Provato Mad Max

Abbiamo provato le prime ore del free roaming di Avalanche ispirato liberamente all'ultima pellicola di George Miller, scoprendo come un'offerta ludica tradizionale si affianchi ad un ottimo lavoro di contestualizzazione.

provato Mad Max
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Se qualche mese fa vi siete fatti trascinare al cinema da George Miller e dal suo eccezionale Mad Max: Fury Road, è probabile che siate usciti dalla sala non solo ancora pieni di adrenalina, ma anche più interessati al videogame in sviluppo (da molti anni) presso la sede svedese di Avalanche Studios, e in uscita il prossimo 4 settembre su PC, Playstation 4 e Xbox One. Sebbene abbia subito molti ritardi e ripensamenti, partendo addirittura da una genesi old gen, l'action free roaming non sembra essersi perso d'animo. Recentemente, il publisher Warner Bros. ci ha concesso una prova piuttosto estesa di una versione contenutisticamente quasi completa del gioco, offrendoci così una panoramica ben più precisa del nuovo contesto in cui le avventure di Max Rockatansky saranno ambientate. Rispetto alla prova de-contestualizzata della recente E3 2015, questa volta abbiamo avuto modo di cominciare la modalità trama dall'inizio, calandoci molto meglio nelle atmosfere postapocalittiche.

Brillante e cromato

Proprio come è successo al cinema con Fury Road, il videogame di Mad Max non si colloca in un punto preciso della timeline relativa al personaggio (ormai quasi irrintracciabile), ma propone più che altro un "nuovo inizio". Non c'è da aspettarsi dunque una vera operazione di tie in nei confronti della pellicola (del resto, il volto del protagonista non è quello di Tom Hardy), anche se molti elementi chiave della nuova mitologia legata al personaggio - destinata, a quanto pare, a continuare anche al cinema con diversi sequel - sono immediatamente rintracciabili nel tessuto narrativo e stilistico. Un'occhiata alla grande mappa aperta non si lascerà sfuggire il nome di Gastown, mentre la sequenza introduttiva, della quale non vi sveliamo i contenuti, vede protagonista nientemeno che Scabrous Scrotus, terzogenito di Immortan Joe. Ci sono gli War Boys e le icone a forma di teschio, così come l'incipit ricorda quello del film, con il nostro Max che perde la sua Interceptor. Non un tie in, ma qualcosa di tutto sommato abbastanza vicino, dato che coloro i quali hanno apprezzato la nuova psicotica mitologia proposta da Miller troveranno qui molte chance di approfondimento. Quanto al gameplay, come già avevamo intuito nella nostra precedente prova Mad Max si configura come un free roaming piuttosto classico, caratterizzato da un'alternanza di missioni principali e secondarie (tutte provviste di cut scene narrative, talvolta anche molto lunghe ed elaborate) affiancate dalle immancabili attività ripetibili.

Ricomincio nelle Wasteland

Un nuovo inizio, proprio come quello visto al cinema. Disperatamente alla ricerca della Valle del Silenzio, un luogo quasi mitologico dove Max spera di trovare pace dalle voci che tormentano la sua mente malata, il nostro si scontra con un amaro destino. Incappato in un'imboscata degli War Boys, finisce per vedersi sottratto il suo avere più prezioso, la mitica Interceptor. Ricominciano così le sue avventure, nel tentativo di trovare la propria strada in un mondo completamente schizzoide, e, soprattutto, di rimettere quattro rombanti ruote sotto alle proprie terga. Mad Max spende tutto il tempo necessario per presentarsi al giocatore, e proporgli la sua bizzarra mitologia: ci troviamo in un mondo dove la devastazione ha portato la dilagante follia a sfociare in un inusuale rispetto per i motori e per coloro che li cavalcano come leggendari guerrieri di un nuovo medioevo, un mondo dove le macchine vengono personificate come le spade della mitologia norrena, prendendo nomi come Smuoviterra, Gioiello Nero e... Magnum Opus. Proprio quest'ultima diventerà il nuovo mezzo del nostro Max, un progetto in continua evoluzione realizzato grazie all'incontro con Chumbucket, uno svitato e deforme meccanico che riconosce nel protagonista una speranza per tornare a sporcarsi d'olio e di benzina, attività senza la quale non sembra proprio sapere come continuare. Non contento di prestarsi come ingegnere, "Chum" diventerà ben presto un vero e proprio factotum, installandosi permanentemente nella parte posteriore della macchina, sempre pronto a ripararla tra uno scontro e l'altro. Inizialmente di "magnum" il mezzo avrà ben poco, presentandosi come poco più di un telaio con quattro ruote attaccate, e proprio la sua continua evoluzione trascinerà il giocatore lungo la prima parte della trama. All'inizio si tratterà di trovarle una carrozzeria adatta, poi di donarle un cuore pulsante degno ("che sia almeno un V8", chiede Max: peccato che l'unico esemplare si trovi a Gastown...), e anche al di là delle missioni della trama il giocatore potrà lavorare sull'estetica, sulle gomme, sull'equipaggiamento bellico.

"Per quanto non cerchi di portare una ventata d'aria fresca nel genere degli action free roaming, Mad Max lavora a fondo sulla contestualizzazione"

La macchina, come già suggerito dai molti trailer, diventa a tutti gli effetti uno dei protagonisti dell'esperienza, ed a lei viene dedicato un sistema di combattimento veicolare che approfondiremo a breve. Peraltro, Mad Max offre anche combattimenti più classici, basati principalmente sul corpo a corpo. Per quanto il fucile a canne mozze sia sempre presente nella fondina, la scarsità di munizioni e un sistema di mira (volutamente) macchinoso non permettono al gioco di trasformarsi in uno sparatutto, configurando l'arma da fuoco più che altro come una extrema ratio. Quanto agli scontri "da gentiluomini", questi ultimi si ispirano al freeflow combat ideato da Rocksteady per la saga di Batman, proponendo combo e contromosse piuttosto semplici. Le animazioni sono molto soddisfacenti, così come l'interazione con l'ambiente circostante e la possibilità di raccogliere le armi bianche nemiche, ma l'abilità richiesta sul pad è onestamente piuttosto scarsa, configurando le risse come poco tattiche e piuttosto piatte dal punto di vista della giocabilità.

Quanto alla progressione offerta dalla trama, le prime ore di gioco da noi testate hanno rivelato un buon ritmo, che non lesina colpi di scena e capovolgimenti di fronte sin dalle prime battute, alternando adeguatamente la buona regia dei filmati alle sequenze giocate. Le missioni principali, decisamente più "guidate", si intrecciano talvolta all'imprevedibilità offerta dal free roaming: più volte, durante le nostre prove, ci è capitato di incappare in convogli o gruppi di nemici in maniera del tutto imprevista, dando vita a furiosi scontri. Proprio in questa dinamicità si svela uno degli aspetti più coinvolgenti di Mad Max, sebbene la libera esplorazione di per sé, almeno in queste prime ore di gioco, non offra poi moltissimi spunti. Ci sono le torri nemiche da far crollare per diminuire l'influenza di questa o quella fazione, i cecchini da abbattere, gli avamposti da liberare, e diverse possibilità per accumulare i preziosi detriti metallici utilizzati come valuta per gli upgrade alla Magnum Opus e al personaggio. Volendo paragonare Mad Max a un altro recente free roaming di successo, ossia L'Ombra di Mordor, il rischio per il prodotto firmato da Avalanche è che l'assenza di aspetti procedurali possa portare in tempi relativamente brevi ad avvertire un senso di ripetizione dei confronti di queste attività, una sensazione che potremo confermare o smentire solo in fase di recensione. Peraltro, i contenuti principali sembrano poter garantire una longevità di tutto rispetto, dato che alle molte missioni della campagna principale si affiancano anche le Wasteland Missions facoltative, dedicate all'approfondimento dei molti personaggi comprimari con cui avremo a che fare, tra cui Chumbucket e i leader delle varie fazioni presenti sul territorio.

What a lovely day

Intenzionati indubbiamente a sfruttare la "scia" mediatica non indifferente generata dal ritorno al cinema di George Miller, i ragazzi di Avalanche hanno riposto molta cura nella realizzazione di un contesto dove il combattimento tra veicoli potesse diventare uno dei punti cardine del gameplay. Sia durante le missioni, sia semplicemente esplorando le Wasteland, capiterà non di rado di incappare in piccoli gruppi di War Boys a bordo delle loro rombanti e corazzate fuoriserie, evento che darà inevitabilmente il via a scontri molto accesi. Partendo da un modello di guida nettamente arcade ma comunque interessante, che riesce a comunicare tutta la potenza della Magnum Opus e al tempo stesso non rinuncia a trasmettere la pesante inerzia della guida sulla sabbia, Mad Max ci mette a disposizione una serie di strumenti utili a combattere anche al volante. Il più banale è il turbo, che una volta attivato permette di speronare con violenza gli avversari, e a questo si affiancano le sportellate, da infliggere con il tasto quadrato abbinato alla direzione tramite analogico. Non finisce tuttavia qui: Max può infatti fare utilizzo del suo fucile a canne mozze anche durante la guida, prendendo la mira con calma grazie ad un rallentamento temporale molto netto. In quest'occasione, in base alla direzione dello sguardo sarà possibile evidenziare diverse aree sensibili del veicolo nemico da colpire, come le ruote, eventuali taniche di carburante di scorta o il guidatore stesso. Questo vale anche per l'utilizzo dell'arpione, che sarà operato da Chumbucket. Premendo il dorsale sinistro dopo averlo selezionato potremo ancora una volta mirare a parti specifiche dell'auto nemica, e, in caso di linea di tiro libera nei confronti del guidatore avversario, "estrarlo" violentemente dall'abitacolo. Anche l'arpione, così come tutte le altre componenti della Magnum Opus, potrà essere aggiornato, guadagnando in efficacia e trazione. Nel complesso, il combattimento veicolare proposto da Mad Max è molto ricco di opzioni, e questo lo rende meno intuitivo di quanto ci si sarebbe potuti aspettare. Per utilizzarne al meglio tutte le possibilità occorrerà un po' di pratica, così da imparare ad alternare l'utilizzo delle armi dirette a quello degli speronamenti, gestendo al tempo stesso la guida ad alta velocità. Dato che le varie caratteristiche vengono peraltro svelate progressivamente lungo la trama, è probabile che ve ne siano altre che ancora non abbiamo scoperto, le quali potrebbero rendere gli scontri ancor più interessanti. Se l'impressione nel complesso è positiva, va anche detto che vi sono dei momenti in cui l'azione risulta meno fluida e piacevole, anche a causa di un'intelligenza artificiale non sempre raffinata. Completamente slegata dall'ambito veicolare troviamo poi la possibilità di utilizzare un fucile da cecchino, utile per "ammorbidire" le difese in caso di assalto di un avamposto nemico, caratterizzato da una meccanica affascinante. Quando lo si attiverà, Max e Chumbucket si scambieranno di posto: utilizzando i dorsali, Max potrà mirare e sparare, mentre con i grilletti sarà possibile far guidare la Opus al meccanico deforme, trasformando la macchina in una sorta di letale "torretta mobile" da cecchinaggio. Si tratta di uno dei tanti piccoli dettagli che caratterizzano Mad Max, e rendono la macchina un elemento davvero centrale del gameplay.

Oh so wasted

Nonostante la genesi old gen, Mad Max offre un colpo d'occhio di tutto rispetto. La versione PS4 da noi provata, nonostante la natura ancora non ottimizzata del codice, ha rivelato una solida modellazione poligonale affiancata a una simulazione della fisica che sa esattamente dove andare a lavorare, rendendo i combattimenti veicolari perlopiù credibili. Ci saranno casi in cui la Magnum Opus reagirà in maniera bizzarra a qualche salto o scontro particolarmente violento, ma nel complesso il combattimento veicolare si rivela interessante, soprattutto quando si interviene sui singoli pezzi dei mezzi nemici, strappando loro una ruota o uno sportello. La draw distance non è tra le migliori che abbiamo visto in un free roaming ma si difende, e soprattutto si arricchisce grazie ad un'effettistica particellare di ottimo livello. Le esplosioni sono coreografiche e mastodontiche, le tempeste di sabbia spaventose al punto giusto. Buono anche il lavoro svolto sull'illuminazione, che riesce a tratti a ricalcare la particolare fotografia adottata da Miller nella sua ultima opera cinematografica. Tutto questo, al prezzo di qualche effetto di pop-up e alcuni rallentamenti nel frame rate: la nostra build, in ogni caso, era ancora incompleta, dunque rimandiamo queste considerazione alla prova finale.

Mad Max Per quanto non cerchi di portare una ventata d'aria fresca nel genere degli action free roaming, Mad Max lavora a fondo sulla contestualizzazione, riproducendo in maniera convincente le atmosfere dell'ultimo film di Miller, e successivamente prendendo la propria strada. Il diavolo, come sempre, è nei dettagli, nelle animazioni accurate con cui Chumbucket ripara la Opus nei momenti di tranquillità, o nell'acqua che sostituisce i classici medikit. Se sulla qualità delle missioni principali e secondarie non abbiamo dubbi, almeno nelle ore da noi provate, le attività alternative sembrano invece presentarsi in numero un po' troppo scarso. Va anche detto che il free roaming riesce comunque a dire la sua, aggiungendo all'incedere piuttosto lineare degli incarichi diversi elementi di imprevedibilità, destinati quasi sempre a sfociare in scontri veicolari furiosi e divertenti. Il lavoro di riproduzione delle Wasteland, poi, è notevole, sia per quanto riguarda l'ambientazione, spoglia ma affascinante (le tempeste di sabbia rimangono davvero nel cuore), sia per quel che concerne le personalità deviate che incontrerete sul vostro cammino. Solo a settembre potremo scoprire se questi elementi saranno sufficienti a confermare un grande ritorno di Max Rockatansky anche sugli schermi PC, PS4 e Xbox One, oppure se la natura tutto sommato tradizionale dell'offerta ludica finirà per appiattire l'esperienza: rimanete con noi.