Ripcoil, provato con Oculus Rift

Uno sport rapido e brutale, ideato in maniera specifica per sfruttare la Realtà Virtuale e i controller Oculus Touch.

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Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Tra i tanti titoli dedicati ad Oculus Touch presenti in forma giocabile ad Oculus Connect 3, uno dei più originali è sicuramente Ripcoil per Oculus Rift. Si tratta di un prodotto che potrebbe essere inserito nel genere degli sportivi, malgrado non esista alcuna disciplina reale che gli assomigli, se non il lancio del frisbee. In un match di Ripcoil, però, non si ottiene alcun punto per un'ottima presa al volo, ma è necessario mandare il disco metallico oltre l'avversario, in una delle aree che a tutti gli effetti si possono considerare come delle porte. Abbiamo quindi indossato il visore, impugnato i due controller Touch e siamo scesi nell'arena.

Uno sport di polso

La demo di Ripcoil provata durante l'evento era completamente dedicata al multiplayer e le postazioni di prova erano posizionate a coppie, in modo da far scontrare due utenti fra loro in partite della durata di alcuni minuti. Appena indossato il visore ci si trova quindi in equilibrio su una sorta di pedana circolare, che levita ad alcuni metri da terra e che rappresenta a tutti gli effetti la propria postazione di gioco, in quando può muoversi lateralmente proprio davanti alla porta.

Per farla scorrere basta inclinare il proprio corpo lateralmente, spostando il peso verso il piede destro o sinistro. Il sistema riesce infatti a tracciare i nostri movimenti e appena ci incliniamo leggermente la pedana inizia a muoversi di lato, andando verso una delle due estremità laterali. I movimenti sono fulminei e inizialmente ci si trova spaesati, in quanto ad una piccola inclinazione del proprio corpo corrisponde uno scatto laterale molto rapido. Gli spostamenti vanno insomma centellinati e se inizialmente non si capisce il motivo di tale reattività, quasi ai limiti del nervoso, basta iniziare una partita per scoprirlo.
Mentre impariamo a scorrere lateralmente, tendiamo a mantenere l'equilibrio usando le braccia e dopo pochi istanti notiamo che grazie ad Oculus Touch le nostre mani sono presenti in gioco in maniera molto fedele, grazie ad riproduzioni poligonali dotate di guanti. Premendo i tasti posti sul dito indice e medio possiamo quindi chiudere la presa, in modo da afferrare al volo il disco o lanciarlo a comando, mantenendo un altissimo grado di libertà: la posizione del polso e l'accelerazione dei movimenti del braccio, del resto, sono tutti parametri tracciati dal gioco.Presa confidenza anche con questo aspetto la partita può iniziare, e alzando lo sguardo notiamo che il nostro avversario è già pronto, dalla parte opposta dell'arena a bordo della sua pedana. Anche lui si sta spostando lateralmente e alza un braccio facendo segno che possiamo iniziare; rispondiamo con lo stesso segnale e, mentre il disco si materializza davanti al nostro campo visivo, scorgiamo le porte luminose a fondo campo, che dovremo mirare se vogliamo sperare di ottenere un punto, nonché dei respingenti laterali che possono essere utilizzati per i tiri di rimbalzo.

Alziamo la mano destra e afferriamo il disco, ruotandolo davanti agli occhi per apprezzarne la foggia, per poi allargare il braccio e fare il classico movimento di lancio, lasciando la presa in modo che si stacchi dalla nostra mano. Inizialmente la velocità è bassa e il nostro avversario di sposta leggermente verso destra, afferrando il disco al volo.
Per ogni coppia di tiri che non va a segno, però, il sistema altera la fisica dell'arena, e il disco prende progressivamente velocità. Già al terzo scambio capiamo quindi il perché dei movimenti laterali rapidissimi: prendere il disco al volo diventa un'impresa, soprattutto quando un lancio è molto angolato e abbiamo avuto pochissimo tempo per stimare il punto di arrivo.
Inoltre le barriere laterali si accendono e spengono ritmicamente, cambiando in maniera dinamica la struttura dell'arena, rendendo ogni scambio imprevedibile e obbligandoci a rimanere in allerta. Chiudiamo la partita soddisfatti, con due set a uno rispetto al nostro avversario, e togliendo il visore il ritorno alla realtà è un'emozione forte: ci eravamo ormai abituati a rimanere "in equilibrio" su una pedana sospesa nel vuoto a parecchi metri dal suolo, quindi ci ritroviamo a guardare il pavimento del Convention Center di San Jose con sguardo stranito e un ampio sorriso sulle labbra.

Ripcoil Ripcoil soddisfa e richiede un certo sforzo fisico per poter dominare una partita, segno che il tracciamento dei movimenti dell’utente funziona e coinvolge. Gli scambi partono con calma ma raggiungono rapidamente velocità molto alte, quindi ci si ritrova a guardarsi attorno muovendo la testa di scatto, per allungare un braccio all’ultimo istante e afferrare un tiro che sembrava davvero destinato ad andare a segno. È però un titolo che oltre alle partite più classiche non sembra offrire molto, se non alcune varianti in termini di regole e arene, con in più una modalità a quattro nella quale due giocatori partecipano a rotazione, mentre gli altri possono fare il tifo dalle tribune. Bisognerà quindi valutare in sede di recensione la tenuta del gameplay, convincente all’inizio ma che alla lunga potrebbe diventare monotono, anche utilizzando tecnologie innovative come il visore Rift e i controller di movimento Touch.

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