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Osiris: New Dawn Provato

Dall'affollato panorama dei survival game spunta Osiris: New Dawn, titolo sci-fi attualmente disponibile in Early Access su Steam.

provato Osiris: New Dawn
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Angelo De Martini Angelo De Martini è un famelico appassionato di videogiochi, dategliene uno di qualsiasi genere e ne farà un boccone in compagnia del suo fidato PC. Se potesse scapperebbe con lui in Giappone, continuando ad amare la scrittura e a videogiocare come un matto. Lo potete trovare su Facebook.

Tra i tanti generi che affollano il mercato videoludico, quello dei survival è certamente il più vicino a oltrepassare la cosiddetta soglia di saturazione. Don't Starve, The Flame in the Flood, Rust, The Forest, The Culling, This War of Mine, DayZ, 7 Days to Die, rappresentano infatti solo una minima parte della massa informe che ha invaso gli store digitali negli ultimi anni, soprattutto su PC. Ma cosa li rende così appetibili? Se dovessimo esemplificare, potremmo dire che la forza di questi titoli (ma anche la loro sfida più grande) si trova nella capacità di digitalizzare e semplificare i principi primordiali di sopravvivenza e adattamento che contraddistinguono la nostra razza: esplorare ambientazioni ignote e potenzialmente pericolose, raccogliere e catalogare le risorse disponibili sul territorio, costruire qualcosa di sempre più avanzato per rendere la sopravvivenza più semplice, sicura e non troppo dissimile da quella che chiameremmo "normalità". È questo, nel bene o nel male, il leitmotiv che contraddistingue ogni esperienza survival degna di tal nome. Ma allora in che modo un nuovo survival game può distinguersi dalla massa? Ecco: questa è la domanda a cui è davvero difficile trovare una risposta. Potrebbe essere l'originalità del contesto (inteso come stile ed epoca), l'impatto visivo degli scenari (intesa come bruta potenza grafica), un concept che spinge il giocatore all'esplorazione continuativa (come quello procedurale di No Man's Sky), oppure le meccaniche legate alla colonizzazione del territorio e al crafting degli oggetti; insomma, le incognite da considerare sono molte e spesso imperscrutabili. Quel che è certo, però, è che sono ormai diversi anni che non assistiamo a particolari rivoluzioni nel panorama. Quasi tutti i titoli pubblicati poggiano sulle medesime meccaniche di gioco, con solo qualche timida aggiunta che però non riesce a rinnovare una formula che sta progressivamente collassando su se stessa. Non fa eccezione Osiris: New Dawn, survival a sfondo fantascientifico disponibile in Early Access su Steam.

Verso l'infinito. Ma non oggi.

Come la stragrande maggioranza dei survival in circolazione, Osiris: New Dawn rinuncia a futili preamboli narrativi per catapultare il giocatore direttamente nell'habitat di gioco. Sappiamo solo che è il 2046, e la tecnologia umana ha fatto passi così lunghi che ci ha permesso di viaggiare tra i diversi sistemi stellari in cerca di nuovi pianeti abitabili. Tuttavia, per quanto avanzati, i nostri tour spaziali non si possono ancora definire sicuri e senza imprevisti. Ed ecco che quindi, durante una missione di ricognizione in solitaria, precipitiamo su un pianeta alieno, con solamente qualche razione di cibo, una cassa contenente un fucile d'assalto e una pistola, una cupola gonfiabile ove riposare e salvare la partita, e un piccolo drone fluttuante pronto ad assisterci e a seguirci in ogni dove.
La nostra tuta si è stracciata durante l'atterraggio d'emergenza e l'ossigeno inizia a calare bruscamente, facendo lampeggiare l'HUD del nostro casco, dove possiamo anche leggere la temperatura planetaria (che non ha ancora alcun effetto sulla sopravvivenza del giocatore) e i nostri valori di fame e sete. A questo punto, una piccola serie di obiettivi ci guida passo passo alla scoperta delle meccaniche offerte dal titolo; assolutamente familiari e in linea con quelle esperite in altri congeneri. Con il nastro adesivo presente nell'inventario ripariamo immediatamente la falla della tuta, osservando i livelli di ossigeno risalire lentamente sopra la soglia critica. Notiamo anche la possibilità di cambiare i diversi strumenti equipaggiati, passando dalle armi a una sorta di piccone ultramoderno, fino a una pistola in grado di riparare qualsiasi oggetto o struttura da noi prodotti. In Osiris: New Dawn, infatti, ci sarà possibile realizzare svariate costruzioni direttamente dall'inventario, posizionandole sul terreno circostante grazie alla comoda preview che comparirà a schermo. Decidiamo quindi di posare la cupola gonfiabile nello spiazzo su cui siamo precipitati, e dove verremo rigenerati se dovessimo morire (perdendo ogni oggetto del nostro inventario, che potremo però recuperare dal cadavere). Per le altre strutture, invece, necessitiamo di risorse che ancora non conosciamo né possediamo, ma che dovremo ovviamente recuperare esplorando l'ignota vastità dello scenario che ci circonda.
Proteus 2 (così si chiama l'unico pianeta al momento disponibile nel gioco) è un ammasso desertico ricco di crateri e sistemi montuosi che si estendono indefinitamente all'orizzonte. In base alle impostazioni che avremo selezionato all'inizio della partita, sulla sua superficie potremo trovare svariati depositi minerari e gassosi, caratterizzati da diverse trame superficiali e colori che ci permetteranno di distinguerli chiaramente dalla distanza. Il plutonio è verde con delle venature fluorescenti; l'alluminio è grigio e riflettente; il ferro è rossastro.

C'è un problema, però: Proteus 2 è infestato da creature aliene di varia forma e dimensione, spesso poste a protezione dei vari giacimenti, e pronte quindi ad attaccarci non appena dovessimo avvicinarci. Nel nostro peregrinare solitario abbiamo incrociato scarabei giganti capaci di attaccare con una potente carica, ragni in grado di piombarci addosso con dei lunghi balzi, e bizzarri octopodi che sputavano veleno dalla distanza; c'è anche un vermone titanico che vi farà gelare il sangue ogni volta che metterete piede in uno dei crateri più grandi. Ognuna delle creature è contraddistinta da una barra vitale e da un livello che ne caratterizza la pericolosità. Per sbarazzarcene potremo utilizzare il potente fucile d'assalto, consumando però le limitate munizioni in nostro possesso (che potremo realizzare soltanto dopo molte ore di gioco), o la pistola con munizioni infinite ma rateo di fuoco molto basso; senza ovviamente dimenticarci del modesto supporto del nostro drone.
Il gunplay è piuttosto essenziale, ma comunque in grado di trasmettere un buon feedback, con il rinculo delle armi percettibile ma mai invadente. Peccato solo che le creature, fatta eccezione per il vermone gigante (il cui unico, letale attacco dovrà essere necessariamente schivato prima che ripiombi nel sottosuolo), ci siano parse ancora troppo deboli, con attacchi spesso velleitari e animazioni ancora troppo grezze per poter partecipare -anche visivamente- al climax dei combattimenti. Va molto meglio di notte, dove l'oscurità totalizzante, squarciata solamente dal piccolo fascio della torcia montata sulla tuta, permette di vivere dei momenti d'immersione particolarmente intensi e terrificanti (anche per via della presenza di creature aggressive che latitano durante le ore di luce).
Eliminato un nemico si ottiene un piccolo quantitativo di esperienza che -una volta riempita la barra dedicata- permette di ottenere dei punti da distribuire tra i bonus salute, stamina, forza, velocità di movimento e tolleranza alla fame e alla sete. La progressione è comunque piuttosto lenta, ma ogni azione ripetuta ci permetterà di aumentare la nostra skill nelle diverse abilità di raccolta, costruzione e riparazione (un po' come accadeva in Skyrim). Spaccando gli ammassi minerari, ad esempio, è possibile migliorare l'efficienza del piccone, aumentando la quantità di risorse ottenute. Lo stesso vale con la raccolta dei gas, eseguibile tramite appositi barili che vanno scoperti e assemblati in laboratorio.
Bisogna però stare attenti al peso complessivo dell'inventario, dato che una volta superata una certa soglia il personaggio non sarà più in grado né di saltare né di usare i propulsori della tuta, indispensabili per muoversi velocemente sulla vastissima superficie del pianeta. Raccolto il numero sufficiente di risorse per costruire le prime strutture di sopravvivenza (come la forgia e la caserma), è necessario identificare la miglior location possibile dove dare vita al proprio accampamento, cercando di posizionarlo il più vicino possibile ai grandi giacimenti e lontano dagli spawn point alieni. All'interno di quasi tutte le strutture sarà poi possibile collocare della mobilia specializzata, come postazioni chimiche o tavoli da lavoro, così da creare sostanze e oggetti più avanzati.

Multiplayer

Osiris: New Dawn offre anche una modalità multigiocatore. Durante la creazione del personaggio ci sarà possibile selezionare una delle due fazioni proposte, che ci identificheranno sul server a cui accederemo (divisi tra PVP e PVE). A questo punto potremo affrontare un'esperienza di gioco sostanzialmente simile a quella del single player, ma con la possibilità di creare delle vere e proprie colonie con gli altri giocatori della medesima fazione, condividendo quindi tutte le strutture create e le risorse raccolte, e potendo ovviamente combattere (nel caso di server squisitamente PVP) i player della fazione opposta. Il problema è che i server sono ancora troppo poco popolati, e i pochi giocatori presenti vengono catapultati a distanze così siderali che ci vogliono ore per riuscire ad incontrarsi, rendendo l'interazione molto tediosa e poco allettante. Mancano poi, come nel single player, degli stimoli che impediscano ai giocatori di cadere troppo presto nell'attuale loop fine a se stesso di raccolta-costruzione degli accampamenti.

È a questo punto che il titolo comincia ad entrare in quel loop di raccolta/costruzione che caratterizza -e spesso limita- ogni survival, spingendoci a progredire a testa bassa fino all'ultimo avanzamento tecnologico proposto dal gioco. Il problema non trascurabile, tuttavia, è che allo stato attuale dei lavori Osiris: New Dawn si ferma qui; o meglio, è possibile -sulla falsa riga di No Man's Sky- arrivare a costruire una navetta spaziale per abbandonare la superficie planetaria, ma al di fuori di Proteus 2 non esistono ancora altri pianeti esplorabili, e nella sua orbita gravita solamente una stazione spaziale che è ancora solamente un modello non interattivo. Bisogna quindi farsi bastare l'esplorazione terrestre, che però al momento soffre della medesima desolazione e mancanza d'interazione dello spazio aperto, con, sì, qualche accampamento abbandonato, alcuni resti alieni non identificati e oasi vegetative particolari (alcune con piante acuminate in grado di squarciare la tuta), ma che non ci forniranno alcun punto esperienza dalla loro scoperta né si potranno sfruttare attivamente come basi secondarie. È insomma ancora tutto molto nebuloso, con basi di crafting e colonizzazione apparentemente solide e profonde, ma che hanno bisogno di molta più ciccia collaterale per riuscire davvero a espandere la godibilità dell'esperienza offerta dal gioco.

Dal punto di vista tecnico, Osiris: New Dawn è davvero un buon titolo, ma anche molto pesante. Sulla nostra macchina di prova, con GTX 980 e I5-6500, a dettagli massimi (con LOD aumentata, ombre su ultra, ambient occlusion e anti-aliasing attivi) e con risoluzione 2560x1440, il framerate ha continuato a ballare tra i 40 e i 55 fps. Stesso discorso abbassando la risoluzione al full HD o riducendo i dettagli, dandoci quindi l'impressione di trovarci al cospetto di un software non ancora particolarmente ottimizzato. Per il resto, molti scorci di Proteus 2 sono evocativi, con i cromatismi rossastri del deserto alternati ai pigmenti verdastri/violacei delle piante. Ottima anche la colonna sonora, con motivetti sci-fi più rilassati durante l'esplorazione che vengono prontamente sostituiti da vere e proprie composizioni orchestrali durante le fasi più concitate dei combattimenti.

Osiris: New Dawn Osiris: New Dawn è un titolo promettente ma ancora troppo acerbo. I paesaggi pseudo marziani di Proteus 2 (al momento unico pianeta disponibile) sono evocativi e sconfinati, ma la possibilità di poterci solamente costruire accampamenti o di esplorarli senza trarne reali benefici è ancora troppo limitante. Discorso che non cambia affrontando il multiplayer, dove la poca popolosità dei server e la vastità della superficie planetaria non stimolano minimamente la progressione e l'interazione con gli altri giocatori. Certamente la sinfonia dovrebbe cambiare con l'aggiunta di nuovi pianeti esplorabili (oltre alle stazioni spaziali), i quali potrebbero dare vita ad una colonizzazione stellare più sensata, con magari un sistema di trade su vasta scala e attività cooperative/competitive nello spazio aperto ben strutturate e divertenti.

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