Provato Ryse: Son of Rome

L'action game di Crytek si prepara a sbarcare su PC. Scopriamo le qualità del porting.

provato Ryse: Son of Rome
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    Disponibile per:
  • Pc
  • Xbox One
Carlo Cicalese Carlo Cicalese respira, mangia e sogna mondi videoludici dal 1995, aspira a diventare uno dei migliori comunicatori italiani del settore e migliorare la percezione del medium videoludico nel grande pubblico. É un fanboy di Warhammer 40.000, quindi lanciategli un "For the Emperor!" su Facebook e Twitter per farvelo amico.

Dopo la non entusiasmante prova di Dead Rising 3 su PC, il nostro giudizio sulla nuova, ottava generazione di console da gioco casalinghe non era dei migliori, supportato dalla convinzione che l’unione di hardware tutto sommato datati per lo standard PC e di sistemi operativi sempre più aperti ai servizi multimediali online (che sottraggono importanti cicli macchina alla gestione della grafica di gioco), sia ancora lontana dall’impensierire qualsiasi computer di fascia medio-alta. Detto questo, Microsoft ha deciso di portare su Steam Ryse: Son of Rome, titolo di lancio esclusivo di Xbox One.
A differenza del prodotto di Capcom Vancouver, il lavoro di porting effettuato da Crytek si è rivelato di pregevole fattura, grazie anche alla qualità della quarta incarnazione del CryEngine.

Roma Antiqua, CryEngine novum

Prima di illustrare la trama e l’ambientazione, una piccola premessa: Ryse: Son of Rome non è una ricostruzione storiograficamente accurata dell’ambientazione romana imperiale né pretende di esserlo, e andrebbe accettata in quanto tale, con i suoi anacronismi e le sue invenzioni storiche. Marius Titus (o forse Titus Marius, data l’assenza di una “gens Tita” nelle famiglie dell’Antica Roma) è un centurione romano che, in seguito alla morte dei familiari durante un’invasione barbarica (all’epoca non ancora avvenute), viene inviato in Britannia con la XIV Legione dall’amico comandante Vitellio, con la promessa di potersi vendicare dei suoi cari contro i barbari Iceni, guidati da Re Osvaldo (che, in realtà, regnò nel 634d.C.) e da sua figlia Boadicea. La guerra con i barbari e la realizzazione di un complotto romano per provocare la precedente invasione celtica costituiscono il fulcro della storia di vendetta con protagonista Marius: le vicende lo riportano a Roma, durante una nuova invasione (il primo Sacco di Roma non avverrà prima del 410d.C.), questa volta per colpire l’imperatore Nerone. Gli anacronismi non si fermano agli eventi e ai personaggi coinvolti, ma si estendono anche al design dei personaggi: laddove NPC “secondari” come i numerosi legionari e barbari incontrati durante il gioco indossano armi e armature storicamente accurate, il design dei personaggi principali come Marius presenta dettagli altamente anacronistici come ornamenti, incisioni e decorazioni visibilmente fuori contesto. Indubbiamente spezzare la linearità e la pulizia di forma della lorica segmentata romana ha aiutato a far risaltare la figura del protagonista durante le battaglie più concitate ma, contemporaneamente, lo ha reso un elemento estraneo negli eventi narrati.

Passando al lato tecnico, il porting di Ryse: Son of Rome può essere considerato un successo. Primo titolo giocabile mosso dal CryEngine 4 (non consideriamo Evolve e Star Citizen in quanto non ancora usciti ufficialmente), il gioco riesce in questa incarnazione per personal computer a sfruttare egregiamente le potenzialità dell’hardware su cui viene installato, grazie a una buona selezione di effetti grafici che include regolazioni per il Supersampling e il Temporal Anti-Aliasing, cui vengono affiancate opzioni più comuni come il Motion Blur, la qualità della animazioni, delle particelle e delle ombre e degli shader in generale. Anche con le impostazioni al minimo, la resa grafica di Ryse è di tutto rispetto, complice lo sblocco del frame rate che, su Xbox One, era invece inchiodato a 30fps. Sul sistema utilizzato per la nostra prova - un PC di fascia medio-alta- siamo riusciti a ottenere risultati soddisfacenti, e più di 30 frame al secondo, con qualsiasi combinazione di impostazioni plausibile. L’unico aspetto grafico inaccessibile dal nostro codice preview è la risoluzione delle texture, forzosamente lasciata al minimo, dettaglio che non ha comunque inficiato la nostra prova.

Insomma, da quanto abbiamo potuto constatare nei due livelli provati in questa anteprima, Ryse: Son of Rome sembra aver superato indenne il passaggio da Xbox One a PC, in buona parte grazie alla versatilità e alla scalabilità del CryEngine che, ancora una volta, non delude quando utilizzato dagli studi proprietari. A livello ludico, purtroppo, il titolo mantiene quelle artificiosità del sistema di combattimento che banalizzano un gameplay già di per sé semplicistico: l’impossibilità di concatenare più di due attacchi dello stesso tipo nelle combo, in un sistema con solo due tipologie d’attacco, riduce fortemente le possibilità tattiche del giocatore, e questo va contro qualsiasi concetto di divertimento nel genere action.

Ryse: Son of Rome Ryse: Son of Rome è il secondo titolo dell’ottava generazione videoludica ad approdare sui rigogliosi prati della piattaforma PC, probabilmente a causa dei dati di vendita non eccezionali della console di riferimento. A differenza del predecessore Dead Rising 3, altro titolo esclusivo per Xbox One di cui vi abbiamo parlato nelle scorse settimane, la versione PC di Ryse mostra una maggiore cura nell’opera di porting, complici la natura multipiattaforma del CryEngine 4 e l’esperienza con la piattaforma degli sviluppatori. La resa grafica è spettacolare a qualsiasi impostazione grafica: un elogio alla scalabilità e alla stabilità dell’engine Crytek, che trascende il limite hardware dei 30fps, a patto di avere un computer all’altezza, per offrire un’azione fluida come quella dei congeneri. Sul lato del gameplay, però, permangono i difetti del combat system banalotto e l’eccessiva linearità, e non ci aspettiamo cambiamenti in questo senso entro il prossimo 10 Ottobre.

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