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E3 2017

Kingdom Come Deliverance provato all'E3 2017

Deep Silver ha portato all'E3 una nuova demo di Kingdom Come: Deliverance, in uscita a febbraio 2018: lo abbiamo provato.

provato Kingdom Come Deliverance provato all'E3 2017
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

Kingdom Come: Deliverance è figlio di concept coraggioso, radicale. Un gioco di ruolo ambientato in un colossale mondo aperto che rifugge i canoni classici del genere, e precipita i giocatori in un contesto medievale realistico, brutale, dove non trovano spazio incantesimi, antiche profezie e dragoni fiammeggianti. Il disegno ludico di Warhorse Studios non punta a immergere il giocatore nei panni di un epico eroe destinato a salvare il mondo da una qualche minaccia mistica: Henry è il figlio di un semplice fabbro, un giovane uomo come tanti, coinvolto suo malgrado in un conflitto fratricida.
Deposto forzosamente suo fratello Wenceslas, il crudele Sigismund ha occupato il trono di Boemia e gettato nel caos le lande del regno, costringendo i suoi abitanti a vivere sotto la minaccia costante di razzie e soprusi. Barbarie cui il giovane Henry si trova a dover assistere in prima persona, quando il placido villaggio di Silver Skalitz viene raso al suolo da uno dei luogotenenti del nuovo re. Strappato alla tranquillità di una pacifica routine e all'amore dei suoi cari, il protagonista è quindi costretto a imbracciare le armi e ad affrontare un'avventura il cui esito è già scritto nei libri di storia.
Il compito di tracciare la strada verso quella meta inamovibile è però completamente deposto tra le mani del giocatore, che non interpreta un eroe imbattibile ma un soldato come tanti, soverchiato dal peso di eventi più grandi di lui, sempre a un passo da una morte dolorosa. Un racconto potente, che vorremmo vivere in un contesto ruolistico all'altezza della sua cruda premessa narrativa. In barba ai nostri desideri, però, la prova effettuata in quel di Los Angeles ci ha lasciato con più dubbi che certezze.

C'era una volta in Boemia...

A sei mesi circa dalla nostra ultima prova con Kingdom Come: Deliverance, ci siamo trovati di fronte ad un titolo che, almeno su PC, dimostra di aver abbandonato parte delle asperità tecniche viste nelle build precedenti. Il team ceco sembra essere finalmente riuscito a domare il CryEngine, circostanza che si traduce in un comparto grafico coralmente piacevole, seppur con qualche netto caveat.

L'impatto generale del mondo di gioco risulta fortemente suggestivo, grazie soprattutto ai meriti di una riproduzione accuratissima dei panorami della Boemia del XV secolo, frutto di un lavoro di ricerca certosino, quasi maniacale. Ogni albero, ogni ramo caduto, ogni placido ruscello rappresenta un tassello che va a comporre un mosaico lussureggiante e fortemente suggestivo. Meno d'effetto, almeno limitatamente alla nostra "esperienza" sul campo, la ricostruzione di borghi e rocche, anche a causa di texture e shader di qualità altalenante. La stessa inconsistenza che caratterizza i modelli poligonali dei personaggi, in particolar modo quelli secondari, i cui volti appaiono a tratti drammaticamente "old gen", dotati di una fissità inquietante. C'è poi da considerare che, per motivi assolutamente imperscrutabili, gli sviluppatori hanno deciso di posizionare il fulcro della telecamera in modo che, muovendo l'inquadratura verso il basso, il giocatore si ritrovi ad osservare l'interno del proprio corpo poligonale. Sebbene migliorate rispetto al recente passato, anche le animazioni ci sono sembrate ancora piuttosto legnose, una circostanza particolarmente evidente durante i combattimenti. Su questo fronte, il team di Warhorse Studios sembra non essere ancora riuscito a trovare il giusto equilibrio tra la ricerca del realismo e il valore ludico dell'azione battagliera. Gli scontri, legati a un sistema direzionale per il controllo di attacchi e parate, risultano ancora eccessivamente macchinosi, lontani da quella qualità di compromesso che caratterizza titoli come Chivalry: Medieval Warfare. Va inoltre detto che il feedback offerto dagli attacchi, a prescindere dall'arma impugnata, ci è sembrato tutt'altro che soddisfacente, mentre il sistema di targeting rende praticamente impossibile ingaggiare efficacemente più di un nemico alla volta. Il realismo va bene ma, parlando di videogiochi, si deve stare sempre ben attenti a non sfidare i confini della frustrazione. Ad addolcire un po' la pillola ci pensa un frame rate decisamente più solido rispetto al passato, che sulla macchina in prova sembrava mantenersi sempre nei dintorni dei 60 fps.

Discorso drammaticamente diverso per quel che riguarda la versione PS4, lontana anni luce dalla qualità media della controparte da scrivania. Sulle PS4 Pro a disposizione dei giornalisti nel booth di Warhorse Studios sullo showfloor del Convention Center, Kingdom Come sfidava i giocatori a sopportare le bizze di un frame rate ballerino, inconsistente, quasi sempre al di sotto dei 30 fps fissati per le versioni console. Considerazioni che, tra l'altro, gettano lunghe ombre sulla qualità delle versioni PS4 standard e Xbox One. Forti dubbi alimentati anche da problemi di pop in che non esitiamo a definire drammatici (texture che appaiono a meno di un metro di distanza da l giocatore), accompagnati da frequenti fenomeni di tearing e di stuttering audio.

Tutti i problemi notati su PC raggiungono su PS4 Pro nuovi livelli di gravità, al netto di una qualità generale molto poco soddisfacente. Un vero peccato, dato che, dal punto di vista narrativo, il gioco sembra partire col piede giusto, malgrado qualche piccola incertezza sul fronte della scrittura, reso ancor più evidente da un doppiaggio non troppo convincente, anche dal punto di vista del mixing. In tutta onestà, inoltre, abbiamo notato una certa, preoccupante, staticità per quel che riguarda il mondo di gioco e i suoi abitanti, attori di uno scenario meno reattivo di quanto fosse lecito aspettarsi, specialmente alla luce delle promesse fatte dagli sviluppatori circa la qualità immersiva dell'esperienza. A prescindere dalle velleità simulative dell'esperienza, infatti, il villaggio di Silver Skalitz ci è parso animato da una routine fortemente meccanica, incapace di trasmettere l'idea di realismo che dovrebbe rappresentare il cuore pulsante del titolo.
Si tratta comunque di considerazioni "di pancia", dato che la build testata a Los Angeles permetteva di affrontare una sezione di gioco estremamente limitata. Eppure le nostre impressioni non ci hanno permesso di allontanare praticamente nessuno dei dubbi maturati negli ultimi tre anni.

Kingdom Come: Deliverance Malgrado l'incredibile potenziale del suo concept, Kingdom Come: Deliverance continua ad essere un'incognita. Il sistema di combattimento è ancora fin troppo macchinoso, ludicamente sbilanciato verso un'interpretazione del realismo tutt'altro che convincente. Così come non ci è sembrata convincente la riproduzione di un mondo fin troppo statico, apparentemente lontano dai canoni di interattività suggeriti da Warhorse Studios in tutte le fasi dello sviluppo. Attualmente, però, il punto debole della produzione rimane un comparto tecnico che, specialmente su console, offre spesso il fianco mostrando tentennamenti qualitativi consistenti. La speranza è che, da qui al prossimo febbraio, il team di sviluppo riesca a correggere tutte le storture che attualmente minano quello che, senza alcun dubbio, è uno dei progetti ruolistici più interessanti degli ultimi anni.

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