Provato Subnautica

Una prima immersione nell’oceano extraterrestre di Unknown Worlds, tra le acque profonde dell’Accesso Anticipato.

provato Subnautica
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Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

Nel consultare la pur brevissima “ludografia” di Unknown Worlds Entertainment, software house indipendente con sede a San Francisco, appare evidente come il nome scelto dal team per la fondazione del proprio studio sia piuttosto un’esplicita dichiarazione d’intenti. La volontà di rappresentare “mondi sconosciuti” si palesò già nel 2012 con Natural Selection 2, apprezzato seguito di quel primo capitolo nato come mod di Half-Life che poneva il giocatore al centro di un lontano universo sci-fi, popolato da creature aberranti e in cui l’istinto di sopravvivenza fungeva da motore primario dell’azione. In modo totalmente diverso, eppur ugualmente orientato alla scoperta di nuovi terreni di gioco, Future Perfect, progetto ancora in fase embrionale, si porrà a metà tra un editor e un videogame in senso lato, permettendo ai gamer d’incontrarsi in rete lungo scenari inediti, creati ad arte e regolamentati dall’utenza stessa. Tra passato recente e futuro prossimo del team californiano, Subnautica è forse l’esempio più lampante di tal sana curiosità verso spazi digitali ancora inesplorati. Approdato su Steam lo scorso dicembre nella tanto contestata formula dell’Early Access, il titolo mette l’utente nei panni di un anonimo ricercatore spaziale, il quale, sopravvissuto a un brusco incidente di navigazione interplanetaria, si risveglia dentro l’unica capsula di salvataggio della propria astronave, vivo e al tempo stesso solo, in mezzo al mare di un pianeta sconosciuto. Più che una premessa, un pretesto per accompagnare chi darà fiducia agli sviluppatori in un ambiente acquatico all’apparenza fuori scala, in cui la progressiva conoscenza delle regole che lo governano è chiave di volta per raggiungere la salvezza. Il tutto senza trascurare, ovviamente, quel fascino dell’ignoto di cui abbiamo finora scritto, mai come in questo caso fondamentale per dar significato all’esperienza. Pronti a una prima immersione?

IL MIO REGNO PER UN BOCCAGLIO

Anzitutto, dove collocare Subnautica nella pletora di generi videoludici esistenti? La risposta appare chiara fin dai primissimi minuti d’in-game, indipendentemente dalla modalità scelta a inizio avventura. Imboccata la scaletta del life pod, il giocatore realizza di essere sub di fortuna in un open world marino dove la terraferma non compare neanche sotto forma di miraggio. A fargli compagnia, a pochi metri di distanza, c’è solo il proprio vascello intergalattico, l’Aurora, ormai alla stregua di una carcassa metallica impossibile d’aggiustare; l’unica cosa da fare, neanche a dirlo, è gettarsi tra le onde dell’oceano in cerca di qualsiasi cosa possa essergli utile a non tirar le cuoia anzitempo. Tra coloro che hanno avuto modo di provare il titolo Unknown Worlds c’è chi ne ha scritto in termini di un Minecraft sottomarino; descrizione che, senza esser carica di alcuna accezione dispregiativa, definiremmo inappuntabile, quantomeno secondo le nostre impressioni preliminari. Sandbox in piena regola, l’esperienza è una spinta continua verso l’esplorazione e la sopravvivenza, condizioni che, ai fini di gameplay, devono necessariamente compenetrarsi in modo costante, ma che vengono singolarmente valorizzate nelle due opzioni cardine di gioco. Partendo dalla componente survival, l’omonima modalità obbliga l’utente a fare i conti con i principali bisogni fisiologici del proprio avatar, inserendo nell’HUD due indicatori relativi a fame e sete, oltre agli onnipresenti punti vita e ossigeno - questi ultimi inevitabile retaggio della specifica natura subacquea della produzione. Scandagliando le profondità marittime si entra a contatto con la flora locale, composta principalmente da alghe, strani funghi viola e altre piccole sostanze aliene commestibili, ciascuna con valori nutrizionali distinti, segnalati direttamente nel proprio inventario a cristalli liquidi.

Vi è poi l’intera fauna locale con cui prender pian piano confidenza, composta non soltanto da innocui pesciolini alieni dalle forme più bizzarre, ma altresì da fastidiose sanguisughe, pesci palla esplosivi e grosse belve squamose che non ci penseranno due volte ad azzannare chiunque osi intromettersi nel loro habitat. Scrivere della fauna ittica ci consente d’introdurre l’oggetto attorno al quale l’esperienza sembra maggiormente gravitare: il Fabricator. Unico marchingegno tecnologico del life pod resistito all’impatto con l’acqua, esso si configura come strumento essenziale per il crafting. Ben presto scopriremo che, catturando i pescetti e abbinandoli con un po’ di sale trovato ai bordi delle rocce, il Fabricator sarà in grado di cucinarne le carni a puntino, permettendoci di mangiarle e recuperare forze di conseguenza. Non soltanto forno d’emergenza, tale aggeggio consente poi al nostro sopravvissuto di assemblare qualsiasi cosa utile all’equipaggiamento, previo il recupero di sabbia, minerali, schegge metalliche dell’Aurora e quant’altro d’abbinare, sempre con cognizione di causa. Dunque, perché non costruirsi un boccaglio e un paio di bombole d’ossigeno per resistere più a lungo in profondità? O ancora, per qual motivo non adoperarsi per modellare un coltellaccio da piantare in testa ai predatori più aggressivi? Senza inoltre dimenticare la fabbricazione di vetture per lo spostamento subacqueo rapido, elemento, quest’ultimo, che ci consente d’introdurre il secondo leitmotiv di Subnautica: l’esplorazione.

UNDER THE SEA

La Freedom mode rinuncia alle due barre di sazietà per consentire sì al giocatore di compiere le medesime azioni praticabili in Survival, ma con un focus chiaramente più marcato verso la libera conoscenza della sua “nuova casa”. Inizialmente l’esplorazione risulta frenata dall’ovvia scarsità di mezzi a disposizione, per cui non potremo allontanarci eccessivamente dalla capsula di salvataggio né immergerci a profondità fuori dalla portata delle nostre capacità polmonari. Anche in questo frangente, il crafting viene subito in soccorso del nostro alter ego digitale: non soltanto il Seaglide - un piccolo scafo sottomarino a ventola - è componibile tramite sola combinazione di pochi rottami e semplici materie prime, ma, in fasi di gioco neanche troppo avanzate, sarà possibile montare un secondo fabbricatore, il Constructor, adibito alla realizzazione esclusiva di velivoli sottomarini avanzati. Per esempio, in fase di test siamo riusciti a metter mano sul Seamoth, agilissimo modulo decappottabile a immersione utile a muoversi velocemente sott’acqua senza consumare ossigeno né rischiare di essere feriti da creature di media grandezza. Inoltre, non senza fatica, abbiamo racimolato i pezzi utili a comporre il Cyclope, robusto sottomarino che, una volta rassettato a dovere, concede spostamenti ben più consistenti del normale, oltre a fungere da base ben più confortevole del minuscolo e malmesso life pod di partenza.

Non ci soffermeremmo così tanto sulla questione se Subnautica non fosse già nella sua forma attuale un vero e proprio piacere audiovisivo. Intendiamoci: che il titolo sia ancora ampiamente limitato nei contenuti non è un fatto che i developer desiderino nascondere in alcun modo. Ciononostante, eccezion fatta per qualche problema di pop-up, l’opera Unknown Worlds non manca di deliziare i suoi sostenitori della prim’ora con ambientazioni acquatiche evocative e ben particolareggiate, che mutano gradatamente a livello cromatico nel passaggio continuo da giorno a notte. Perdersi attraverso la maschera del protagonista, ammirando fondali marini ricchi e irrealisticamente affascinanti, è un sollucchero di cui non vorremmo privarci per alcuna ragione. Non soltanto gioia per gli occhi, il gioco coccola in egual modo le orecchie, cullate da suoni di stampo new age di certo funzionali all’esperienza, nel momento in cui si decida di viverla con la rilassatezza che il gioco è in grado d’offrire.


Subnautica Dare fiducia a Subnautica in questi primi momenti del suo sviluppo significa accettare di entrare a far parte di un vero e proprio work in progress, pur continuo e costante che sia. L’aspetto positivo è che i developer stanno dimostrando grande dedizione nei confronti dell’opera, aggiornandolo di settimana in settimana con contenuti sempre più concreti e sfiziosi, tanto da renderlo fin d’ora un sandbox particolarmente interessante. Setacciare le profondità del pianeta qui rappresentato in ogni anfratto è già pratica di assoluta gradevolezza; nondimeno, l’assaggio di un’esperienza survival tra le acque, unita a un sistema di crafting all’apparenza ben stratificato, mostra un potenziale ludico realmente tangibile, che ci auspichiamo possa esplodere in un prodotto finale in grado di donare numerose ore di buon intrattenimento. Dubbiosi se investire o meno i vostri € 19,99? Comprensibile. Il nostro consiglio, comunque, è di tenere attentamente d’occhio questo progetto. Noi lo faremo, magari seduti in cima al nostro life pod, guardando in silenzio un’alba infuocata mentre nasce dal fondo dell’oceano. Un oceano che vorremmo osservare espandersi piano piano, cercando l’infinito.

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