Mass Effect Andromeda: prime impressioni sulla campagna single player

In attesa della recensione, ecco le prime impressioni sul single player di Mass Effect Andromeda, nuovo Action RPG di BioWare in arrivo il 23 marzo.

Mass Effect Andromeda - Single Player

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Mass Effect Andromeda - Single Player
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    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

Un nuovo inizio. Un nuovo luogo tra le stelle da chiamare "casa", dove disfare il proprio bagaglio di speranze, ambizioni e desideri, per iniziare un nuovo percorso liberi da ogni peso e legame del passato. L'obbiettivo della Andromeda Initiative, il progetto di colonizzazione su larga scala che rappresenta il leitmotiv del quarto capitolo della saga di Bioware, riflette quasi poeticamente quelle che sono le aspettative di migliaia di fan a cinque anni dalla conclusione di Mass Effect 3, l'ultimo atto dell'epopea galattica del Comandante Shepard e del suo equipaggio.
Una conclusione che molti giocatori avevano accolto con un po' di ragionevole maretta, a causa di scelte narrative tutto sommato discutibili, incapaci di offrire al pubblico un senso di completezza che coronasse epicamente un viaggio indimenticabile. Da cui la decisione, da parte di Bioware, di abbandonare per sempre(?) la Via Lattea alla volta di un'altra galassia carica di opportunità, tanto per le 20.000 anime a bordo della nave-arca Hyperion, quanto per la platea degli appassionati. Ogni nuovo percorso porta però con sé una gran quantità di sfide, specialmente quando la rotta scelta è tanto ambiziosa. Gestire un'eredità emotiva così importante è sicuramente una prova titanica, ulteriormente inasprita dal rischio derivante dall'inserimento di meccaniche inedite, che potrebbero non allinearsi con le attese pantagrueliche della fanbase della saga.
Manca ormai poco più di una settimana allo sfogo di questo oceano d'hype e all'arrivo dell'ultimo Mass Effect nei negozi nostrani, ma permetteteci di essere i primi a darvi il benvenuto tra gli spazi siderali di Andromeda: la vostra nuova casa.

Una galassia lontana, lontana

A due milioni e mezzo di anni luce dalla Terra, e a più di sei secoli dagli avvenimenti della trilogia originale, Andromeda segna un cambio tonale significativo, rivoluzionando in buona parte la dimensione narrativa offerta ai giocatori. Lontano dalla minaccia pangalattica dei Razziatori, l'impresa dei fratelli Ryder non ricalca più il "topos" dell'eroe epico alle prese con una missione apparentemente impossibile, ma assume una prospettiva di scoperta più personale, con connotazioni decisamente meno grame. Alla guida di un equipaggio composto per la gran parte da civili, lo scopo del Pathfinder (o Pioniere, stando alla traduzione nostrana) è quello di condurre un nutrito drappello di coloni verso una nuova "frontiera" spaziale, alla ricerca di un mondo che faccia da culla per questo piccolo frammento d'umanità.

Curiosamente, lo stesso Pathfinder Alec Ryder, padre dei due fratelli protagonisti del gioco, rappresenta idealmente tanto i fasti della prima trilogia quanto il concetto di eroe "polare" incarnato dal mitico Shepard. Alec è un veterano N7 indurito da una vita fatta di battaglie e dolori, un uomo incapace di accettare che qualcosa si ponga tra sé e l'obbiettivo della missione, famiglia inclusa.
Il passaggio di consegne tra Alec e il Ryder che impersoneremo in Andromeda, oltre a rappresentare una prima - importate - svolta narrativa nel viaggio dell'Hyperion, segna idealmente la chiusura della parentesi "classica" di Mass Effect, e apre la strada a un nuovo tipo di protagonista. I ragazzi di Bioware sembrano glissare volutamente sulle vicende passate dei due fratelli, dando ai giocatori la possibilità di delineare le caratteristiche di Ryder con un sistema di dialogo non più limitato da scelte con uno spiccato colore morale. Questo permette di interpretare il proprio personaggio con una maggiore libertà ruolistica, senza che ogni battuta o azione provochi necessariamente reazioni di netta approvazione o disapprovazione nei comprimari. È ancora presto per esprimersi sul valore di questo cambiamento, e sulla qualità del rapporto causaeffetto delle decisioni in carico al protagonista, ma l'impatto iniziale è decisamente piacevole, e corre di pari passo con la sensazione di avere un maggiore controllo sulle interazioni del protagonista con i personaggi che popolano il mondo di Andromeda. Personaggi che, tra l'altro, non esitano a mostrare sin da subito sfaccettature caratteriali ben definite, che offrono terreno fertile per dinamiche di gruppo interessanti, delle quali non vediamo l'ora di vedere gli sviluppi.
L'apertura di Mass Effect: Andromeda ricorda da vicino quella del primo capitolo della saga, con l'atterraggio dell'avanguardia dell'Hyperion sulla superficie dell'Habitat 7, uno dei migliori candidati alla definizione di "nuova casa" per gli uomini e le donne dell'iniziativa colonizzatrice. Come nel primo Mass Effect, l'apparizione di un nemico misterioso prepara il palcoscenico all'ascesa di un inedito eroe. Dove l'incontro con i Geth e con Saren permetteva a Shepard di definire il proprio ruolo di primo Spettro umano e difensore dell'Alleanza, quello di Ryder con i Kett e il loro Archon lo trasforma nel Pathfinder, punta di lancia di un'impresa senza eguali nella storia dell'umanità.
Si tratta di un parallelismo facilmente identificabile, che inaugura l'avventura offrendo ai giocatori un gradevole senso di familiarità, e omaggiando in qualche modo la memoria della serie. I Kett sono una razza aliena enigmatica e aggressiva, che sembra avere un'importanza chiave nel - relativamente - recente inaridimento degli Habitat individuati dagli scienziati del progetto di colonizzazione.

Oppure no? Cosa rappresentano i monolitici costrutti tecnologici apparsi sui pianeti morenti di Andromeda, e qual è la natura del Flagello che sta stringendo i mondi della galassia in una morsa mortale?
Sono questi gli interrogativi che riempono le prime ore di Mass Effect: Andromeda e segnano l'esordio di Ryder come nuovo Pathfinder. Un impianto narrativo che, sin dalle prime battute, stimola e coinvolge il giocatore in un viaggio all'insegna della scoperta. Questa parola chiave risuona fortemente con la formula parzialmente open world di Andromeda, che permette di esplorare le superfici planetarie a bordo del Nomad, un ATV corazzato in grado di resistere a una quantità consistente di maltrattamenti ambientali. Non siamo ancora in grado di dirvi se le dimensioni delle lande esplorabili si dimostreranno, sul lungo termine, un elemento di diluizione fin troppo marcato per le ritmiche del gioco, ma le impressioni iniziali sono senza dubbio positive.

Le ore passate sulla superficie del pianeta Eos, la prima tappa dopo il prologo del gioco, sono state connotate da una piacevole sensazione di scoperta e, tra un obiettivo e l'altro, ci siamo concessi più di qualche deviazione a bordo del potente Nomad, erede decisamente più manovrabile del leggendario Mako. Anche perché di tempi morti, almeno in questa fase iniziale, ne abbiamo incontrati decisamente pochi, visti anche i frequenti scontri con i Kett, sfociati in combattimenti ad alto tasso di spettacolarità. L'impressione è che in Andromeda il combat system di Mass Effect abbia finalmente trovato una sua dimensione chiaramente definita, sostenuta a monte da un sistema di progressione "aperto" che lascia ai giocatori un'ottima libertà nella creazione del proprio archetipo battagliero. Di nuovo, siamo ancora lontani dal poter esprimere un giudizio ponderato, anche perché, malgrado le ore accumulate, abbiamo il sentore di aver appena mosso i primi passi in un galassia ricchissima di personaggi unici e avventure memorabili. Una sensazione assolutamente inebriante. La nostra corsa alla conquista di Andromeda è appena iniziata e, onestamente, moriamo dalla voglia di vedere dove ci porterà. Su Everyeye.it trovate anche la prova del multiplayer, in attesa della recensione completa.

Mass Effect Andromeda Come novelli Neil Armstrong, abbiamo appena posato il piede in una galassia ancora sconosciuta e colma di misteri da scoprire. Mass Effect: Andomeda si apre su un universo ricco di possibilità e forte di tonalità narrative che, pur discostandosi nettamente da quelle della prima trilogia, non sacrificano neanche una stilla del fascino che da sempre contraddistingue la serie. Le prime ore passate in compagnia di Andromeda ci hanno lasciato impressioni decisamente positive, grazie alla forza di una premessa intrigante che contribuisce ad allestire un palcoscenico calcato, almeno in queste fasi iniziali di gioco, da personaggi interessanti e ben caratterizzati. L’immedesimazione nelle vicende di Ryder e dell’equipaggio della Hyperion è alimentata anche da un sistema di dialogo che, pur mantenendo intatte buona parte delle meccaniche strutturali della serie, sembra offrire uno spessore comportamentale più ampio e meno “cristallizzato”. Le ore passate a esplorare ogni angolo di Eos, cercando di avere la meglio sulle orde dei Kett, sono davvero volate, e non vediamo l’ora di potervi parlare in modo più diffuso delle avventure che vi attendono oltre i confini della Via Lattea.