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Robinson The Journey, provata una demo inedita con Playstation VR

Abbiamo provato di nuovo Playstation VR, questa volta con una demo inedita per Robinson The journey. Abbiamo tra le mani una delle IP più interessanti?

provato Robinson: The Journey
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  • PS4

Crytek ha sempre avuto un occhio di riguardo per la realizzazione tecnica delle proprie opere. Ryse su Xbox One era impressionante da vedere, e persino tutta la serie di Crysis mostrava in alcuni frangenti qualità visive che le altre produzioni non riuscivano minimamente ad eguagliare. Nonostante la compagnia tedesca, nel corso degli anni, si sia ridimensionata in maniera considerevole, la voglia di stupire sul fronte tecnico non sembra essergli passata. Con Robinson the Journey l'idea di fondo è esattamente la medesima dei vecchi titoli: approdare su una nuova piattaforma e mostrare fin dove questa possa arrivare dal punto di vista grafico: poco importa se ciò significa dover mettere il puro gameplay in secondo piano. La nostra avventura su Robinson the Journey inizia proprio lasciandoci inermi davanti al panorama incredibile di Tyson III, un misterioso pianeta popolato da dinosauri pronti a rendere indimenticabile questa nuova storia.

Solo emozioni

Crytek punterà tantissimo sulle emozioni. Robinson the Journey vuole farci sentire soli e dispersi in un ambiente completamente ostile, lasciando che i nostri sensi si abituino velocemente alla VR, e inizino a percepire come reali i pericoli -squisitamente virtuali- che ci circondano. Piuttosto dare in mano al giocatore un titolo frenetico e sballottarlo da una parte all'altra attraverso viaggi interstellari, Robinson the Journey lascia fare tutto a una narrazione dal ritmo compassato, utile a fare da preambolo e prepararci a ciò che incontreremo sulla nostra strada, senza però rovinare il gusto della scoperta. Vestiremo i panni di Robinson, un ragazzino qualsiasi, disperso su Tyson III dopo che la sua base spaziale è andata in frantumi, alla disperata ricerca di qualcuno che possa soccorrerlo. Di fronte al giocatore si apre una vallata immensa, mentre gli pterodattili solcano i cieli senza curarsi della nostra presenza. È un modo completamente nuovo di narrare una storia, molto differente dalle avventure scritte nel 1700 da Daniel Defoe, a cui il nostro protagonista deve il nome. Indossato il visore la fantasia deve lasciare spazio a input visivi e sonori, che aumentano in maniera spropositata il senso di immersione, amplificando ogni singola emozione. Il senso di solitudine una volta spente le luci è molto forte, e ci sentiamo quasi spaesati davanti all'immensità del mondo di gioco. Un piccolo sentiero ci conduce in un'area completamente dedicata alle attività ricreative, che forse spezzano un po' la tensione, ma sono indispensabili per prendere confidenza con i controlli ed abituarci lentamente al visore, onde evitare fenomeni di motion sickness. Nelle nostri mani un semplice pad, grazie alle cui leve analogiche possiamo effettuare gli spostamenti; forse avremmo preferito il playstation Move, non tanto per questioni di comodità, quanto di immedesimazione, visto che Robinson utilizza in gioco un oggetto tecnologico dalla medesima forma della periferica targata Sony. Nella situazione attuale entrambe le nostre mani erano costrette a muoversi sul Dualshock, mentre il personaggio a schermo reagiva solo con un braccio: una scelta curiosa, figlia probabilmente di idee di sviluppo controverse. I minigiochi dell'area ricreativa non rappresentano nulla di particolarmente originale, comunque: ci troveremo a tentare di fare canestro con un pallone da basket, oppure a giocare con la gravità spostando e ruotando dei bidoni di plastica. Mentre continua a riproporre questi tutorial poco ispirati, la realtà virtuale conferma solamente di essere una tecnologia ancora "acerba", con la paura terribile che gli utenti possano sentirsi in qualche modo spaesati.
Robinson, fortunatamente, ha anche altro da mostrare, e archiviata velocemente la parentesi di addestramento, ha saputo regalarci situazioni più varie, tanto da conquistarci. Poco distante dalla nostra capsula di atterraggio siamo incappati in un'altra zona ricreativa, che nascondeva questa volta una piacevole sorpresa. Silenzio e solitudine vengono improvvisamente spazzate via da un piccolo cucciolo di dinosauro, chiamato Laika, proprio come il primo cane mandato nello spazio. Da qui in avanti le cose si fanno più interessanti: la possibilità di interagire con una creatura "viva" cambia tutto. Possiamo "toccarla", giocare con lei e vedere come si rapporta l'IA con i nostri spostamenti nello spazio virtuale. La tecnica utilizzata per coinvolgere il giocatore è semplice e gli obiettivi da completare pure, ma il risultato è più che soddisfacente.

Progressivamente, Robinson The Journey aggiunge anche altri elementi alla formula di gioco. L'avanzamento resta sempre molto inquadrato, come in una sorta di "rollecoaster preistorico", con tanto di improvvise apparizioni di Pterodattili e incontri ravvicinati con altri imponenti mastodonti. Ma Crytek non rinuncia del tutto alla componente ludica, e costella l'avventura con semplici puzzle ambientali basati sulla fisica, da risolvere grazie ad una sorta di Gravity Gun. Questo strumento ci permetterà di afferrare oggetti e spostarli con facilità, per liberare la strada o per interagire con altri elementi dello scenario. Speriamo che il gioco voglia proporci enigmi più elaborati di quelli che abbiamo visto, così come più elaborate dovranno essere le sequenze di scalata, che Robinson: The Journey eredita direttamente da un altro titolo di Crytek, The Climb, attualmente disponibile in esclusiva per Oculus.
Il tutto viene comunque contornato dall'ottima resa grafica del Cryengine, grazie a cui Robinson: The Journey è riuscito ad assorbirci: passati quindici minuti di gioco ci stavamo già perdendo su Tyson III. Non letteralmente, dato che le strade e i percorsi sono piuttosto lineari, quanto per via di un'ambientazione credibile e ricca di vita. Tutto quello che gli altri titoli in VR sacrificano senza colpo ferire, in nome di un'immersività che sia legata soprattutto alla spazialità e all'interazione con l'ambiente, Crytek decide invece di usarlo come fondamento dell'esperienza ludica. L'incredibile profondità di campo, l'illuminazione realistica e credibile, i giochi di ombre, le texture che ricoprono i corpi massicci dei dinosauri: sul fronte della Realtà Virtuale non si è mai visto niente del genere, e per quanto i limiti del visore impediscano in qualche caso di apprezzare al meglio tutti i dettagli della costruzione scenica, con il reticolo di pixel che "sporca" la bellezza di certi campi lunghi, il risultato complessivo è impressionante.

Durante l'avanzamento è possibile esaminare lucciole e altri animaletti che tentano di rifugiarsi sotto le rocce al nostro passaggio, o addirittura pescare in un piccolo torrente. Una volta scansionato un animale, una sorta di enorme enciclopedia futuristica compare a mostrarsi tutte le nozioni del caso. Grazie ad essa possiamo tranquillamente approfondire ogni dettaglio su quanto scoperto o più banalmente osservare con cura i modelli delle varie creature ruotandole a piacimento. Robinson The Journey è insomma un'avventura a 360 gradi, fatta di esplorazione, enigmi ambientali e scoperta, immersa in un mondo magnifico e ricco di dettagli. Il verdetto finale il 13 ottobre, quando Robinson verrà lanciato sul mercato insieme a PlayStation VR.

Robinson: The Journey Mischiando Dinosaur Island 2, The Climb e gettando nel calderone la solita qualità visiva strabiliante, Crytek è riuscita a dare vita a una produzione che emoziona, con un'ambientazione pulsante di vita. Inutile dire che i dinosauri, maestosi, non fanno altro che alzare ulteriormente l'effetto sorpresa nel giocatore, spuntando all'improvviso da un cespuglio o più semplicemente solcando i cieli mentre siamo impegnati a giocare con la piccola Laika. La VR, ancora così acerba, inizia a mostrare i primi progetti interessanti, in grado di andare al di là delle semplici tech demo, e Crytek è come al solito schierata coraggiosamente in prima linea.

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