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GamesCom 2016

Tekken 7 Fated Retribution - Gamescom 2016

Al booth Bandai-Namco allestito alla Gamescom di Colonia abbiamo avuto l'occasione di testare una nuova demo di Tekken 7 Fated Retribution.

provato Tekken 7 Fated Retribution
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Tekken 7: Fated Retribution è un capitolo controverso: da un lato è il ritorno ad un combat system solido e bilanciato al millimetro, fautore di un tradizionalismo ludico che ci riporta ai fasti dell'immortale Tekken 3; dall'altro però si fa promotore di un rinnovamento notevole sul piano della messa in scena, focalizzandosi in gran parte sulla storyline e sulla spettacolarità, attraverso soluzioni visive dall'impatto registico impressionante. Anche il gameplay, pur nel suo rigoroso classicismo, ha subito piccoli ma significativi cambiamenti, che contribuiscono a delineare quello che sembra essere senza dubbio uno dei migliori episodi della saga. Al booth Bandai-Namco allestito qui alla Gamescom abbiamo avuto l'occasione di testare una nuova demo del titolo, in compagnia del game designer Michael Murray e del game director Katsushiro Harada. Consapevoli della qualità del loro gioco, gli sviluppatori ci hanno illustrato con entusiasmo alcune inedite caratteristiche di Tekken 7, che manderanno senza dubbio in visibilio gli storici fan della serie.

La caduta degli Dei

È certamente inusuale che durante la presentazione di un fighting game il team decida di dedicare più spazio allo Story Mode, e meno alle meccaniche di combattimento. Ma c'è un motivo ben preciso: Fated Retribution è pensato per essere l'epilogo in pompa magna della tremenda faida tra i Mishima che ci ha accompagnati sin dal primo capitolo. È la conclusione di una guerra generazionale, che molti appassionati hanno vissuto nel corso degli anni, episodio dopo episodio: hanno visto i loro personaggi preferiti evolversi, mutare stile di combattimento e persino scomparire dal roster per esigenze narrative (è il caso di Kazuya in Tekken 3). Questa settima incarnazione chiude le fila di una lotta decennale e pare farlo in grande stile. Sin da subito si intuisce come l'indovinato ibrido tra sequenze di gameplay e cinematiche crei un amalgama strepitosa, donando alla scena un grado di dinamismo e vivacità del tutto nuovo per la saga. Una regia coi fiocchi, di matrice prettamente nipponica, centrifuga fasi scriptate con altre in cui il giocatore ha pieno controllo della battaglia, e nel mentre innesta qualche rapido QTE che strizza l'occhio alle special move dei personaggi. Il risultato è allo stesso tempo entusiasmante e spiazzante, e non vediamo l'ora di comprendere come si evolverà questa feature durante gli stage dello Story Mode. Con un pizzico di nostalgia, inoltre, i fan storici della serie vivranno finalmente in prima persona anche alcuni famosi eventi del passato, come un flashback in cui potranno giocare nei panni del piccolo Kazuya, prima che il padre decida di gettarlo dal dirupo: scopriremo così il motivo dell'empio gesto di Heihachi e sperimenteremo sulla nostra pelle lo stesso odio di suo figlio. Ebbene, sul versante diegetico, Tekken 7 rinnova, amplia e perfeziona se stesso in modo esponenziale. Discorso analogo, sotto determinati aspetti, seppur con qualche leggera riserva, vale anche per quanto concerne il gameplay. Pad alla mano, abbiamo ritrovato lo stesso feeling di sempre, rifinito con più oculatezza grazie ad un bilanciamento ben ponderato, che impedisce lo sfruttamento impunito del juggling e limita progressivamente i danni da combo apportati mentre l'avversario è sospeso in aria. Assolutamente rilevanti l'introduzione delle Rage Arts, delle Rage Drive e dei Power Crush. Le prime si rendono attivabili dopo aver perduto un determinato quantitativo di energia, e permettono di scatenare un attacco speciale di grande potenza, che però, nel caso non andasse a segno, ci lascerebbe scoperti per un considerevole intervallo di tempo alla mercé degli avversari. Le Rage Drive, invece, anch'esse azionabili con solo il 25% di salute rimasta, sono invece orientate verso un approccio più aggressivo e si incastrano insieme ad altre combo, di cui rappresentano la perfetta, mortale conclusione. Chiudono il quadro i Power Crush, variante del contrattacco, che offre la possibilità di interrompere (se utilizzato col giusto tempismo) i colpi dei contendenti, assorbendone anche parte dell'energia. Durante le esecuzioni di simili mosse speciali il gioco riflette anche nel VS e nell'Arcade parte della bellezza dello Story Mode, con piccole cinematiche che rendono lo scontro vivace e stimolante come non mai. Il merito è in buona parte attribuibile ad un roster molto variegato, composto da più di trenta personaggi, tra vecchie glorie e nuovi arrivi.

Tra i lottatori canonici della serie fa il suo ritorno Lee Chaolan, che dalle dichiarazioni iniziali sembrava essere stato escluso: il figlio adottivo di Heihachi si ripresenta sulla scena con tutta l'eleganza che lo ha sempre caratterizzato, fatta di movimenti raffinati ma aggressivi. Il moveset è pressoché il medesimo cui siamo sempre abituati, ma Murray ci ha confermato l'inserimento di qualche nuovo attacco che ne amplierà il parco mosse. L'assenza di Lee nella demo giocabile è stata compensata dalla possibilità di provare finalmente anche la "nuova" Nina, col suo vestito da sposa bianco cenere, sotto la cui gonna cela una pistola sempre pronta all'uso. La bionda assassina, proprio come Lee, è un personaggio assai caro ai fan e quindi il suo stile è rimasto sostanzialmente molto simile a quello tradizionale, fatta eccezione per qualche piccolo, ma percettibile modifica quando si inanellano alcune particolari combo. Abbiamo inoltre anche potuto testare tutti i lottatori inediti: accantonando per un attimo Akuma di cui abbiamo già parlato nello scorso hands-on, vale la pena focalizzarsi brevemente su ogni singolo guerriero. Iniziamo con Katarina, che eredita la sensualità prorompente di Christie Monteiro, ma preferisce concentrarsi più sulla forza bruta che sull'agilità. E a proposito di brutalità, tra le new entry, Gigas è sicuramente quello più imponente, una sorta di colosso geneticamente modificato il cui stile ricorda più quello di Marduk che quello di Jack. Di grosso taglio è anche Shareen, combattente arabo, i cui calci ci riportano alla mente i poderosi colpi di Brian, con in aggiunta un pizzico di velocità à la Bruce. E tra i personaggi più versatili e scattanti c'è Josie, il cui combat style somiglia a quello di Steve Fox, con la differenza che l'aggraziata signorina è in grado di colpire senza pietà altresì con le sue belle e lunghe gambe. Ma la più vivace e frizzante è senza dubbio alcuno Lucky Chloe, il cui design è stato spesso oggetto di critiche, ma che si è rivelata una guerriera talmente veloce da risultare imprevedibile, al pari della sempre briosa Xiaoyu. Interessante anche l'introduzione di Claudio Serafino, esorcista italiano che sfrutta il potere demoniaco, dotato di un buon connubio tra frenesia e potenza d'attacco. E per concludere c'è lei, Kazumi, di rara bellezza ed eleganza: la moglie di Heihachi nonché boss finale dello Story Mode, è una lottatrice incantevole e ammaliante, dalle movenze simili a quelle della scuola Mishima (in lei si intravedono i filigrana alcuni colpi di Kazuya), cui aggiunge una dose di misticismo con l'evocazione dello spirito di una tigre che aggredisce gli avversari. Magnifica e delicata, Kazumi, per quanto ci riguarda, ha già ottenuto la corona come miglior new entry del roster di Tekken 7. Fino ad ora abbiamo ripetuto più volte quanto questo capitolo spinga sul pedale del virtuosismo scenico, pur senza nulla sottrarre alla qualità del gameplay.

E la componente grafica in tal senso gioca un ruolo importantissimo: Fated Retribution sfrutta per la prima volta nella serie l'Unreal Engine, con risultati purtroppo altalenanti. Se infatti i modelli sono splendidi, dettagliati, espressivi e fluidissimi, gli scenari soffrono di un uso non sempre pulitissimo dell'antialiasing e di qualche compenetrazione poligonale, che sporcano a tratti la scena e sottraggono mordente all'impatto artistico. Un peccato, considerato l'assoluto valore del design degli sfondi, diversificati ed evocativi, nonché notevolmente interattivi durante gli scontri, in cui capiterà spesso di distruggere barriere e cambiare stage, sempre all'insegna della spettacolarità senza compromessi.

Tekken 7 Ogni nuova occasione per provare Tekken 7 riconferma, ed anzi, acuisce la sensazione di trovarsi davanti ad un picchiaduro eccezionale. Summa e allo stesso tempo rinnovamento dei canoni tradizionali della serie, Fated Retribution utilizza un combat system pienamente accessibile, ed allo stesso tempo dotato di una solido tecnicismo, grazie all'inserimento di nuove feature come il Rage Act e il Power Crush, che donano gran dinamismo alle battaglie. Il focus sulla storyline promette di amalgamare al meglio profondità ludica e qualità narrativa, per un titolo che prova a chiudere il sipario sulla saga della famiglia Mishima. In base a queste premesse, Tekken 7 potrebbe rivelarsi un gioco epocale per gli appassionati del fighting game targato Bandai-Namco, e in generale un must have per i fan del genere. Ancora una volta, non abbiamo potuto testare la versione console, e la speranza è che sia almeno in parte allineata alla qualità e alla fluidità vista su PC. Sicuramente, in ogni caso, ci saranno altre occasioni per testare le edizioni PS4 e Xbox One, nel tempo che ci separa dalla release prevista per i primi mesi del 2017.

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