Provato RIDE

Una visita alle fabbriche della KTM per un nuovo giro sul simulatore di Milestone

provato RIDE
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

A Mattighofen il freddo ci prende a sberle. Subito dopo pranzo il buio fa a gara con l’umidità per mangiarsi fuori quei due raggi tristi di luce pomeridiana. Un paio di orette buone ed è tutto finito. Sipario calato. Ok, il meteo è pronto per una gara endurance di depressione. Eppure, qui l’esaltazione sale di giri e senza compromessi. In un certo senso, per un appassionato di moto, a Mattighofen è sempre Natale. Siamo nella linea di montaggio numero 3. Da scartare c’è la serie SX-F. Il tempo corre. Ma sui pannelli sovrastanti la catena di montaggio, non vi sono magagne da segnalare. Quindi il supervisore può continuare a grattarsi. Gli operai filano spediti, rimpolpando i telai KTM come musicisti nelle cui mani scorrono a memoria spartiti suonati centinaia di volte. C’è passione. Tanta. Lo vedi nei marketing manager che te la sviolinano come conviene, ma anche e soprattutto negli occhi di chi fa, bullone dopo bullone, cavo dopo cavo. La purezza, tanto cara al modello costruttivo KTM, alla nuova KTM, quella riemersa dopo il floppone sul calare degli anni ’80, sta tutta in una voglia di sbattersi non indifferente, di costruirsi tutto in casa, e di non appesantirsi con menate organizzative che non assicurino la produzione fulminea di decine e decine di modelli quotidianamente. Quanta metri più in fondo, una 450 è pronta per essere impacchettata e spedita chissà dove. Prima però una capatina nella sala test. Due gocce di benzina, poi via di gas. Noi invece siamo attesi un paio di piani più sopra. Il tour fra i manufacter che hanno aderito alla causa di Ride, nuova IP di Milestone, continua gagliardo. Una manciata di settimane fa, Ducati. Ora, l’officina del buon vecchio Trunkepolz. L’occasione buona per salire in groppa a due bestie purosangue come la R8C R e la 1290 Superduke R, sfrecciando tra le vette dello Stelvio. Godiamocela.

Ciccia c’è

Ride lo stiamo seguendo da un pezzo. Ci inorgoglisce che un team italiano sia in grado di confezionare prodotti di tale portata, di progettarli e distribuirli worldwide. Ma al di là degli abbracci campanilistici, Milestone sa di avere tra le mani qualcosa che mancava. La sua prima IP originale negli ultimi dieci anni: un passo fondamentale ed altrettanto rischioso, eppure qualcosa di necessario per fare un altro salto di categoria. L’ennesimo. Il claim “il GT delle moto” è di quelli che ti possono schiacciare, ma di ciccia ce n’è eccome, e le build presentano di volta in volta miglioramenti incoraggianti. Siamo belli lontani dallo stappare lo champagne, ma la strada imboccata spiana la traiettoria per un certo ottimismo. Cominciamo dai numeri, e dalle modalità, finora voci poco approfondite. Il parco moto, suddiviso in quattro categorie (superbike, supersport, naked e storiche), con sottocategorie che verranno presentate più avanti, è composto ad ora da più di 130 modelli, spalmati fra 14 produttori. Quindici ambientazioni in cui si snodano i 30 circuiti dicono molto sul versante varietà, con location countryside o cittadine, ma anche tracciati ufficiali e drag, con spunti di verosimiglianza interessanti. Prendiamo il Passo dello Stelvio, presente nella demo in due varianti e aiutato da un lavoro topografico imponente, per renderlo non solo ispirato ma anche maledettamente reale. Stesso discorso per il circuito di Milano, (ri)costruito fra zone meno classicheggianti (Duomo? Castello? No way) e con una connotazione decisamente urbana e legata a doppio filo al prossimo Expo. Via libera dunque alla stazione centrale, garibaldi e repubblica, per fornire non solo un peso iconografico ma soprattutto un senso ludico all’ambientazione. Edifici, locali, infrastrutture di contorno: la riproposizione è decisamente di livello, naturalmente realistica e funzionale ad un tempo. La customizzazione, ancora non attiva, giocherà come già ribadito negli appuntamenti precedenti un ruolo fondamentale. Del resto, se il sogno bagnato si chiama Gran Turismo, pur con tutte le attenuanti correlabili ad un termine di paragone mica da ridere, moto e pilota devono giocoforza prestarsi ad una profonda opera di intamarramento personalizzato. Cinque le macroaree in cui si può operare (motore, ruote, cambio, sospensioni/freni, carena), più di trenta le parti del mezzo su cui si potrà mettere mano. Ma ancora di più che sulle quattro ruote, il connubio bolide/pilota qui ha un peso specifico difficilmente quantificabile. Di qui i quattordici brand licenziati per l’accessoristica e i più di cento elementi specifici con cui preparare il proprio make up da biker preferito.

Le modalità per ora annunciate sono: quick race, time attack, world tour e split screen. Lato online, luce verde per single race e campionato, sebbene su questo fronte non mancheranno diverse novità nei prossimi mesi. World Tour altro non è che la declinazione più cool della classica Carriera. Prove coniugate in diverse discipline, punti esperienza, soldi per acquistare parti più performanti, insomma tutto il pacchetto. Milestone è però andata un po’ oltre, evitando i vetusti compartimenti stagni di categoria, non obbligando il giocatore a guidare moto non gradite, rendendo gli eventi disponibili fin da subito. In linea di massima, chi vorrà potrà concludere il proprio percorso anche a bordo di una sola tipologia di modelli, senza troppe costrizioni. Annoiarsi pare già da ora difficile: single race, time trial, campionati, drag race, track day (sorpassi), 1 vs 1 e pure le gare endurance (con tanto di start run) compongono un quadretto niente male, composto da una moltitudine abbondante di microeventi diversi.

Luci accese, anche di giorno

Il confronto con la build di Borgo Panigale, quantunque similare, è utilissimo per capire la differenziazione fra i modelli, e la scalabilità del motore fisico, che a differenza di quanto accade nel franchise MotoGP, deve necessariamente scontrarsi con istanze parametrali profondamente diverse, per categorie di mezzi e filosofie dei vari produttori. In questo senso, saltare dalla 1290 Superduke alla R8C regala vibrazioni di puro piacere: la prima è pesantuccia, rigida, con una spinta aggressiva; la seconda, gronda di precisione e snellezza, ma addomesticarla fra le viuzze dello Stelvio, con poche scappatoie né spazi per traiettorie fantasiose, è decisamente una bella impresa. Sfortunatamente, e come di consueto in queste prime presentazioni stampa, era impossibile sondare a dovere il limite per via degli aiuti attivi, con il solo tcs disattivabile. Per quello, e dunque per scoprire il reale volto di Ride, dovremo attendere probabilmente il mese di Gennaio. Già da ora è comunque evidente il sollievo di Milestone nel poter sfruttare il proprio modello svincolandolo dalle imposizioni basiche della MotoGp: il calcolo fisico, già espanso con la versione PC e PS4 del capitolo 14, gode ora di nuovi algoritmi per le forze giroscopiche, che interessano velocità di piega e i movimenti della moto, ma anche curve di coppia o escursione delle sospensioni sono prese di peso dai dati reali forniti dai produttori. Il feeling è decisamente soddisfacente, con l’effetto “bandierina al vento”, per alcuni la croce del franchise dedicato al motomondiale, decisamente mitigato. Su tutto, comunque, rimane una filosofia di gioco di cui abbiamo solamente scalfito la superficie. In questo senso, i rimandi stilistici con un altro grande esponente dell’amore per i motori, Forza Horizon, si sprecano: cartoline mozzafiato, densità dei dettagli delle ambientazioni, distribuzione delle luci. Un gioco fatto per chi non vede l’ora di bardarsi per benino, magari durante il week-end, e partire. Il motore che strilla e ti culla. Gli odori portati dal vento. Il paesaggio che sembra fatto apposta per specchiarsi sulla marmitta. Ride esprime bene questa sua vocazione, e lo fa senza tirarsi indietro.

All’appello mancano diversi puntelli, fra cui le collisioni, la gestione in pista dei rivali (sedici offline, dodici online), baciati sulla carta da una nuova intelligenza artificiale: aspetti cruciali che potrebbero cambiare volto -e ambizioni- alla nuova IP del team milanese. Ad ora è comunque chiaro l’allargamento sistematico del bacino d’utenza, con una scalabilità maggiore, per abbracciare tanto i neofiti, quanto i giocatori più hardcore. Il profilo tecnico è in continuo divenire: il team punta ad ottenere 1080p e 60fps su entrambe le piattaforme current gen, ma è ancora presto per lanciarsi in proclami di sorta. Ad ora i modelli mostrati sono a dir poco fantastici, polycount generoso deliziato da un sapiente ricorso agli shader per sottolineare la diversa consistenza dei materiali metallici e plastici. I particolari, decisamente in sovrannumero, appagano l’occhio, mentre lo Stelvio ci accoglie con una densità di elementi finora sconosciuta alla media dei titoli Milestone. Avanti così.

RIDE Ride è un titolo ambizioso. Punta in alto, e non si nasconde. Gli elementi in gioco paiono ben sostenere la sicurezza di un team chiamato ora al salto di categoria, con una nuova IP che rappresenta la summa e al contempo il banco di prova definitivo di 20 anni di racing game. Il feeling è decisamente appagante, sebbene manchino diversi fattori fondamentali per poter imbastire un giudizio più completo: avversari, intelligenza artificiale, collisioni. Quello che rimane ora è un modello eccellente, che descrive senza imprecisioni la sensazione meravigliosa di “vivere” la propria moto, sfrecciando tra paesaggi che sembrano nati solo per ospitare il circo delle due ruote. I test invernali, dunque, promettono benone. Ora, diamoci dentro, Milestone.

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