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E3 2015

Provato Mirror's Edge Catalyst

La libertà ha un prezzo e Faith lo sa bene. A Glass City la democrazia è un miraggio, l'ordine viene mantenuto reprimendo ogni manifestazione di dissenso: è questo il concept che fa da sfondo alla trama del nuovo titolo DICE.

provato Mirror's Edge Catalyst
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

La libertà ha un prezzo e Faith lo sa bene. A Glass City la democrazia è un miraggio, l'ordine viene mantenuto reprimendo ogni manifestazione di dissenso. Un regime oppressivo controlla la società e i media, annientando ogni forma di protesta. I runner sono spiriti liberi, individui che vogliono cambiare il sistema: sono rivoluzionari contemporanei, corrieri umani che producono e veicolano un'informazione alternativa, perché la società deve aprire gli occhi. Glass City, già a partire dal nome, è metafora di un mondo distopico in cui nulla è trasparente, tutto è corrotto. Oltre le vetrate di quei palazzi futuristici si gioca sulle vite dei singoli cittadini, ma da fuori, quando il sole splende, attraverso quelle vetrate non puoi distinguere ciò che accade. Gli svedesi di DICE, al lavoro sull'attesissimo reboot di Mirror's Edge, si sono posti due obiettivi, ci dicono in occasione della presentazione all'E3 2015: restare fedeli alla visione originaria ed espandere le possibilità del gameplay. Abbiamo toccato con mano il nuovo Mirror's Edge Catalyst e, a prima vista, i due obiettivi sembrano alla loro portata.


SPERANZA E CAMBIAMENTO

Faith è un catalizzatore; un catalizzatore di speranza e cambiamento per la città e i suoi cittadini. Ecco spiegato il sottotitolo del nuovo Mirror's Edge, in uscita il 23 febbraio del prossimo anno. La demo si divideva in due parti: prima un tutorial, poi una sezione sui tetti cittadini con diversi obiettivi da portare a termine. Il tutorial consente di testare con mano l'interfaccia pensata dai ragazzi di DICE. Nella prima fase di gioco ci troviamo in un'area suburbana in notturna. Quello di Mirror's Edge non è un mondo brulicante di vita; a Glass City la vita è messa a tacere e le strade sono vuote, deserte. Dal punto di vista tecnico e stilistico Mirror's Edge colpisce per l'uso dei colori e dei contrasti, per un minimalismo raffinato e pertinente col contesto narrato. Tutti i movimenti in verticale che implicano una salita - vedi saltare, arrampicarsi o aggrapparsi alle sporgenze - possono essere eseguiti con la pressione del dorsale L1. Con L2 si controllano invece le acrobazie verso il basso, come la scivolata. Anche le fasi di combattimento diventano una questione di armonia: eliminare i nemici con tempismo, premendo il tasto attacco durante la corsa, attiva una sorta di flow che rende Faith un'arma letale. I nemici, dichiarano gli sviluppatori, faranno di tutto per interrompere il flow. Nella demo abbiamo avuto a che fare con una sequenza di avversari che abbiamo eliminato senza colpo ferire e senza mai interrompere la nostra corsa.

UNA CITTÀ DA SCOPRIRE

Sono tre le tipologie di obiettivo disponibili nella demo. La sequenza appena citata ci vedeva impegnati in una consegna, ostacolata però dai nemici presenti sul percorso. Una seconda missione richiedeva di arrivare il più velocemente possibile da un punto all'altro della città. La terza, denominata Billboard Hack, vedeva Faith impegnata a scalare una serie di edifici per hackerare un cartellone pubblicitario e farlo diventare un vessillo della rivoluzione. In quest'ultimo caso il contesto cittadino diventa una sorta di puzzle da risolvere, per trovare il percorso giusto per arrivare alla meta. A proposito dell'obiettivo della missione, è probabile che l'hacking dei cartelloni consenta a Faith di conquistare diverse parti della città, sottraendole al regime che le governa (una soluzione già adottata in titoli open world come Assassin's Creed o Infamous, per citarne un paio).
A proposito della città, Catalyst risulta decisamente meno lineare del primo capitolo: pare insomma avere abbracciato la moda degli open world. Sulla mappa appaiono i vari incarichi, che possono essere selezionati. Tornati al gioco, un fascio di colore che svetta in cielo ci indica la direzione da seguire, sta poi a noi trovare il percorso migliore. L'uso dei colori, già magistrale nel primo Mirror's Edge, si conferma di qualità anche in questo secondo capitolo. I bianchi tetti di Glass City sono disseminati di chiazze di colore rosso, giallo, blu. Dal punto di vista cognitivo, sono queste tonalità a guidare ancora una volta l'attenzione del giocatore.
Mirror's Edge Catalyst non è un gioco canonico: la visuale in soggettiva adottata dall'originale fu un azzardo all'epoca, ma dimostrò di poter funzionare. Le cose non sono cambiate; anzi, quando si entra nel flow, si salta, ci si aggrappa, si scivola, si eliminano i nemici e si riprende a correre, su tetti e pareti, il gioco si trasforma quasi in un rhythm game in prima persona. Interrompere il flow è un po' come rompere il gioco, perdere l'armonia. Catalyst sembra funzionare e fila liscio; forse l'approccio open world risulta un po' spiazzante all'inizio. Bisognerà insomma verificare che la libertà di esplorazione non vada infine a minare la qualità della progressione, che in un gioco lineare risulta generalmente più forte e "controllata". Di primo acchito, Catalyst non sembra stravolgere l'originale, quanto piuttosto evolverlo. Per un gioco che vuole fare la rivoluzione è quantomeno ironico.

Mirror's Edge Catalyst Mirror's Edge Catalyst si colloca nel solco della tradizione, parola di DICE. Gli sviluppatori svedesi si sono posti l'obiettivo di rimanere fedeli allo spirito dell'originale, ma questo non significa staticità o mancanza di innovazione. L'approccio lineare del primo capitolo lascia spazio all'open world (anche se le dimensioni di Glass City non sono per ora quantificabili) e gli stessi sviluppatori ci parlano di nuovi gadget che renderanno ancora più dinamica l'esplorazione e la corsa della nostra Faith. Pare garantita una certa varietà degli obiettivi e del gameplay: la demo, per forza di cose, ci ha fornito solo un assaggio di entrambi questi aspetti. In Catalyst, come nel primo capitolo, estetica e meccaniche di gioco si fondono. Nell'armonia delle sue parti e nella corsa di Faith, che elimina nemici con agili scatti e colpi letali, si intravede e assapora tutto il ritmo della progressione. Che il flow sia con voi.

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