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Provato Tabletop Simulator

Un completissimo simulatore di Giochi da Tavolo. O c'è di più?

provato Tabletop Simulator
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Il mondo della digitalizzazione di esperienze ludiche analogiche è un universo complesso: per parlarne accuratamente bisognerebbe trattare molti casi di “conversione” differenti, a partire dal flipper (il videogioco dialoga da sempre con il pinball, e lo dimostrano perfettamente i primi esperimenti di Atari, con il Video Pinball del 1978 e l'omonimo titolo per Atari 2600, pubblicato nel 1980; ma anche i più recenti Visual Pinball e Pinball Arcade, senza dimenticare le ibridazioni con altri generi videoludici) fino ad arrivare al pachinko (quelli di Shenmue 2 o quelli della serie di Neppachi per Dreamcast, ...), al biliardo e ai giochi da tavolo.
Sono proprio i “board game” ad interessarci particolarmente in questa sede: anche i giochi da tavolo “fisici” (e torneremo sulla questione della fisicità) hanno avuto varie trasposizioni digitali: basti pensare, in ordine non cronologico, a esperienza quali 42 Classici Senza Tempo per DS, sviluppato da Agenda (autori anche del curioso e dimenticato Slide Adventure MAGKID, sempre per il portatile a due schermi di Nintendo), al bellissimo Giochi da Tavolo Animati: I Maestri del Bluff, o ancora a Crimson Shroud (un GDR “cartaceo” e videoludico pubblicato su 3DS da Level-5, per la serie Guild). Non mancano poi i “card game” (si potrebbero citare innumerevoli opere, quali Trade & Battle: Card Hero, Pokémon Trading Card Game e i vari Yu-Gi-Oh, oltre a lavori “contemporanei”, come Crunch Time!, i due Poker Night, Card City Nights e Attack of the Friday Monsters! A Tokyo Tale), i mahjong (Shanghai di Activision, del 1986, giusto per fare un esempio) e le varie “incarnazioni” del Monopoly (Fortune Street e Top Shop).
Il qui presente Tabletop Simulator, opera prima del team indipendente Berserk Games, propone una simulazione “universale” e “collettiva”, che permette di giocare a carte, a go, a backgamon e chi più ne ha, più ne metta (letteralmente).

RIBALTARE LA SITUAZIONE

Si è parlato abbondantemente di simulazioni di giochi da tavolo, ma non si è detto che prima di tutto Tabletop è un “simulatore di tavolo”. L'“arredamento” è interattivo e fa parte del gioco tanto quanto le carte, i dadi e i pezzi degli scacchi. Come dichiarato apertamente dagli sviluppatori, il gioco è un “sandbox” (la sabbia è stata recuperata di recente anche da Sega, con un cabinato da sala a base di rena e realtà virtuale, SEGA E-Deru Sunaba) in cui sperimentare liberamente con la fisica e le “regole” del mondo di gioco.
In termini pratici ciò si traduce nella possibilità, ad esempio, di ribaltare il tavolo, per mettere fine prematuramente a una partita sfortunata. E, tornando alla questione delle regole, ciò significa che non ci sono leggi fisse, stabilite una volta per tutte o imposte dalla “macchina”. Anche durante una partita di scacchi, il gioco non vieta di muovere una torre in diagonale o di compiere manovre scorrette, perché si tratta di una simulazione del tavolo, appunto, prima ancora che di una simulazione dei vari giochi disponibili. Ne consegue la natura “convenzionale” delle “leggi” che i giocatori decidono di rispettare: si tratta, essenzialmente, di non-regole comuni e condivise. Ovviamente il titolo funziona soprattutto se giocato in multiplayer (online -con le varie funzioni per “bannare” i giocatori scorretti- o locale, entrambi strutturati alla perfezione), ma anche in singolo non mancano i divertimenti, come i vari tipi di solitario.

Di base, sostanzialmente, Tabletop Simulator non impedisce di giocare a scacchi randomizzando le partite con i dadi, oppure di prendere delle action figure e di inventare guerre impossibili e immaginarie tra creature inesistenti. Ciò significa che, potenzialmente, ogni gioco da tavolo può essere riproposto in versione digitalizzata da parte degli utenti (e messo a disposizione della community di Steam attraverso il Workshop, ma è una questione su cui torneremo a breve).
Di fatto si riscopre il giocare come convenzione, come regola fluida accettata dalle parti in gioco, con la consapevolezza però della materia “anarchica” delle leggi, derivate da un'auto-imposizione. Il videogioco avrebbe la possibilità di far rispettare le norme, inserendo “blocchi” (impedendo, ad esempio, di lanciare tre dadi quando le regole impongono di lanciarne due soltanto), ma, in questo modo, la vera natura di simulazione non riuscirebbe a trapelare: partecipare a un gioco da tavolo significa accettare norme che possono essere costantemente e “fisicamente” violate, dal momento che nulla impedisce di ribaltare un tavolino o di mettere in tavola una carta in più. Le leggi “materiali” sono sempre in bilico, sono parte di un gioco di ruolo a cui ogni partecipante sceglie di contribuire, ma sono facilmente aggirabili e violabili. Un esempio perfetto sono proprio i giochi di ruolo cartacei, come i librogame (si veda la serie di Lone Wolf, creata da Joe Dever e recentemente riproposta in chiave videoludica da Forge Reply): giocandoli si accettano determinate regole del mondo magico in cui si è deciso di mettere piede, certo, ma collaborando con amici e compagni di avventure è possibile incappare in situazioni difficili da gestire o addirittura insuperabili, se affrontate utilizzando rigidamente le meccaniche di gioco. In questo caso nulla vieta di accordarsi per considerare superata la sfida e per proseguire nella storia.

Tabletop riscopre proprio questo spirito, quello dell'esperienza ludica che lascia la possibilità ai giocatori di creare nuove versioni delle regole. Regole che sono però sempre parziali, momentanee e modificabili, un po' come nel fantastico B.U.T.T.O.N. (Brutally Unfair Tactics Totally Ok Now), party game “fisico” sviluppato da Die Gute Fabrik (Copenhagen Game Collective).

HOMEBREW

L'interfaccia e il sistema di controllo sono gli stessi per tutti i giochi (i controlli sono fluidi, intuitivi e molto versatili. La gestione della telecamera virtuale e il movimento attorno al tavolo di gioco sono realizzati con cura e permettono di divertirsi fin da subito, anche senza seguire il tutorial, comunque ben strutturato, pratico e veloce), ma è proprio la varietà di esperienze disponibili a stupire. Berserk Games, come accennavamo in precedenza, ha deciso di rendere Tabletop Simulator estremamente “customizzabile”, permettendo ai “fan” di creare nuovi giochi e di distribuirli grazie a Steam Workshop. I titoli ad oggi disponibili (gratis, ovviamente) sono più di 1300, e contribuiscono non poco ad incrementare l'interesse nei confronti del gioco.
Sul Workshop sono presenti giochi creati “da zero”, ma anche adattamenti digitali di opere già distribuite in formato “cartaceo”, come Dixit, Munchkin, Magic e Uno. Non mancano poi curiosi esperimenti di conversione da videogioco a gioco da tavolo, come nel caso di Five Nights at Freddy's e Final Fantasy Fables: Chocobo Tales.
In definitiva Tabletop Simulator è un gioco completo sotto tutti i punti di vista, nonostante l'Accesso Anticipato. È una simulazione che sfrutta il videogioco rendendolo “anarchico” (gli unici limiti sono rappresentati dalle azioni disponibili nel mondo di gioco) e dimostrando la fragilità di leggi che vengono riscoperte come regolamentazioni provvisorie.


Tabletop Simulator Tabletop Simulator è una simulazione di “board game” che lascia al giocatore la possibilità di intervenire sulle regole di ogni singolo gioco: la “macchina” ludica non si impone e fa sì che i partecipanti siano liberi di barare e, addirittura, di ribaltare il tavolo. L'opera prima di Berserk Games gode di un sistema di controllo virtualmente perfetto e di una struttura capace di divertire tanto in single quanto in multiplayer (locale o online). La quantità di giochi disponibili è impressionante, questo grazie al supporto della comunità di Steam Workshop, che ha sviluppato adattamenti digitali di vari board game, ma anche giochi “originali” e molti oggetti per garantire ancora più varietà all'esperienza. In breve, Tabletop Simulator è un'opera completa e curata, che subirà ancora diversi aggiornamenti ed ampliamenti da qui alla fine dell'Early Access (garantendo così un'esperienza ludica potenzialmente infinita).

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