Provato Sid Meiers Civilization VI

Abbiamo provato per una manciata di ore il nuovo capitolo di Civilization, e siamo rimasti colpiti in maniera positiva. Firaxis si terrà la corona?

provato Sid Meiers Civilization VI
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Un solo suddito e un mondo intero da conquistare. E' una partenza abbastanza classica per Civilization, ed il sesto capitolo non fa eccezione. Eppure quest'anno l'esperienza dei fan non sarà del tutto tradizionale. Firaxis, che ci ha permesso di testare per una lunga mattinata la sua nuova produzione, non si è infatti seduta sugli allori.
Grand Strategy Games, li chiamano, e Civ -tra tutti- è probabilmente il migliore, quello più completo ma anche uno dei più semplici da approcciare. Trovare una chiave per rendere in qualche maniera originale e appetibile pure il sesto capitolo però non è certamente un'impresa facile: giunti a questo punto, gli sviluppatori di Baltimora, piuttosto che rivoluzionare la formula di gioco, hanno deciso di ampliare alcune feature e migliorarne altre, senza dimenticarsi tuttavia di aggiungere alla miscela tanti piccoli ritocchi, cercando di portare una ventata di aria fresca al titolo. Ci saranno riusciti? Per dirlo è forse presto, ma l'inizio è sicuramente di quelli promettenti.

Città e distretti il fulcro del gioco

Non è facile descrivere Civilization per chi non è avvezzo al genere. Immaginate di poter rivivere l'evoluzione umana sostanzialmente dall'età della pietra in poi, ed essere artefici della prosperità della vostra popolazione grazie a scelte oculate di sviluppo e politica, di crescita culturale e di scoperte scientifiche. Il tutto, mentre altri popoli cercano di fare meglio di voi per privarvi dei possedimenti ottenuti con il sudore della fronte, in un turbinio di situazioni che vi porterà quasi sicuramente allo scontro armato.
Civ è tutto questo, ma soprattutto è uno strategico curato e sviluppato con amore, dotato di un'attenzione nei dettagli come pochi altri titoli del genere. In questo sesto capitolo i vecchi fan rivivranno le emozioni di sempre, ma tanto spazio troveranno anche i nuovi giocatori, accolti da un titolo estremamente complesso nelle sue più profonde meccaniche ma al contempo altrettanto semplice da approcciare. Se ci chiedessero quindi se da questo Civ ci si può avvicinare al genere la nostra risposta, senza neanche troppo tempo speso a pensarci, sarebbe sicuramente positiva.
Durante la prova avevamo a disposizione ben otto leader tra cui scegliere: spiccavano ovviamente Montezuma, il Brasiliano Pedro II, Teddy Roosvelt o Caterina de Medici, tutti dotati di statistiche uniche in grado di favorire un tipo ben preciso di evoluzione. Tra chi si atteggiava a forte guerriero e chi invece favoriva l'arte del commercio, noi abbiamo optato per Hojo Tokimune e la popolazione giapponese che, in questo capitolo, faranno tesoro proprio della nuova meccanica dei distretti, potenziandoli e traendone il massimo beneficio. I distretti servono infatti a rendere uniche le proprie città, sviluppando in maniera intensa gli esagoni limitrofi al nucleo abitativo di partenza. Su ogni singola casella potrete innalzare un unico edificio, dalle strutture militari passando per granai e campi coltivati, fino ad arrivare ovviamente ad attrazioni e luoghi di culto. Questa novità a dover pianificare ancora più oculatamente lo sviluppo delle città dato che, ovviamente, lo spazio non sarà illimitato e ottenere nuovi vantaggi avrà come contro una maggior estensione del territorio da dover difendere. Allo stesso tempo l'intero sistema di distretti mette sotto la lente di ingrandimento anche la struttura geografica delle regioni: costruire una città accanto a una pianura sarà favorevole per la coltivazione dei campi, ma potrebbe dare problemi nel caso necessitiate in fase avanzate di risorse minerarie. Si apre così tutto un nuovo livello strategico su Civilization, interessante e capace di rendere questo sesto capitolo uno dei più profondi di sempre.
La guerra, ovviamente, svolge un ruolo di primo piano e non appena avrete gettato le fondamenta della vostra civililtà i barbari inizieranno a pattugliare i vostri confini e mettere alla prova le vostre difese, rischiando di mettervi in ginocchio già nei primissimi turni. Nella demo a nostra disposizione abbiamo così deciso di creare una piccola forza d'assalto e rispondere al fuoco con il fuoco, radendo al suolo letteralmente tutti gli accampamenti minori che ci sembravano potenzialmente pericolosi. Un piccolo dispendio di tempo e di energie ci ha permesso così di sviluppare la città con maggior calma e scoprire il nuovo ruolo dei lavoratori. In Civilization VI, questi avranno solo tre turni effettivi per costruire qualcosa, dopodiché verranno persi per sempre. C'è modo nelle fasi avanzate di aggiungere turni di lavoro permettendogli così di costruire un quarto distretto o di riparare un edificio aggiuntivo, ma tenete bene a mente che la manodopera sarà ora una risorsa preziosissima, da gestire con estrema attenzione, molto più che in passato. L'idea ci sembra coraggiosa ma anche pericolosa: se, in piena guerra, vi troverete a corto di lavoratori, avrete bisogno di gettare al vento interi turni prima di averne nuovamente a disposizione, bloccando di fatto la produzione di nuove truppe. Questa meccanica quindi potrebbe complicare ulteriormente le cose in fase di scontro, ma solo una prova più approfondita potrà davvero fare chiarezza sulla scelta di Firaxis.

A tu per tu con il nemico

La nostra città prosperava estendendosi a perdita d'occhio e i turni a nostra disposizione per la demo stavano velocemente volgendo al termine. Dopo circa due ore di gioco abbiamo quindi deciso che era il momento di far capire che il popolo giapponese non si sarebbe piegato a nessuno. Creato un esercito di discrete dimensioni, con soldati in armatura e spade in ferro forgiate dalle nostre officine, ci siamo diretti verso la roccaforte più vicina dichiarandole guerra. Le nostre alleanze hanno iniziato velocemente a scricchiolare, con rapporti non esattamente gioiosi che giungevano da tutte le popolazioni con cui, fino a quel momento, avevamo felicemente commerciato. Le nostre unità hanno iniziato ad assediare Ginevra, con gli arcieri e le catapulte che lentamente logoravano le mura esterne, mentre i soldati uccidevano chiunque tentasse di allontanarsi dalla città. Sono stati turni intensi, dove le nostre truppe continuavano a guadagnare esperienza e a salire di livello.
Ben presto però le nostre azioni hanno avuto ripercussioni terribili. Quelli che una volta erano nostri fidi compagni commerciali hanno deciso di interrompere ogni nostro rapporto con noi e nemmeno la moltitudine di oro offerta per mantenere i legami ha sortito effetto. L'IA di questo nuovo Civilization sembra insomma orientata al mantenimento della pace, almeno fino a quando non è pronta a schiacciarvi o ad allearsi con qualcun altro per farlo. Nel giro di una decina di turni avevamo gli inglesi alle costole e i brasiliani che avevano deciso di tagliare i ponti. Dal lontano occidente le tribù di barbari che non avevamo debellato all'inizio hanno iniziato a raggrupparsi e a fare fronte comune, schiacciandoci nella nostra capitale e obbligandoci a restare in guerra per molti altri turni. Mentre eravamo bloccati tra due fuochi l'evoluzione delle nostre tecnologie, la cultura e persino la religione hanno visto una brusca frenata, favorendo ancora una volta la tecnologia militare. I distretti erano ormai pieni di fucine, di fabbri e di caserme per la creazione di soldati e carri. In Civ VI la gestione dell'esercito viene mutuata quasi completamente dal capitolo precedente, con ogni singola truppa che prende possesso di un singolo esagono, per una struttura strategica di buon livello.
Anche le ricerche sembrano legate alla conformazione del territorio, con boost specifici per missioni e quest completate, che indirizzano molto più velocemente il giocatore verso il traguardo desiderato rispetto al passato.
Purtroppo, nonostante le molteplici ore a nostra disposizione, quello che abbiamo avuto di Civilization VI è stato solo un assaggio, un glorioso boccone di un titolo che riserverà non poche sorprese e che anche dal punto di vista tecnico ha mostrato i muscoli. Eccellente la nuova realizzazione grafica, con animazioni, edifici e unità davvero curate, immerse in un mondo colorato e dal sapore cartoon. Si entra forse nel gusto personale ma questo aspetto più "Blizzardiano" della produzione ci ha davvero colpito; bisognerà però vedere come i fan di vecchia data accoglieranno il cambiamento.

Sid Meier's Civilization VI Impossibile sviscerare Civilization VI con un paio di ore di gioco, ma le novità messe alla prova durante il nostro playtest ci hanno lasciato davvero un’ottima impressione. Le nuove feature relative ai distretti sembrano interessanti, e influenti a tal punto da cambiare fortemente la struttura di gioco classica e invogliare persino i veterani della serie a trovare nuove strategie di sviluppo e di crescita per le loro popolazioni. I novizi dal canto loro troveranno un gioco ancor più accessibile e immediato, ma non per questo privo di una profondità davvero incredibile. Secondo noi, insomma, Firaxis ha fatto centro anche questa volta. Bisognerà aspettare il prossimo 21 ottobre per verificare se tutte le modifiche saranno positive o meno, ma vista l’esperienza sulle spalle degli sviluppatori possiamo per il momento dormire sonni tranquilli. La conquista del mondo ci attende.