GDC 2016

Provato Pit People

Il team di sviluppo di Alien Hominid e Castle Crashers torna su Xbox One e Steam con il suo quarto progetto: uno strategico a turni semplice ma profondo, con la comicità che è da sempre marchio di fabbrica dello studio.

provato Pit People
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The Behemoth è un po' il re Mida dello sviluppo indipendente: in tredici anni di attività, lo studio ha creato tre titoli "principali" meravigliosi, senza mai ripetersi e con la strenue volontà di proporre sempre qualcosa di nuovo, senza adagiarsi sugli allori e senza pensare a sequel e altre brutture che, da troppo tempo a questa parte, sembrano l'unico modo per portare avanti l'industria dell'intrattenimento. Il primo fu l'indimenticato e indimenticabile Alien Hominid, sparatutto a scorrimento laterale che nel 2003 fece esplodere le cervella di tutti i fan del genere, grazie a una curva di apprendimento piuttosto old school e a quel genuino godimento di una volta che da troppo tempo non si vedeva sulle console da casa. Poi è arrivato il successo planetario di Castle Crashers, beat-em-up che ha saputo cavalcare alla grandissima la popolarità di Xbox Live e di cui non dovrei neanche spendere troppe parole: semplicemente droga. Poi, nel 2013 è arrivato BattleBlock Theater, una vera e propria chicca sotto forma di platform game delirante, cattivissimo e ripieno di comicità assurda e gattini pucciosi con istinti totalitari. Una produzione varia, meravigliosamente bastarda (nel senso più appagante e godurioso del termine) e totalmente fuori di cozza, grazie a un'art direction sempre meravigliosa e collaborazioni squisite, come quella con Will Stamper, che dopo averci narrato BattleBlock Theater torna anche per il nuovo gioco dello studio: l'intrigante Pit People.

Orsi mastodontici, fattori e principesse

Ora, mettiamo subito le carte in tavola: io non sono un appassionato degli strategici a turni, ma quando ho visto la postazione di prova del gioco all'evento ID@Xbox in quel di San Francisco, non ho potuto fare a meno di chiacchierare amabilmente con lo sviluppatore lì di fianco a me e godermi la colorata follia di Pit People. Anche grazie al bizzarro arcade stick presente che, per altro, seppur nelle intenzioni volesse semplificare ulteriormente il pur semplice pattern dei comandi (A per selezionare le caselle su cui muoversi, B per annullare, i due grilletti per selezionare i vari membri del party e Y per avanzare il turno), in realtà immagino fosse lì più che altro per aumentare il tasso di simpatico delirio tipico dello studio.
L'impostazione di Pit People è molto semplice e allo stesso tempo immediata, come da tradizione di The Behemoth: dopo che un orso gigante a sei zampe si è schiantato sulla Terra, creando delle spaccature esagonali su tutta la superficie calpestabile (e quindi una comoda scacchiera su cui muoversi), il mondo non è più lo stesso e la vita si è fatta complicata un po' per tutti. A partire dal nostro beneamato Horatio, un fattore specializzato in mirtilli giganti che, dopo la caduta del titanico plantigrado, si ritrova peregrinare per le terre in cerca di vendetta verso il solito, misterioso narratore che tutto sa e molto deride, creando degli stacchetti comici assolutamente deliziosi (nonostante, di fatto, sia l'unico personaggio a parlare una lingua comprensibile).
Una volta lasciata casa, il mite fattore specializzato nell'uso del suo gigantesco scudo (seppur inizialmente sia poco più di uno steccato) incontrerà uno stuolo di compagni di viaggio sempre più deliranti e altrettanto desiderosi di sistemare i conti col destino beffardo: una principessa armata di mazza ferrata a cui è stato distrutto il regno, un mercenario ciclope pronto a lanciare le sue asce per riprendersi la libertà e una regina vichinga, sbarcata dalle terre lontane perché... beh, perché è un RTS, senza vichinghi non avrebbe ragione di esistere in alcuna forma, figuriamoci in una roba dissacrante a marchio The Behemoth.

L'interfaccia, come detto, si basa sulla più classica scacchiera su cui muovere i propri personaggi e costruire al meglio una strategia vincente, piazzando ogni eroe in modo da sfruttarne al meglio le caratteristiche (lo scudo di Horatio difenderà gli altri dalle frecce, mentre la mazza ferrata della principessa è fondamentale per infliggere danni agli avversari più bardati) e, auspicabilmente, superare il turno senza troppe perdite. In questo caso sarà possibile ottenere un punteggio più vicino possibile alle tre stelle, oltre che un bonus in esperienza per accrescere le abilità dei singoli personaggi e un gradito bonus in denaro, per comprare equipaggiamenti utili ad abbellire/instupidire i nostri eroi e, perché no, migliorarne anche l'equipaggiamento utilizzabile in battaglia.

Pit People Considerando che il party di Pit People può contenere fino a sei personaggi diversi, ognuno con il suo ruolo e le sue abilità specifiche, e che come da tradizione dello studio l'apparente semplicità delle meccaniche nasconde una profondità degna dei più grandi successi del genere di appartenenza, la prossima opera di The Behemoth sarà irrinunciabile tanto per i fan degli strategici quanto per chi, come chi scrive, vuole solo godersi della comicità sui generis e un'art direction deliziosa, oltre che un gioco divertente e molto solido. Senza considerare, poi, la solita attenzione al multiplayer, tanto in locale quanto online, sia cooperativo che competitivo. Insomma, Pit People sarà la prossima ciliegina di The Behemoth, e onestamente non vedo l'ora che lo studio finisca di creare i contenuti e che il gioco esca, in forma smagliante, su Xbox One e Steam.