Provato The Last Guardian

Sono passati più di sette anni dal primo annuncio di The Last Guardian, finalmente all'E3 2016 abbiamo potuto provare una demo del gioco: ecco le nostre impressioni sul gioco di Fumito Ueda.

The Last Guardian

Videoanteprima
The Last Guardian
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

C'è qualcosa di meraviglioso, che serpeggia tra le architetture imponenti e antiche di The Last Guardian, e si agita tra le piume di quella creatura delicata e feroce che risponde al nome di Trico. È la stessa magia scolorita e ancestrale che esalava dai cadaveri dei Colossi; la stessa luce abbacinante che si rifletteva sulle pareti pietrose del castello di ICO. Riesumato ad anni di distanza dal primo annuncio, il capitolo conclusivo della trilogia di Fumito Ueda arriva su Ps4 portando con sé un immaginario familiare, conservato nella memoria dei giocatori come un ricordo raro e prezioso. E pure questa nuova avventura sembra di quelle prodigiose e inconsuete, decisa a puntare tutto sull'emotività. Al centro del racconto e del gameplay c'è il rapporto empatico fra il giovane eroe senza nome e lo strano grifone dai movimenti felini: un amore bestiale e silenzioso, incomunicabile, che si esprime attraverso ruggiti delicati e richiami urlati al vento. Avvolti nel buio di una piccola saletta privata allestita da Sony, abbiamo provato la prima ora di quello che sarà probabilmente il lascito di Ueda all'industria videoludica, travolti dalla gioia sincera di incontrare una produzione convintamente atipica, diversa e sbalorditiva.

In fuga

Senza memoria e con il corpo completamente coperto da strani tatuaggi, il protagonista di The Last Guardian si sveglia nella prigione della grande bestia mangiauomini. Trico è steso di fronte a lui, e urla tutto il suo dolore: è trafitto e ferito, intrappolato da un enorme collare che lo incatena a terra. I primi momenti dell'avventura sono quelli in cui il gioco ci chiede di instaurare un legame con la creatura. Ci avviciniamo lentamente, dapprima respinti dagli stridenti ruggiti di Trico. Riusciamo finalmente a toccarlo, a strappargli dalle carni le lance coperte di sangue. Scalpita, si contorce. Ci vuole un po', prima di riuscire a convincerlo che non siamo una minaccia. Dobbiamo andare in giro per l'area a cercare dei piccoli barili traboccanti di una sostanza luminescente, di cui Trico sembra ghiotto. Il sistema di controllo è molto particolare, i movimenti lenti e impacciati. Il protagonista si muove quasi goffamente, a fatica, lottando contro un'inerzia schiacciante: non aspettatevi insomma un action tradizionale, scattante e reattivo, perché The Last Guardian riprende in larga parte l'impasto ludico di ICO, il suo passo a tratti sgraziato. Ma del resto The Last Guardian è un gioco che vive di contrasti: da una parte c'è un giovane visibilmente impacciato, dall'altra l'eleganza e la leggerezza dei balzi della grande chimera; da una parte l'impedimento fisico, l'affanno, dall'altra un rapporto quasi simbiotico che permette di superarlo. Una volta "addomesticata" la bestia titanica, del resto, possiamo aggrapparci sul suo corpo esattamente come facevamo sui colossi, e sfruttare la sua mole troneggiante per lanciarci verso aree del livello altrimenti irraggiungibili. Comincia così il nostro viaggio, scandito dall'esplorazione attenta degli stanzoni, che scopriremo comporre un mastodontico "Covo delle Bestie": una prigione in cui vengono rinchiuse le creature che saranno addestrate alla guerra. La progressione, in The Last Guardian, è scandita dalla risoluzione di enigmi ambientali, che ci chiedono di interagire con gli elementi dello scenario. Entrati in possesso di uno scudo su cui è inciso un glifo circolare, possiamo ad esempio riflettere i raggi del sole per designare un bersaglio che Trico colpirà con una scarica elettrica generata dalla sua coda. Potremo così spaccare impalcature e pareti traballanti, per rivelare angusti passaggi attraverso cui proseguire. Di tanto in tanto Trico sembrerà riluttante a seguirci, magari dissuaso dalla presenza di specchi d'acqua, che poco vanno d'accordo con la sua anima felina. Potremo cercare allora di attirarlo con il cibo, studiando le sue reazioni. Durante tutta la prima parte dell'avventura procede insomma questo percorso di apprendimento, in cui Trico e il protagonista imparano a conoscersi, a fidarsi l'uno dell'altro. È un processo lento, come lenti sono i ritmi dell'esplorazione: l'avanzamento compassato serve anche per fare in modo che il giocatore possa lasciarsi ammaliare dalla bellezza delle ambientazioni.

Nonostante il dettaglio grafico non sia eccezionale, rivelando che la genesi del prodotto è cominciata durante una generazione ormai sfiorita, è impossibile rimanere indifferenti di fronte alla bellezza delle architetture, alla loro estensione maestosa. Monolitiche strutture costruite con mattoni di pietra si stagliano in mezzo ad aree selvagge e verdeggianti. La luce quasi indiscreta invade questi spazi portentosi, replicando la stessa atmosfera che ci accompagnava mentre tenevamo Yorda per mano. È proprio un panorama luminoso quello con cui si congeda la demo, lasciandoci intravedere spazi smisurati ed un level design complesso e stratificato, ma rimandando la loro esplorazione al prossimo 26 ottobre.

The Last Guardian The Last Guardian è la chiusura di una trilogia iniziata con ICO e portata avanti con Shadow of the Colossus. Nel gioco si riscoprono architetture già note, lo stesso colpo d'occhio morbido e luminoso, e il simbolismo ermetico che attraversava le vecchie avventure. Ma anche il gameplay è quello che ha reso grandi le opere di Ueda: in qualche maniera The Last Guardian assorbe i tratti dei suoi predecessori, rappresentandone una perfetta sintesi. Ci sono creature mastodontiche come quelle che hanno sfidato Wander, ma anche un rapporto fortissimo con un altro essere: che stavolta non è una fanciulla delicata ed evanescente, ma un grifone rabbioso e fragile. Anche qui ci troviamo a gridare un nome misterioso in una lingua asciutta e sconosciuta, ascoltandone l'eco nelle enormi stanze che stiamo esplorando. The Last Guardian è un prodotto attraversato da una poesia penetrante, ludica e visiva. Averlo toccato con mano lo rende più concreto, finalmente vero e presente, e ci rassicura sulla direzione del progetto. Sarà un'avventura dai ritmi compassati, criptica e fortemente emotiva, impreziosita da uno stile unico. E sappiamo che lascerà, come i suoi antenati, una traccia indelebile.

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