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Gamescom 2015

Provato Rise of the Tomb Raider

Il sequel del reboot di Tomb Raider si presenta in forma alla fiera tedesca: la casa di Redmond ha mostrato una nuova sequenze di gameplay che si è rivelata decisamente interessante.

Rise of the Tomb Raider

Videoanteprima
Rise of the Tomb Raider
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

La conferenza Microsoft presso la Gamescom 2015 è stata seguita da uno showcase dedicato ai principali prodotti della line up Xbox One, tra i quali non poteva mancare Rise of the Tomb Raider, seguito diretto del reboot firmato Crystal Dynamics. Dopo la breve sequenza mostrata in conferenza, dedicata a uno stealth in notturna non troppo esaltante, gli sviluppatori hanno scelto di mostrarci l'esplorazione delle tombe, già presente nel predecessore ma qui nettamente ampliata. Per quanto si sia trattato di pochi minuti di gameplay, il carattere mostrato dalle avventure di Lara in questo secondo frammento di gioco è stato decisamente più ispirato e convinto, al punto da farci chiedere per quale motivo non si sia scelto di svelare pubblicamente questa fondamentale feature del gioco. Cercheremo di raccontarvela al meglio a parole, ma fidatevi di noi: vederla in movimento è stata un'esperienza davvero notevole.

Razziatrice di tombe

Ci troviamo da qualche parte al confine della Siria, e la situazione non è delle migliori. Dopo i tragici eventi vissuti nel primo episodio, sembra che Lara sia in qualche modo rimasta ossessionata dall'archeologia e dalla scoperta di antichità avvolte dal mistero e da un pizzico di soprannaturale. Pur non conoscendo esattamente il contesto, non ci mettiamo molto a capire che l'autista che guida la jeep lanciata a tutta velocità sul fondo sabbioso ha qualcosa da nascondere. Quando un elicottero spunta da dietro un'altura e si avvicina pericolosamente al veicolo, crolla e confessa. Per quanto Lara gli abbia concesso una generosa "mancia" per essere accompagnata nel cuore del deserto in cerca di una tomba ben specifica, qualcun altro ha raddoppiato la posta in gioco, e sembra non avere molti scrupoli. In pochi secondi, una pioggia di piombo comincia a cadere sulla jeep, e dopo qualche sbandata succede l'inevitabile. L'autista viene colpito fatalmente e Lara viene sbalzata fuori dall'abitacolo, riuscendo a salvarsi dalla caduta in un dirupo solo grazie alla fidata picozza. Fortuna vuole che l'obbiettivo fosse ormai molto vicino: l'ingresso della tomba si trova proprio a pochi metri di distanza. Da qui comincia un lungo e complesso viaggio nel cuore del fianco della montagna, fatto in parti uguali di classiche arrampicate, soluzione di enigmi ambientali basati sulla fisica e qualche sparatoria a contorno. L'esplorazione delle tombe, per quanto si tratti di un'attività sostanzialmente facoltativa, sembra voler racchiudere la sintesi del meglio che il gameplay di Tomb Raider può offrire, e potrebbe rivelarsi una delle caratteristiche migliori di questo sequel. Ancora non sappiamo il numero complessivo di tombe che sarà possibile esplorare nella versione finale del gioco (ma potrebbero superare la decina), né se la qualità di queste ultime saprà mantenersi sui livelli di quella mostrata a Colonia, ma se così dovesse essere saremo di fronte a una feature di grande valore. I pochi minuti di gameplay successivi hanno dimostrato un level design davvero ispirato, capace di alternare abilmente aree all'aperto di ampissimo respiro e striscianti cunicoli neri infestati dagli insetti, da rischiarare aiutati solamente da un flare. Le basi del gameplay gettate dal predecessore non cambiano, ma proprio la cura riposta nel disegnare percorsi originali all'interno di un'ambientazione affascinante è la chiave su cui Crystal Dynamics ha lavorato a fondo, con pieno successo. Il viaggio di Lara nel fianco della montagna è costantemente capace di stupire il giocatore con panorami sconfinati, alture vertiginose, rovine di rara bellezza. Quando ci si dedica al platforming, o alla soluzione di un enigma ambientale, è sempre con un occhio alla ricchezza degli sfondi, dalla quale è davvero difficile staccarsi. Al di là dell'incedere classico, nel corso della sequenza gli sviluppatori hanno avuto modo di mostrarci una caratteristica completamente nuova del gameplay, legata all'abilità di Lara nel decifrare iscrizioni in lingue morte. Ad esempio, il ritrovamento di alcuni affreschi in un'alcova naturale ha concesso un'analisi di alcune scritte in essi contenute, con la possibilità per i giocatore di sviluppare ulteriormente questa capacità della protagonista grazie all'accumulo di punti esperienza, ed ottenere così maggiori informazioni sul luogo che si sta esplorando.

Ancora dobbiamo capire quanto a fondo questa meccanica potrà incidere sul gioco, ma si tratta certamente di un aspetto molto affascinante, del quale speriamo di sapere presto di più. A seguito di una prima parte in costante solitudine, durante la quale abbiamo avuto qualche piccolo assaggio degli enigmi ambientali che Lara si troverà ad affrontare (come sempre basati sulla fisica e sul trovare un percorso all'interno di letali labirinti naturali), le cose si sono fatte decisamente più movimentate. Gli stessi predoni che non si erano fatti scrupoli ad aprire il fuoco sulla jeep trovano infatti la loro strada all'interno della tomba, e cominciano a dare la caccia a Lara, non prima di aver fatto detonare delle cariche per tagliarle ogni via di fuga. Peccato che le cose vadano decisamente storte, e le rovine comincino inesorabilmente a crollare, dando il via a sequenze di arrampicata ancora più tese e spettacolari. Anche grazie all'impennata sul finale, il ritmo dell'intera sequenza appare davvero elevatissimo, e siamo curiosi di sperimentarla pad alla mano. Qualche parola vale la pena spenderla anche sul comparto tecnico, che si è mostrato in grado di sfoggiare visuali notevoli per definizione, profondità di campo ed effettistica. Partendo da una modellazione poligonale notevole e da un set di animazioni ancora più fluido per le movenze di Lara, è impossibile non notare l'ottima draw distance e il comparto d'illuminazione curato, il tutto accompagnato da un frame rate apparentemente privo di grossi cali. In un periodo di grande necessità di conferme, Xbox One sembra finalmente in grado di offrire un rendering di qualità senza incertezze, un dato che speriamo di poter confermare anche avvicinandoci al verdetto finale.

Rise of the Tomb Raider Non ci stupiremmo se l'esplorazione delle tombe si rivelasse uno dei veri punti di forza di Rise of the Tomb Raider. Per qualità del level design e ritmo del gameplay, la sequenza mostrata a porte chiuse a ridosso della conferenza Microsoft ha riservato un gran numero di sorprese sia dal punto di vista grafico, sia da quello contenutistico, condensate tra l'altro in pochi minuti di gioco. Al di là del puro spettacolo visivo, che in ogni caso sa davvero lasciare impressi nella memoria scenari notevoli, in questa sequenza abbiamo riscoperto proprio quello che nel reboot di due anni fa si era un po' perso, ossia lo spirito di scoperta di meravigliose rovina in cerca di tesori archeologici. Se Crystal Dynamics saprà valorizzare fino in fondo gli spunti mostrati in questa breve sequenza di gameplay, quello di miss Croft sarà un ritorno davvero da non perdere.