Sid Meier's Civilization 6: Prova della nuova build per PC

Civilization 6 è il classico gioco che ti fa dire "un altro turno e poi smetto", poi arrivano gli uccellini e scopri che sono le cinque di mattina...

provato Sid Meier's Civilization 6: Prova della nuova build per PC
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Francesco Serino Francesco Serino ha videogiocato tanto e a tutto, posseduto due diversi Tamagotchi e abbandonato un Furby in autostrada. Mentre cresceva i pixel rimpicciolivano, mentre leggeva ha iniziato a scrivere. E ora eccolo qua, dopo un salto nello spaziotempo atterra su Everyeye, ma già da tempo è su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Mi aspettavo un buon gioco, mi sono ritrovato davanti, o forse dentro, a uno strategico che non ha eguali. Sarà anche un po' presto per sbilanciarsi, il gioco non è uscito e la versione installata nel mio Pc non è ancora completa al 100%, ma Civilization VI (che si pronuncia "sivilaizescion", e guai a dire che Everyeye non fa servizio pubblico!) si è presentato con una poderosa stretta di mano e in una forma straordinaria. Per una serie che ha oltre venticinque anni di vita è un davvero un ottimo risultato. Nelle trenta ore di gioco che ho avuto il grandissimo piacere di provare, ore che quando leggerete queste righe saranno sicuramente aumentate a dismisura, ho visto pochi e inoffensivi bug e assistito a un solo crash indolore. Sicuramente ci saranno anche altri problemi sotto al cofano, del resto in un progetto tanto complesso il bilanciamento è una cosa seria, che si protrae anche per anni, stupisce comunque l'inatteso grado di pulizia generale, soprattutto alla luce delle novità messe sul tavolo da questo super seguito.

La notte dei tempi

Civilization VI quel "6" lo giustifica subito, basta far partire il gioco e si intuisce subito che il programma è molto più agile e rifinito del pachidermico prequel. La versione in prova ha un solo livello di difficoltà (principe) e solo alcune delle civiltà che saranno poi presenti nel gioco completo, inoltre non permette di accedere alle opzioni avanzate che solitamente servono per modellare in profondità la campagna secondo le nostre preferenze. Anche le tipologie di mappe disponibili sono solo una parte del pacchetto finale, ma va benissimo anche così, per il momento.

Non so con chi iniziare, e allora mia affido al solito amato caso: finisco con i Romani, su una gelida spiaggia nel nord più sperduto. Mi sfrego le mani e con un click nasce Roma. Ma la carica dura poco: intontito dalle nuove meccaniche, sorpreso dalla rinnovata audacia dei barbari che dominano le selvagge terre circostanti, Roma barcolla, fino a crollare del tutto dopo un attacco a sorpresa degli Stati Uniti. Tutto è accaduto così velocemente che ancora non ci credo, non sarò il più grande campione di Civilization del pianeta una cosa è innegabile: sono un veterano, ed è dal primo gioco della serie che sono in prima fila a cliccare sul pulsantone del "Prossimo Turno". Per questo non mi aspettavo un fallimento così critico, a questo livello di difficoltà poi. Non mi perdo d'animo e risbatto la testa su "Nuova partita", ancora una volta con civiltà casuale: ora sono il Giappone! Le cose vanno decisamente meglio, sono più concentrato, meno eccitato per la novità, e inizio a sperimentare con le nuove meccaniche di gioco. Ma anche in questo caso finisco presto in un angosciante stallo: l'impero non cresce, ma nemmeno muore, anche se oramai appare chiaro che verrà presto stritolato dal primo guerrafondaio che incroceremo sul cammino. Getto alle ortiche anche l'ultima partita, ma questa volta ci penso bene prima di farlo davvero perché i turni alle spalle non sono pochi. Stesso giro di click e sono di nuovo alle redini dell'Impero Romano, ma ora so finalmente cosa fare, devo solo sperare di riuscire a farlo bene.

Distretto città

I cambiamenti alla formula sono davvero molti, e tutti in grado di dare una profonda scossa al solito gameplay di Civilization. La novità più importante si trova nella gestione delle città, che ora non saranno confinate a un solo esagono (come sempre la mappa di gioco è divisa in caselle) ma dovranno espandersi necessariamente anche nei dintorni del luogo in cui sono state fondate. Queste strutture speciali vengono definite dal gioco district, distretti, ma potrebbero avere un altro nome nel gioco finale, quando sarà presente anche la traduzione in italiano. I distretti possono essere di vario tipo, ma alcuni sono esclusivi di una o più civiltà; una volta posizionati e costruiti, al loro interno sarà possibile sviluppare altre strutture altamente specializzate.

Il campus per esempio è il distretto dedicato alla scienza e permette la costruzione di scuole e università, ma c'è anche il distretto della cultura pensato per teatri e musei, quello religioso su cui espandere il credo ufficiale della nostra civiltà e molti altri ancora. I distretti servono per specializzare una città, e non potranno essere costruiti in serie in ogni insediamento perché lo spazio sarà comunque limitato e da qualche parte una fattoria sarà meglio averla (ma è anche possibile importare il cibo da altre città, o da altre civiltà). Altra novità introdotta da Civilization VI sono le abitazioni e il comfort dei cittadini: le prime aumenteranno costruendo migliorie sulla mappa o attraverso la costruzione di alcuni distretti, mentre per il benessere (in inglese è "amenity") sarà necessario dotare le città di svaghi (c'è un distretto per questo). Se non riuscirete a tenere sotto controllo questi due valori, sarà presto rivoluzione, ovvero guai.

Tutte le strade portano a Roma

Anche i "lavoratori" hanno subito drastici cambiamenti in Civilization VI. Per chi non lo sapesse, nel gioco sono tra le unità più importanti: sono loro infatti che rendono i giacimenti delle remunerative miniere, che trasformano una giungla invalicabile in un'ordinata piantagione di banane, che tirano su i muri di una nuova fattoria. Nei giochi precedenti erano anche gli artefici di strade e ferrovie, e per questo la loro vita era infinita, ma potevano comunque essere rapiti o uccisi dai nemici. In Civilization VI ecco la novità che stravolge tutto: i lavoratori possono essere utilizzati solo tre volte, e poi l'unità scomparirà dalla mappa e andrà "ricostruita". Questo ha un senso perché ora la costruzione delle strade, battute, asfaltate e ferrate, avverrà almeno inizialmente in modo quasi automatico: verranno tracciate dalle carovane, le unità incaricate di stabilire i rapporti commerciali tra città e civiltà, che invieremo in giro, e da alcune unità militari. E se ci pensate bene è una soluzione sì limitante, ma anche molto realistica visto che commercio e guerre hanno tracciato le arterie più importanti della nostra storia, alcune delle quali presenti e trafficate ancora oggi. E come tutte le altre novità presenti in questo Civilization VI anche questa è pensata per provocare un effetto a catena che si ripercuote lungo ogni aspetto del gioco, e che quando finisce di "rimbalzare" esplode creando un'altra piccola porzione di gameplay. La gestione delle strade ci permette così di toccare un altro aspetto di questo seguito, ovvero le peculiarità delle diverse civiltà presenti e le loro "agende", segrete e non. Il collegamento è presto detto: tra i bonus dell'Impero Romano c'è anche il collegamento automatico stradale tra la capitale e tutte le città che verranno fondate successivamente, ovvero un punto di forza concreto, tangibile fin dall'inizio, in grado di fare davvero la differenza. In Civilization VI non è solo una questione di unità speciali o strutture atipiche, le differenze tra le varie civiltà ora sono molto più presenti e soprattutto divertenti da giocare. E poi ci sono le "agende" (chissà come le tradurranno in italiano, in inglese il termine viene utilizzato per descrivere un fine, non sempre dichiarato), di solito una civiltà ne ha due, una visibile e una seconda segreta, ma che potrà essere svelata in particolari circostanze. Le agende permettono di capire con chiarezza cosa apprezzano e cosa sta sulle balle alle diverse civiltà, ogni civiltà ne ha una fissa, ma ad ogni partite se ne aggiungerà una seconda scelta casualmente. Questo sistema rivoluziona completamente la diplomazia del gioco, visto che per la prima volta le civiltà guidate dall'intelligenza artificiale non sono state create per cercare di emulare i giocatori umani, ma hanno un funzionamento prettamente ludico, chiaro, da sfruttare secondo la posizione geopolitica del momento. È così che tu giocatore puoi ritrovarti in mezzo a situazioni molto spinose, ma anche in grado di aiutarci a stabilire una rotta: chi interferisce di più con i tuoi piani? La Spagna che odia tutti i popoli che non accolgono la sua religione, o gli Stati Uniti che sfidano ogni civiltà che cerca di soffiargli le sue preziose Città Stato?

Casus Belli

Scelte, scelte, scelte e ancora scelte, da fare ogni turno o quasi: ecco come sembra essersi trasformato Civilization. I tempi morti, i turni di nulla, sono ridotti al minimo, e a posteriori anche quelli che sembravano turni di passaggio, si riveleranno spesso turni che potevamo sfruttare meglio, vere e proprie occasioni sprecate.

Eppure le piccole e grandi rivoluzioni di Civilization VI non finiscono ancora, la lista continua lunga, e coinvolge anche le immancabili tecnologie da scoprire, albero evolutivo che in questo sesto "Civ" si sdoppia. Le scoperte civiche/sociali e l'avanzamento tecnologico sono infatti ora divise, offrendo al giocatore ancora più libertà, di vincere come di sbagliare. L'albero delle scoperte sociali è anche l'unico modo per sbloccare nuove politiche, ora gestite in modo totalmente diverso dal passato, ancora devo capire se meglio o peggio. E poi c'è la religione, che a differenza del passato rappresenta una delle possibili vittorie del gioco (riuscirete a portare il vostro credo nelle città di tutto il mondo?), anche se le meccaniche che ne dominano l'espansione sembrano fin troppo semplicistiche, come se aspettassero un DLC. Infine c'è la grafica, che ha fatto storcere il naso a molti appassionati con il suo look colorato, che a prima vista sembrerebbe più appropriato a un free-to-play per mobile, ma che invece svolge egregiamente il suo lavoro, specialmente in coppia con la splendida interfaccia grafica che non opprime la visuale strategica ma riesce ugualmente a dare tutte le informazioni che ci servono con estrema chiarezza.

Sid Meier's Civilization VI Innovativo per i veterani, perfetto per chi comincia, Civilization VI sembra avere tutte le carte in regola per divenire fin da subito il miglior Civilization di sempre. Ora non ci rimane che giocare per bene le epoche moderne, anche per capire in che modo si evolve nel tempo il sistema diplomatico (Tra l'altro, ora fare guerra a destra e a sinistra aumenterà il livello Guerrafondaio e si verrà osteggiati anche dalle altre civiltà perché vedranno in noui una minaccia, ma alcune politiche, come il casus belli, ci darà modo di causare un conflitto con dei malus minori o inesistenti. ), e aspettare che la nostra copia test si aggiorni per diventare finale, dandoci così l'opportunità di provare il gioco anche a difficoltà più alte, e con tutte le variabili attive. Se il buongiorno si vede dal mattino...