E3 2014

Provato Rainbow Six Siege

Il nuovo titolo Ubisoft stupisce l'E3 e rinfresca un genere in disperato debito d'ossigeno ormai da anni

provato Rainbow Six Siege
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Schwendimann Andrea Schwendimann nasce smontando un 486DX e divorando qualsiasi videogame da allora in avanti. Non ha resistito a nessuna piattaforma, appassionandosi a qualsiasi genere, pur prediligendo gli FPS, gli action-adventure, gli RPG e l'hardware da gaming in ogni declinazione. Lo trovate su Facebook, su Steam e su Google Plus.

Un po' travagliata, la presentazione Ubisoft del titolo che -non appena annunciato- ha suscitato un bel clamore. Rainbow Six torna dopo sei anni a far parlare di sé, dopo quel Vegas 2 che non fu certo l'apice della saga, ma restò apprezzabile sotto certi punti di vista.
Combattimenti tattici in prima persona, guardando alla simulazione più che al mero shooting, e con un'attenzione particolare al gioco di squadra, alla collaborazione affiatata di due team posti uno contro l'altro in ambienti urbani, chiusi e ristretti. Questi sono i tratti di Rainbow Six: Siege.
Scordiamoci insomma gli spazi aperti e le azioni militari di Battlefield; scordiamoci le killstreak senza senso di Call of Duty; scordiamoci anche il lento incedere di giochi come Arma: il brand di Tom Clancy giunge proprio quando il genere aveva bisogno di una scossa. Siege è incentrato esclusivamente sull'onlilne, con modalità di gioco apposite di assalto e difesa in territori urbani, fisica simulativa per le armi, scontri 5 contro 5. Non potevamo chiedere di meglio, se non una presentazione con più di 15 minuti di giocato per sviscerare meglio questo atteso ritorno.

Guardie e ladri

Ipertrofizzato da brand che non sanno più che cosa inventarsi per vendere annualmente milioni di copie, il genere dei First Person Shooter competitivi è davvero col fiato corto. Così quando ieri è partito il trailer del nuovo R6 abbiamo subito: "ecco il gameplay tattico che ci mancava da tempo!". Ed "ecco che Ubisoft si butta senza scrupoli nel filone dorato degli FPS!". A seguire, il beneficio del dubbio ci ha impedito di andare oltre nel giudicare il titolo. Perché se gli riesce bene, ai signori francesi padri di “assassini monoattacco” e drogati appassionati di torri radio, questo Siege potrebbe cambiare le carte in tavola dopo annate in cui Call of Duty ha dominato stancamente, Battlefield si è arenato su sé stesso (causa lag, bug e Origin) e tutti gli altri (i migliori forse) si sono dati alla macchia, racimolando un pubblico di nicchia e facendosi bellamente i cavoli loro senza alcun tipo di risonanza mediatica (come Counter-strike e Red Orchestra).
Qui all'E3, nello stand di Ubisoft, dopo una breve presentazione totalmente dimenticabile abbiamo assistito a una battaglia 5v5 dal vivo, sulla mappa già vista nei trailer. La tranquilla casetta a due piani monofamiliare è assediata dalla polizia, e i terroristi non sanno bene che cosa fare con l'ostaggio, se non barricarsi dentro e aspettare che le loro condizioni vengano esaudite. Ma nel mondo di Tom Clancy la negoziazione non esiste! Quindi la partita inizia semplicemente con la squadra di attacco che deve pianificare l'assalto mentre i manigoldi organizzano la difesa. Entrambi devono anche proteggere l'ostaggio. Va bene per i poliziotti, ma se io fossi il sequestratore nel momento in cui piovono piombo e sangue, un fucile a pompa lo scaricherei sul ventre della povera ragazza. Fa niente: passiamo sopra queste sottigliezze. La coordinazione sarà cruciale in ogni partita di Rainbow Six Siege che si svolge secondo le regole di un “best of 3”, alternando i ruoli.

Consideriamo prima la squadra delle forze speciali in attacco. All'inizio potremo scegliere fra tre classi che, dato il poco tempo, non siamo riusciti a sviscerare come avremmo voluto. Senza sorprese, per ciascuna cambiano il loadout e i gadget a disposizione. Abbiamo scelto ovviamente quella con il plastico per far saltare le pareti e un bello shotgun per aver ragione di chiunque osasse incrociare il nostro cammino. Dopo il loadout si può selezionare, a seconda della mappa, lo spawn point per i membri del team, in questo caso fra due: il retro della villetta e l'entrata principale. In teoria ci si può anche dividere, ma abbiamo scelto di sfondare insieme da davanti. La terza fase preparatoria vede invece l'uso di un drone, dotato di videocamera e silenzioso come uno scarafaggio: ciascun giocatore in attacco lo attiva e lo manda in casa. Potremo controllarlo direttamente, mentre il team dei malviventi sta ancora preparando le difese, per capire quali sono i punti deboli della trinceratura e individuare gli ostili e l'ostaggio nel minuto e mezzo a disposizione. Una volta terminata questa fase, si parte all'assalto, cercando di eseguire la tattica precedentemente elaborata ed eliminare i cinque sequestratori, o prendere l'ostaggio e portarlo nel comodo camioncino blindato.
Passando ai difensori, anche in questo caso le classi sono tre, ma differenti rispetto a quelle di chi assalta. Ne abbiamo scelta una che permetteva di erigere barricate di metallo in qualsiasi stanza, e porre del filo spinato a terra per rallentare l'avanzata nemica. Per economia di presentazione (fin troppa, oserei dire), uno dei cinque membri di ciascun team era in realtà uno sviluppatore, che ci berciava ordini in cuffia in stile sergente palla di lardo.
Abbiamo iniziato come difensori e, oltre ai gadget scelti, potevamo comunque barricare le entrate e le finestre della casa con del legno massello preparato artigianalmente e -a quanto pare- inesauribile. Dopo il minuto e mezzo di preparazione e spionaggio si è scatenato l'inferno.

Le forze speciali hanno fatto breccia in un muro della sala, scagliando detriti in ogni dove, e si è aperto il fuoco per coprire l'avanzata e per rispondere all'aggressione. Frammenti di materiali domestici, tra parquet, tappezzerie, quadri, tavolini e abat-jour, volavano per aria in uno scontro che definire distruttivo sarebbe un eufemismo. Due dei nostri li avevamo lasciati a guardia dell'ostaggio nella stanza di sopra, ma hanno resistito ben poco e a schermo è comparsa una scritta perentoria: "l'ostaggio è stato preso!".
Freddati i due nell'atrio, siamo rimasti tre contro tre. Il filo spinato che avevamo piazzato avrebbe condotto gli avversari in una sola direzione, per cui ci siamo divisi, con il sottoscritto che gli andava incontro da dentro e gli altri compagni da fuori in copertura. Un muro è esploso e siamo morti senza possibilità di respawn (negato nell'intero titolo, stando ad alcune indiscrezioni): uno dei nemici aveva capito la nostra posizione e sfondato il muro a suon di shotgun. Chapeau.
Giocare in attacco risulta forse più semplice, ma non per questo meno divertente. In questo caso vedere quali difese stanno venendo approntate tramite il drone fa davvero la differenza tra il successo e la sconfitta, soprattutto se si riuscirà ad individuare l'ostaggio.
In termini di gunplay, i colpi delle armi si sentono davvero molto sulla mira, costringendo a ribilanciarla dopo brevi raffiche: scordatevi quindi smitragliate senza fine che vi porterebbero solo a uno spreco di proiettili. Torna infine il cosiddetto "lean", ovvero la possibilità di sporgersi oltre gli angoli senza esporre il corpo, e anche gli arpioni per arrampicarsi sui muri, comodi per prendere di sorpresa i delinquenti con le mani nella marmellata.
La grafica visionata, della versione PS4, ci è sembrata onesta: il tipico buon lavoro svolto dei giochi multipiattaforma a cavallo tra due generazioni, mentre convincenti e immersive al massimo sono apparse le animazioni di ogni personaggio in campo.

Rainbow Six Siege Rainbow Six Siege stupisce, almeno in questa edizione dell'E3 in cui i soliti noti non hanno brillato nelle loro nuove edizioni, e rinfresca un genere che ha disperato bisogno di ossigeno ormai da anni. È difficile descrivere il piacere viscerale che scaturisce dal vincere una partita multiplayer grazie a un piano d'incursione perfetto, nato dall'ingegno di pochi nei brevi momenti che precedono un assalto duro e spietato. Possiamo già dire che l'impianto di base del seguito di una delle saghe FPS più famose di sempre funziona e diverte. Lasciando molto spazio al gameplay competitivo, vorrà sicuramente imporsi come alternativa tattica ai vari “Dutyfield”. La materia prima c'è tutta, e ora bisogna vedere come Ubisoft vorrà portare avanti il progetto, in uscita nel 2015 su tutte le maggiori piattaforme. Delle modalità adeguate e un impianto competitivo integrato, senza DRM a rompere i fucili nel paniere (Uplay vade retro!), e qualche idea innovativa (come campagne militari online gestite dagli utenti), sono tutti elementi che in qualche modo potranno riportare in auge un brand il cui ultimo esponente degno di nota risale a 9 anni fa. Senza ovviamente scomodare il primo, mitico Ghost Recon: sarebbe una vera manna dal cielo che questo Siege potesse venire paragonato al più grande FPS tattico di tutti i tempi. Ma ecco: siamo davvero felici di poter dire che questo primo passo è nella giusta direzione. E non lo affermiamo con leggerezza.

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