Q&A Gamescom 2017 Oggi alle ore 17:00

Second sessione di Q&A in diretta da Colonia!

Provato Little Big Planet 3

Abbiamo provato la beta, ecco le nostre impressioni sul passaggio del testimone a Sumo Digital

provato Little Big Planet 3
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PS4
Enrico Spadavecchia Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Che fine hanno fatto gli espositori di Gamestop infestati da peluches di Sackboy? Dov’è finito l’hype per Little Big Planet 3? Perchè il web non è esploso alla notizia del ritardo dell’uscita in Europa? Queste le domande che ci attanagliano da qualche tempo. La risposta è forse nei risentiti commenti di chi ha visto Media Molecule passare il testimone agli sviluppatori di Sumo Digital, forse nel disinteresse di chi è convinto di sapere già cosa aspettarsi da un terzo capitolo della serie. A parte una ben definita cerchia di instancabili sostenitori, pare che tutti abbiano tradito il povero Sackboy, abbandonandolo come un vecchio giocattolo in qualche logoro scatolone giù in cantina, nonostante fossero in dirittura d’arrivo nuovi ‘accessori’ con cui giocarci. Nella prospettiva di vederci chiaro, ci siamo tuffati nella beta di LBP3, comprendente oltre 400 livelli creati dagli utenti con il nuovo toolkit e un piccolissimo assaggio della modalità storia.

It’s-a me, Sackboy!

Abbiamo fatto piroette su piccole piattaforme in legno, in controluce, ammirando un rilassante tramonto zen; abbiamo evitato le forchette appuntite e le piastre roventi di una rustica trattoria; in groppa al fedele Oddsock, abbiamo saltato gli ostacoli di un ippodromo giocattolo, guardando attraverso lo schermo di un televisore anni ‘50. Ma abbiamo anche giocato ad un surrogato di Asteroids, ad improvvisati platform isometrici, brutti cloni di Temple Run e improbabili puzzle game. Tutto questo grazie alla fervida immaginazione dei più creativi membri della fanbase, alle prese con un editor dei livelli ben più permissivo di quelli visti in passato.
Il nuovo toolkit, infatti, oltre a permettere l’aggiunta di trailer, menù personalizzati e altri orpelli, rende possibile lo sviluppo dei livelli anche lungo l’asse Z, sfruttando ben 16 livelli di profondità, contro i 3 dei titoli precedenti.
In “Tutu Tango”, unico livello dello story mode giocabile nella beta, abbiamo finalmente approfondito la conoscenza del corpulento Toggle, nuovo arrivato nella famiglia dei pupazzi di pezza, capace di trasformarsi, all'occorrenza, in un ben più agile e leggero esserino. Il livello pare appositamente disegnato per sfruttare al massimo le potenzialità delle trasformazioni di Toggle, che da grassone impacciato affonda in acqua, riesce a spostare pesanti blocchi e schiacciare grandi piattaforme, mentre nella sua forma snella può eseguire salti più ampi, schizzare a grande velocità fuori dall’acqua e passare in anguste strettoie.

Ad un primo sguardo, Little Big Planet 3 pare confermarsi come incentrato su una concezione più classica di platform, con tanto di caratteristici massi rotolanti, piattaforme che si sgretolano, meccanismi a tempo e wall jumping come se piovesse. Abbiamo testato a lungo anche alcuni livelli amatoriali disegnati per far scorazzare liberamente i comprimari Oddsock e Swoop: l’agile bestiola a quattro zampe, l’unica in grado di eseguire i suddetti wall jump, si è mostrata parecchio reattiva ai comandi e adatta alle fasi di gioco che più si avvicinano a quelle dei platform vecchia scuola, mentre qualche dubbio resta riguardo il volatile di pezza, impacciato nei movimenti e poco gestibile negli ambienti più stretti.
L’utilizzo dei famosi 16 livelli di profondità ha cambiato non poco le carte in tavola: la progressione, molto meno lineare di quella vista nei capitoli precedenti, prevede il cambio repentino delle varie stratificazioni dei livelli, soprattutto quando c’è da evitare insidie come gli immancabili spuntoni, piattaforme elettrificate, pozze di lava e simili. La presenza di livelli dalla più vasta profondità, oltre a scatenare le prodezze di sviluppatori e amatori in un level design più complesso e contorto, lascia spazio anche a soluzioni di continuità spettacolari e di forte impatto visivo, che tanto ricordano i cannoni di Donkey Kong Country Returns, che ci sparavano a tutta velocità verso piattaforme nascoste da qualche parte nei fondali. Sebbene non ci sia stata data la possibilità di testarla in un livello “ufficiale”, possiamo segnalare anche l’aggiunta di una modalità di esplorazione 3D, che sostituisce lo spostamento per singolo layer con uno più fluido e continuato, pericolosamente vicino a quello di Mario 64 e i suoi successori. Un’ulteriore aggiunta alla varietà del gameplay è data dall'utilizzo in gioco del popit, e in generale degli strumenti tipici dell’editor, per risolvere piccoli puzzle ambientali, modificando direttamente alcuni elementi strutturali del livello.
Tutto molto bello. Se non fosse per alcune perplessità che, purtroppo, si riconfermano in questa beta.

Il quid

La notorietà del caro Sackboy sembra crollare nel momento esatto in cui nasce Tearaway; le prodezze artistiche dei creativi di Media Molecule si rivolgono altrove, e in una terribile variante della morra cinese, carta batte stoffa.
Abbiamo esaminato a fondo l’unico livello ufficiale presente nella beta, e ci spiace confermare quello che già sospettavamo dinanzi al materiale precedentemente mostrato: sebbene la community non smetta mai di stupirci con creazioni esteticamente sublimi e trovate piuttosto singolari, la direzione artistica di Sumo Digital si è mostrata parecchio sottotono e poco ispirata. Sebbene meglio strutturati, e forti di un sistema di esplorazione meno impacciato, i livelli di Little Big Planet 3 finora mostrati sono eccessivamente spogli, privi di quel tipico sovraffollamento di stimoli visivi che ha fatto il successo della serie. Durante il breve viaggio nel mondo “Ziggurat” abbiamo rimpianto i fragili fondali che ci crollavano addosso in un tripudio di colori, gli inanimati abitanti da trascinare in giro per nessun motivo e l’eccesso di dettagli che trasformava ogni giocatore in un bimbo in un negozio di caramelle.
Tuttavia, il materiale firmato Sumo Digital finora visionato è talmente esiguo da rendere avventato qualsiasi giudizio che segni definitivamente Little Big Planet 3 come il figlio illegittimo di cui tutti parlano. Con le giuste attenzioni degli sviluppatori riguardo l’evoluzione del gameplay, e alcune sorprese nel level design, Little Big Planet 3 potrebbe rivelarsi, contro ogni pronostico, uno dei titoli riportati in grassetto nella lineup invernale di Sony.

Little Big Planet 3 Il primo sguardo alla versione preliminare di Little Big Planet 3 ci ha sorpresi positivamente riguardo alcune delle aggiunte al gameplay e le enormi potenzialità in esse racchiuse, tuttavia qualche incertezza permane, soprattutto riguardo una direzione artistica poco ispirata, che risente fin troppo dell’assenza del tocco di Media Molecule. Nonostante il discreto calo di interesse per il terzo episodio della serie, il buon Sackboy potrebbe trovare degli insospettabili sostenitori, soprattutto fra gli amanti dei platform di stampo classico.

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