Provato Lara Croft and the Temple of Osiris

Torna lo spin-off di Tomb Raider, con la co-op a quattro giocatori

provato Lara Croft and the Temple of Osiris
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    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Quattro anni fa, mentre la saga di Tomb Raider viveva alterne fortune -fra remake integrali del primo capitolo ed episodi convincenti ma non certo all'altezza di quelli storici- uscì in Digital Delivery uno spin-off che seppe conquistare il pubblico, rompendo in maniera molto netta con la tradizione. Lara Croft and The Guardian of Light non era infatti il classico action-adventure aderente ai canoni della saga, ma un twin-stick shooter cooperativo con visuale isometrica, che oltre a qualche sparatoria intensa si concentrava in maniera nettissima sull'esplorazione delle ambientazioni.
Per cercare di alleviare l'attesa di Rise of The Tomb Raider, sequel dell'ottimo reboot che è stato presentato all'E3, Crystal Dynamics decide di tornare sulle piattaforme di distribuzione digitale, e sempre alla convention losangelina ci fa giocare Lara Croft and The Temple of Osiris. Il titolo recupera integralmente la formula del suo predecessore, ma propone stavolta una cooperativa a quattro giocatori e promette enigmi ancora più tosti.

Divinità risorte

Dimenticatevi per un attimo la Lara giovane e tormentata che abbiamo conosciuto nel Mare del Diavolo. La protagonista di questo spin-off è una Miss Croft molto più vicina a quella dell'epoca PsOne, con i pantaloncini corti e lo zaino sempre in spalla, pettoruta e irriverente. Tutta l'atmosfera, in verità, sembra uscita da un adventure game degli anni '90, e con l'ambientazione egiziana e la sua intricata mitologia, intrecciata con una componente paranormale molto presente. L'incipit della trama, del resto, racconta del guaio combinato da Lara e dal suo pelato collega Carter Bell, che risvegliano gli spiriti immortali di Osiride e Horus e con loro il temibile Set, vera e propria nemesi di questa avventura.
Sembra insomma che il team di sviluppo voglia, con questo “Tomb Raider in miniatura”, ricordare e celebrare le origini del brand, senza curarsi troppo della continuity o della credibilità, ma anzi cercando di ribadire il feeling arcade della produzione sin dal comparto narrativo, molto spicciolo e sbrigativo.

Quello che conta, infatti, è soprattutto il gameplay, ancora una volta legato alle diverse abilità dei protagonisti, che vanno intrecciate non solo per far fuori ondate di nemici, ma anche per superare gli enigmi ambientali che costellano le ambientazioni. Come sempre la chiave di volta sta nella cooperazione. Lara è dotata di un rampino con cui può creare ponti di corda per i suoi alleati, mentre la rediviva Osiride, grazie al suo bastone, può creare cambi di energia che sostengono l'archeologa oppure attivare particolari marchingegni sparsi nelle camere della grande piramide in cui è ambientata la demo. Non mancano interruttori da premere, sfere enormi da far rotolare nei punti giusti, e tutta una serie di trovate che, già nel corso della prima ora di gioco, impongono ai giocatori di spremere per bene le meningi.
La novità di questo secondo capitolo risiede però nella possibilità di giocare in quattro. A dire il vero l'aggiunta è un po' meno raffinata di quanto pensassimo: invece che avere a disposizione quattro personaggi con abilità differenti, mister Bell e Horus sono di fatto delle “copie carbone” dei due protagonisti principali. Ne risente ovviamente la varietà di situazioni, ma non la qualità degli enigmi. Il team ha infatti strutturato ogni puzzle in maniera “adattiva”, in modo che si modifichi a seconda del numero di giocatori che partecipano alla partita. Questo vuol dire che tutti i player saranno sempre e comunque coinvolti nella risoluzione degli enigmi: sicuramente un bene, visto che i momenti migliori del gioco sono proprio quelli in cui si procede grazie alla combinazione dei vari “poteri” dei protagonisti (magari scoprendo una delle molte aree segrete).
Nel caso in cui siate “lupi solitari”, comunque, vi confermiamo che Lara Croft and The Temple of Osiris potrà essere giocato anche senza nessun amico, con una Lara che, per l'occasione, impugnerà il bastone magico di Osiride e avrà quindi a sua disposizione tutte le varie abilità disponibili.

Sarebbe comunque un gran peccato perdersi la vera anima del titolo, legata fortemente alla collaborazione fra più personaggi. Anche nelle sequenze in cui rivendica la sua natura di sparatutto isometrico, con un sistema di controllo a doppia leva analogica (una per spostarsi e una per mirare), Lara Croft and The Temple of Osiris dà il meglio di se in co-op: le fasi più action sono un tripudio di colpi ed esplosioni, in cui bisogna utilizzare la capriola per allontanarsi dai nemici troppo invadenti e la bomba ad esplosione ritardata (utile anche in tanti altri puzzle) per smorzare l'irruenza delle schifose creature evocate dal terribile set. Qui il bestiario è ovviamente preso di peso dalla mitologia egizia, compresi gli enormi boss che spesso e volentieri ci costringono a fughe matte e disperatissime. Anche le sezioni a corsa tornano in gran spolvero, richiedendo prontezza di riflessi e abilità, e riuscendo in maniera ottimale -così come facevano nel capitolo precedente- a variare i ritmi di gioco. Proprio la grande varietà di situazioni è uno dei punti di forza del prodotto, che sa schizzare con estrema leggerezza da momenti più ragionati a intense sparatorie. Nella prima mezz'ora di gioco, fra l'altro, il livello di sfida ci è parso interessante, e gli enigmi ben studiati anche se non cervellotici. Bisogna ovviamente capire quanto cambi l'esperienza complessiva a seconda del numero di giocatori. L'idea, per il momento, è che il lotto completo di quattro protagonisti rischi di sfociare in momenti un po' caotici e poco leggibili. Insomma, va bene puntare tutto sulla modalità cooperativa, ma preferiamo ancora quella un po' più intima a due giocatori, perfetta soprattutto per il multiplayer locale.

Lara Croft and the Temple of Osiris Lara Croft and The Temple of Osiris si presenta come una versione aggiornata e potenziata del vecchio episodio. L'engine grafico è stato rivisto e ripulito (ma non aspettatevi miracoli), l'ambientazione è tutta nuova, e c'è la possibilità di affrontare l'avventura in quattro giocatori. La qualità della formula non si mette in discussione: il titolo alterna in maniera riuscitissima azione e puzzle solving, puntando quasi tutto sulla cooperazione fra personaggi con diverse abilità. Ne esce un prodotto dichiaratamente arcade, in cui ritmi indiavolati e momenti più cerebrali si susseguono senza soluzione di continuità. La co-op a quattro giocatori sembra inserita in maniera un po' brutale e forzata (anche per il gran casino che tende a riempire lo schermo quando il team è al completo), e l'idea che ci siamo fatti è che pure questo capitolo funzioni bene soprattutto in coppia. C'è però da dire che l'idea di puzzle che si adattano al numero di partecipanti è potenzialmente molto interessante. Restiamo in attesa di valutare la longevità e la tenuta del level design, efficace in queste prime fasi. Sicuramente, Lara Croft and The Temple of Osiris sarà un'offerta ancora fresca nel panorama del digital delivery, ed un appuntamento imperdibile per chi ricorda con nostalgia le origini di Miss Croft.

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