GamesCom 2015
GamesCom 2015 Dal 05/08/2015 al 09/08/2015

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Gamescom 2015

Provato Rainbow Six Siege

Abbiamo provato a lungo la nuova build alla Gamescom, incentrata finalmente sul PvP, su una mappa già mostrata ma con una nuova modalità, e quelle che sembrano le classi definitive, bilanciamento permettendo.

provato Rainbow Six Siege
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Schwendimann Andrea Schwendimann nasce smontando un 486DX e divorando qualsiasi videogame da allora in avanti. Non ha resistito a nessuna piattaforma, appassionandosi a qualsiasi genere, pur prediligendo gli FPS, gli action-adventure, gli RPG e l'hardware da gaming in ogni declinazione. Lo trovate su Facebook, su Steam e su Google Plus.

Non è più tempo di kill streak e confusi match tutti incentrati sulla velocità e su movimenti rapidissimi. Ne abbiamo avuto abbastanza negli ultimi anni e continueremo ad averne in futuro grazie alle nuove uscite di Blizzard, Epic e Gearbox. È invece giunta l'ora di riscoprire l'FPS più ragionato, in cui non contano solo il posizionamento e i riflessi, ma anche la tattica di squadra, l'uso di abilità specifiche al momento giusto, e soprattutto la conoscenza del terreno di scontro tra coperture e punti di fuga, corridoi, strettoie e accessi diretti. Rainbow 6 Siege si stacca da qualsiasi altro prodotto sul mercato, Counterstrike compreso: si distingue per la profondità tattica e il gunplay di precisione, con mille gadget da usare in situazioni tesissime, in un contesto dove beccarsi un singolo proiettile significa la morte quasi certa. Abbiamo provato a lungo la nuova build alla Gamescom, incentrata finalmente sul PvP, su una mappa già mostrata ma con una nuova modalità, e quelle che sembrano le classi definitive, bilanciamento permettendo. E non volevamo più staccarci.

Tensione palpabile

Non è la frenesia concitata che crea vera tensione, bensì la calma apparente, i silenzi scanditi da distanti rumori indecifrabili, che nascondono una minaccia invisibile. La mappa presentata era Hereford Base, già mostrata un mese fa: un magazzino disposto su tre piani e un seminterrato. La modalità era Secure Area, per intenderci una variante della classica Defuse di Counterstrike, ma senza bombe: una volta che la zona designata viene contestata per un certo numero di secondi, il match viene vinto dal team che attacca. I difensori, insomma, devono sterminare gli avversari in fretta. All'inizio di ogni match il team voterà quale stanza diventerà il punto da difendere e, di contro, gli attaccanti selezioneranno da quale spawn point partire. In seguito si avvia una fase pre-match in cui la squadra in difesa preparerà la resistenza, piazzando scudi, device dagli usi più disparati e barriere, per creare strozzature e occludere la visuale ai nemici. Chi attacca invece, come già saprete, potrà controllare dei droni di terra per individuare la stanza da mettere in sicurezza, nonché la posizione dei nemici. I team sono composti da cinque persone, che potranno assemblare la squadra scegliendo tra nove classi personalizzabili per fazione, per un totale di 17 classi differenti tra attacco e difesa. Ogni classe ha a disposizione diversi gadget, barriere e armi per fronteggiare la minaccia. Citiamo il Pulse, da difesa, dotato di un monitor per i battiti cardiaci che permette di individuare i nemici dietro alle pareti; l'Ash in attacco dotato di un'arma in grado di sparare proiettili esplosivi perforanti, per buttare giù protezioni dalla distanza; e poi il Jäger, che rilascia una trappola capace di intercettare le granate di qualsiasi tipo, disabilitandole, e infine il Montagne, un lento energumeno dotato di armatura pesante e scudo frontale, per assorbire l'impatto della prima linea. Rainbow 6 Siege, dunque, non è una simulazione e si concede spazio per dispositivi di fantasia, pur rimanendo fedelissimo alla realtà per quanto riguarda il feedback delle armi (in questo caso tutte realmente esistenti), i movimenti dei giocatori, la fisica dei proiettili e le ferite. Il mix e´vincente, proprio perché asservito al divertimento e non al realismo estremo: per gli amanti della simulazione abbiamo già Arma III e non sentivamo affatto il bisogno di un concorrente. Coordinarsi col team rimane fondamentale, tanto che alla presentazione eravamo tutti cuffiati e microfonati, con un coach di Ubisoft che coordinava il team, suggerendo tattiche e direzioni da intraprendere ai cinque giornalisti. Dopo due round iniziali non troppo convincenti (complice un coach non proprio loquace e una presentazione brevissima per un titolo così profondo), abbiamo insistito per farne almeno altri due, con più calma, facendo domande e provando altre combinazioni. Abbiamo parlato con la gentile community manager che ci ha confermato l'intento esplicito di portare Siege nel mondo degli e-sport, passando sicuramente da ESL ma lasciando i forum ufficiali come punto iniziale per lo stabilirsi della community in rete, lasciandola libera di organizzarsi autonomamente e assecondando le sue esigenze dalle retrovie. Tornando al gioco vero e proprio, a causa di un bug relativo alla precisione del mouse (è normale incontrarne in fase di beta) abbiamo dovuto giocare col controller, e ci è parso in ogni caso il sistema migliore tra i due: i movimenti di mira e per girare la testa sembrano tarati proprio sull'esperienza console. Lungi da noi lanciare allarmi, ma speriamo in una precisione ben maggiore per mouse e tastiera in futuro, magari con un input diretto (raw) e non moderato da algoritmi per bilanciare i due sistemi di controllo, come lo smoothing, che sicuramente era presente e non disattivabile.

Comunque vogliamo sottolineare come tutto questo non inficia al momento le potenzialità e la qualità del titolo. A livello di meccaniche continua a non convincerci molto la scelta di indicatori che segnalano costantemente la posizione della propria squadra attraverso i muri. Rende fin troppo facile la difesa e rende molto più semplice coordinarsi nel team. Di base, per match amichevoli, tutto ciò è sicuramente un bene; tuttavia, puntando molto sull'e-sport e sul gioco di squadra tra amici, avremmo preferito che il titolo "imponesse" una coordinazione da gestire attraverso la chat vocale. Il comparto tecnico, a parte quel piccolo bug che sicuramente verrà risolto, è solido e convincente, e l'unica incognita ancora da verificare in questo senso sono i server: non è chiaro se Siege avrà server dedicati, e la qualità del netcode dovrà essere impeccabile. Citiamo infine la modalità spettatore, presente fin dal lancio e divisa in due visuali: una in prima persona, classica, per vedere i movimenti del giocatore via controller, e un'altra interessante inquadratura isometrica, quasi a volo d'uccello, che permette di seguire le azioni delle squadre da una prospettiva globale, perfetta per carpire la coordinazione di un team, e che ricorda molto quella di titoli puramente tattici come Door Kickers e Frozen Synapse.

Rainbow Six Siege Rainbow Six Siege è un titolo da tenere d’occhio. È il ritmo di gioco completamente differente rispetto a tutti gli altri FPS attualmente sul mercato a far rimanere incollati allo schermo, concentratissimi nell’avvertire un rumore quasi evanescente, ma indispensabile per individuare i nemici. La tensione del momento appena precedente un’irruzione è impareggiabile e, ripetiamo, unica nel mondo degli sparatutto online di recente uscita (siamo sicuri che si trovano ancora server di Vegas 2 o Ghost Recon in giro, ma il discorso esula dall’analisi del mercato attuale). La piattaforma di sviluppo principale è il PC, e si vede, guardando al comparto tecnico e all’interfaccia. Sul fronte delle meccaniche di gioco, le classi e le abilità sembrano molto ben pensate, e per bilanciare il tutto c’è ancora tempo. Essendo lontano dall’uscita, aspettiamo con trepidazione il lancio della Beta pubblica su PC entro Novembre, mentre a seguire arriveranno quelle Xbox One e PS4 entro Febbraio. È importantissimo che Ubisoft sondi i suoi utenti e che parli alla community: se il publisher sarà in grado di ascoltare i propri e rispondere ai feedback, Siege potrebbe seriamente ritagliarsi una bella fetta di pubblico tra gli appassionati di FPS competitivi. Giocatori cresciuti con Operation Flashpoint, Ghost Recon e approdati ad Arma in mancanza d’altro, magari sempre attivi su Counterstrike ma a cui manca un titolo online che metta alla prova anche le meningi, oltre che i riflessi. Se come chi scrive fate parte di questa categoria, avete il permesso di entusiasmarvi: Siege sembra sempre di più fare al caso nostro.