per la qualità dei lavori su console, che potremo vedere in azione solamente in futuro.

Just Cause 3 Just Cause 3 torna al suo pubblico evidentemente più consapevole di quali siano i suoi punti di forza: senza stravolgere la formula di base, gli sviluppatori hanno lavorato soprattutto sulla mobilità del personaggio principale, e sulle chance acrobatiche ad essa legate, sullo snellimento delle procedure per ottenere il prima possibile armi pesanti, e sulla progressione delle abilità, che appaiono ora completamente slegate dai progressi nelle missioni legate alla trama. Si tratta di una serie di passi intelligenti, volti a valorizzare la natura sandbox del vastissimo arcipelago, in grado tra l'altro di offrire un ampio assortimento di panorami diversi, da quello mediterraneo, tra coste e pianure, a quello montuoso, senza dimenticare una vetta da oltre 4000 metri. Un vero e proprio parco giochi, dotato su PC di un comparto grafico eccellente. Il lato più interessante rimangono comunque le Sfide, che, oltre a concedere ampie chance di miglioramento personale, aprono anche alla competizione online asimmetrica. Con poco più di un'ora di giocato sulle spalle, è ancora molto difficile intuire quanto questi elementi sapranno reggere sul lungo termine, e proprio questo rimane uno dei principali dubbi da svelare in futuro. Di qui alla fine dell'anno, quando il gioco arriverà su PC e console della corrente generazione, avremo senza dubbio modo di tornare a parlare del lavoro di Avalanche, rimanete con noi.

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