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Outlast 2, la prova della DEMO

Siamo tornati a vestire i panni di Blake Langermann, affrontando l'oscurità di un marcescente villaggio agricolo, tra fenomeni paranormali e culti malati.

provato Outlast 2, la prova della DEMO
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    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Matteo Mangoni Matteo Mangoni è un grande amante della tecnologia e, soprattutto, del medium videoludico. Programmatore di giorno e gamer incallito di notte (o viceversa), ha avuto fra le mani la sua prima console all'età di 6 anni, e da allora per lui niente è più stato lo stesso. Soprattutto le bollette della luce. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Un villaggio lugubre e avvolto nell'oscurità, resti di animali lasciati a marcire ai margini di fatiscenti capanne; e poi cadaveri menomati in truculenti riti bagnati dal sangue di numerosi sacrifici umani, simboli che richiamano le sacrileghe pratiche di misteriosi culti religiosi. La versione dimostrativa del secondo capitolo dell'horror targato Red Barrels ci accoglie così, lasciandoci soli in balia di cotanto orrore, senza perdersi in eccessivi preamboli narrativi ma puntando tutto sull'atmosfera e sulla sua estenuante carica tensiva. Una scelta apprezzabile, forse l'unica via percorribile per un titolo che pare seriamente intenzionato a stupire e mettere in mostra un costrutto narrativo ben più ampio rispetto a quello del predecessore. Per adesso meglio nascondere il più possibile le proprie carte, dunque, in attesa di poter mostrare al mondo che terrore e violenza - psicologia e non - sono ancora in grado di appassionare e sconvolgere il mercato videoludico.

Tra paranormale e follia

Sebbene mostri soltanto una porzione microscopica e assai sbrigativa di ciò che rappresenterà il gioco completo, questa build preliminare di Outlast 2 ha comunque saputo fornirci un considerevole numero di spunti di discussione. Da una parte abbiamo potuto assimilare qualche stralcio dell'incipit narrativo, stringato ma potente, dall'altra abbiamo invece avuto modo di immergerci per la prima volta nella nuova ambientazione, sicuramente riuscitissima e molto diversa da quella del primo capitolo: un semplice villaggio agricolo situato tra le impervie montagne dell'Arizona. La trama, che inizialmente potrebbe sembrare fin troppo semplice e pretestuosa, assume tutto un altro colore nel momento in cui mettiamo in correlazione la storia del cameraman Blake Langermann e della compagna Lynn con il significato dei simboli religiosi di cui è disseminato il villaggio, e dei corpi sacrificati di bambini e animali. Per stessa ammissione del creatore della serie, Philippe Morin, l'intera vicenda trae libera ispirazione dalla tragedia consumatasi nella colonia agraria di Jonestown, ad oggi il più grande caso di suicidio di massa documentato di tutti i tempi. Più di novecento persone hanno perso la vita per seguire gli ideali allucinati della setta creata da Jim Jones, tra cui anche numerosi bambini e neonati. Da questo incubo reale hanno preso forma i ponticelli formati da giovanissimi cadaveri intrecciati, gli strani altari intrisi di sangue e assaltati da interi sciami di insetti attratti dalle viscere in decomposizione. Improvvisamente, anche le croci rovesciate fiammeggianti che hanno accompagnato il materiale promozionale del gioco sin dalla sua prima apparizione assumono nuovi significati. Questa nostra breve scampagnata nel villaggio ci ha mostrato un'avventura fluida e dinamica, volenterosa di alternare sezioni più lente e cariche di tensione psicologica ad altre più rapide e incalzanti.

Un nuovo incubo

Outlast 2 sembra però voler imboccare troppo spesso la scorciatoia facile, quella piena di spaventi improvvisi fini a se stessi e ludicamente antichi. Anche la scelta di riproporre senza particolari variazioni le meccaniche legate alla videocamera potrebbe non risultare vincente. Speriamo di non dover soffocare la nostra voglia di esplorazione per colpa della scarsità di batterie, che in questo secondo capitolo sembrano consumarsi più rapidamente che mai. Anche perché, parlando di ambientazione, c'è davvero molto da vedere e da scoprire. Il team di sviluppo sembra aver preparato una commistione perfetta di sezioni all'aperto e momenti claustrofobici. Inoltre, ci sono diversi indizi che ci hanno fatto pensare a una narrazione leggermente più scomposta e visionaria; un racconto meno lucido e lineare, sospeso tra l'agghiacciante realtà e i deliri psicotici e allucinati di un uomo disperato. Tutto d'un tratto, a rendere sgradevole il nostro soggiorno nel piccolo villaggio non saranno più i cadaveri grondanti di sangue, ma sfuggevoli ombre, inquietanti "flash" che lasciano trasparire una svolta paranormale imprevedibile e inaspettata; un attimo prima stiamo osservando da lontano un marcescente villaggio ricoperto di sangue, e quello successivo veniamo risucchiati in un pozzo da una lingua viscida. Il finale, poi, è tutto un programma. Non cercheremo neanche di raccontarvelo, perché è difficile trasformare in parole le terrificanti immagini che si sono susseguite sui nostri schermi negli attimi prima che la demo volgesse al termine.

Outlast 2 Personaggi, trama e location completamente inediti, ma un gameplay che, nonostante un’evidente maturazione, sembra recuperare moltissimi spunti dall’ottimo impianto ludico del precedessore. Questi, e molti altri ancora, saranno verosimilmente gli elementi cardine del secondo capitolo di Outlast, il cui arrivo nei negozi è previsto per il primo trimestre del prossimo anno. Tornano le dinamiche di gameplay legate alla gestione delle batterie, così come l’utilizzo della torcia e della sua visione notturna, ora più che mai indispensabile per farci strada attraverso la fitta coltre di oscurità che sembra aver completamente fagocitato gli ambienti di gioco. Un timido plauso, per il momento, ci sentiamo di farlo anche alla gestione del comparto tecnico, che regala un mondo di gioco decisamente più pulito e dettagliato del manicomio che abbiamo visitato in lungo e in largo tre anni fa. Gli spazi aperti si difendono molto bene, angosciando il giocatore con i loro giochi di luce malati; gli interni, mediamente più illuminati, lasciano di tanto in tanto tradire alcune piccole sbavature, ma presentano anch’essi un buon livello di dettaglio. Continuiamo però ad avere qualche dubbio sulla tenuta del gioco nel lungo periodo, sulla varietà di situazioni che ci verranno proposte dai ragazzi di Red Barrels. Del resto, stiamo parlando di un team estremamente piccolo, dalle risorse limitate. La composizione del tessuto ludico appare pressoché invariata rispetto a quella del primo capitolo, con minime variazioni che potrebbero non essere sufficienti a rendere questa nuova avventura ai confini della realtà abbastanza memorabile da tener testa a quella ambientata nel manicomio di Mount Massive.

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