PlayerUnknown's Battlegrounds Provato

Abbiamo provato PlayerUnknown's Battlegrounds, uno dei giochi online più popolari del momento: ecco le nostre impressioni con uno sguardo al futuro...

provato PlayerUnknown's Battlegrounds
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

C'è poco da dire, in fondo, su PlayerUnknown's BattleGrounds. Nato sulla scia del successo di survival open-world come DayZ, a cui si avvicina per l'essenzialità delle meccaniche ludiche e del colpo d'occhio, il titolo sviluppato dai coreani di Bluehole (gli stessi di Tera) è di fatto la più basilare riproposizione videoludica di una Battle Royale. Ma su larga scala.
All'inizio di ogni partita 100 giocatori si lanciano, paracadute alla mano, in direzione della grande isola che fa da sfondo alle schermaglie: un ammasso di boschi, colline, siti militari e città in rovina che si estende per ben trentasei chilometri quadrati. L'obiettivo è uno solo: essere l'ultimo a rimanere in piedi. E quindi via, si corre subito alla ricerca di un'arma, di uno zaino più capiente in cui ammassare medikit e bibite energetiche, e magari di una protezione che ci permetta di incassare qualche colpo in più. E poi si va a caccia, o si rimane appostati in attesa di un malcapitato.La struttura portante del gioco è tutta qui: partita dopo partita, il canovaccio è sempre lo stesso.

Eppure, andando oltre alla semplice descrizione del concept, c'è davvero un'infinità di cose da dire su PlayerUnknown's BattleGrounds. La sua forza, del resto, sta tutta nell'incredibile varietà di situazioni, tattiche e soluzioni che rendono ogni partita strutturalmente diversa, e imprevedibile, e tesissima. È anche per questo che il titolo è diventato un fenomeno di massa su Twitch: perché i match sono schiettamente appassionanti da guardare, perché l'ansia del giocatore che si avvicina sempre più al traguardo viene trasmessa in maniera quasi naturale allo spettatore, e perché ogni match rappresenta una storia a sé stante.
A giocare a favore del titolo c'è anche la sua schietta immediatezza. Per divertirsi ed entrare in partita bastano veramente una manciata di minuti, per entrare in sintonia con le meccaniche, una manciata di ore. Qui non è necessario, come ad esempio in DayZ, trovare un gruppo affiatato, inventarsi le proprie attività e il modo di raccontarle, "giocare di ruolo" interpretando i sopravvissuti ad un'apocalisse zombie. L'obiettivo è chiaro, limpido, cristallino: tutti sono focalizzati sulla sopravvivenza, tutti vogliono uccidere chi si mette tra loro e la prima posizione: non ci sono alleanze improvvisate (dal momento che vengono considerate cheating e possono determinare anche gravi punizioni), e l'esito di un incontro fortuito è sempre e comunque la morte di uno dei due malcapitati, in linea con la filosofia di quella che si professa come "The Ultimate Life & Death Fight".
Le partite, in ogni caso, scorrono velocissime, una dopo l'altra. Se va male, si finisce crivellati di colpi in pochi minuti (o secondi?), si torna alla lobby e si riparte immediatamente (i server sono letteralmente straripanti). Nella maggior parte dei casi i giocatori più attenti restano in vita per almeno una ventina di minuti, ma anche arrivando tra le ultime posizioni è difficile superare di molto i trenta minuti di gioco. È anche questo passo svelto e concreto che rende l'esperienza così assuefacente, assieme all'incredibile profondità tattica e strategica che PUBG propone.
Ogni partita comincia a bordo di un aereo che sorvola l'area di gioco. E già bisogna fare la prima, importantissima scelta, decidendo quando lanciarsi con il paracadute. Buttarsi subito permette di atterrare prima, ma solitamente significa anche finire in zone molto affollate e pericolose. C'è chi gioca anche per il brivido delle kill, ovviamente: e allora va benissimo infilarsi nei grossi centri abitati o lanciarsi verso i primi villaggi che l'aereo incontra lungo la sua rotta. Ma chi aspira alla vetta cerca di solito un'area isolata, con poche case, in cui però infilarsi immediatamente a cercare fucili, shotgun, oggetti curativi, zaini e protezioni.
La prima fase di gioco è quella che ci vede impegnati a raccogliere tutti gli oggetti che possono aumentare le nostre probabilità di sopravvivenza (ed eventualmente ripulire l'area da spiacevoli presenze ostili). Il sistema è, anche in questo caso, molto semplice: gli zaini aumentano la quantità di oggetti trasportabili, le protezioni (caschetti e giubbetti rinforzati) sono divisi in tre livelli, e ci sono vari tipi di ottiche, stabilizzatori e potenziamenti per le (ancora poche) tipologie di armi a disposizione.

Pochi minuti dopo l'atterraggio sulla mappa verrà indicata un'area circolare verso cui tutti i giocatori dovranno convergere entro il limite di tempo indicato. Il gioco spinge insomma i sopravvissuti ad incontrarsi, e più il tempo passa, più e facile che ci si debba confrontare con qualcuno. L'obiettivo dei più cauti è quello di ritardare gli incontri almeno fino a quando non si ha a disposizione un equipaggiamento dignitoso, magari un'ottica decente per le armi automatiche e uno strozzatore per la rosa del fucile a pompa.
Nel caso in cui l'area sensibile della mappa sia molto lontana dal punto d'atterraggio, tuttavia, bisognerà cercare di ridurre i tempi di attraversamento dell'area, magari recuperando uno dei pochi mezzi a disposizione (una Dube Buggy o una delle tante Dacia che costellano l'area di gioco, molto simile a livello di atmosfere a quella dell'open world di Bohemia Interactive).

Cercando di evitare i bombardamenti delle Red Zone (oppure infilandosi cercando riparo proprio al centro delle zone prese di mira dalle bombe, sicuri di non avere avversari nei paraggi), e magari dirigendosi verso uno dei supply drop sganciati sull'area di gioco (ma assicuratevi che non abbia attirato altri giocatori), bisogna insomma avvicinarsi al centro dell'azione: sempre di più, mentre il contatore dei sopravvissuti scende di colpo. Rimanere fra gli ultimi, giocare al gatto col topo con gli altri "finalisti", cercare di guadagnare una posizione di vantaggio nelle fasi terminali del match riempie di un'adrenalina e di una tensione che pochi altri titoli sono in grado di iniettare nelle vene del giocatore. Allo stato attuale dei fatti è possibile disputare le partite in solitaria, in coppia o in team. L'esperienza in singolo è quella più intima e nervosa, mentre quella in team (di 3 o 4 giocatori) è piacevolmente più distesa: si procede in branco, guardandosi le spalle, cercando la massimo di dividersi in due gruppi per svuotare più velocemente un gruppo di case. Ma sono forse le partite di coppia quelle più ansiogene, irrequiete e trottanti, perché non ci si sente mai completamente al sicuro, ma si riesce comunque ad avanzare schivando la "sindrome da camping" (l'appostamento metodico e paziente resta una tattica efficace e generalmente quotatissima per molti giocatori).Ricordiamo in ogni caso che il titolo è in Early Access, e in questo stato rimarrà per molti altri mesi. Il team di sviluppo, oltre ad aver promesso un miglioramento nella stabilità dell'infrastruttura, e l'arrivo di server in cui giocare esclusivamente in prima persona, ha confermato che vuole inserire altre mappe e allargare il ventaglio di armi e oggetti a disposizione, senza tuttavia rendere troppo complicato il gameplay (introducendo elementi di crafting o altre futili complessità).

Ci aspettiamo anche qualche miglioramento alla fisica di gioco (nonostante il feeling delle armi sia piacevolmente concreto e la balistica convincente), alla guidabilità dei mezzi, e magari anche al colpo d'occhio, che resta molto spartano (vero è che alcuni giocatori abbassano volutamente i dettagli per evitare che cespugli e erba nascondano la presenza di qualche avversario, e che quindi la componente grafica non è certo la priorità di Bluehole). Mentre si pianifica l'allargamento delle opzioni di personalizzazione e persino un futuro per l'eSport (il primo torneo Invitational, con un ricco montepremi, si terrà a Colonia), PlayerUnknown's BattleGrounds continua intanto a macinare iscritti, in attesa dell'esordio (sempre in preview) su Xbox One. Nonostante il prodotto sia evidentemente da sgrezzare, l'acquisto della versione Early Access è vivamente caldeggiato: PUBG è un gioco senza fronzoli, immediato, costruito attorno ad un'idea vincente, perfetto per lunghe sessioni di gioco o anche solo per qualche ora di brutale divertimento. Attenti però a non finirne completamente rapiti.

Su Everyeye.it trovi la guida di PlayerUnknown's BattleGrounds con i consigli utili, i suggerimenti e le strategie per iniziare.

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