Provato Rainbow Six Siege

Siamo volati a Londra per provare il nuovo shooter tattico dell'acclamata serie Ubisoft: la casa francese propone questa volta uno sparatutto fortemente orientato al multiplayer cooperativo e competitivo.

provato Rainbow Six Siege
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    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Se dovessimo scegliere un aggettivo con cui descrivere Rainbow Six Siege, sparatutto tattico di Ubisoft che si appresta a debuttare su Pc, Ps4 e Xbox One il primo dicembre, non avremmo esitazione alcuna a definirlo, schiettamente: diverso. La proposta del team di Montreal non si può paragonare a quella di nessun altro FPS in arrivo sul mercato questo autunno; forse, addirittura, a quella di nessuno shooter che si sia affacciato su PC e console negli ultimi anni. I ritmi di gioco sono accesi, rapidi, e per finire al creatore basta un colpo ben piazzato sulla capoccia, ma Rainbow Six Siege non potrebbe essere più lontano di così dalla schizofrenia dell'annuale Call of Duty. Le situazioni che si creano in multiplayer sono tese, delicate, tengono il giocatore coi nervi a fior di pelle e gli impongono un approccio cauto e circospetto: nulla a che vedere con le ambientazioni estese di Battlefield, o con la leggerezza snervante di quel Battlefront che fa di tutto per professarsi "mainstream". Siege fa esattamente il contrario: con una punta d'orgoglio esibisce un carattere elitario, non ha paura a dichiararsi uno shooter "di nicchia". Siege vuole concedersi a piccoli ma ben affiatati team di giocatori un po' più maturi e rodati della media, e terribilmente stanchi del solito trantran.

Situation number four / the one that left you wanting more (Jack Johnson - Situations)

Rainbow Six Siege é uno shooter spiccatamente orientato al multiplayer, cooperativo e competitivo. Nonostante quello che il team aveva lasciato intuire all'E3 di Los Angeles, non ci sarà una campagna pensata per i lupi solitari: l'unica modalità per giocatore singolo é chiamata "Situations", e viene presentata come una sorta di tutorial esteso. In ognuna delle mappe incluse nel pacchetto finale verrà in pratica messa in scena una situazione d'emergenza: all'utente sarà assegnato un particolare specialista, le cui abilità potrebbero rivelarsi particolarmente utili nel contesto selezionato, e gli sarà chiesto di risolvere il problema. Si tratta di un modo intelligente per fare in modo che i giocatori possano prendere confidenza coi ritmi di gioco, con il feeling delle armi, ma soprattutto inizino ad imparare l'importanza tattica delle skill di ciascun personaggio e interiorizzino la conformazione delle mappe. La voce profonda di "Angelona" Basset, che compare in versione digitale nella sequenza introduttiva, cerca in qualche modo di "raccontare" le varie situazioni e tratteggiare la personalità degli specialisti, ma Siege non cerca affatto una solidità narrativa che faccia da traino per questa sorta di frammentata campagna. Attenti però a sottovalutare questa modalità: le cinque situazioni che abbiamo avuto modo di provare ci hanno divertito non poco, rivelandosi ben più di un semplice esercizio. Il merito é quasi tutto di un level design che, proprio come succede in multiplayer, lascia una grande libertà al giocatore, continuando a suggerirgli diversi percorsi per raggiungere l' obiettivo. In questo frangente Rainbow Six Siege si trasforma in uno strano ibrido fra uno sparatutto stealth ed uno shooter tattico, imponendo al giocatore di utilizzare al meglio le proprie risorse e di studiare attentamente una strategia d'assalto. Più che il sistema di valutazione a tre stellette (legato ad una serie di obiettivi secondari che richiedono di completare il livello entro un certo tempo, o di finirlo subendo meno danni possibile), un discreto replay value potrebbe essere garantito dai numerosi livelli di difficoltà. É chiaro, comunque, che non saranno certo le Situation il perno portante dell'esperienza di gioco, troppo poco sostanziose per saziare chi cerca un "Solo Mode" autosufficiente e longevo. Da un certo punto di vista non si può far altro che provare un po' di rammarico, perché il gameplay messo in piedi da Ubisoft Montreal ha dimostrato di funzionare alla grande anche in un contesto diverso da quello competitivo: ne sarebbe potuto uscire una sorta di Syphon Filter in prima persona, in scenari generalmente non lineari. Un gioco finalmente libero dalla "tassa" di una spettacolarità hollywoodiana, pronto a stuzzicare la creatività strategica del giocatore. Peccato: sarà per la prossima volta.

Sotto Assedio

Passando alle modalità multiplayer, ma senza ancora lanciarci nei match altamente competitivi, Rainbow Six Siege ci propone TerroHunt, opzione co-op che potrebbe mettere a dura prova persino i team più affiatati.

Nonostante si fronteggi l'intelligenza artificiale lo svolgimento dei match è molto simile a quello visto in PvP, con scontri a fuoco brevi e secchi alternati a un avanzamento necessariamente lento e controllato. La modalità può essere affrontata in versione classica, con l'obiettivo di liberare una delle mappe disponibili dalla presenza ostile, oppure selezionando l'opzione "defuse the bomb", che riprende in tutto e per tutto l'omonima voce del multi competitivo. La qualità dell'intelligenza artificiale, impostando la partita a livello difficile o realistico, non tarda a farsi sentire. Considerata la quantità di stanze, corridoi, vie di fuga e differenti piani, tenere in ordine la squadra non è per nulla facile, e ben presto ci si accorgerà di come la comunicazione vada affinata in modo da capirsi il più velocemente possibile, anche in casi di forte stress. I punti di forza di TerroHunt risiedono soprattutto nella necessità di costante cooperazione con i compagni, nella grande libertà d'azione concessa e nella totale distruttibilità degli scenari: imparerete ben presto che sparare qualche raffica preventiva in direzione di pareti non troppo spesse potrà aiutarvi ad individuazione le forze nemiche, e che l'utilizzo dei droni é una necessità da non sottovalutare. Al fine di favorire al massimo la rigiocabilità, gli scenari proposti da TerroHunt vengono generati proceduralmente all'inizio di ogni match. In fase di caricamento, il sistema assocerà una location ad un gran numero di variabili, come la posizione dei nemici e delle fortificazioni, la collocazione degli obiettivi e dei punti d'accesso, e altri ancora. In questo modo, nessuna partita sarà uguale alla precedente, e, soprattutto, non si perderà quella tesissima fase iniziale di esplorazione che ha caratterizzato ogni frammento di gameplay provato finora. Giocato in gruppo, e selezionando le difficoltà più elevate, il PvE di Siege si é rivelato insomma convincente, recuperando quasi integralmente le emozioni e la tensione dei match competitivi. Che, in ogni caso, restano il fulcro portante dell'offerta approntata da Ubisoft. É proprio scontrandosi con un altro gruppo di giocatori che la "poetica" militarista di Siege emerge di prepotenza. Il team di Montreal sembra gridarlo forte e chiaro: non è più tempo di kill streak e confusi match tutti incentrati sulla velocità e su movimenti rapidissimi; é giunta l'ora di riscoprire l'FPS più ragionato, in cui non contano solo il posizionamento e i riflessi, ma anche la tattica di squadra, l'uso di abilità specifiche al momento giusto, e soprattutto la conoscenza del terreno di scontro tra coperture e punti di fuga, corridoi, strettoie e accessi diretti. Rainbow 6 Siege si distingue insomma per la profondità tattica e il gunplay di precisione, con mille gadget da usare in situazioni tesissime: ma qui non è la frenesia concitata che crea un'ansia onnipresente e penetrante, bensì la calma apparente, i silenzi scanditi da distanti rumori indecifrabili che nascondono una minaccia invisibile. All'inizio di ogni match il team in difesa voterà quale stanza diventerà il punto da proteggere e, di contro, gli attaccanti selezioneranno da quale spawn point partire. In seguito si avvia una fase pre-match in cui la squadra in difesa preparerà la resistenza, piazzando scudi, device dagli usi più disparati e barriere, per creare strozzature e occludere la visuale ai nemici.

Chi attacca, invece, potrà controllare i droni di cui si diceva per individuare la stanza da mettere in sicurezza, nonché la posizione dei nemici. Ognuno dei 17 specialisti ha a disposizione diversi gadget, barriere e armi per fronteggiare la minaccia. Citiamo Pulse, dotato di un monitor per i battiti cardiaci che permette di individuare i nemici dietro alle pareti; Ash dotato di un'arma in grado di sparare proiettili esplosivi perforanti, per buttare giù protezioni dalla distanza; e poi Jäger, che rilascia una trappola capace di intercettare le granate di qualsiasi tipo, disabilitandole. Ma c'è anche Montagne, un lento energumeno dotato di armatura pesante e scudo frontale, per assorbire l'impatto della prima linea. Rainbow 6 Siege, insomma, non è certo una simulazione e si concede spazio per dispositivi di fantasia, pur rimanendo fedelissimo alla realtà per quanto riguarda il feedback delle armi, i movimenti dei giocatori, la fisica dei proiettili e le ferite. Il mix é vincente, proprio perché asservito al divertimento e non al realismo estremo. Le qualità più che positive di Siege, in ogni caso, erano già emerse nel corso delle numerose prove effettuate sull'alpha e sulla beta. I test a numero chiuso, fra l'altro, hanno giovato non poco al bilanciamento: rivedendo in molti casi il funzionamento di certi gadget e determinate abilità, Ubisoft ha limato le capacità offensive e difensive di certe classi precedentemente troppo potenti, mantenendo però quell'ottima varietà di fondo grazie alla quale Siege si é sempre distinto. Attualmente le uniche preoccupazioni riguardano la tenuta delle modalità e il quantitativo di contenuti disponibili al lancio. Nel primo caso, abbiamo notato che tutti i game mode tendono a concludersi a causa dell'annientamento integrale di uno dei due team, con gli obiettivi di missione ("disinnesca la bomba" o "recupera l'ostaggio") bellamente ignorate dagli assaltatori. Forse sarebbe opportuno garantire qualche bonus al punteggio di chi riesce a completare l'obiettivo assegnato, altrimenti l'offerta complessiva di Siege rischia di appiattirsi un po'. Per quel che riguarda invece il numero di mappe a disposizione, aspettiamo di ricevere il prodotto finale: le cinque che abbiamo provato si sono rivelate più che ottime, ispiratissime in fatto di design strutturale anche se non proprio originali in tema di ambientazioni.

I ragazzi di Montreal, comunque, promettono un supporto continuo post-lancio, con nuovi playground pubblicati ad intervalli regolari e senza costi aggiuntivi per i giocatori. Anche il sistema di progressione che sbloccherà armi e specialisti sarà valutato in sede di review: per il momento sappiamo che, guadagnate tutte le classi e i gadget, la possibilità di impostare liberamente l'assalto o la difesa, interpretando ogni match in maniera diversa, é più che garantita.

Rainbow Six Siege Di fronte ad un videogame che prova in tutti i modi a difendere e diffondere il nuovo, sono due le reazioni che possiamo avere. Possiamo stare lì a guardarlo come una creatura strana e insolita -titubanti- continuando a dirci che “non ha mercato”; oppure possiamo fare del nostro meglio per promuoverlo, ricordandoci che in fondo il mercato lo facciamo noi. Ubisoft ha scommesso su un prodotto diverso dal solito, originale e di carattere: un prodotto in cui vale la pena investire. E, badate bene, “investire” non vuol dire semplicemente “comprarlo”. Vuol dire picchiettare col dito sulla spalla degli amici, e ricordargli con delicata decisione che “alla fine dell'anno esce questo sparatutto che é una figata da giocare in gruppo”. Vuol dire crederci, e fare in modo che la gente ci creda. Mi ricordo che anni fa, poco prima di lasciarci giocare alla versione finale di Bulletstorm, l'esuberante Cliff B. inaugurò la review session dicendo più o meno una cosa del genere: “quello che state per giocare é un FPS diverso dal solito. Spero che vi piaccia, ma soprattutto che abbia successo: altrimenti continuerete a giocare sparatutto-fotocopia per il prossimo lustro”. Anche Rainbow Six Siege é uno FPS diverso dal solito. E, giocato in gruppo, é un videogame intenso e meraviglioso, schiettamente divertente e più concreto della concorrenza. Vediamo di non commettere lo stesso errore.

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