Electronic Entertaiment Expo 2016
Electronic Entertaiment Expo 2016 Dal 14/06/2016 al 16/06/2016

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E3 2016

Provato Let it Die

Let It Die è il nuovo progetto di Suda51, in uscita nel corso del 2016 in esclusiva su PlayStation 4 e distribuito come titolo free-to-play.

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Let it Die

Videoanteprima
Let it Die
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Let It Die nasce dalle ceneri di Lily Bergamo, action game che Suda51 ha pensato, presentato, e poi scartato integralmente. Via la protagonista femminile, via la componente narrativa, via il cell shading espressivo e colorato: via tutto, insomma, tranne un sistema di combattimento crudo ed efferato, esagerato come tutti quelli del vulcanico game designer nipponico. Se c'è un filo conduttore che unisce Killer is Dead e No More Heroes, Lollipop Chainsaw e Shadow of the Damned, diremmo che è proprio la voglia di strafare, arrivando fin quasi a tratteggiare la caricatura degli action di matrice occidentale. Sebbene l'amore per gli eccessi si riscopra anche in Let It Die, comunque, non è questo il motivo per cui la produzione Grasshopper ci ha stupiti. Tutto ci aspettavamo di trovare, infatti, tranne che un altro dei figli illegittimi della saga di Dark Souls. E invece Let It Die è proprio questo: un souls-like con un'ambientazione diversa dal solito, un action-rpg dalla difficoltà pronunciata, pronto ad esaltare la morte come elemento centrale dell'esperienza di gioco: come un indispensabile momento di crescita interiore e un estremo incentivo all'auto-miglioramento. Volete stupirvi ancora di più? Eccovi accontentati: nonostante l'impegno produttivo sia paragonabile a quello delle altre produzioni di Suda51, Let It Die sarà un free-to-play.

Killing It Softly

La demo dell'E3 2016 comincia mettendoci nei panni di un anonimo protagonista, completamente nudo di fronte a quello che sembra un lugubre parco giochi. Prima ancora di iniziare a muovere i primi passi, di Let It Die colpisce lo stile. Suda51 conferma la scelta del cell shading, ma siamo ben lontani dalle tinte sgargianti che solitamente accompagnano questa tecnica di rendering: il colpo d'occhio è invece cupo, sporco, quasi malato. Si respira un'area deviata, in un ambiente che è un perverso mix di atmosfere e suggestioni, un potpourri di orrori ed inquietudini. C'è appunto il luna park cadente di cui si diceva, ma più avanti troviamo stazioni della metropolitana ormai in disuso, fogne affogate nel buio, tunnel e cunicoli che sembrano usciti da un horror postmoderno. Le aree di gioco sono infestate da strane creature senza senno, e da altri guerrieri bardati di tutto punto: hanno addosso armature metalliche in ferro battuto, impugnano seghe circolari, balestre, mazze da baseball, vestono maschere da hockey e si coprono il volto con occhiali da saldatore. In Let It Die davvero tutto può trasformarsi in uno strumento di morte, un'improvvisata arma contundente, in quello che non osiamo a definire un "eclettismo della morte". È proprio questo stile sopra le righe, questa ambientazione vorace e cannibale, che rappresenta uno degli elementi distintivi del titolo. Sul fronte del gameplay, del resto, Let It Die è molto più tradizionale. Ci troviamo davanti ad un action in terza persona, che scorre fluido a 60 fps, mettendo in campo una buonissima varietà di moveset. A seconda delle armi impugnate cambia drasticamente il ritmo dei colpi, ed è importantie assimilare le tempistiche degli attacchi, metabolizzare la cadenza delle animazioni. Proprio come i titoli da cui trae ispirazione, del resto, Let It Die è abbastanza spietato, e sono sufficienti pochi colpi per vedere il nostro personaggio perire in un'esplosione di sangue. È meglio quindi procedere con cautela, utilizzare le capriole per schivare gli attacchi, decidere se avanzare con un'arma a due mani (lenta ma potente e capace di colpire dalla distanza), oppure con uno strumento più adatto al combattimento ravvicinato, come una sega circolare in grado di sventrare i nemici. Suda51 ribadisce la sua passione per i contesti aggressivi dandoci la possibilità di eseguire delle furiose instant kill sui nemici che abbiamo stordito. Ci sono anche armi a distanza, tra balestre e pistole. La struttura complessiva è sostanzialmente identica a quella dei titoli From Software, con oggetti curativi che assomigliano alle fiaschette Estus ed un valore di stamina da tenere d'occhio. Sude, però, reinterpreta quest'ultimo elemento con uno dei suoi soliti guizzi creativi: invece che da una classica barra, il livello di stanchezza fisica è segnalato dal cuore del protagonista, che comincia a battere più forte quando si compiono troppe azioni in sequenza senza avere il tempo per recuperare. La sagoma del cuore si illumina progressivamente, comincia a diventare visibile, e si colora di rosso, fin quando - fiaccato per la troppa fatica - il nostro combattente non deve fermarsi per qualche istante, aspettando che i battiti si regolarizzino.

La demo non ci ha permesso di farci un'idea del modello di crescita e sviluppo del personaggio, che passa comunque da un sistema di loot attraverso cui recuperare armi e armature progressivamente più potenti. In una qualche misura Let It Die ci ha ricordato il Nioh di Tecmo-Koei, o almeno quello che si è visto nelle due versioni di prova finora pubblicate. Il nostro primo contatto con il titolo di Suda51 si è concluso con una boss fight, combattuta contro un grosso essere deforme, il cui volto era deturpato da antenne paraboliche e sonde radio infilate nella carne. Uno scontro che è servito per introdurre timidamente delle meccaniche stealth: dal momento che il nemico era cieco, abbiamo avuto l'occasione di acquattarci per non fare rumore, muoverci non visti e assaltarlo alle spalle. Complessivamente Let It Die ci ha divertiti, ma c'è ancora molto da scoprire: ad esempio le funzionalità social per cui le partite possono essere "infestate" dai fantasmi di altri giocatori. Nei mesi che ci separano dall'uscita cercheremo di sondare più a fondo le caratteristiche del titolo, sperando per altro in qualche rifinitura sul fronte tecnico. Let It Die, al pari di tanti altri prodotti firmati Grashopper, non può certo vantare una grafica al passo coi tempi in quanto a costruzione poligonale e pulizia della scena. Per fortuna che ci mette una pezza quello stile personalissimo di cui si diceva.

Let it Die Let It Die è un titolo molto atipico, nell'ambito della produzione creativa di Suda51. La struttura da Souls-Like è ormai un po' abusata, e non si può dire che il gioco sia originale come altre proposte del celebre game designer. Diverse dal solito sono invece le atmosfere, ed un'ambientazione come sempre stravagante e onnivora. Siamo curiosi di capire se l'adozione del modello Free-To-Play porterà con sé anche le microtransazioni, e come queste influiranno sui meccanismi di crescita del personaggio. Per il momento, nonostante cavalchi di fatto una delle mode videoludiche del momento, Let It Die ci ha comunque incuriositi. Lo terremo volentieri d'occhio.

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