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Provato Slime Rancher

Lo sgargiante simulatore del team californiano Monomi Park, ad oggi ancora in Early Access su Steam, ci mette nei panni di un’allevatrice di slime.

provato Slime Rancher
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  • Pc
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

Primissima opera di Monomi Park, studio indipendente di soli quattro ragazzi con sede in San Mateo, California, Slime Rancher è apparso tra i progetti in Accesso Anticipato di Steam nel gennaio di quest'anno e ha già ottenuto una considerevole quantità di feedback entusiasti da parte dell'utenza. Ancor prima di mettere le mani sul titolo, i motivi alla base di questo apprezzamento non sono poi così difficili da intuire. Stiamo in fondo parlando di un farm simulation game con dei paciosi slime spaziali al posto dei soliti animali d'allevamento, contraddistinto da una grafica simil-cartoon coloratissima che trasmette rassicurante spensieratezza da tutti i pori. Per di più, un'esperienza di struttura tipicamente sandbox, genere che più di altri sembra saper calamitare le attenzioni delle nuove leve del gaming, ma non disdegna d'appassionare anche chi, più in generale, è in cerca di ore su ore di divertimento senza particolare impegno. Incuriositi da quello che potrebbe facilmente diventare uno dei fenomeni videoludici di fine 2016, ci siamo portati avanti addentrandoci in anteprima tra le terre selvagge del pianeta Far, Far Range. Vediamo com'è andata.

Denaro sporco

Beatrix LeBeau è una giovane mandriana annoiata dalla vita sulla Terra, che decide un giorno di fare armi e bagagli e partire per un bel viaggetto di qualche anno luce su un astro alieno allo scopo d'intraprendere un'attività tutta nuova. Senza mettere da parte il proprio talento professionale, opta infine per mettere in piedi un ranch di slime, tonde creature gelatinose che sogliono vagabondare liberamente tra le terre di quel mondo lontano. Ripartire da zero non è ovviamente così semplice, per cui giorno per giorno, al sorgere del sole, Beatrix - da qui in poi il giocatore, che ne interpreta le gesta in prima persona - deve imbracciare un attrezzo progettato appositamente per il nuovo lavoro, un particolare Vackpack aspira-slime multifunzione, e poi avventurarsi oltre le soglie del suo podere in cerca di mostrini e di risorse utili a sfamarli, dalla frutta alla verdura fino a un po' di pollame assortito. Saziare periodicamente questi esseri paciocconi non è pura routine di benevolenza, dato che le loro feci, definite "plort", possono essere aspirate e rivendute presso particolari sportelli intergalattici in cambio di soldi, indispensabili affinché la nostra piccola impresa possa svilupparsi al di là dell'inutile campo di terra brullo acquistato in principio. Ulteriore elemento di complessità, gli slime si differenziano per specie, ognuna delle quali ha abitudini alimentari e comportamentali proprie ed è in grado di produrre plort personalizzati tanto nel colore quanto nel valore di scambio. Ecco allora che di slime rosa, i più comuni, se ne trovano ad ogni angolo del pianeta; gli slime di roccia rotolano sempre e hanno la testa aguzza, e non di rado potrebbero urtare e ferire il povero giocatore intento ad acchiapparli; gli slime felini defecano plort abbastanza preziosi ma sono carnivori, ed è quindi impossibile farli contenti senza avere una buona scorta di galli e galline sacrificali. Di razze appiccicaticce ne sono fin d'ora disponibili parecchie, e una volta catturate possono essere approfondite nella cosiddetta Slimepedia, vademecum perfetto per chi deve prender confidenza con tutte le esigenze di questi esserini per capire come soddisfarle nel lungo periodo. Queste, in sintesi, le prime meccaniche di Slime Rancher: si acquista un recinto, si inizia ad aspirare un po' di creaturine, si torna al campo base, le si eietta oltre la gabbia e le si comincia a nutrire per raccoglierne poi le pregiate cacchine. Successivamente, si tratta di organizzare la propria fattoria extraterrestre affinché tutto possa procedere per il verso giusto.

Ad esempio, si potrebbe pensare di destinare una porzione del ranch alla coltivazione di alberi da frutta, poi d'annaffiare regolarmente col Vackpack, che, essendo multiuso, è anche in grado di assorbire acqua dal suolo e poi rigettarla ovunque si voglia. E perché non rendere più funzionale la recinzione costruita precedentemente, magari elevandone le mura per non far fuggire i mostriciattoli, o dotandola di totem per dispensare loro il cibo raccolto in modo automatico? Mangiando la pupù di altre specie, gli slime possono inoltre evolversi in bestie più grosse e di sottospecie ibrida, il che non sempre gioverà ai nostri interessi imprenditoriali. Ecco allora che potrebbe esser saggio creare altri recinti e suddividere le bestiole per tipologia, e magari installare una torretta automatizzata per il risucchio e la suddivisione dei tipi di escrementi, così da evitare contaminazioni indesiderate. Anche perché, nell'eventualità sciagurata in cui dovessero ingurgitare due plort prodotti da due razze differenti, gli slime hanno la brutta abitudine di trasformarsi in Tarr, malefici obbrobri di fanghiglia che non si fanno scrupoli ad attaccare il giocatore e devastare tutto il suo podere, inglobando qualunque essere vivente sia presente nei paraggi. Insomma, senza girarci troppo attorno sono sostanzialmente due le vie che Slime Rancher intraprende fin da questa fase preparatoria del suo sviluppo. Da un lato emerge una spinta manageriale predominante che, quando afferrata, regala discrete soddisfazioni nei suoi incarichi giornalieri di gestione e reperimento delle risorse utili a far prosperare il proprio business.

La seconda anima del sandbox di Monomi Park è invece più propriamente esplorativa, ad oggi legata alla sola possibilità di visitare tre aree di gioco tutto sommato ridotte in termini di grandezza - una subito accessibile, le altre da sbloccare dopo aver accumulato un bel gruzzoletto di denaro. È questo un aspetto del titolo certamente appassionante, di grande interesse non soltanto nello scoprire le particolarità scenografiche di questo nuovo mondo sgargiante, ma soprattutto nella possibilità di studiare il comportamento degli slime quando ancora in cattività, così da sperimentarne le interazioni e comprendere quali sia il caso di prendere sotto la propria egida. Nel contempo, si tratta però di un aspetto ancora fortemente sacrificato allo stato di "work in progress" della produzione, limitato a superfici ancora piuttosto circoscritte e carenti in fatto di riconoscibilità. La speranza è insomma che il team diriga i propri sforzi soprattutto in questo senso, così da non mortificare un prodotto che ha sicuramente un potenziale ludico non indifferente, parte del quale risulta già ben tangibile dalle prime ore di permanenza tra le lande di questo bizzarro pianeta terracqueo, dove la gelatina abbonda tanto quanto il buonumore di chi vi s'inoltra.

Slime Rancher Slime Rancher è un sandbox allegro e smagliante che, con la sua ricetta a metà tra l’adventure e il simulatore di vita contadina, ha saputo accompagnarci piacevolmente per qualche ora già da questo suo stadio di sostanziale incompletezza. Contraddistinto da un ritmo in-game calmo e trasognato, il titolo Monomi Park dimostra da subito un’anima gestionale abbastanza sfaccettata, per cui tenere a bada le molteplici variabili necessarie a far crescere in tranquillità la propria fattoria di slime è compito fin d’ora spassoso e tutto sommato stimolante. Al di là di questo, l’esperienza ad oggi soffre la mancanza di qualche contenuto in più e, soprattutto, di aree esplorabili sufficientemente vaste, numerose e differenziate, oltre che di qualche piccolo problema tecnico che, per fortuna, gli sviluppatori hanno tutto il tempo di poter sistemare. Allo stato attuale, crediamo che il rapporto quantità-prezzo - venti euro per un gioco ancora un po’ spoglio - non valga del tutto l’acquisto di Slime Rancher. Che è tuttavia un titolo che tutti gli appassionati di questa formula farebbero bene a tenere d’occhio. Qui su Everyeye, quantomeno, ne sentirete ancora parlare.

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