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Provato Kill Strain

Sony San Diego sembra aver voglia di sperimentare con i giochi free-to-play: dopo Drawn To Death (sviluppato in collaborazione con il nuovo team di David Jaffe) ecco Kill Strain, in arrivo esclusivamente su PS4 nei prossimi mesi.

provato Kill Strain
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

San Diego Studio ci dà dentro coi Free-to-Play: oltre a Drawn To Death (sviluppato in collaborazione con il team di David Jaffe), negli uffici del team si prepara Kill Strain, progetto presentato alla PlayStation Experience di due anni fa e rimasto un po' in sordina. Il titolo, che abbiamo potuto giocare di recente, è a tutti gli effetti un MOBA molto semplificato nell'impostazione, con una progressione dei personaggi automatica, ed un gameplay che recupera visuale e sistema di controllo dai classici twin-stick shooter isometrici. Arene simmetriche, abilità e cooldown, un sistema di perk e bonus con cui personalizzare i vari PG: tutto suonerà molto familiare agli appassionati di Heroes of the Storm e League of Legend. La particolarità di Kill Strain, tuttavia, sta nel fatto che a darsi battaglia non ci sono solo due squadre di cinque utenti, bensì una terza fazione che ha il compito di mettere i bastoni fra le ruote alle prime due, cercando di infettare i giocatori con il morbo mutante che dilaga nell'universo di gioco. Insomma, i match sono strutturati come dei "5v2v5", ma la composizione dei team può evolvere durante la partita. Può funzionare?

L'imperfezione dell'asimmetria

In Kill Strain due squadre di umani e una di mutanti lotteranno per raggiungere obiettivi diversi. I due team da cinque giocatori avranno come scopo l'annientamento di una qualsiasi delle basi rivali (va bene anche quella dei mutanti): per riuscire nell'impresa, dovranno tuttavia accumulare risorse, conquistando uno dei due estrattori posizionati nei margini inferiori della mappa, e la struttura di conversione delle materie prime che invece è collocata nella parte superiore dell'arena. Generalmente succede che i due team si trovino a controllare un estrattore ciascuno, e lottino invece per il possesso della struttura di conversione. Un buon gioco di squadra può portare però a situazioni di diverso tipo: può succedere ad esempio che un team controlli entrambi gli estrattori, azzerando l'accumulo di risorse degli avversari. In questo caso sarà opportuno che la squadra in svantaggio corra a prendere il controllo della "raffineria", in modo da rendere impossibile la trasformazione ed il successivo utilizzo delle materie prime. Lo sfruttamento delle risorse, del resto, è fondamentale per sperare di vincere: riuscire a processarle significa non solo veder migliorare gradualmente le difese automatiche della propria base, ma anche avere una scorta con cui è possibile attivare delle stazioni di cura ausiliarie (ma solo per qualche decina di secondi), oppure spingere indietro il contagio (lo Strain), che i mutanti hanno il compito di diffondere (infettando la mappa di gioco). L'obiettivo dei mutanti è proprio questo: allargare l'area divorata dalla corruzione, all'interno della quale non solo risulteranno invisibili agli avversari, ma beneficeranno anche di una continua ricarica della vita. Per facilitarsi la vita, i mutanti potranno anche trasformare gli altri giocatori: dovranno ucciderli e trascinarne i corpi all'interno dello strain, per aumentare così le fila della loro fazione, mettendo un po' di scompiglio nella composizione dei team. Questa struttura tripartita è di certo molto originale, ma ha un problema davvero enorme: annulla completamente il concetto di appartenenza ad una squadra, prevede la possibilità di un inaspettato "passaggio di fronte", e in qualche maniera rompe le meccaniche competitive che di solito stanno alla base di un MOBA. In Kill Strain, infatti, non vince mai il team: ogni giocatore conta per sé stesso, ed il vincitore della partita è quello che ha fato più punti. E così ad esempio, se un mutante si accorge di essere in testa, potrebbe anche lasciare che gli umani distruggano la sua base, per far terminare il match ed essere incoronato vincitore.

Nel caso in cui nessuno dei team riesca a raggiungere l'obiettivo di squadra (la distruzione di una base nel caso degli umani, la trasformazione di tutti i giocatori in mutanti, invece, per gli infetti), il match terminerà comunque dopo 30 minuti. Una soluzione del genere, per quanto possa deviare dalla norma e quindi suscitare la curiosità di qualche appassionato stanco della formula classica, non ci è sembrata troppo funzionale per mantenere una buona tensione agonistica. Per altro non è detto che tutti i membri di un team siano propensi a collaborare, e magari qualcuno potrebbe lasciarsi infettare nel caso in cui le cose si mettano male, sperando poi di rimontare dopo il cambio di schieramento, ed aiutato dal fatto che i mutanti abbiano una potenza generalmente superiore a quella degli umani. Siamo sicuri che sia possibile divertirsi in un MOBA che promuove il superamento (o meglio: la morte) del concetto di "gioco di squadra"? Kill Strain, a dirla tutta, non ci ha convinto neppure sul fronte tecnico e stilistico. Oltre che al control scheme tipico di un Twin Stick Shooter (ma con le abilità adagiate su tasti dorsali e frontali), dal genere di Alienation il gioco recupera anche la visuale isometrica. Peccato che il colpo d'occhio sia abbastanza sporco, l'aliasing evidente, e la scena si faccia generalmente caotica e poco leggibile. Non aiuta l'interfaccia abbastanza invasiva. Da valutare al momento dell'uscita resta un sistema di perk e power-up con cui sarà possibile personalizzare i vari eroi, probabilmente legato ad un sistema di livelli. Il numero di personaggi disponibili ci è invece sembrato molto buono, per lo meno nel caso degli umani: i vari eroi di Kill Strain sono ben caratterizzati in quanto a look e abilità di combattimento.

Gli archetipi sono sempre gli stessi (DPS, Tank, Supporto), ma le abilità e le modalità d'ingaggio sono molto diversificate. Ci sono personaggi che colpiscono dalla distanza con un letale fucile da cecchino, e altri che preferiscono un approccio frontale, ed hanno a disposizione solo un'affilata mannaia (meglio però farsi aiutare da un buon guaritore). Fra skill dedicate al crowd control, vari tipi di escape, danni ad area, la pluralità di approcci ci è sembrata perlomeno sufficiente. Un po' meno diversificate, invece, le tattiche dei mutanti (sono solo tre). In fase di review valuteremo anche il bilanciamento. In generale, ci è parso di capire che Kill Strain non punterà ad avere un roster smisurato come quelli di LOL, DOTA o HoTS: cercherà invece di essere un MOBA "entry level", magari in grado di incuriosire chi vorrebbe avvicinarsi al genere senza dedicarsi allo studio di troppi eroi, e senza misurarsi con l'agonismo (a volte un po' aggressivo) delle community.

Kill Strain Fra i tanti titoli che arriveranno nei prossimi mesi sul PlayStation Store, Kill Strain è quello che meno ci ha convinti. L'idea di San Diego Studio è quella di sviluppare un MOBA che possa essere appetibile per un'ampia fascia di giocatori, e si distingua dai più noti colleghi grazie all'intuizione di partite asimmetriche (5vs2vs5). Quando si scopre che la composizione dei team è dinamica, e che i mutanti possono “rubare” forze agli avversari nuclearizzando il gioco di squadra, si rimane però abbastanza interdetti, cominciando a scoprire le falle di un sistema forse non proprio adeguato alla dimensione competitiva dei Battle Arena. La conquista più grande di Kill Strain, al di là di un character design tutto sommato interessante (anche se non ai livelli della “concorrenza”), è gameplay da sparatutto isometrico che porta con sé un control scheme perfetto per il pad. Anche il colpo d'occhio, però, è sporco e poco rifinito. Insomma: non siamo sicuri che questo free-to-play possa davvero avere qualche chance.

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