BlizzCon 2014
BlizzCon 2014 Dal 07/11/2014 al 08/11/2014

La convention annuale di Blizzard

BlizzCon2014

Provato Overwatch

Blizzard presenta la sua nuova IP

provato Overwatch
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Sono passati tredici anni dall'ultima volta in cui Blizzard ha presentato una nuova IP, ed anche per questo il Blizzcon 2014 è così importante: perché nel corso dell'evento che ha monopolizzato il Convention Center di Anaheim si è mostrato per la prima volta Overwatch, titolo con cui la compagnia apre le porte agli sparatutto competitivi e punta direttamente a spodestare il sempre quotatissimo Team Fortress 2.
Mentre Heroes of the Storm si prepara a fronteggiare League of Legends e DOTA 2, e Hearthstone punzecchia Magic sul vivo, Blizzard fa il suo roboante ingresso nel campo (minato?) degli FPS Team-Based, deciso a limare lo strapotere di Valve con un prodotto nuovo, brillante dal punto di vista del design concettuale ed artistico, sostenuto da un immaginario sicuramente penetrante.
Senza lasciarvi ingannare dallo stile forse un po' troppo “fanciullesco” del teaser, a cui soprattutto per via di una Computer Grafica in “stile Dreamworks” mancava il “Family Feeling” tipico dei prodotti della compagnia, sappiate che Overwatch ha tutte le carte in regola per monopolizzare le attenzioni dei giocatori. Nonostante l'adesione ad un genere parecchio inquadrato, a tenere in piedi tutta l'impalcatura ludica troviamo un gameplay immediato e tecnico, un'eccezionale varietà di approcci, ed un design di personaggi ed ambienti spigoloso e “ficcante”. Poggiata la mano sul mouse si entra in partita dopo pochi secondi e - incuriositi dal buon numero di personaggi e dalle loro misuratissime abilità - ci si innamora ben presto della nuova proposta della software house delle meraviglie.

Valve contro Blizzard

Overwatch è uno sparatutto multiplayer competitivo a squadre. Un Team Fortress “sotto steroidi”, una versione futuristica ed esagerata dello shooter targato Valve. Due gruppi di sei giocatori si fronteggiano in una delle mappe di gioco: da una parte gli attaccanti, che devono portare a termine specifici obiettivi; dall'altra i difensori, impegnati a presidiare i punti di interesse e sfoltire le linee nemiche, resistendo fino allo scadere del tempo.
Si comincia dalla schermata di selezione dei personaggi, che in questa prima versione giocabile sono 12 (ma Blizzard ce ne ha promessi “molti di più”). Ci sono soldati dediti all'assalto frontale, un tris di “difensori”, due “tank” e tre personaggi di supporto. La particolarità di Overwatch è che ognuno dei protagonisti ha abilità completamente diverse, e la composizione della squadra diventa quindi parecchio eterogenea. Non pensiate ad un'anarchia totale nella “team composition”: la presenza dei support character non è solo “vivamente consigliata”, ma di fatto indispensabile. Mercy e Zenyatta (un insolito monaco robotico che viene dal Tibet) sono gli unici due personaggi che possono curare i propri compagni, e avanzare senza la loro assistenza sarebbe un vero e proprio suicidio. Eppure, per i virtuosisti dell'assalto frontale le opzioni sono parecchie: ci sono enormi soldati che prendono a martellate gli avversari, pistoleri silenziosi capaci di teletrasportarsi, samurai armati di un arco letale e cecchini implacabili in grado di individuare e segnalare ai compagni la posizione dei nemici.
L'aspetto più riuscito della produzione è la sua implacabile immediatezza. Ci si muove per la mappa con la foga degli Arena Shooter degli anni novanta, mirando con il mouse mentre la mano sinistra se ne sta incollata sul quartetto WASD. Ogni personaggio ha, oltre al fuoco principale, due abilità il cui utilizzo è regolato da un cooldown, più una mossa speciale altamente letale, che va caricata come se fosse una “super”. Sulla base di un sistema di controllo di fatto “scheletrico”, Blizzard ha costruito un gameplay che già dalle prime prove sembra dannatamente profondo, trovando un felice compromesso tra accessibilità e varietà.

Il punto sta tutto nella caratterizzazione delle skill e nella smisurata attenzione ai dettagli che da sempre contraddistingue i titoli della software house. La pletora di strategie che è possibile mettere in atto è semplicemente impressionante, e la possibilità di cambiare personaggio anche nel corso della partita, presso uno dei punti di respawn, apre le porte ad un dinamismo che è davvero inedito per il genere. E' di fatto possibile “ristrutturare” tutta la squadra e cambiare radicalmente il proprio modo di giocare. Può succedere quindi di partire impersonando Bastion, un robot che può trasformarsi in una torretta fissa, e finire nei panni della letale Pharah, che con il suo jetpack può spiccare balzi impressionanti e bombardare gli avversari dall'altro. Ogni singolo personaggio ha il suo feeling preciso, le sue strategie, ed un modo peculiare di spostarsi ed “interagire” con la mappa. Hanzo, ad esempio, può arrampicarsi sui muri, Reaper può teletrasportarsi, Widowmaker utilizzare il rampino: con loro il gioco si sposta facilmente anche nei corridoi sopraelevati della mappa, complessa quanto basta per risultare un elemento importante nella definizione delle tattiche del team.
Ad oggi, bisogna ammettere, c'è qualcosa che sembra un po' fuori posto sul fronte della mobilità e del ritmo: l'assenza di uno sprint si fa sentire in maniera abbastanza evidente, il tempo di respawn sembra molto esteso se rapportato al “Time to Kill” comunque ridotto, e per tornare subito al centro dell'azione senza dover attraversare tutta la mappa risultano davvero indispensabili i portali di Symmetra. L'urgenza di avere in squadra una figura di supporto e almeno un Healer potrebbe rendere un po' meno ampio il ventaglio di strategie della produzione, ma le cose potrebbero cambiare con l'arrivo di nuovi personaggi.
Considerando che il bilanciamento dell'esperienza cambierà anche grazie ad intense fasi di beta testing, possiamo dire comunque che la strada intrapresa da Blizzard è sicuramente quella giusta. Non è fuori luogo un paragone “concettuale” con l'eccezionale Hearthstone: pur volendosi immettere in un settore con regole precisissime ed una struttura ampiamente sdoganata ed apparentemente molto statica, Blizzard ha saputo dare un sapore nuovo all'esperienza di gioco, per merito di un equilibrio quasi magico fra immediatezza (del sistema di controllo) e profondità. Qui, inoltre, c'è una serie di personaggi ben caratterizzati dal punto di vista stilistico e ottimamente differenziati sul fronte ludico: ne bastano 12 per garantire una buona imprevedibilità dei match e costringere gli utenti ad adattarsi di volta in volta alla composizione della squadra avversaria. Figuriamoci cosa può succedere quando arriveranno nuovi protagonisti.

Dal punto di vista tecnico, il titolo scorre fluido a 60fps e pulitissimo, grazie soprattutto ad un colpo d'occhio “stilizzato” ed asciutto. Non si vedono meraviglie tecniche (se un un filtro anti-aliasing davvero eccellente), piuttosto una direzione artistica consapevole e intelligente, che sfrutta l'aspetto “cartoon” per mantenere l'engine leggero e scattante.
Ad oggi resta misterioso il modello di business che Blizzard vorrà applicare al prodotto: sarebbe facile immaginare un titolo Free-to-Play con la possibilità di acquistare skin ed eroi, ma su questo fronte tutto tace.

Overwatch Quasi nessuno avrebbe scommesso che la nuova IP di Blizzard sarebbe stato uno sparatutto Team-Based. Dimostrando una discreta dose di coraggio, e continuando in questo suo “attacco” metodico e diretto ai “centri del potere” di Valve, la software house si lancia in un territorio nuovo, ma lo fa come sempre con un prodotto calcolatissimo, che mostra si dall'inizio qualità eccezionali e altissimi valori produttivi. Dobbiamo ammettere che, nonostante uno stile sgargiante ed un look accattivante, il trailer e la presentazione filmata dei personaggi non ci avevano convinti pienamente. Sono bastati pochi minuti in compagnia di Overwatch, invece, per lasciarci soddisfatti ed appagati. Immediato, eterogeneo, altamente competitivo, persino impietoso nel punire le leggerezze ed eccezionalmente dinamico, il nuovo titolo Blizzard si lascia giocare che è un piacere. Ci saranno molti ritocchi da fare per inseguire il sogno di un bilanciamento perfetto dei ritmi di gioco, ma la sfida a Team Fortress 2 è stata lanciata con grande eleganza ed eccezionale convinzione. Overwatch è uno di quei prodotti che viene voglia di indagare con attenzione: in attesa della beta in arrivo nel 2015, sappiamo già come passeremo la seconda giornata del nostro Blizzcon.

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