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Just One Line Provato

Attualmente disponibile in Early Access su Steam, Just One Line è l'opera prima del team italiano JOL Studios, che si ispira al genere dei libro game.

provato Just One Line
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  • Pc

La capacità di far sentire il videogiocatore costantemente al centro dell'esperienza è sempre stato uno degli obiettivi più ambiziosi dell'industria videoludica. Tra GDR e opere fortemente narrative incentrate sulle scelte morali, il videogioco ha sempre tentato di far cooperare la rigidità di una sceneggiatura tradizionale con la potenzialità del medium interattivo. In risposta ad alcune di queste istanze, molti ricorsero al libro game come simbolo di fluidità e coerenza tra i vari elementi che costituiscono un racconto con bivi narrativi, e ancora oggi sono tantissimi i titoli che si ispirano a quelle produzioni per riproporre, decenni dopo, esperienze così immersive e appaganti. Da oggi, in questo corposo elenco trova spazio Just One Line, degli italiani JOL Studios, i quali, reinterpretando la tradizione, cercano di restituire un po' di freschezza a un genere mai del tutto salito alla ribalta, eppure, ai giorni nostri, non ancora scomparso.

Just One Line è dunque un fantasy interattivo che mescola le caratteristiche del libro game alla personalizzazione tipica del videogioco. Inizieremo la nostra avventura da una piccola taverna del regno in cui vengono narrate le nostre gesta, ed affronteremo ratti giganti, streghe, fantasmi e draghi, modificando e potenziando costantemente il nostro equipaggiamento e le nostre abilità, ma soprattutto studiando preventivamente ogni mossa futura.
Partendo da poche, piccole scelte, costruiremo infatti le peculiarità principali del nostro personaggio, dalla razza (è possibile selezionare umani, nani, elfi o orchi) fino alla prestanza fisica e alla capacità dialettica, potendo quindi puntare su varie abilità necessarie a risolvere le numerose missioni che ci verranno presentate.
Da quel momento in poi, ogni avventura che porteremo a termine ci darà nuove risorse e capacità da utilizzare, le quali spaziano dai potenti boccali di birra utili per i singoli incarichi, sino alle lame più affilate e le armature più resistenti.
A lungo andare, conoscere e bilanciare questi aspetti risulta determinante: non strutturare un progetto adeguato per lo sviluppo del personaggio rischia di lasciarci privi di alternative, una volta giunti a una sessione avanzata della campagna. A questo punto, le opzioni sono due: rischiare il tutto per tutto con una grande impresa, in grado di farci recuperare qualche ricco tesoro, oppure far ritirare il nostro eroe, mandandolo in pensione e permettendoci quindi di poter riutilizzare, in una nuova partita, le classi sbloccate nella precedente esperienza.

Altrimenti, se dovessimo morire durante una delle missioni, dovremo ricominciare tutto daccapo. È fondamentale sottolineare che le abilità dei personaggi (potenza, intelligenza, scaltrezza) influenzano enormemente lo sviluppo della trama, e quindi puntare sulla creazione di un avatar particolarmente predisposto all'uso della forza può sbloccare determinate obiettivi che, per gli altri, potrebbero risultare proibitivi. Sebbene sia in qualche modo presente, il sistema di combattimento è assolutamente minimale, previsto più per offrire uno sbocco "violento" alle vicende che non per arricchire il gameplay.
La varietà delle quest sembra ridotta, ma la versione early access ci impedisce di avere uno sguardo complessivo su quest'elemento. Al contrario, è già evidente l'eccellente lavoro che è stato svolto nel permettere variazioni in funzione non solo delle scelte di dialogo, ma addirittura in relazione alla stazza del nostro personaggio, alla sua razza e al sesso. Una donna che si getta nella mischia di una rissa da taverna sorprenderà i bigotti avventori, mentre un orco dalla corporatura imponente faticherà ad esplorare cunicoli bui e stretti, perfetti per le eventuali incursioni di un nano. Una singola sequenza (la già citata scazzottata nella taverna) offre decine e decine di alternative e diverse risoluzioni, e sarà quindi davvero difficile assistere ad ogni possibile diramazione. Peccato, però, che a causa di un singolo errore si rischi di compromettere l'avanzamento: di conseguenza, il pericolo è quello di dover poi ripetere nuovamente le missioni già completate, di cui potremo comunque testare le alternative. Capiterà dunque di ritrovarci a ripetere anche una decina di incarichi di fila in modo meccanico e automatizzato, sapendo già come ottenere la miglior ricompensa con il minimo sforzo.
La qualità della scrittura si mantiene stabile, sebbene subisca dei bruschi cali nelle sequenze di dialogo, oltre a presentare a volte delle fastidiose incongruenze. La totale assenza di qualsiasi supporto visivo (tranne per il nostro personaggio, a cui è dedicato un riquadro nella destra dello schermo) impone al giocatore il compito di raffigurare nella sua mente un gran numero di informazioni: l'obiettivo dichiarato degli sviluppatori, non a caso, è quello di stimolare la nostra fantasia con poche righe di testo, e lasciare, in tal modo, il resto all'immaginazione. L'accompagnamento sonoro, infine, riesce a donare il giusto ritmo alle vicende, mentre la direzione artistica risulta sì solida ma priva di particolare attrattiva.

Just One Line Just One Line è un progetto coraggioso e rischioso, perché obbligare il giocatore a leggere così tanto, in un videogioco, si è troppo spesso dimostrato controproducente. Eppure la struttura funziona, le possibilità di espanderla sono molto ampie, la storia cattura l'attenzione dell'utente e la varietà di alternative compone un'offerta ben diversificata. Se le parti da aggiungere avranno una maggiore solidità narrativa e alleggeriranno il peso del dover ripetere (rileggere) tutto daccapo, Just One Line sarà dunque un titolo da tenere assolutamente sott'occhio.

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