Pokemon GO - I Primi Passi

In attesa del lancio ufficiale, abbiamo provato Pokemon GO: un viaggio che, come da tradizione, ha avuto inizio con la più difficile delle scelte...

provato Pokemon GO - I Primi Passi
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Lorenzo Morlunghi Lorenzo Morlunghi gioca ormai da oltre 20 anni a quasi tutto e adora parlare di videogiochi e farci video sopra, soprattutto per ridere. Nel tempo libero guarda anche film e legge qualche fumetto, ascoltando per lo più musica elettronica. Lo trovate su Facebook.

L'annuncio di Pokémon Go fu uno shock incredibile. Dopo un ventennio sedimentato sulla solida base rpg di Game Freak, ormai un po' tutti avevamo perso le speranze di poter mettere le mani su un titolo che potesse darci l'opportunità di sperimentare la nostra esperienza di allenatore in maniera un po' più libera e creativa. Poi, un giorno, la svolta. Un trailer ci mostra un prodotto per smartphone dedicato alle creature tascabili che hanno segnato la nostra infanzia: sviluppato da Niantic grazie all'esperienza maturata con Ingress, il gioco avrebbe sfruttato il GPS e funzioni di geolocalizzazione per farci vivere in prima persona le avventura sognati di fronte agli episodi delle serie TV. A una settimana dal lancio ufficiale ci siamo catapultati a testa bassa in un'odissea che ci ha fatti tornare immediatamente bambini: un viaggio che, come nel più classico degli esordi, ha avuto inizio con la più difficile delle scelte...

Pokédex is the way

Abbiamo scelto Charmender. Lo diciamo fin da subito, il nostro sogno è sempre stato quello di diventare dei capopalestra di tipo fuoco e, avendo a disposizione "soltanto" gli storici 151 Pokémon della prima generazione, la prospettiva di un Charizard a difesa della nostra palestra era decisamente golosa. Dopo una personalizzazione abbastanza sommaria e sbrigativa del nostro alter ego, il gioco ha finalmente inizio ed è possibile cominciare a vagare per le vie della nostra città per ampliare il nostro team e salire di livello grazie alle attività a disposizione. Sfruttando il sistema di geolocalizzazione, Pokémon Go assume i tratti di un viaggio guidato attraverso una serie di pokéstop, ossia dei punti d'interesse che coincidono con monumenti, aree o edifici pubblici, e che rimpingueranno i nostri zaini con pokéball, pozioni e quant'altro possa supportare la nostra causa. Si può interagire con questi pokéstop dal momento in cui rientrano nel nostro raggio d'azione e, una volta utilizzati, questi tornano nuovamente disponibili in circa 5 minuti, favorendo tanto gli appassionati delle escursioni, quanto i giocatori più dediti alle ronde. Durante le nostre passeggiate, non passa molto tempo prima che frotte di pokémon inizino ad accerchiarci, dandoci la possibilità di acchiapparli attraverso un originale sistema di cattura. Selezionando il pokémon con cui interagire si attiverà la fotocamera posteriore dello smartphone, che inquadrerà lo scenario di fronte a noi, collocando il nostro avversario nell'ambiente circostante. La nostra abilità di allenatori starà nel riuscire a lanciare le pokéball con la giusta traiettoria, per farle finire addosso al bersaglio: una missione non sempre semplice, specialmente giocando in piedi e dovendo riuscire a tenere fermo il dispositivo per non alterare il tiro a causa del giroscopio in movimento. La cattura avviene quindi senza combattimento e dipende esclusivamente dalla potenza del pokémon selvatico (indicata in verde, giallo o rosso) e dal tipo di sfera lanciata (poké, mega, ultra o master ball), semplificando per forza di cose una dinamica che mal si adatterebbe a lunghe sessioni in mezzo alla strada. Quel che pare chiaro fin da subito è l'intento degli sviluppatori di regalare un'esperienza decisamente immediata e più legata a uno stile di gioco casual; un dettaglio non di poco conto che avrà modo di emergere ancor di più parlando del combattimento. Comunque sia, il grosso delle attività da compiere in Pokémon Go, almeno nelle prime fasi, riguarda la cattura e l'accumulo di materiali, entrambi metodi molto veloci per salire di livello e iniziare a prendere dimestichezza con l'interfaccia e con lo spirito della produzione. Una volta raggiunto il livello 5 si sbloccheranno per noi le immancabili palestre, dei luoghi speciali (collocate presso strutture importanti nel mondo reale) in cui mettere alla prova l'abilità dei nostri piccoli amici, dimostrando ai ragazzi del quartiere quale sia il team più forte.

Sarà infatti obbligatorio scegliere a quale delle tre fazioni disponibili appartenere (noi di Everyeye abbiamo scelto quella Rossa!), poiché con il nostro operato rinforzeremo le fila di eventuali alleati o ci imporremo come nuovi leader della zona. Il limite di un solo pokémon a palestra per giocatore suggerisce implicitamente che, per avere successo, sia necessario allearsi con i membri della propria fazione, cercando di resistere il più possibile agli attacchi dei nuovi aspiranti campioni con la propria creatura migliore. Un equilibrio non semplice da mantenere, anche perché chi finirà a guardia della palestra non potrà essere utilizzato fino a quando non sarà sconfitto da qualcuno, in un continuo andirivieni fatto di riconquiste a catena. Purtroppo, come già accennato, il sistema di combattimento è molto esile: ogni pokémon ha a disposizione un paio di mosse, ed è possibile al limite schivare gli attacchi nemici grazie allo scorrimento sul touch. Tutti coloro che si aspettavano di ritrovare le strategiche battaglie nate su Game Boy non potranno far altro che rimanere delusi da questa soluzione. Nei nostri primi scontri il livello generale del pokémon, quantificato in Punti Lotta (PL), è stato un criterio sufficiente a garantirci la vittoria in ogni situazione, ferma restando la necessità di considerare resistenze e debolezze di ciascuna combinazione. Certo è che in molte battaglie è stato sufficiente premere rapidamente sul display per eseguire il maggior numero di attacchi e sfiancare l'avversario prima di subire troppi danni, ma è lecito immaginare che progredendo le cose si facciano ben più ardue tanto in attacco quanto in difesa.

Le difficoltà di un allenatore

Allo stadio attuale, la build di Pokémon Go è tutt'altro che esente da difetti, specialmente in ambito tecnico. Il titolo di per sé richiede un notevole consumo di risorse, poiché necessita tanto della geolocalizzazione quanto del traffico dati, a cui si aggiunge il bisogno di rimanere con lo schermo acceso affinché l'applicazione rimanga attiva e ci permetta di scansionare l'area attorno a noi. I nostri test sono stati eseguiti su un Samsung Galaxy S4, che con una batteria nuova di zecca e a piena carica ci ha consentito di giocare ogni volta per un paio d'ore scarse, peraltro surriscaldandosi con estrema facilità. Il team di sviluppo ha già ricevuto molti feedback negativi a tal proposito, con lamentele che provengono anche da possessori di modelli più performanti del nostro, e di sicuro il fattore autonomia dovrà occupare il primo posto nell'ordine delle priorità da risolvere nei prossimi tempi. Anche la stabilità generale ci è sembrata piuttosto traballante, con crash improvvisi che sono subentrati in più di un'occasione, specialmente in momenti delicati come il combattimento in palestra o l'avvenuta cattura di un pokémon. È probabile che si tratti di bug legati allo stress estremo che i server stanno vivendo in questi primi giorni roventi, ma il timore di problemi legati alla struttura è comunque comprensibile, soprattutto in un'ottica futura in cui il titolo potrebbe abbandonarci in situazioni così "importanti".

Fin troppo spesso l'unica soluzione ai problemi del gioco è stata la chiusura forzata e il conseguente riavvio dell'app. Infine, ma non meno importante, durante la nostra prova Pokémon Go ci è sembrato non sempre attento al posizionamento dei punti d'interesse, creando una vera e propria spaccatura potenziale tra giocatori del centro e della periferia. È pur vero che l'incontro e la cattura dei pokémon è indipendente dagli effettivi pokéstop, ma si tratta comunque di una parte integrante del gameplay, che per chi vive lontano dal centro città potrebbe essere colmata soltanto con gli acquisti in game con denaro reale. Una possibilità questa che non ci sembra particolarmente vincolante, ammesso che abbiate la voglia e la possibilità di compiere dei viaggi in direzione dei vostri punti d'interesse preferiti e fare scorta in modo totalmente gratuito. Prima di concludere vi ricordiamo che su Everyeye.it trovate la guida con trucchi e consigli su Pokemon GO.

Pokemon GO Abbiamo solo scalfito in superficie le possibilità che Pokémon Go potrà offrirci, ma il titolo ha già iniziato a mostrare con chiarezza le proprie carte. A fronte di una piuttosto marcata semplicità nel gameplay e in particolare nei combattimenti, il nuovo titolo dai creatori di Ingress si orienta principalmente a un pubblico di appassionati e nostalgici, che vuole “vivere” piuttosto che “dominare” un’esperienza prettamente casual e legata al gioco di squadra, ma che potrebbe ancora nascondere delle sorprese. Preso atto di questo approccio, speriamo in miglioramenti soprattutto sul fronte tecnico: un aspetto che purtroppo rende Pokémon Go un titolo a tratti difficile da gestire e fin troppo drenante nei confronti delle batterie dei nostri smartphone. Un dato non di poco conto, che potrebbe compromettere seriamente il successo e la diffusione sul medio e lungo periodo di quello che, potenzialmente, potrebbe essere il gioco che molti appassionati aspettavano da sempre.