GDC 2015

Provato Mini Metro

Lo zen e l'arte di costruire una linea metropolitana

provato Mini Metro
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  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Continua la nostra esplorazione -un po' rapsodica in verità- dei titoli arrivati in finale all'Independent Game Festival, la cui cerimonia di premiazione si terrà, come ogni anno, in concomitanza con la GDC di San Francisco. Stavolta, dopo aver sondato le prodezze narrative di Coming Out Simulator 2014, ci fiondiamo su chi la Nomination l'ha solo sfiorata, finendo (per ben due volte) tra le “menzioni d'onore”. Si scopre così che Mini Metro è arrivato ad un passo dalla finale nelle categorie Excellence in Design ed Excellence in Visual Art.
Il titolo, acquistabile in early access su Steam oppure in versione DRM Free sul sito ufficiale, è sviluppato da Dinosaur Polo Club, un minuscolo team neozelandese di appena tre persone.
Si tratta, in buona sostanza, di una simulazione di metropolitana minimale nel look e nel gameplay, ma decisamente ben concepita e ben presto assuefacente.
Anche solo avviando - direttamente sul sito - la versione dimostrativa, si intuisce quanto efficace sia lo stile adottato del team di sviluppo: quella che si materializza davanti ai nostri occhi è di fatto una versione stilizzata della mappa di un metrò, come quelle disegnate sui cartelloni nelle stazioni di Londra. La scelta, legata probabilmente ad esigenze tecniche e più o meno obbligata considerando i budget e le risorse di sviluppo, finisce per essere più che indovinata, lavorando su un materiale visivo che si scopre essere entrato di prepotenza nell'iconografia della cultura contemporanea. Gli intrecci di linee colorate che si intersecano nei nodi rappresentati delle stazioni, “ragnatela” ipertrofica di tunnel e binari, è “pop” tanto quanto le serigrafie di Wharol: tanto che pure Simon Patterson, nel 1992, l'ha usata nel suo significativo “The Great Bear”: una litografia in cui la mappa della metropolitana londinese finisce per connettere non più i quartieri della città, ma scienziati, artisti, personaggi storici, santi e re. Grande operazione di rilettura “cannibale” del materiale iconografico prodotto dalla nostra società, rappresenta -per chi scrive- la delicata leggerezza (anzi: la vitale superficialità) con cui oggi “navighiamo” sul canone culturale, spostandoci con estrema facilità tra ambiti diversissimi ed inseguendo percorsi stilizzati e capricciosi.

Qui stiamo divagando un bel po', ma è importante capire che la “Honorable Mention” per l'eccellenza artistica è più che giustificata, e che l'operazione di “sottrazione” operata attentamente sugli elementi grafici è tutt'altro che una banalizzazione. Che poi, anzi, quando nella versione Ealry Access del gioco ci attardiamo ad esplorare le varie “mappe”, si scopre pure che gli “stage” sono ben caratterizzati, con qualche piacevole variazione cromatica e l'inattesa capacità di rappresentare efficacemente le versioni “schematizzate” delle città di riferimento (da New York a San Paolo, dal Cairo a Osaka).
A livello di gameplay, il compito del giocatore sarà semplicemente quello di connettere tra loro le vaie stazioni, disponendo poi sulle linee così create vagoni e motrici. All'inizio avremo soltanto tre stazioni, ma con il passare del tempo ne spunteranno altre, magari dalla parte opposta del fiume. Ben presto dovremo cercare di ottimizzare al meglio il servizio coi mezzi a nostra disposizione, cercando quindi di dosare la costruzione delle gallerie necessarie ad attraversare i corsi d'acqua ed evitando intasamenti nelle stazioni più trafficate.
Raggiungendo alcuni traguardi specifici in termini di efficienza verremo ricompensati con nuovi vagoni, nuovi tunnel o nuove linee: scegliere il giusto “bonus” diventerà un fondamentale elemento nell'economia della nostra rete di trasporti, che troveremo ben presto trasformata in un diorama di “circular lines” e rette che s'intersecano.

La bellezza di Mini Metro sta anche nella sua capacità di adattarsi alle esigenze di diverse tipologie di giocatori. Può essere giocato nella semplice “modalità zen”, in cui non abbiamo obblighi verso la nostra “popolazione”, o in versione classica, dove far aspettare troppo i passeggeri in una stazione significa terminare la propria partita. Ma anche in questo caso, l'approccio alla costruzione della propria linea di trasporti potrà essere diverso a seconda dei casi: alcuni cercheranno di barcamenarsi come meglio possono all'apparizione improvvisa di una nuova stazione, altri trasformeranno i livelli di Mini Metro in complessi problemi di topografia, risolvendoli con la stessa eleganza matematica che regola di fatto l'IA dei passeggeri.
Ad oggi, Mini Metro è tutt'altro che completo: gli manca una colonna sonora (sarà aggiunto un accompagnamento musicale procedurale), la modalità “estrema”, le classifiche online. Ma si tratta di uno di quegli Early Access che non solo si lasciano giocare con abbondante soddisfazione, ma catturano e non ti mollano più.

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