Provato Lords of the Black Sun

Esplora, espandi i tuoi confini, sfrutta le risorse e stermina i nemici...

provato Lords of the Black Sun
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Francesco Serino Francesco Serino ha videogiocato tanto e a tutto, posseduto due diversi Tamagotchi e abbandonato un Furby in autostrada. Mentre cresceva i pixel rimpicciolivano, mentre leggeva ha iniziato a scrivere. E ora eccolo qua, dopo un salto nello spaziotempo atterra su Everyeye, ma già da tempo è su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Esplora, espandi i tuoi confini, sfrutta le risorse e stermina i nemici. Non è questo il significato della definizione “4X”? Proprio così, lo è, ma in inglese almeno si capisce il perché: eXplore, eXpand, eXploit, and eXterminate. 4X, perché tutto si basa su queste quattro importantissime “X”. Comodo vero? In pratica con quella brevissima sigla si descrive in toto un sottogenere che ha moltissimi estimatori, me compreso. L'unica cosa che manca, per definire davvero bene questi giochi, è il fatto che nel 97,6% dei casi si tratta di titoli a turni, quindi in cui pianifichi il tutto, sposti le unità, e poi premi il pulsantone apposito per passare la mano all'intelligenza artificiale o perché no, ad altri giocatori. Lords of the Black Sun, come anche il recente Endless Space, prova a colmare il vuoto lasciato da Master Of Orion II del 1996 nel campo dei 4X spaziali. Pazzesco eh, ma è dal 1996 che quel gioco là se la comanda, nessuno è riuscito a intaccare la sua perfezione, nemmeno quel caos incontrollato di Master of Orion III (altra curiosità: il suo ideatore è finito a lavorare su Def Jam in EA, ci pensate?).

SPAZIO, PENULTIMA FRONTIERA

Ma torniamo a Lords of the Black Sun, gioco sviluppato dagli Arkavi Studios, che coraggiosamente hanno messo su una software dopo pochissime altre ce ne sono: in Portogallo. Il loro gioco sprizza passione da tutti i bug, d'altronde è ancora in alpha, ma è già possibile acquistarlo in “accesso anticipato” su Steam, alla “modica” cifra di 22,90 Euro. Lords of the Black Sun rispecchia in tutto e per tutto quello che si aspetterebbe da un titolo del genere, e a livello di impianto di gioco ha davvero poco da invidiare a gli altri contendenti. Sì, c'è tutto: otto razze tra cui scegliere, la possibilità di calibrare ogni partita in base ai nostri gusti di gameplay, una gestione approfondita delle singole colonie, una galassia generata casualmente ogni volta, la possibilità di giocare in otto giocatori contemporaneamente (sempre a turni, ma nella stessa partita).

E tutto questo è per buona parte già implementato, non si tratta di “feature” in divenire, ma quello che già potrete giocare prendendo Lords of The Black Sun fin da ora. Peccato che io vi sconsigli di farlo, non per sempre sia chiaro, ma fino a quando non sarà più chiaro il punto d'arrivo che si sono posti gli sviluppatori. E non è una semplice questione di bug, quelli verranno risolti, ce ne saranno di nuovi e verranno risolti pure quelli, come quasi sempre accade in queste (scomode?) situazioni da early access. Il guaio di Lords of The Black Sun è che manca un po' di mordente, manca di epicità, e non quella che è possibile raggiungere con un miliardo di Dollari di budget (non sarebbe affatto giusto), ma quella che si crea quando tutti gli elementi di un gioco che si presuppone epico sono ben amalgamati tra di loro.

FLUIDO MECCANO

Le funzioni di Lords of The Black Sun sono numerose, e in quasi tutte le occasioni si tratta di porzioni di gioco profonde e ben pensante. Il sistema di combattimento per esempio è di gran lunga migliore di quello di Endless Space, che con il suo sistema a gioco di carte ha spiazzato moltissimi puristi. In questo gioco le battaglie sfruttano i cari vecchi esagono, sui quali è possibile spostarsi più o meno agilmente in base alle qualità della nostra flotta. Ed è possibile anche sfruttare alcune manovre avanzate, farsi strada lasciando scoperti i lati più corazzati di un vascello, per poi sgattaiolare in posizione d'attacco con una buona dose di soddisfazione strategica. Non c'è però il guizzo, quella funzione in più che avrebbe reso Lords of The Black Sun non tanto più fresco, ma soprattutto più avvincente.

Questa sensazione a mio parere coinvolge praticamente quasi tutti gli aspetti del progetto, come per esempio le ricerche scientifiche effettuabili, troppo poche e ancora peggio: troppo poco galvanizzanti. E ancora... coinvolge anche le strutture che è possibile costruire sulle singole colonie (fabbriche e spazioporti e poi? Fabbriche e spazioporti). Una cosa bella e nuova è invece la possibilità di giocare con le politiche sociali della propria popolazione, in modo da danzare tra democrazia galattica e dittatura spaziale sulla punta del mouse, ma con davvero troppo poche opzioni a disposizione.
Tecnicamente tutto fa il suo sporco dovere, le singole unità al massimo dello zoom mostrano una discreta quantità di dettaglio, e il loro aspetto (ma non le loro abilità) cambia a seconda della razza aliena scelta. Lo stile approssimativo scelto però tira un po' giù tutto, rendendo ben presto Lords of The Black Sun fin troppo monotono.

Lords of the Black Sun Ci provano, ci riprovano, ci provano ancora una volta ma non ci riescono mai. È come una maledizione, ma nello spazio i 4X non riescono più a brillare come una volta. I ragazzi di Endless Space stanno sulla buona strana, e anche i portoghesi di questo nuovo titolo in sviluppo sembrano sapere il fatto loro, ma fin'ora la sensazione è che si perdano tutti in un proverbiale bicchiere d'acqua, in quei dettagli che fin troppo spesso fanno un'enorme differenza. Il futuro di Lords of The Black Sun è troppo incerto, il suo prezzo troppo alto, per consigliarvi di fare un salto nell'iperspazio. Con la stessa veemenza vi consiglio però di continuare a seguire la sua gestazione, ogni mese -come ogni pianeta- può riservare la sorpresa che cambia tutto, nel bene come nel male.

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