Subnautica - Le novità dell'Early Access

Torniamo ad immergerci nel survival acquatico di Unknown Worlds Entertainment, al suo secondo anno di vita nell’Early Access di Steam.

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Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

Tra il caldo asfissiante di queste giornate e la conseguente e - per molti - innata voglia di buttarsi tra le onde del mare, ci sembra davvero un buon momento per tornare a parlarvi di Subnautica. Non è comunque un mero pretesto di stagione, dato che la nostra precedente anteprima risale al febbraio dello scorso anno e il progetto, seppur ancora vincolato alla possibilità di fruizione in Accesso Anticipato, si è evoluto quanto basta dal suo già intrigante stato embrionale per convincerci a dargli un secondo sguardo prima della release, della quale nulla è ancora dato sapere ma che, verosimilmente, si farà attendere ancora per un po'. Dunque, cos'è successo durante quest'annata abbondante di astinenza dal survival sottomarino di Unknown Worlds Entertainment? Entrato di recente a far parte del programma Game Preview di Xbox One, è però su Steam, inevitabilmente, che i sostenitori della prim'ora hanno vissuto appieno la crescita del progetto, osservandolo rifinirsi - se non addirittura modificarsi - in tutte le sue meccaniche di base ed espandersi sì lentamente, ma con piglio assai convinto. Di una delle nuove feature, vale a dire la compatibilità con i visori VR, non possiamo per adesso dirvi alcunché, ma, nel caso foste interessati a monitorare il generale andamento dei lavori, vi consigliamo comunque di non interrompere la lettura di questa nostra ulteriore prova: di novità, muta virtuale indossata, non siamo affatto rimasti a bocca asciutta.

Somewhere beyond the sea

Prima di tutto, una piccola parentesi che farà felice chi ha poca confidenza con la lingua d'Albione: date le dimensioni non comuni che questo originale sandbox subacqueo sta assumendo, il team di sviluppo ha pensato bene di non fare un torto a noialtri eterni bistrattati del Bel Paese, per cui l'interfaccia di Subnautica gode sin d'ora di una traduzione italiana completa, peraltro qualitativamente già molto valida. È di certo un bell'aiuto quando si ha a che fare con un'esperienza come questa, perlopiù incentrata sull'estrema varietà di elementi della tavola periodica da procacciare e catalogare e su un conseguente sistema di crafting molto stratificato, per di più spiegato dal software soltanto per sommi capi. Torneremo su questo aspetto a breve, ma prima, per chi proprio non sapesse nulla del titolo in questione, è bene fare un passo indietro e ricapitolarne le caratteristiche peculiari. Qui il videogiocatore veste in prima persona i panni bagnati di un viaggiatore spaziale la cui astronave, nome di battesimo Aurora, è atterrata d'emergenza tra le acque di un pianeta sconosciuto, espellendo il malcapitato poco più in là all'interno di una capsula di salvataggio che si danneggia al brusco impatto con la superficie marina. La nuova versione di Subnautica, tra l'altro, presenta un inedito prologo interattivo all'interno del life pod in fiamme, dove l'utente deve impugnare un estintore per spegnere il fuoco, iniziando a prender confidenza, di rimando, con le meccaniche legate all'uso degli item e all'assegnazione degli stessi ai tasti rapidi. Si tratta poi di uscire a cielo aperto e perlustrare le vastità di questo nuovo mondo fatto d'acqua a perdita d'occhio, dove - per adesso - non c'è altro scopo se non quello di sopravvivere il più a lungo possibile. Man mano più assetato e indebolito dai morsi della fame, l'alter ego palombaro deve imparare a conoscere la fauna locale e poi andare costantemente a caccia dei pesci alieni più nutrienti per ricavarne alimentazione tramite il cosiddetto Fabbricatore, strumento ipertecnologico indispensabile per cucinare, e non solo. È questo infatti il marchingegno che sottende larga parte delle operazioni di lavorazione, permettendo di assemblare, previo raccoglimento delle materie richieste, un ampio ventaglio di materiali grezzi, trattati e finanche certa attrezzatura fondamentale per immergersi in profondità quali bombole d'ossigeno, pinne e coltelli per il taglio di alghe e coralli e per la difesa dalle bestie feroci, viepiù pericolose col calare del buio.

Occuparsi di queste faccende semplici consente di godersi qualche nuotata più o meno tranquilla nei dintorni del life pod, ma non di superare i resti dell'Aurora, la quale, esplodendo poco dopo l'ammaraggio, ha reso radioattiva l'area ad essa circostante. Fabbricando una muta apposita si può ovviare al problema, sebbene avventurandosi nei pressi del relitto sia comunque inevitabile fare la conoscenza del Leviathan, spaventoso mostro serpentiforme che non ci consentirà di oltrepassare quella soglia senza un mezzo sufficientemente protetto. Da qui la necessità di costruire uno scanner portatile per - appunto - scansionare le cianografie depositate sui fondali sabbiosi, che alla lunga portano a sbloccare i progetti che servono alla fabbricazione dei veicoli sottomarini. Qui citiamo soltanto i due principali: il piccolo Seamoth, agile navetta per i viaggi brevi ad alta velocità, e il Cyclops, mastodontico sommergibile blindato e abitabile senza il quale partire alla volta di nuove sezioni di mappa lontane risulta essere impresa impensabile. Va da sé, inoltre, che, per visitare nuove mete sempre più distanti dall'originario punto di spawn, mantenere come rifugio la capsula iniziale risulterà man mano sempre più sconveniente; munirsi di un Habitat Builder, comodo gingillo per costruire case subacquee a compartimenti personalizzabili, è dunque un altro degli obiettivi impliciti che qualunque esploratore proattivo dovrebbe certamente prefiggersi.

Forever alone

Quanto spiegato fin qui, ovvero nulla più che le fondamenta di Subnautica, è sostanzialmente frutto di una ricerca personale durata più di una quindicina d'ore in-game in cui, come accennavamo, il software si è guardato bene dal prenderci per mano passo per passo. Rispetto all'anno scorso, il titolo Unknown Worlds si è fatto molto più discreto, privilegiando la libera scoperta e sperimentazione del giocatore a un approccio fatto di spiegazioni e tutorial dettagliati. Adesso, per esempio, quasi tutta la strumentazione abbisogna di un certa dose d'energia per funzionare, e deve essere alimentata periodicamente con batterie da craftare e poi inserire nel tale oggetto o, talvolta, con del semplicissimo materiale organico raccolto nel corso delle nuotate. Non c'è modo di saperlo a priori, ed è solo trovandosi con la propria torcia scarica in piena notte, oppure nel proprio rifugio sommerso ormai incapace di pompare ossigeno dall'interno, che chi gioca viene incontro alla dura realtà di gioco e può quindi iniziare a ragionare su come risolvere al più presto l'inghippo. Il gameplay si è fatto insomma più articolato e molto meno intelligibile rispetto agli esordi. Scelta di game design molto precisa, che sicuramente agevola una spinta alla perlustrazione piuttosto evidente, beneficiaria di un mondo liquido vitale e sempre estremamente suggestivo, in cui ogni anfratto roccioso può celare immense grotte sott'acqua abitate da creature maestose e forme vegetali extraterrestri che attendono soltanto di essere campionate. Scelta per certi versi perfino rischiosa, poiché, così facendo, i tempi di gioco tendono a dilatarsi così come il ritmo generale dell'esperienza, molto più compassato rispetto a com'era poco più di un anno fa.

Se pagherà o meno nel lungo periodo non possiamo ancora affermarlo con certezza, ma non possiamo nemmeno negare che queste ore in compagnia di Subnautica ci abbiano ammaliato come pochi altri esponenti del genere sono stati capaci di fare in passato, motivandoci costantemente nell'arricchire il nostro inventario in vista di nuovi e misteriosi ritrovamenti tra le onde di un mare di cui ancora non si vedono i confini. Beninteso: non che l'operato di Unknown Worlds ci abbia lasciato senza alcuna perplessità. Dal punto di vista dell'ottimizzazione, infatti, il gioco ha ancora parecchio da dimostrare, tra un framerate ballerino, qualche glitch e un pop-in ambientale che, in termini estetici, è spesso l'equivalente di un vigoroso pugno nell'occhio. Lo stato di Early Access del progetto ci dà ancora modo di riporre fiducia negli sviluppatori anche in questo frangente. La speranza, ovviamente, è che questa fiducia non venga tradita.

Subnautica In tempi dove i survival dalle immense ambientazioni inesplorate stanno calamitando le attenzioni del grande pubblico digitale, Subnautica non si tira certo indietro e ribadisce, a circa un anno di distanza dal debutto su Steam, la volontà di reclamare un proprio, personalissimo spazio all’interno del genere. Già convincente da principio grazie al fascino scenico di un setting subacqueo vasto e seducente, la produzione ha infine intrapreso la via di un gameplay totalmente votato all’esplorazione senza vincoli, sempre sostenuto da un sistema di crafting sfaccettato e funzionale, ma assai meno guidato rispetto a quanto visto nel nostro precedente hands-on. Al di là di una forma tecnica ancora lontana dall’essere smagliante e uno stato d’Early Access che potrebbe - comprensibilmente - far storcere il naso ai più, ribadiamo che il titolo è già da ora ricchissimo e perfettamente giocabile, specie in funzione di una formula sandbox che, ad oggi, non impone alcun obiettivo pressante da perseguire, se non quello di sopravvivere. Per il resto, restate sintonizzati su Everyeye per conoscere i prossimi, annacquatissimi sviluppi.

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