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Mirror's Edge Catalyst - La prova della beta

Mirror's Edge Catalyst è un elogio della velocità, del ritmo, della prontezza. Il nuovo adventure in prima persona sviluppato da DICE chiede di lasciarsi estasiare dalla poesia di un movimento continuo e flessuoso...

provato Mirror's Edge Catalyst
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Mirror's Edge Catalyst è un elogio della velocità, del ritmo, della prontezza. Ancora più del suo predecessore, rimasto nel cuore di pochi ma affezionatissimi giocatori, il nuovo adventure in prima persona sviluppato da DICE chiede di lasciarsi estasiare dalla fluidità, dalla poesia di un movimento continuo e flessuoso, dal tempismo dei salti spericolati di Faith. Mirror's Edge Catalyst è un gioco particolare, a suo modo unico, ed a confermarlo è la beta arrivata a poco più di un mese dall'uscita (rimandata sfortunatamente al 9 Giugno). Non è solo lo stile ammaliante di Glass City che -ancora più di un tempo- rapisce il giocatore per condurlo in un mondo asettico, desaturato: in una distopia cinica dove il controllo dell'informazione è diventato controllo delle coscienze. Quello che più esalta è invece il profilo del gameplay: che punta in maniera ancora più decisa sulla rapidità di esecuzione, su una corsa sfrenata e trascinante: a metà fra l'affanno e l'estasi, fra la fatica e il brivido. Fra la fuga e la libertà.

La città degli specchi

Una delle novità di Mirror's Edge Catalyst è l'introduzione di una mappa centrale che connetta le varie zone di gioco, un'area molto estesa in cui è possibile spostarsi liberamente, per raggiungere luoghi d'interesse, missioni principali e sfide secondarie. Ma attenti: Mirror's Edge Catalyst non è un sandbox, un open world nel senso classico del termine. Il fatto è che per arrivare ai nostri obiettivi bisogna sempre identificare un percorso efficace, lineare, coerente. Costruirsi una sorta di "tunnel" unendo in sequenza ringhiere e pareti, trampolini e condutture su cui arrampicarsi. Anche quando siamo all'esterno, insomma, l'obiettivo resta quello di disegnare mentalmente un tragitto, individuare la sequenza di azioni più efficace per arrivare alla meta. L'operazione è facilitata dalla "Visione del Runner", che attraverso una scia scarlatta ci suggerisce la direzione da prendere e la sequenza di elementi con cui interagire. Ma fatevi un favore: non giocate Catalyst così. Correte nel menù delle opzioni e, se proprio non volete disabilitare tutti gli aiuti, scegliete la versione "Classica" della Runner Vision. In questa maniera tornerete ai suggerimenti cromatici del vecchio capitolo, con gli elementi dello scenario che si tingono di rosso non appena vi avvicinerete, ma senza nessun indizio sulla direzione. Siamo convinti che Mirror's Edge vada giocato in questo modo: con lo sguardo di un Runner che sa riconoscere gli oggetti che possono accelerare la sua corsa, ma che non ha imposizioni sulla via da seguire. È solo così che il senso di libertà e la possibilità di interpretare i percorsi emergono con più efficacia, mettendo da parte l'accessibilità a tutti i costi inseguita da troppi titoli moderni. Il sistema di controllo è davvero essenziale, così come lo era nel primo capitolo: un tasto per compiere tutte le azioni che prevedono uno spostamento verso l'alto, un altro per scivolare e accucciarsi. A Mirror's Edge serve poco altro, e guai a dire che il gioco è stato semplificato. Semmai è successo il contrario: perché di fronte ad ogni elemento dello scenario bisogna decidere sul momento come agire: premendo rapidamente il pulsante del salto, ad esempio, si supera semplicemente l'ostacolo, mentre tenendolo premuto si sfrutta quest'ultimo come un trampolino per darsi un nuovo slancio. È davvero tutta una questione di osservazione, di riflessi, e sulle prime si resta quasi spiazzati, sbattendo a più riprese la faccia sul cemento. Presa dimestichezza con questo nuovo concept si riesce a fare qualche acrobazia spericolata, a sfruttare una ringhiera per innescare uno wallrun, ad eseguire una capriola a pochi centimetri dall'impatto col suolo. O persino ad atterrare su un nemico sfruttandone il corpo per ridarsi lo slancio. Un'altra delle novità importanti di Catalyst è infatti la possibilità di usare degli attacchi in volo, da usare per non perdere il flow: se vederemo un nemico appostato nella giusta posizione, eseguendo un attacco leggero dopo uno wallrun o durante un salto, infatti, potremo aggredirlo rapidamente e poi spingerlo via per darci uno slancio aggiuntivo. Anche il posizionamento dei nemici, insomma, è spesso pensato per spronare l'utente a non abbassare mai la guardia, ad esibirsi in spericolate combinazioni di tasti, in quello che sembra una sorta di OlliOlli del Parkour: un arcade trottante, basato integralmente sull'abilità e sul ritmo.

Ovviamente ci sono momenti in cui il combattimento si fa più tradizionale, ma rigorosamente senza armi. Gli attacchi di base bastano per mettere fuori gioco i nemici meno coriacei, ma con quelli più resistenti bisogna dimostrate tattica e tempismo. Con un calcio ben piazzato potremo spingere gli avversari giù da un tetto, o farli sbattere fra loro. È tutta una questione di posizionamento, e le schivate laterali permettono di evitare gli attacchi e portarsi in una posizione di vantaggio. I risultati, anche in questo caso, ci sono sembrati ottimi. Il merito è anche del set di animazioni in prima persona (solo raramente Catalyst si concede uno "sgarro" per mostrare con una visuale in terza gli atterramenti più spettacolari). Il lavoro svolto da DICE in questo campo è come sempre encomiabile. L'oscillazione delle mani che replica l'andamento ondulatorio della corsa, e i palmi che si appoggiano alla parete durante uno wallrun. Le punte dei piedi che si intravedono quando, durante un salto, Faith alza le gambe per velocizzare il superamento di un ostacolo. E ancora il movimento perfetto con cui la nostra protagonista afferra il braccio di un nemico per eseguire una proiezione. Lo studio dei moveset è preciso e meticoloso, il cardine su cui si sviluppa l'immersività totalizzante di questo Mirror's Edge.

Mirror's Edge Catalyst Ci sono ancora tanti aspetti da valutare per capire se Catalyst riuscirà a non deludere le aspettative del pubblico. Come abbiamo già affermato nel nostro precedente articolo, bisognerà capire la tenuta dell'avventura e la varietà di situazioni, e vedere se il sistema di progressione sarà uno stimolo sufficiente ad esplorare ogni angolo di Glass City. Fra le abilità da sbloccare compaiono rampini e nuove mosse d'attacco, e siamo curiosi di scoprire come potranno integrarsi con l'esplorazione e con i combattimenti. Da capire anche la qualità della narrazione: per il momento possiamo solo lodare la buona recitazione digitale, e l'ottima reinterpretazione della distopica ambientazione. Spingendo con più decisione sul pedale della Science-Fiction, DICE ci presenta una città leggermente più futuristica, spigolosa, affascinante. Di tutti questi dettagli parleremo dopo l'uscita: per il momento possiamo solo dirvi che il sapore di Mirror's Edge non è cambiato. Anzi, grazie a qualche interessante novità, la corsa di Faith è ancora più adrenalinica e assuefacente. È una sfida sui tempi, una prova di abilità, un percorso di auto-perfezionamento alla ricerca dell'esecuzione perfetta.