Resident Evil 7 Biohazard Oggi alle ore 21:30

Horror Night in compagnia del nuovo survival horror Capcom

Provato Planet Explorers

Un nuovo sandbox si affaccia sul mercato, inseguendo Minecraft ma senza blocchi

provato Planet Explorers
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc

Il fascino dei mondi generati da algoritmi procedurali sembra esercitare sui giocatori un’irresistibile suggestione, che deriva dalla promessa di infinite opportunità ludiche. Il mercato (soprattutto quello relativo agli indie) è ormai saturo di titoli che offrono mappe definite da combinazioni di elementi casuali: ora nella versione bidimesionale (sul modello di Terraria), ora nella forma tridimensionale dei voxel (come nel caso di Minecraft). A quest'ultima categoria si rifà Planet Explorers. Un rapido sguardo agli screenshot è sufficiente, però, per notare come nel gioco sviluppato dai Pathea Games non ci sia traccia degli inconfondibili “blocchi” che compongono l'universo di Minecraft e cloni. Sfruttando la flessibilità di Unity3D ed appoggiandosi alla libreria grafica OpenCL, i Pathea Games sembrano essere riusciti - senza rinunciare all'approccio procedurale - ad abbandonare la stilizzazione del titolo creato da Notch e ad abbracciare un’estetica più “realistica” (benché piuttosto anonima). L'algoritmo "Marching cubes" ha reso infatti possibile una resa relativamente smussata del terreno, estraendo mesh poligonali dai voxel. L'abbandono dei blocchi legati all'estetica di Minecraft non è il solo elemento di novità introdotto dai Pathea Games. Ciò a cui mira il giovane team di sviluppatori è coniugare le meccaniche dei "Block based game" con quelle proprie degli RPG.
Dopo il successo ottenuto su Kickstarter, il gioco è da poco disponibile su Steam attraverso la formula dell'accesso anticipato e, già allo stato attuale, il titolo si è dimostrato sorprendentemente promettente sotto diversi munti di vista.

Un'infinita gamma di possibilità

I videogiochi indie, analogamente a quelli mainstream, non sono esenti da pericoli d’omologazione. La prova è il frequente appiattimento delle recenti produzioni indipendenti su sistemi di gioco collaudati e generi di sicuro successo. E così, accanto ad una sterminata serie di platform bidimensionali, si accumulano, da qualche anno a questa parte, decine di sandbox con meccaniche basate su terraforming, crafting ed elementi survivor. Anche Planet Explorers si colloca all'interno di questo calderone di ingredienti che rientrano nell'ormai codificato profilo dei "Block based game". Nonostante la formula rischi ormai di diventare stantia, il titolo dei Pathea Games riesce comunque a ritagliarsi una propria fisionomia all’interno di questa affollata categoria ludica puntando sull’esplorazione ed il contributo creativo degli utenti.
Una volta avuto accesso al menù di gioco sarà possibile scegliere tra ben 3 modalità single player: Story Mode, Adventure Mode e Build Mode. La prima modalità costituisce certamente l’offerta ludica di maggior spessore. Un editor (ancora appena abbozzato) ci consentirà di determinare l'aspetto del nostro avatar. Le opzioni a nostra disposizioni sono estremamente ridotte: potremo scegliere tra alcuni modelli di visi e capigliature predeterminate.
Una breve animazione ci introdurrà agli eventi narrati. Siamo nell'anno 2287. La Terra è ormai un luogo reso inospitale dall'inquinamento. Una prima nave, denominata Epiphany, è stata inviata dalla Terra al fine di colonizzare il pianeta Maria che orbita intorno ad un lontano sistema solare. Durante l'atterraggio, però, la grande nave viene colpita da un oggetto non identificato e, perdendo il controllo, precipita sul pianeta. Alcuni dei coloni riescono a salvarsi grazie a capsule d'emergenza ma, una volta atterrati su Maria, si troveranno di fronte un luogo inospitale e popolato da creature ostili.

Scegliendo tra una visuale in prima o in terza persona, ci muoveremo tra colline ricoperte da verdi fili d'erba che si muovono sotto il respiro del vento e strani arbusti simili ad enormi cactus. Il ciclo solare e l'alternarsi del giorno e della notte non sembra influire in maniera significativa sull'attività delle creature che abitano il pianeta. Il sistema di combattimento prevede sia armi da fuoco che corpo a corpo. Progredendo nel gioco avremo a nostra disposizione anche veicoli di terra o d'aria che potremo munire di strumenti offensivi.
Rifacendosi alla tradizione degli RPG, gli sviluppatori hanno architettato un racconto che si sviluppa attraverso main e side quest. Non è una novità assoluta. Già Starbound provava a dare un contesto narrativo alla nostra lotta per la sopravvivenza. Planet Explorers ha il merito, però, di spingersi ben oltre e pur non essendo dotato d'una storia profonda o di una scrittura brillante riesce a fornire motivazioni ed obiettivi che danno senso all'incessante processo di crescita e upgrade del nostro personaggio. Numerosi NPC (sopravvissuti allo schianto di Epiphany) ci assegneranno svariati compiti; alcuni di questi personaggi saranno persino disposti ad accompagnarci nelle nostre perlustrazioni (purtroppo la loro AI è tutt'altro che convincente). Il prezzo da pagare per avere un sistema di quest scriptate è l'impossibilità di generare l'area di gioco attraverso algoritmi procedurali. Nella modalità Storia, infatti, l'enorme area di gioco sarà predeterminata.
Per trasformare l'inospitale pianeta in quella che diverrà la nostra nuova casa, dovremo cominciare eseguendo le stesse operazione di gathering e crafting che ritroviamo in qualsiasi gioco costruito sul modello tracciato da Minecraft. É anzitutto necessario accaparrarci tutto ciò che la selvaggia natura del pianeta può offrirci: taglieremo alberi per ottenere legna e picconeremo rocce per estrarre ferro ed altri minerali (uno scanner ci aiuterà a rilevare le risorse nelle vicinanze). Per produrre nuovi oggetti sarà poi indispensabile procurarsi degli "script" (acquistabili dagli NPC), ovvero istruzioni da immettere nel "replicator", lo strumento che utilizzeremo per i processi di fabbricazione. Il sistema di crafting appare, al momento, eccessivamente semplificato, tenendosi lontano dalla profondità di titoli come Darkout o il già citato Starbound.

Per utilizzare armi e strumenti sarà, come al solito, necessario collocare gli oggetti all'interno dell'action bar posta nella parte bassa dello schermo.
Quando il livello di stamina del nostro personaggio è a livelli prossimi allo zero avremo bisogno di nutrirci. Potremo soddisfare il nostro appetito cucinando o acquistando cibo, oppure raccogliendo frutti commestibili praticando l'agricoltura. Il farming è una meccanica decisamente ben implementata. I semi degli alberi da frutto potranno essere piantati con l'apporto di fertilizzanti. I germogli andranno poi innaffiati e difesi dagli assalti nemici. La varietà delle piante coltivabili è estremamente ampia.
Anche qui, come in Minecraft o Terraria, potremo costruire il nostro rifugio: un guscio protettivo grazia al quale terremo le minacce di quel minaccioso mondo alieno fuori dalla porta. Ma perché limitarsi ad una casa quando potremmo edificare una fortezza o un intero villaggio? A tale scopo saremo aiutati da una comoda interfaccia a cui accederemo con la pressione del tasto "B". Da qui potremo scegliere il tipo di materiale da impiegare e la forma dei blocchi da posizionare (non solo cubi ma anche archi e cilindri).
L'abilità degli sviluppatori si manifesta soprattutto nell'efficace combinazione tra le meccaniche tradizionali di un "Block based game" ed una progressione imperniata su quest ed obiettivi facoltativi. L'esplorazione, dunque, non sarà più subordinata alla sola raccolta di risorse ma si legherà al concreto sviluppo del plot (per quanto estremamente esile e, al momento, incompleto esso sia). Accanto alle ricognizioni, dentro i vasti paesaggi del pianeta Maria, l'altro aspetto su cui gli sviluppatori sembrano puntare è il supporto dato ai contenuti creati degli utenti. Per questa ragione i Pathea hanno pensato d'implementare, direttamente "in game", un editor (concettualmente simile al Creature Creator di Spore) che ci consentirà di generare moltissime tipologie di oggetti: dalle armi ai veicoli terrestri e aerei (gli sviluppatori promettono, a breve, l'aggiunta di mezzi navali, mech e armature). Potremo salvare i nostri progetti ed esportarli direttamente nella nostra partita (a patto ovviamente di avere i componenti necessari alla loro fabbricazione). Sebbene i tool di modellazione del "creation system" siano ancora acerbi, le potenzialità messe a nostra disposizione da questo potente strumento sono innumerevoli, rendendo disponibile una varietà virtualmente infinita di contenuti.

Le altre due modalità single player (Adventure Mode e Build Mode) si rivolgono ad un pubblico affezionato alla classica esperienza sandbox, puntando alla totale libertà di movimento senza la costrizione di seguire una "main quest". Ad inizio partita potremo selezionare l'ecosistema del pianeta ed il tipo di clima. La mappa sarà generata casualmente. L'unica differenza tra "Adventure Mode" e "Build Mode" sta nella totale assenza, in quest'ultima, di pericoli e creature ostili.
Sono previste anche due modalità multiplayer: "Coop" e "Versus". Nella prima potremo cooperare insieme ad altri utenti (per un massimo di 32 giocatori per server) al fine di rendere il pianeta Maria un luogo ospitale. La modalità "versus" è invece la classica modalità competitiva nella quale i giocatori tenteranno semplicemente di uccidersi l'un l'altro fabbricando armi, veicoli e torrette difensive per rispondere agli assalti dei giocatori avversari.

Un mondo poco invitante

Nonostante l'area di gioco sia carica di colori vividi e creature dal fantasioso design, il colpo d'occhio è tutt'altro che entusiasmante. I panorami appaiono spogli e l'abbondanza di vegetazione compensa solo in parte un'assoluta mancanza di cura del dettaglio. Se, da una parte, grazie all'impiego dei marching-cubes, Planet Explorers guadagna una resa estetica più "realistica" rispetto al modello Minecraft, dall'altra, il gioco dei Pathea Games, perde in stile, rinunciando a quella coerenza visiva che ha reso celebre il lavoro di Notch. Privo, pertanto, d'una forte caratterizzazione estetica, l'impianto grafico del gioco rivela, senza dissimulazioni, la sua sconsolante povertà. In compenso il campo visivo è estremamente ampio, con panorami che si distendono sotto il nostro sguardo per centinaia di metri. Allo stato attuale il gioco è caratterizzato da animazioni decisamente goffe che confidiamo vengano completamente riviste al più presto.
Caso raro per una produzione indie, quasi tutti gli NPC sono stati dotati di voce ma la qualità del doppiaggio è, al momento, piuttosto scadente.

Planet Explorers Planet Explorers è senza dubbio un progetto ambizioso che offre al giocatore una quantità enorme di contenuti. Sebbene ci siano, indubbiamente, ampi margini di miglioramento (specie nel settore grafico e nelle meccaniche relativa al crafting), le basi di partenza sono decisamente solide e il codice di gioco (ancora in stato di alpha) non è minato da bug che possano compromettere irreparabilmente l'esperienza di gioco. L'impianto tecnico è piuttosto debole. Gli utenti che amano questo genere di giochi difficilmente faranno troppo caso ad una grafica spartana e alle approssimative animazioni ma uno stile meno anonimo avrebbe comunque contribuito sensibilmente ad incentivare l'esplorazione di una mappa di gioco che, nonostante la sua estensione, appare attualmente scarna e poco varia. Il motivo per cui Planet Explorers potrebbe rappresentare una ventata d'aria nuova all'interno del genere affermatosi con Minecraft sta nell'aver contestualizzato la crescita del nostro personaggio all'interno d'una ben definita storyline. L'interessante progetto dei Pathea Games sembra incentrato sul tentativo d'incanalare le meccaniche sandbox all'interno d'una struttura che mira all'immersività, coniugando la libertà del gameplay alla profondità d'un sistema di quest, tutto sommato, non troppo banale. Planet Explorers è certamente un titolo dalle enormi potenzialità che merita d'essere tenuto d'occhio. Il gioco è al momento incompleto e manca di molte feature promesse dagli sviluppatori ma non ancora implementate. Considerando che 23 euro (l'attuale prezzo di vendita) non è una cifra del tutto indifferente, potrebbe essere saggio procrastinare l'acquisto alla pubblicazione ufficiale del titolo. Se invece volete supportare il lavoro di questo giovane team sappiate che vi troverete davanti un sandbox-RPG già adesso discretamente godibile.

Quanto attendi: Planet Explorers

Media Hype Utenti
Voti Hype totali: 3
30%
nd