TGS 2014

Provato Ori and the Blind Forest

Il prologo del Platform di Moon Studio si mostra a Tokyo

provato Ori and the Blind Forest
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Pc
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Nonostante il lancio non proprio incoraggiante di Xbox One in Giappone, Microsoft porta al TGS tutta la sua Line-Up: assieme a Forza Horizon 2 e Sunset Overdrive c'è spazio anche per qualche titolo principalmente dedicato a questo mercato (come il remake di Bladestorm) e altre proposte originali come D4. Nel caos controllato della fiera nipponica è stato bellissimo ritrovare anche Ori and The Blind Forest, il platform che già da qualche mese ci incanta con una direzione artistica veramente incredibile.
Microsoft fa una scelta poi piuttosto coraggiosa, decidendo di far giocare non tanto nuove sequenze, ma il breve ed intenso prologo che apre le vicende del titolo. E' raro, nell'ambio di una fiera videoludica che costringe noi giornalisti a correre fra un padiglione all'altro, avere spazio per emozioni forti. Grazie alle sue incantevoli sonorità e ad un delizioso modo di raccontare una storia, Ori ha invece saputo farci commuovere teneramente, avvolgendoci nei silenzi della sua foresta cieca.

Come si costruisce un'emozione

Per chi si fosse perso la presentazione del titolo in occasione dell'ultimo E3, Ori and The Blind Forest si presenta in generale come un platform molto movimentato: scorrimento bidimensionale, ed un sacco di elementi che arrivano dalla tradizione più antica del genere. Il felino protagonista può arrampicarsi sulle pareti verticali, esibirsi in un doppio salto e perfino darsi uno slancio a mezz’aria utilizzando specifici elementi dello scenario: abilità che andranno spesso concatenate tra loro per evitare di finire in qualche crepaccio.
Il sistema di controllo preciso e reattivo, restituisce la leggerezza e l’agilità con cui Ori si libra in aria, schivando strane creature che lanciano raggi scarlatti e mostri che tenteranno di travolgervi in ogni modo.
Le sue qualità a livello ludico, Ori ce le aveva già dimostrate in un paio di occasioni, grazie ad un level design sempre ispirato e trascinante, che mescola prove di abilità, sequenze di salti millimetrici, stage a scorrimento verticale che andavano forte ai tempi dei primi Donkey Kong. In Ori and The Blind Forest si intravede già oggi quella precisione meticolosa con cui ogni piattaforma è posizionata nello scenario che rende tanto meravigliosi i livelli musicali di Rayman Origins: attraversare gli stage, fra doppi salti e spinte che permettono di “rimbalzare” sugli avversari per darsi uno slancio ulteriore verso l'alto, è tutta una questione di ritmo e di tempismo. Come nei platform dei tempi che furono.

Ogni discorso su Ori and the Blind Forest sarebbe tuttavia parziale senza considerare il suo strepitoso art design, che strizza l’occhio all’animazione nipponica, senza dimenticare qualche lezione impartitagli da alcune esperienze della pittura occidentale (impressionismo in testa). La perfezione delle animazioni e l’affollamento di dettagli di ogni scenario danno l’idea di trovarsi di fronte a un cartone animato interattivo. Dentro Ori c’è lo Studio Ghibli tanto per cominciare, un pizzico di Child of Light e una colonna portante rappresentata da tematiche senza tempo, ancestrali, ontologiche. La paura del buio, la separazione, il dolore e soprattutto l’oscurità: elemento che abbonda nella foresta che il piccolo (e apparentemente indifeso) Ori dovrà esplorare da cima a fondo, per venire a capo di un'avventura movimentata e vibrante.
Proprio il prologo giocabile fa esplodere in maniera fragorosa questa direzione artistica incantevole. Facendo scorrere via le stagioni in immagini di pochi secondi, l'incipit racconta dell'incontro fra Ori ed una misteriosa creatura del bosco, lenta e impacciata: fra i due nasce un rapporto fatto di supporto reciproco, mentre si attardano ad esplorare i margini di un bosco ancora vivo e colorato. Il racconto è leggero, impalpabile, fatto di poche frasi scritte su schermo e pronunciate dall'eco incomprensibile di una voce ieratica. Al temporaneo accordo con una natura fertile e benigna segue la tragedia: la foresta si spegne, le sue foglie ingialliscono, gli alberi smettono di produrre i frutti e la vita si fa lenta e difficile. Con una delicatezza estrema, il prologo racconta la desolazione della morte, la separazione e la solitudine. E' uno di quei momenti difficili da descrivere, che avvolgono il cuore in una morsa fredda: l'accompagnamento musicale dalle sonorità notturne ed enigmatiche lascia spazio ad un silenzio difficile da sopportare. Ancora qualche nota appare e scompare: come un ricordo fragile e prezioso.
E' qui che si capisce come il platform di Moon Studio non sia solo convintamente proteso a riagguantare i modi della tradizione, ma anche deciso a stupire il giocatore con un racconto vago ma penetrante. Ed è qui che ancora una volta si finisce per innamorarsi di quella che con tutta probabilità sarà una delle esclusive più travolgenti di Xbox One.

Ori and the Blind Forest Ori and The Blind Forest dovrebbe arrivare entro la fine dell'anno sulla console Next-Gen di Microsoft. Dotato di un colpo d'occhio meraviglioso, venato da fascinazioni che lasciano a bocca aperta, il platform di Moon Studio mescola una abbacinante sinfonia cromatica con toni musicali e narrativi malinconici e segreti. Si tratta di una perla che brilla all'interno di una line-up di esclusive bella densa, pronta a chiudere in maniera esplosiva il 2014 della casa di Redmond.