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Provato Kôna: Day One

Un thriller videoludico immerso nel gelo di una neve perenne, che alla semplice investigazione unisce elementi da survival game, con i quali provare a fronteggiare un clima insidioso e letale.

provato Kôna: Day One
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Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Sin dalle primissime immagini promozionali, quello che ci ha positivamente impressionati di Kôna: Day One, avventura esplorativa in prima persona ad opera dello studio indipendente Parabole, finanziata con successo su Kickstarter ed ora pronta all'imminente esordio su Steam e GOG, è stato l'impatto potente e "da brividi" della sua ambientazione: una distesa desolata, ricoperta da una coltre di neve biancastra, pervasa da un alone di mistero ed enigmaticità che carica di palpabile tensione un thriller interattivo dal gelido sapore nordico. Se quindi sul "versante atmosferico" il titolo si pone traguardi molto ambiziosi, su quello ludico si limita a mescolare la struttura sandbox di The Vanishing of Ethan Carter con la minuziosa esplorazione di giochi come Gone Home o Everybody's Gone To The Rapture, aggiungendoci di suo una maggiore focalizzazione sulla necessità di sopravvivere in una località aspra e impervia. La nostra prova di una versione beta piuttosto avanzata ha rivelato così un mystery in bilico tra il surreale e l'esoterico, dotato di meccaniche survival potenzialmente molto interessanti, che si figura soltanto come il primo capitolo di una tetralogia in cui, nelle intenzioni del team di sviluppo, ogni episodio rappresenterà un tassello di una storia più ampia e ricca di suspense.

IL SENSO DI CARL PER LA NEVE

Nelle fredde terre del Canada del Nord, il detective privato Carl Faubert riceve l'incarico di investigare su alcuni atti vandalici perpetuati da una tribù di nativi Cree (qualcuno ricorda Until Dawn?) a danno di proprietà private. A richiederne i servigi è stato il facoltoso industriale W. Hamilton, il cui generoso ingaggio ha convinto il protagonista a viaggiare a lungo, fino ad Atamipek Lake, per risolvere un caso apparentemente molto semplice. Il nostro è un veterano di guerra, dal fisico temprato da ruvidi trascorsi, e non sarà certo qualche grado sotto zero ad intimorire un duro del suo calibro. A introdurci l'antefatto del racconto è un narratore onnisciente dall'elegante accento un po' "british": sarà meglio abituarsi subito alla sua sapiente logorrea e al suo tono saccente, perché ci accompagnerà costantemente durante le nostre investigazioni. Nei caldi panni di Carl, dopo aver raccolto una mappa della zona, una torcia e una macchina fotografica, dovremo sguinzagliare il nostro affinato fiuto à la Sherlock Holmes per risolvere un mistero che dà l'impressione, sulle prime, d'essere assai "elementare". Avremo però motivo di ricrederci poco dopo: proprio mentre stiamo per raggiungere la stazione di servizio dove Hamilton ci ha dato appuntamento, veniamo infatti travolti da una bufera di neve che ricopre del tutto il verde manto delle lande canadesi. Così il panorama si trasforma, e il freddo diviene imperante e corrosivo. Appena giunti sul luogo dell'incontro, ecco che il caso s'infittisce. Il gelo sembra aver inglobato tutto nel raggio di chilometri, compresi gli abitanti del posto, che sono inquietantemente scomparsi nel nulla. È qui che Kôna entra nel vivo, e ci invita ad esplorare con attenzione la stazione di servizio per trovare qualche indizio utile a sbrogliare la matassa, aprendo cassetti, spulciando documenti e analizzando l'ambiente, un po' come avveniva in Gone Home. Kôna spalanca immediatamente al giocatore un mondo sandbox di estensione apprezzabile, caratterizzato da alcuni luoghi chiave che le nostre indagini ci porteranno a visitare, seguendo un ordine non necessariamente lineare, con l'aiuto di un piccolo furgoncino tramite il quale spostarci da una casa all'altra. Ben presto, la componente investigativa di stampo realistico si combina a quella di matrice sovrannaturale: nell'interagire con una figura umana completamente avvolta dal ghiaccio, Carl viene travolto da una visione, nella quale il tempo si riavvolge e lo spettro della vittima lo indirizza verso un oggetto nascosto, fondamentale per la sua indagine. In queste sequenze oniriche, Kôna ci ha ricordato non poco The Vanishing of Ethan Carter, con cui condivide, del resto, anche lo spunto narrativo di base e, più in generale, il genere d'appartenenza.

Quando sembra che anche l'originalità del titolo Parabole sia sepolta sotto la neve, per infondergli un barlume di personalità emergono però due fattori che influiscono vicendevolmente sulla giocabilità: l'ambiente canadese e gli elementi da survival game. Le vicende di Kôna si svolgono nel 1970, quando ancora la tecnologia non ha preso il sopravvento sulla natura che, impervia, mette in seria discussione la sopravvivenza dell'uomo. Il panorama innevato non solo si rivela parecchio suggestivo, con forti schiaffi di vento che smuovono le fronde, ma anche avvolgente ed inquietante, poiché l'orizzonte risente di una visibilità ridotta, che infierisce, di conseguenza, sull'orientamento. Entrano qui in gioco i già citati aspetti survival: perdersi tra le gelide lande può, difatti, avere ripercussioni sul fisico del nostro silenzioso detective. Occorre tenere quindi d'occhio alcuni parametri come la salute, il freddo, la stamina e il livello dello stress: rimanere all'addiaccio per troppo tempo rischia di comprometterne i valori, da risanare con l'uso di appositi oggetti raccattabili nei rifugi, tra cui bevande, pillole o cibi di diverso tipo. La natura sandbox ci sprona poi a vagare per la mappa alla ricerca delle abitazioni al cui interno si celano importanti indizi in grado di far prender forma più definita all'ordito narrativo. Oltre il margine della strada, tuttavia, alcune barriere invisibili ci impediscono, in modo un po' forzato, di muoverci con l'autovettura in dotazione, limitazione che implica l'obbligo di esporci alle intemperie per raggiungere a piedi determinati punti della mappa. All'interno delle case, facendo incetta di cianfrusaglie potenzialmente utili, dovremo prestare attenzione anche alle fonti di calore, curandoci di accendere le luci, chiudere le porte e, soprattutto, aizzare il fuoco nei camini, combinando legna e fiammiferi. È forse troppo presto per valutare quanto le meccaniche di sopravvivenza condizionino l'esplorazione.

Al momento, non sembra che le risorse siano dispensate in misura così limitata da costringerci a far economia o a tornare sui nostri passi per accoccolarci in un luogo temperato. L'auto di Carl, inoltre, funge da comoda zona di ristoro, il cui perenne riscaldamento interno ci offre un riparo garantito tra un'escursione e l'altra. Confidiamo allora che nella versione completa ci venga proposto qualche enigma più incisivo, magari legato all'impellenza di generare calura, che riesca a complicarci maggiormente la vita. Ora come ora, si affacciano con timidezza solo rompicapo di natura troppo semplicistica, che riguardano più che altro l'attivazione di un generatore e il ritrovamento di chiavi che aprono serrature prima bloccate. Nulla che ostacoli profondamente l'andamento dell'investigazione. Come abbiamo già avuto modo di accennare, infine, è il setting di gioco uno degli aspetti cardine dell'esperienza di Kôna. Il paesaggio canadese è indubbiamente fascinoso e regala scorci monocromatici e scoraggianti, in cui -come piccoli miraggi- di tanto in tanto spuntano casupole in legno che aiutano l'orientamento e ci permettono di tirare un sospiro di sollievo. Gli interni visitabili, pur non possedendo la stessa qualità visiva dei luoghi all'aria aperta, conservano un discreto livello di dettaglio, sebbene i medesimi elementi d'arredo tendano presto a ripetersi e gli assets del motore Unity, con cui il titolo è programmato, inizino a mostrare qualche inevitabile limite. Permangono ancora un po' di polverosità in lontananza, texture che si caricano in ritardo e, più in generale, saltuari rallentamenti mentre si è alla guida. Nell'insieme, sorprende comunque la cura riposta nel comparto animazioni delle mani del protagonista, che afferra gli oggetti, prova a riscaldarsi, e muove il volante con un realismo che contribuisce ad intensificare il grado di coinvolgimento.

Kona: Day One Non neghiamo che questo pur breve incontro con Kôna ci abbia lasciati un po’ perplessi. Quel che maggiormente ci spaventa è la volontà di suddividere l’esperienza in più episodi, la cui realizzazione sembra dipendere, in buona sostanza, dalle vendite del primo capitolo. Day One si propone come un ibrido ardito e affascinante, ma ancora un po’ troppo evanescente: investigazione, esplorazione, componente survival ed enigmistica, il tutto incorniciato da un ambiente sandbox che pare sufficientemente vasto da impensierire gli esploratori più coraggiosi. Il complesso obiettivo primario che gli sviluppatori sono dati, ossia quello combinare al meglio tutti i suddetti elementi per dar corpo ad una narrazione non lineare, coesa ed efficiente, non è certo un’impresa da poco. In Kôna, insomma, c’è molta carne al fuoco: speriamo che, nonostante il freddo affilato e pungente dei territori canadesi, riesca lo stesso a cuocersi a puntino.

CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

  • CPU: Intel core i7, 2.80 GHz
  • RAM: 8 GB
  • GPU: GTX 760

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