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Lone Echo, provato il nuovo titolo di Ready at Dawn

Il nuovo titolo dedicato alla Realtà Virtuale di Ready at Dawn ci porta in arene a gravita zero, in uno sport futuristico e brutale.

provato Lone Echo, provato il nuovo titolo di Ready at Dawn
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Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dopo l'uscita di The Order: 1886 lo studio Ready at Dawn, noto in Italia anche perché tra i cofondatori annovera Andrea Pessino, è rimasto in silenzio per molti mesi, lasciando per altro i fan dell'esclusiva Sony discretamente preoccupati riguardo al futuro di quello che sembrava un titolo nato come l'incipit di una saga.
L'annuncio di Deformers, arrivato di recente, ha quindi stupito per due motivi: da una parte perché non si tratta di un titolo in linea con le altre produzioni del team californiano, solitamente a proprio agio con uno stile realistico e tematiche mature; e dall'altra perché sarà uno dei primi prodotti pubblicati da GameTrust, divisione dedicata al publishing di GameStop.
Al di là di questo spensierato esperimento, però, Ready at Dawn sta lavorando a qualcos'altro. Il team ha sfruttato infatti l'attenzione mediatica di Oculus Connect 3 per presentare Lone Echo, nuova produzione più in linea con i precedenti prodotti, ma completamente dedicata alla VR e in particolare al visore Rift.

A gravità zero

Lone Echo è un titolo sci-fi, che affonda le sue radici nell'immaginario della fantascienza degli ultimi venti anni, senza volerlo reinventare. Lo si intuisce dal trailer mostrato durante il keynote di Oculus, che presenta una componente narrativa molto forte, con netti rimandi non solo a molti videogiochi del recente passato, ma anche a pellicole come Gravity. Allo stato attuale dei fatti, tuttavia, tematiche e protagonisti del racconto restano avvolti nel mistero: Ready at Dawn svelerà nuovi dettagli nel corso dei prossimi mesi, e per il momento preferisce invece lasciar giocare il comparto multiplayer. Durante l'evento svoltosi a San Jose, in California, abbiamo avuto modo di mettere le mani proprio sulla componente multigiocatore, rivelatasi incredibilmente solida.
Il multiplayer di Lone Echo si struttura a squadre e, come la grande maggioranza di titoli annunciati da Oculus, è sviluppato per i controller Touch, la cui uscita è fissata per Dicembre ad un prezzo di 199 Dollari.
Una volta indossato il visore e impugnati i due Touch, dall'ergonomia davvero ben studiata, ci si trova a galleggiare a gravità zero, chiusi però all'interno di una sorta di cilindro contenitivo, dotato di una sezione trasparente posta proprio all'altezza del nostro viso.
Una rapida sbirciata all'esterno mostra altri involucri simili, dai quali stanno uscendo i nostri compagni. Il capitano della nostra squadra usa quindi la chat vocale, sfruttando il microfono e le cuffie integrate nel visore, per esortarci ad agire: basta afferrare con una mano la leva orizzontale posta frontalmente sopra alla nostra testa per far scattare il meccanismo di espulsione della porta, permettendoci quindi di raggiungere un'ampia camera di equilibrio.
Si tratta della prima porzione di spazio nella quale possiamo interagire con i nostri compagni, provando a mettere in pratica tutte le nozioni legate ai movimenti e alle azioni che si possono compiere in partita, osservate in un video introduttivo dimostrativo proiettato su degli enormi schermi, mentre siamo in attesa del nostro turno per giocare.
È di nuovo il nostro capitano a svegliarci dal senso di straniamento, dovuto alla sensazione di galleggiare nel vuoto, spiegandoci come uscire: grazie ai controller Touch le nostre mani sono presenti in gioco e muovendole davanti al nostro campo visivo ne vedremo delle controparti digitali molto realistiche, dotate di guanti gommati isolanti molto simili a quelli di un astronauta. Il tasto presente sul dito medio dei controller serve a far sì che la rispettiva mano si agganci alle superfici che tocca: ecco quindi scoperto il peculiare sistema di movimento presente in Lone Echo: ci si sposta letteralmente trascinando il proprio corpo, appoggiando le mani ad una parete e dandosi lo slancio, sfruttando quindi l'inerzia accumulata e la spinta per raggiungere la destinazione voluta. Una volta raggiunta basta quindi attutire l'impatto alzando nuovamente una mano e premendo il pulsante, per agganciarci nuovamente ad una superficie.

Il meccanismo sembra complicato da spiegare, ma in realtà muoversi nell'arena di gioco risulta quasi subito intuitivo e il sistema permette di arrampicarci su pareti verticali o superfici inclinate, continuando a spostare in avanti una mano dopo l'altra, trascinando letteralmente il resto del corpo.
E se ci si ritrova improvvisamente lontani da una qualsiasi superficie, a galleggiare nel vuoto? Per fortuna vengono in aiuto dei retrorazzi montati sul dorso della tuta, attivabili premendo uno dei tasti frontali presenti sul controller. La spinta generata è lieve ma costante, e permette quindi di spostarsi in linea retta da un punto all'altro, cambiando traiettoria semplicemente inclinando le mani nella direzione voluta durante quello che a tutti gli effetti può essere considerato come un volo.
I razzi permettono poi di attivare un boost temporaneo, con in più la possibilità di fermarsi quasi istantaneamente sul posto grazie ad una spinta generata inversa. Tra le alte azioni importanti vanno sicuramente citati i pugni, da sferrare premendo il tasto posto sotto i propri indici, e la possibilità di afferrare e lanciare un disco, che rappresenta l'elemento più importante del match. Le arene multiplayer di Lone Echo mimano infatti uno sport del futuro, il cui scopo è far entrare l'oggetto metallico nella porta avversaria, ottenendo punti maggiore in relazione alla distanza dalla quale viene effettuato il tiro.
Scaduto il conto alla rovescia inizia quindi il tempo regolamentare, e dobbiamo muoverci rapidamente verso il centro dell'arena, area nella quale il disco sta galleggiando. Riusciamo ad afferrarlo per primi, e iniziano quindi ad avanzare, usando la spinta fornita dai razzi o lanciandoci in avanti utilizzando la mano libera, che non sta tenendo il disco.
Con la testa ci guardiamo comunque intorno e appena vediamo un compagno che si sposta lateralmente più rapidamente di noi gli lanciamo il disco, che lui afferra prontamente al volo continuando l'azione. Si tratta di un'ottima mossa perché un istante dopo un avversario ci raggiunge e ci mette al tappeto con un pugno al volto, che non ci permette di muoverci per alcuni secondi e provoca scosse elettriche che attraversato tutta la tuta.

Mentre ci stiamo riprendendo vediamo quindi che il lancio successivo del nostro compagno non va a buon fine, in quanto gli avversari lo intercettano e ci obbligano quindi a un capovolgimento di fronte improvviso. Il ritmo non è molto alto ed essendo la prima partita, la tendenza è quella di andare in massa verso il disco, ignorando invece la costruzione di azioni offensive più organiche, come ci consiglia in cuffia il capitano.
Questa tendenza al contatto fisico apre però un ventaglio di opportunità: possiamo ad esempio utilizzare un avversario come una superficie, sulla quale darsi la spinta per prendere velocità, provocando nel contempo il suo arretramento. Ci esibiamo in prodezze sportive come un auto-passaggio, eseguito facendo rimbalzare un disco su una superficie con un tiro ben angolato, che ci permette di dribblare un difensore, riprendendo il piatto al volo poco più avanti.
Il gameplay è quindi tutto da assimilare ma il sistema di controllo funziona e il potenziale si vede tutto, malgrado ci siano ancora alcuni aspetti da limare, come delle collisioni a volte troppo invadenti e una certa difficoltà ad orientarsi, sicuramente mitigata nel momento in cui inizieremo ad imparare a memoria la struttura delle arene.
Dal punto di vista dell'eSport "passivo", da vedere comodamente in poltrona, Lone Echo è invece ancora carente e il motivo risiede principalmente nelle inquadrature utilizzate. Il sistema varia spesso il punto di vista in maniera simile a Rocket League ma è molto meno spettacolare e si fa abbastanza fatica a seguire l'azione.

Lone Echo La modalità multiplayer di Lone Echo stupisce e galvanizza subito il giocatore, grazie a trovate interessanti e ad un sistema di movimento che funziona e non provoca alcun effetto collaterale. Certo, una volta tolto il visore a fine partita ci si sente leggeri, tanto da percepire che il peso dato al proprio corpo in gioco non è forse del tutto corretto, e vederlo rimbalzare in tutte le direzioni mentre ci si lancia da una piattaforma all’altra dell’arena fa un certo effetto. Si tratta però di un titolo che offre già un ottimo grado di rifinitura e che sfrutta i controller Touch in modo ottimale, segno che in fase di design è stato fatto moltissimo lavoro. Rimane da capire quanta importanza ricoprirà il multiplayer nell'economia di gioco. Visto il background di Ready at Dawn, c’è molto interesse anche per la parte single player narrativa, e speriamo che anche quella possa regalare ottime soddisfazioni. Lone Echo resta comunque della sorpresa più grande di Oculus Connect 3, e personalmente non vediamo l’ora di poter giocare altre partite nel vuoto.

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